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Ahmad Jamal Trio Una settima di tutto esaurito al Blue Note milanese: due concerti per sera per il trio di Ahmad Jamal, il grande pianista classe 1930 (Frederick Russel Jones, alla nascita). Jamal è accompagnato da James Cammack (1956) al contrabbasso e da Idris Muhammad (1939) alla batteria, i suoi compagni abituali. Sulle doti musicali di Jamal sono stati scritti fiumi di parole. Così come innumerevoli sono le manifestazioni di apprezzamento e stima nei suoi confronti da parte di numerosissimi musicisti che lo hanno conosciuto e studiato (Shirley Horn, Julian "Cannonball" Adderley, Philly Joe Jones, Keith Jarrett, Miles Davis).
Jamal, come molti altri giganti del pianoforte, inizia ad interessarsi alla musica in tenerissima età. A tre anni si accorge che la musica "lo ha scelto". "Sarebbe stato impossibile il contrario, a quell'età…" dice lo stesso Jamal. Aiutato e sostenuto dalla madre, resasi conto del suo grande talento, inizia prestissimo lo studio del pianoforte classico, scoprendo contemporaneamente il linguaggio del jazz. Attorno ai 20 anni è già il leader del proprio trio, formato da pianoforte, contrabbasso e chitarra (The Three Strings), con Eddie Calhoun e Ray Crawford. Incide i suoi primi dischi con questa formazione. Nella prima fase della sua carriera, Jamal raggiunge tutti i traguardi più ambiti per un musicista, aprire un proprio locale, avere la propria etichetta discografica, essere in vetta alle classifiche per mesi e mesi con i propri dischi. Intorno al 1952 avviene la sua conversione all'Islam. Fritz Jones diventa Ahmad Jamal. Da questo momento le biografie di Jamal sono alquanto discordanti. Molte fra queste biografie ci parlano di una sua costante attività jazzistica, altre invece ignorano bellamente il periodo che segue la sua conversione, passando drasticamente a riparlarci di Ahmad Jamal negli anni '80 e lasciando sottintendere che il periodo antecedente non sia stato particolarmente rilevante. Sta di fatto che Jamal nel 1956 forma un nuovo trio che resiste fino al 1962, questa volta senza chitarra. Trio "classico" con piano, basso e batteria, insieme a Israel Crosby e Walter Perkins. Proprio di questo periodo è l'album "But not for me" (1958) un disco che resterà al primo posto della classifica vendite per oltre tre mesi (comprendente il brano Poinciana, che diverrà la vera e propria "sigla" di Jamal). Seguono due albums live, Alhambra e All of You (1961), con Israel Crosby e Vernel Fournier, registrati presso il club di Jamal, che però chiuderà poco dopo. Il trio si scioglie. Israel Crosby si unisce alla formazione di George Shearing, ma un attacco cardiaco lo stronca. Jamal registra Macanudo (Argo, 1962), in collaborazione con l'arrangiatore Richard Evans: un lavoro jazzistico insieme ad una orchestra d'archi, realizzato ispirandosi al Sud America. Intorno al 1967-68 Jamal torna in vetta alle classifiche con Standard Eyes e Cry Young. Sappiamo che intorno agli anni '70 Jamal si cimenta anche con il pianoforte elettrico (Fender Rhodes o il Wurlitzer 200) e diviene uno degli esponenti dello "UK jazz funk" collaborando anche con Isaac Hayes. Del 1971 infatti è la registrazione live al festival di Montreux "Freeflight" e del 1972 "Outertimeinnerspace" (con Nasser e Gant). In entrambi i dischi sperimenta il piano elettrico. Negli anni successivi, la sua produzione musicale è costante: escono Ahmad Jamal '73 (sempre con Richard Evans), Jamaica (1974), Jamal plays Jamal (1975), Steppin' Out with a Dream (1976), One (1979) e Intervals e Genetic Walk entrambi del 1980. Con alcuni di questi albums Jamal conquista posti di rilevanza nelle classifiche R&B e pop. Verso la metà degli anni '70 Nasser lascia il trio, venendo sostituito da John Hurd e viene introdotto il chitarrista Charlie Keys. In Night Song Jamal suona con una formazione molto allargata. Forma un nuovo trio con Sabu Adeyola al basso e Payton Crossley alla batteria. Nel 1980 registra con il vibrafonista Gary Burton. Nel 1985 il batterista Jack DeJohnette gli dedica una composizione sul suo cd "Piano Album" (Ahmad The Terribile) riportando il suo nome fra quelli maggiormente apprezzati sullo scenario jazzistico mondiale. Jamal
cambia casa discografica, passando alla Atlantic, sempre nel
1985. Successivamente, negli anni
'90, lavora con Telarc. Incide svariati
albums (Live at Joe Segal's Jazz Showcase, 1992)
e I Remember Duke, Hoagy and Strayhorn, 1994).
Nello stesso anno
Jamal riceve l'American Jazz Masters Award da parte del
National Endowment for the Arts. Il suo passaggio alla francese Birdology segna
una sua ulteriore rinascita creativa.
Ahmad Jamal oggi ha 76 anni ed energia da vendere. Eccolo insieme a Cammack e Muhammad sul palco del Blue Note. Gli strumenti sono disposti "alla Oscar Peterson", con il piano sulla destra, in posizione tale da volgere le spalle a batteria e contrabbasso. La musica inizia fulmineamente, senza nemmeno un attimo per raccogliere le idee. E' chiaro che non ve ne è bisogno. Jamal inizia a suonare con accordi molto forti a sostegno di un tema dal sapore velatamente bluesy. Dopo una brevissima parentesi, ecco che risuonano di nuovo quei suoi accordi fortissimi. Ci fa capire subito qual è la sua attuale peculiarità. Giocare con le dinamiche. Passando da pp a ff in una battuta, in una struttura interpretativa che di certo nella sua mente gli è più chiara di uno spartito, vista la sua rapidità nel variare tocco, intenzione, e, conseguentemente, volume, e vista anche la totale sicurezza di ogni suo gesto. Tiene il tempo con entrambi i piedi, battendoli alternativamente, quando il gruppo lo accompagna in "quattro".
Il batterista, Idris Muhammad, si prende un piccolo spazio per un assolo. Idris, che è di nove anni più giovane rispetto a Jamal, appare però molto più stanco del leader del gruppo. Durante l'assolo di batteria Jamal si alza, si allontana dal pianoforte, si pone sul lato sinistro del palco e vi resta finchè l'assolo volge al termine. Torna al proprio posto e riprende a suonare prima ancora di essersi nuovamente seduto al piano. Le idee che sfodera sono infinite. Dai fraseggi delicati e velocissimi, agli accordi percussivi e di fortissima intensità. Suona anche stando in piedi, trascinato dall'ispirazione del momento. Si alza di nuovo. Guarda il pubblico. Riprende a suonare con impeto, suona con tutto il corpo. Con movimenti del capo, del busto, dei piedi. Jamal attacca Stolen Moments, in quel modo che ci è familiare. Anche qui introduce poi accordi molto forti. Con uno di questi accordi, secco ed inequivocabile, lascia il posto all'assolo del contrabbasso. Si alza nuovamente. Al termine del solo presenta al pubblico il contrabbassista, James Cammack, ed il pubblico applaude con entusiasmo. Segue il solo di pianoforte, sempre fra pianissimo e fortissimo. Raddoppia il tempo. Sul finale esegue una sequenza di accordi molto forti, a pedale abbassato, giocando di proposito sulla risonanza. Il finale è concertistico. Una serie di accordi rapidissimi a due mani e l'ultimo staccato, con le due mani agli estremi opposti della tastiera. Sorride, soddisfatto della propria abilità. Passa da un brano all'altro, eseguendo prevalentemente standards, talvolta rivisitati e non facilmente riconoscibili. Non ha necessità di pensare. Fra la fine di un pezzo ed il successivo c'è lo spazio di meno di un secondo. All'interno dei brani si colgono frammenti di tema, ma in mezzo a miriadi di altre idee e variazioni continue.
Jamal abitualmente non prepara la scaletta dei brani da eseguire durante i concerti in trio. Decide al momento, come ha affermato durante un altro concerto di questa serie al Blue Note, quando appunto Nick the Nightfly gli ha rivolto qualche domanda su questa sua peculiarità. "Decido io al momento e gli altri mi seguono", questa è stata la sua risposta.
Segue un brano abbastanza insolito, dove suonano solo piano e contrabbasso. Batteria muta. Accordi concertistici e contrabbasso suonato con l'archetto. Solo verso la fine entra la batteria, suonata con le spazzole e molto lieve. Quasi invisibile. E' la volta di un altro pezzo famosissimo, Lady Bird, il cui tema appare e scompare, fra una quantità di idee che Jamal sfodera come se niente fosse. La batteria introduce il brano successivo, un pezzo tratto dal repertorio gershwiniano ma quasi irriconoscibile. Jamal propone un ostinato al contrabbassista. Sul finale, ancora una volta dà disposizioni precisissime ai compagni, in particolare al batterista, facendogli chiari segni con le braccia, affinché il volume aumenti esattamente come da lui indicato: il suo famoso "crescendo". E' un comando "visivo" quello che impartisce al suo batterista. Ripete questa dinamica per tre volte, in chiusura del pezzo. Gran finale virtuosistico ancora con accordi da concerto pianistico. Risultato perfetto. Ovazione da parte del pubblico.
Il suo è un concetto di interplay differente rispetto all'interplay del
famoso trio di
Bill Evans con Scott Lafaro e Paul Motian (una situazione
nella quale i tre musicisti si trovavano sullo stesso piano, con le stesse opportunità
e gli stessi spazi a disposizione e dove ciascuno di essi poteva essere "leader",
all'interno di un brano, senza gerarchia alcuna). Nel trio di
Jamal
l'interplay appare prevalentemente sotto forma di un gioco di incastri "orizzontali",
piuttosto che come "un'invenzione a tre voci". Permettendosi un confronto, appare
più vicino al concetto di interplay jarrettiano che non a quello evansiano.
Uno dei brani ascoltati è stato, a parere di chi scrive, l'esemplificazione di questo
concetto.
Ahmad Jamal è il leader indiscusso del proprio trio. Il suo stile sa essere nel contempo ricchissimo o minimalista. Ha una padronanza totale dello strumento e si percepisce tanta musica classica nel suo attuale modo di suonare. Ma vi è anche il blues. Un grandissimo contrasto di mondi, di stili, di sonorità. Molto spesso Jamal conclude i brani con una sequenza di accordi virtuosistici da concerto pianistico del periodo romantico. Questo rende il suo stile un po' più "antico" rispetto ai pianisti contemporanei. Ma in compenso ci dimostra tutte le sue capacità e la sua incredibile tecnica ed agilità, malgrado l'età non più giovanissima. Sia nell'esposizione dei temi che nelle improvvisazioni, Jamal alterna, all'interno dello stesso brano, modi di suonare totalmente contrapposti, senza soluzioni di continuità stilistiche. Ascoltiamo fraseggi delicatissimi seguiti di colpo da accordi pieni e percussivi suonati sui toni medi o gravi, addirittura, spesso, amplificando il tutto con il pedale tenuto abbassato, proprio per creare una risonanza volutamente debordante. Jamal dà l'impressione di essere uno spirito irrequieto e pieno di risorse, un artista che quasi "si annoia" a suonare più di due misure allo stesso modo. Idris Muhammad, nella serata di venerdì, in particolare in questo secondo
set, è apparso quasi sofferente, sicuramente molto affaticato. E' probabile che
dieci concerti di fila siano stati un impegno piuttosto gravoso, fisicamente, per
un batterista quasi settantenne. Al termine del concerto, infatti, davanti alle
acclamazioni dei presenti,
Jamal
lo prende sotto braccio, affettuosamente, accompagnandolo di fronte al pubblico
osannante, ma il batterista non accenna nemmeno ad un minimo sorriso o ad un gesto
di ringraziamento, se non l'inchino di rito da parte di tutti e tre i musicisti.
L'espressione sul suo volto non cambia per tutta la serata. Lascia il palco camminando
lentamente, quasi trascinandosi, sempre sorretto da
Jamal.
Poi ricompare brevemente in sala dopo qualche minuto, insieme a James Cammack.
Una parte dei presenti si avvicina per chiedere qualche autografo e per complimentarsi.
In molti sperano anche di rivedere
Jamal,
ma il leader della formazione non riappare. Ahmad Jamal, in questo concerto dal vivo ha notevolmente impressionato. Ha il carisma del capogruppo. Ha un suo modo di suonare che non assomiglia a nessuno. E' Ahmad Jamal. Con l'unicità dei grandi.
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