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Felice Clemente
clarinetto, sax
Nato a Milano
nel 1974, ha compiuto gli studi musicali presso
il Conservatorio di Musica "G. Verdi" di Milano, nella classe del M° L.
Tessari, diplomandosi a pieni voti in clarinetto e frequentando in seguito il
corso biennale di tirocinio post-diploma.
Parallelamente agli studi classici ha intrapreso quelli di jazz studiando
sassofono con i sassofonisti Paolo Tomelleri, Pietro Tonolo
e Tino Tracanna, nomi illustri nel panorama jazz internazionale.
Si è diplomato a pieni voti in musica jazz nella classe del M° Tino
Tracanna presso il Conservatorio "G. Verdi" di Milano.
Ha
frequentato nel 2001 la Masterclass di arrangiamento
jazz a Milano con il docente
Corrado Guarino,
e nel 2002 le Masterclass jazz, a Milano, con
i docenti
Dave Liebman e
Massimo Colombo.
Come clarinettista si è classificato ai primi posti in diversi concorsi
nazionali e internazionali, quali il Concorso Nazionale di clarinetto "Vito di
Lena" di Segni (Rm) nel '94, il Concorso
Internazionale di musica "Premio Ispra" (Va) nel
'91, il Torneo Internazionale di Musica T.I.M.
Erba (CO) nel '97.
Svolge un'intensa attività concertistica presso prestigiosi teatri e sale
concerto in Italia e all'estero, sia come solista, sia in gruppi cameristici e in
orchestre sinfoniche, tra le quali: l'Orchestra Sinfonica di Pesaro, l'Orchestra
Sinfonica del Conservatorio "G.Verdi" di Milano, l'Orchestra Villa-Lobos
di Paderno Dugnano e L'Operà Ensemble di Milano.
Tra i principali festival jazz e jazz clubs che l'hanno ospitato si ricorda
il Brianza Open Festival, Ronciglione jazz festival (VT), Terni in Jazz Fest, Crocevia
di Suoni – Agrate Bza (MI), Lario Jazz & Blues Festival, Classicum Jazz – Roma,
Open Jazz Varese, Blue
Note – Milano, la Palma club – Roma, etc…
Tra le collaborazioni concertistiche ricordiamo quelle con Gregory
Hutchinson, Danny Grissett, Ugonna Ogekwo, Jimmy Greene,
Marco
Tamburini,
Marco
Brioschi, Paolo Birro,
Massimo Colombo,
Sandro Gibellini,
Bebo Ferra,
Stefano
Di Battista, Andrea Dulbecco,
Stefano Bagnoli,
Riccardo Fioravanti,
Massimo
Manzi, Rudy Migliardi, Gegè Munari, Giorgio Rosciglione,
Pietro Lussu, Roberto Cecchetto,
Loris Stefanuto,
Guido Bombardieri,
Tullio
De Piscopo,
Laura Fedele,
Massimo Pintori,
Bruno de
Filippi,
Luigi Martinale,
Alberto Mandarini, Giovanni Falzone, Stefano Bertoli, Francesco
D'Auria.
Discografia da Leader:
Felice Clemente Quintet "Way
Out Sud" Splasc(h) records 2003
(CDH786.2)
(F.Clemente, G.Falzone, M.Colombo, V.Della Fonte, Tommy Bradascio).
Felice Clemente "Inside
Me" Splasc(h) records maggio 2004
(CDH928.2)
(F.Clemente, M.Brioschi, R.Migliardi, M.Colombo, V.Della
Fonte, M.Manzi, L.Stefanuto)
Compositore e coarrangiatore del Musical "La principessa Neghitò"
al Teatro delle Erbe di Milano nel 2001.
Direttore artistico del "Crocevia di Suoni" Jazz Festival di Agrate Brianza
(MI).
Accanto all' attività concertistica affianca anche quella didattica in
qualità di docente di clarinetto, sassofono, improvvisazione jazz, musica d'insieme,
educazione musicale presso numerose scuole ed istituti musicali tra cui l'ISME (Istituto
Musicale Europeo di Milano), scuola di musica "Le Note" di Agrate B.za, e insegnante
di educazione musicale presso le scuole medie.
Rassegna stampa:
Titolo ironicamente programmatico per questa opera prima di
bel valore: la memoria prende le coordinate del Way Out West di Sonny Rollins, ed
è proprio al Saxo- phone Colossus re del calypso in jazz che occhieggia il sassofonista
di origine calabrese. Rollins, ma anche Monk, Silver, Gordon, Henderson. Sin qui
nulla di spe- ciale. Speciale è invece il fatto che, mentre gran parte del nuovo
jazz insegue le sirene del «progetto»,
lasciando dietro la musica, qui il suono è dichiaratamente epi- gonico, ma saettante
e coeso come ben di rado capita di ascoltare. Merito delle idee compositive e del
suono, grosso e intelligente di Clemente, ma anche della scelta dei partner: a cominciare
dalla tromba di Giovanni Fal- zone (altro emergente di bella forza), e dal pianoforte
di Massimo Colombo, veterano della tastie-ra qui perfetta- mente a suo agio nel
ruolo di affilato e sobrio sideman.
(g.h.) Alias,
n°42, 25/10/2003.
Il jazz del Monk, di
Rollins. magari di Coleman: questi i riferimenti di Felice Clemente col suo quintetto,
in un bell'album Splas(h), titolo Way "OUT" Sud. Clemente è di origini calabresi,
e il suo Sud è la Calabria. Musiche sue: e se le fa con Falzone alla tromba, con
lo splendido piano di Massimo Colombo, con Tommy Bradascio alla batteria e Della
Fonte al basso. Ha nemmeno trent'anni. Tra i nuovi italiani, è il miglior sax.
Enzo Siciliano,
Il Venerdì di Repubblica,
4/7/2003
Nel panorama sernpre più vasto dei giovani jazzisti italiani e in particolare dei
sassofonisti, un occhio di riguardo lo merita il debutto discografico di Felice
Clemente per l'etichena Splasc(h), da sempre attenta alle avanguardie jazz. La tittle
track dell'album composto peraltro interamente da brani originali, Way Out Sud è
la perifrasi di un noto standard di Sonny Rollins, quel Way Out West che in qualche
modo è filo conduttore dell' ispirazione che domina sul disco. Echi di Dexter Gordon
e armonizzazioni alla Monk risaltano in tutto il lavoro che riesce però a essere
fresco e originale, come può esserlo un omaggio fatto con sensibilità e talento.
L'interplay tra i vari elementi del quintetto (un gradino sopra a tutti Massimo
Colombo al piano) è molto buona, così come è funzionale l'amalgama dei brani. In
questo Clemente è coadiuvato da Valerio della Fonte al basso, autore tra l'altro
di uno dei brani del disco, dal già citato Massimo Colombo al pianoforte, da Tommy
Bradascio alla batteria e Manuel Consigli alla chitarra. II viatico sembra quello
giusto, l'importante è non perdere mai la strada di casa.
Antonello Mura,
Il secolo XIX,
12/4/2003.
II suo è un sound d'altri tempi, quello puro e caldo del'hard bop: riecheggiano,
in questo bel lavoro di Felice Clemente, sapori ed echi di Thelonious Monk ed Horace
Silver. Dicevo Monk e basta ascoltare Blues For Elvira per rendersene conto, e non
solo per lo stile compositivo ma per l'atmosfera musicale respirata. Il tutto rimanendo
fortemente originale. Sette tracce di cui sei a firma dello stesso leader, brani
caratterizzati da temi fortemente cantabili. L'amore verso Sonny Rollins è manifesto
nel titolo dell'album, Way Out Sud, gioco di parole per ironizzare sul capolavoro
"Way Out West" e nel tributo concessogli in HappyCalipso. Anche al soprano Clemente
sa essere molto interessante (ascoltatelo nella struggente Lady TT) ma piace più
al tenore, ancor più essenziale (in questo caso, eccellente in Way "Out" Sud). Di
grande presenza il contrabbasso di Valerio Della Fonte e la tromba di Giovanni Falzone,
quest'ultimo più che promessa.
(LV) Jazzit
- Bimestrale di musica jazz. Anno V, Numero 18,
Sett/Ottobre 2003
Sound anni Cinquanta, temi rifiniti, interplay preciso e
netto, assoli nitidi e una buona dose di swing. Il cd di Clemente si fa interessante
traccia dopo traccia: incuriosisce perché è brillante e fresco, intuitivo e dotato
di quel giusto brio in grado di far volare i brani. Dotato di un calore musicale
avvolgente, il disco si consuma velocemente grazie all'abilità imrovvisativa di
un sestetto che ama la sfida ed il gusto di misurarsi, di volta in volta, con soluzioni
sonore intriganti.
Jazzit
- Bimestrale di musica jazz. Anno V, Numero 17,
Luglio/ Agosto 2003
Per contatti e informazioni:
Felice Clemente
Via dell'Adda, 9 - 20041 Agrate Brianza (MI)
Tel.039.65.23.88
Fax 039.63.30.350
Cell. 338.97.98.566
e-mail: info@feliceclemente.com
web: www.feliceclemente.com
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FELICE CLEMENTE QUINTET
FELICE CLEMENTE Sassofono tenore e soprano
GIOVANNI FALZONE tromba e flicorno
MASSIMO COLOMBO Pianoforte
VALERIO DELLA FONTE Contrabbasso
TOMMY BRADASCIO Batteria
Il quintetto
nasce nel 1998 per volontà di Felice Clemente ed è costituito da
musicisti di rilievo del panorama jazzistico.
Il quintetto è il punto d'incontro tra musicisti che hanno fatto della musica
la propria ragione di vita, caratterizzato dalla convergenza di una pluralità
di linguaggi in relazione alla formazione degli stessi (musica classica,
jazz, afro-cubana, etc…) e unito da una profonda cultura che anima e giustifica
la musica proposta, dai chiari riferimenti al mainstream e al hard-bop,
con una moderna veste sonora.
Il progetto WAY OUT SUD, voluto fortemente dal sassofonista, rappresenta
l'incontro tra la tradizione jazz e quella afro-cubana legate da una profonda
ricerca e da un'ispirata vena compositiva, concretizzato poi, dall'incisione
del disco "Way Out Sud" a nome del quintetto prodotto dall'etichetta
discografica SPLASC(H) RECORDS che uscirà a Marzo 2003.
Way Out Sud: la tradizione tra Amantea ed il Mississippi
Un tocco di compiaciuta ironia ruota la bussola del celeberrimo capolavoro
di Sonny Rollins Way Out West ad altro punto cardinale in direzione Sud;
ma non è al meridione statunitense che si riferisce il titolo del disco,
regione del blues e del jazz tra il Mississippi e i postriboli di New Orleans
così come l'immaginario vuole, ma al Sud della nostra terra, in particolare
la Calabria. E' li che ha le sue radici Felice Clemente ed è quel ricordo
(sfocato dal tempo eppure nitido nella nostalgia) che nutre la composizione
Way Out Sud così come la raffinata Amantea.
Un lavoro che ha la tracimante baldanza e l'irruenza delle opere prime più
ispirate ma nello stesso tempo quindi non manca di volgersi al passato:
a quello del proprio percorso biografico certo, ma anche al trascorso della
storia del jazz. E' per questo che possiamo definire Way Out Sud un disco
tradizionale. Termine che fa trasecolare e che la nostra sensibilità, forgiata
al pensiero romantico interessato solo al nuovo e all'originale, in un primo
momento percepisce alla stregua di un infamante epiteto.
Eppure basta conoscere la storia del jazz (quella vera, mondata da fandonie,
leggende e storielle) per prendere coscienza che tutti i più grandi geni
di questa musica hanno potuto spiccare il loro balzo nel futuro proprio
perché ben radicati nel passato, proprio perché le loro idee si poggiavano
su una tradizione assolutamente mai rigettata. La musica di Louis Armstrong,
Thelonious Monk o Ornette Coleman è al contempo rivoluzionaria e tradizionale
(e proprio qui risiede la loro magia).
Le composizioni di Way Out Sud (tutte originali di Clemente a parte Turkey's
Flight del bassista Valerio Della Fonte) pagano quindi il loro tributo ai
giganti dell'hard-bop anni Cinquanta: le intuizioni, i timbri, le soluzioni
formali di Horance Silver, Sonny Rollins, Dexter Gordon, Thelonious Monk
di volta in volta affiorano all'ascolto del disco.
Eppure questo patrimonio così prezioso non si concretizza in una musica
che è un conglomerato di cliché ma è al contrario lo stimolo capace di librare
la creatività di ognuno dei musicisti del quintetto. Ascoltiamo Blues For
Elvira. E' evidente e manifesto l'omaggio ai blues di Monk: l'incipit cromatico
à la Blue Monk, i frammenti di rapide scale esatonali, le armonie in tensione,
gli spiazzanti spostamenti ritmici (persino la prediletta tonalità monkiana
di sib) eppure ciò che ascoltiamo è assolutamente originale. Clemente e
i suoi musicisti altro non hanno fatto che rimuginare su Monk ed il blues
tradizionale (si ascoltino gli ispirati assoli di piano e di tromba) per
l'intera durata del brano in modo profondamente personale, così come Monk
stesso ha riflettuto su Nice Work If You Can Get It di Gershwin per tutta
la vita con una tale individualità che quella canzone, in fondo, è diventata
un'opera di Monk.
Eccellente anche il brano che schiude il sipario: Dragon Fly. L'impianto
formale ricorda Silver (ed il suo blues-canzone in minore Soulville) nondimeno
ancora una volta la penna di Clemente si distingue: piene di sorpresa ad
esempio le pause inattese incastonate nella fraseologia del tema; e poi
c'è l'elegante improvvisazione di Clemente al tenore e lo struggente solo
della tromba di Falzone che inizia incaponendosi su una tensione di tredicesima.
Way Out Sud inoltre ci riporta alla memoria il grande debito del jazz verso
la musica afrocubana (filo rosso che il grande Jelly Roll Morton aveva già
individuato, in una Crescent City così squisitamente spanish, agli inizi
del Novecento). Il brano che da il titolo al disco è infatti fondato sul
ritmo del songo che si alterna allo swing mentre Happy Calypso ci restituisce
la danza delle Isole Vergini filtrata attraverso il St. Thomas di Rollins.
E' in questo brano che il batterista Tommaso Bradascio si ritaglia lo spazio
di un chorus di improvvisazione di singolare senso melodico. Infine come
non porre l'accento sul lieve (e quindi ancora più prepotente) tributo alla
propria terra e alla propria vicenda umana: Amantea. Un cullante ritmo in
6/8 lega due sole armonie rese ancora più essenziali da un unico pedale
di tonica: è un grande spazio aperto, infinito come il Mar Tirreno quando
lo si osserva dalla costa; al di sopra di questo si leva l'aggraziata melodia
di soprano contrappuntata dal flicorno. Ed insieme ci suggeriscono il tepore
del sole.
Perché in fondo noi tutti prima o poi ci volgiamo indietro, e non tanto
per tendere al passato ma, come Satchmo con la sua New Orleans, per guardare
verso casa.
Luca Bragalini
Difficile tenere il conto delle "prime uscite" nel mondo
del jazz italiano: ogni anno sul mercato decine di opere prime cercano visibilità
e orecchie ben disposte, ma nella maggior parte dei casi il biglietto da
visita è una stinta rilettura di cose mille volte ascoltate, e non dichiarate.
Non succede così all'impetuoso e meditato fraseggio sassofonistico di Felice
Clemente (al tenore ed al soprano), che rovescia di petto la situazione:
ovvero qui il richiamo diretto ai titani del jazz moderno è evidente già
nel titolo ironico (rimando a Sonny Rollins), ma è poi l'impianto dei brani
a rivelare una mirabile tensione tra tradizione jazzistica e luminose puntate
verso il futuro. Il quintetto funziona come un meccanismo ad orologeria:
con sfumature bluesy e latine meditate, e un tributo finale al calypso alla
Sonny Rollins che si attendeva da anni. In formazione il veterano Massimo
Colombo al piano, e la svettante tromba emergente di Giovanni Falzone.
Guido Festinese, World Music Magazine n.63 (nov./dic.
2003)
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