Un batterista siciliano - A colloquio con Calogero Marrali
di Vittorio Lo Conte (MusicBoom)
Dopo il suo
"From Starry Nights To Sunrise", inciso in studio in Germania e pubblicato dalla Splasc(h Records incontriamo Calogero Marrali per fare il punto sulla sua carriera e su questo CD, che costituisce un interessante esordio come autore.
Prima di ritornare a Licata hai suonato la batteria un po' dappertutto. Quando è che hai deciso di dedicarti a questo strumento? C'è stato qualche artista, come Elvin Jones o Max Roach, che ti ha fatto dire: 'questo è lo strumento che voglio suonare'?
Penso che la musica sia un dono innato che si mette in evidenza molto presto nella vita. Da piccolo seguivo un mio cugino che suonava la chitarra, imparando qualche accordo qua e là. Nello stesso periodo, cioè, nel 1966, iniziavo a percuotere tutte le pentole ed i vari fusti di detersivo di mia madre. La mia era una fissazione tale che mi mettevo suonare perfino i bicchieri a tavola al punto; i miei genitori stavano impazzendo. Successivamente, ho avuto in regalo un disco della Gene Krupa Orchestra e uno di Max Roach e Clifford Brown che mi hanno colpito profondamente e, da allora, non ho più smesso di dedicarmi a questo strumento.
Hai suonato jazz sin dall'inizio o hai cominciato con altri tipi di musica?
Ho cominciato a suonare con una band che interpretava il rock melodico dei Deep Purple e altre band simili. Mi sarebbe piaciuto iniziare con il Jazz ma, dalle mie parti, era praticamente impossibile trovare qualcuno che lo suonasse e, quindi, non mi rimaneva che farlo da solo in cantina ascoltando ripetutamente i pochi dischi che avevo.
Tra i ritmi per big band di Gene Krupa e quelli Max Roach c'è una bella differenza. Hai avuto all'inizio un debole per i musicisti da big band come Krupa o Buddy Rich?
Penso proprio di aver avuto un debole per le big band. Solo nel '75 sono riuscito a trovare i famosi MMO, mio padre che girava tanto, me ne portò uno da New York: Music Minus One Drummer-You di Sonny Truitt e Jim Chapin, con Clark Terry, Sonny Russo, Bob Wilber e tanti altri. È stato uno dei più bei regali della mia vita e lo conservo ancora gelosamente. Non a caso ho formato una big band nel 1987, che poi è fallita perché molto difficile da gestire.
Il mio debole però va diviso con Max Roach e, di conseguenza, con il be-bop che tutt'oggi suono con un quartetto tutto siciliano.
Cos'è che ti ha spinto in Germania? La maggior parte dei jazzisti vuole trasferirsi a New York…
È una lunga storia ma te la racconto brevemente. Nel periodo in cui studiavo per l'ammissione al conservatorio, stavo approfondendo lo studio della batteria con Mauro Gherardi, allora batterista di Vasco Rossi, che mi ha tecnicamente dato un grande aiuto; poi, nel 1979, a Firenze incontrai una ragazza, Toni, che oggi è mia moglie. Era venuta da San Francisco, per perfezionare la lingua italiana e poi ritornare negli U.S.A. a finire l'università. Dopo l'Italia lei si trasferì in Germania per perfezionare la lingua tedesca ed io l'ho seguita. Da allora vado molto spesso negli Stati Uniti, anche quest'anno in agosto andrò a Denver e a settembre ho un incontro con qualcuno alla Knitting Factory a New York.
Quali sono state le tue prime incisioni discografiche?
La mia prima incisione risale al 1987, a Ulm ho inciso per un quartetto tedesco e nel 1990 in uno studio di Palermo ho registrato per il quintetto di Loredana Melodia.
Eri contento di queste incisioni?
Inizialmente sì, ma riascoltandole mi rendo conto che forse avrei potuto fare di meglio. Mi succede ogni volta che vado in studio di registrazione.
Con chi hai suonato in Germania? Molti musicisti tedeschi sono sconosciuti in Italia, ma di solito sono molto bravi.
Ho suonato e ancora suono con i fratelli Petrocca,
Lorenzo, Davide, Franco, con cui ho un rapporto di grande amicizia e stima; poi con Thilo Wagner, Joachim Scheu, Helmut Siegle, Oscar Klein e vari altri.
Con chi suoni negli Stati Uniti?
Con George Benson...scherzo, ovviamente.
Ho molti amici che suonano jazz ma che purtroppo non sono famosi. Forse lo diventeranno un giorno e mi chiameranno.
Non tutti i musicisti famosi sono bravi e viceversa… Ad esempio il pianista Thilo Wagner è uno che appartiene alla seconda categoria. Sei contento di quello che hai espresso sul tuo ultimo CD con i tuoi sidemen? Ci puoi parlare di questo disco? A me è sembrato molto maturo, il collettivo ha funzionato benissimo.
Thilo è "World Class"; hai ragione tu a dire che non tutti i musicisti famosi sono bravi e viceversa; sa essere tradizionale e moderno come e quando vuole, per non parlare di
Davide Petrocca che a 23 anni già suona divinamente ed infine di suo fratello Lorenzo che è inconfondibile. Sono estremamente contento di suonare con loro, non solo musicalmente ma anche umanamente.
From Starry Nights To Sunrise lo abbiamo registrato lo scorso marzo tra una serata e l'altra; il primo brano l'abbiamo registrato, la mattina, dopo avere montato gli strumenti e fatto il sound-check in studio, poi abbiamo smontato gli strumenti e la sera siamo andati a suonare alla Frankfurt Messe per poi ritornare in studio la mattina successiva. È stato fatto tutto di fretta ma nonostante ciò ho realizzato quello che volevo, e cioè, fare musica e non un disco predominato da tanti fills di batteria; prima di andare in studio, avevo detto a Lorenzo che non volevo che il mio fosse il CD di un "batterista", bensì, quello di un musicista.
Pensi che questo CD sia un passo in avanti per la tua musica o pensi che altre tue produzioni siano della stessa qualità musicale?
Rispetto a quello che ho fatto fino ad ora, penso che questo mio CD, il primo a mio nome, sia un grande passo. Non è
che le altre mie produzioni siano migliori o peggiori ma questa è a mio nome e, l'inizio della mia carriera discografica che continuerà, spero, al meglio.
Quali sorprese hai in serbo per il futuro?
Il mio prossimo lavoro discografico sarà con un "big name" del jazz che non anticipo perchè ancora non ho definito il tutto.
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Questa pagina è stata visitata 2.061 volte Data ultima modifica: 06/12/2000
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