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Alessandria Jazz Club - Rassegna Musica Jazz dedicata a Piero Brancolini
Alessandria, 24 ottobre 2014 - 14 novembre 2014
di Andrea Gaggero
foto Anat Cohen Quartet di Alessandro Ianunzio
scenografie di Davide Minetti

Disegno Davide Minetti  Alessandria Jazz ClubClaudio Capurro Quartet  Alessandria Jazz ClubClaudio Capurro Quartet  Alessandria Jazz ClubAnat Cohen Quartet  Alessandria Jazz ClubAnat Cohen Quartet  Alessandria Jazz ClubAnat Cohen Quartet  Alessandria Jazz ClubAnat Cohen Quartet  Alessandria Jazz Club
click sulle foto per ingrandire

ven 24 ottobre 2014
Ristorazione Sociale AL
Claudio Capurro QUARTET

lun27 ottobre 2014
Auditorium San Baudolino AL
Anat Cohen QUARTET

ven 31 ottobre 2014
Auditorium del Conservatorio AL
ENSEMBLE DI CLAUDIO BIANZINO: Omaggio a Tullio Mobiglia

ven 7 novembre 2014
Auditorium del Conservatorio "AL
ENSEMBLE DI SIMONE GHIO
 

ven14 novembre 2014
Auditorium San Baudolino AL
Filippo Rodolfi QUARTET, ospite Rudy Migliardi

Dopo l'appuntamento numero zero, con Harold Danko in solitaria performance, a distanza di pochi mesi il rinato Alessandria Jazz Club sotto l'oculata direzione artistica di Giorgio Penotti affronta la sua prima prova da adulto con una rassegna di cinque concerti distribuiti tra ottobre e novembre. Ad aprire la rassegna il sassofonista genovese Claudio Capurro accompagnato da una ritmica locale nella quale spicca il sottostimato Loris Tarantino. Capurro è talento sopra la media ed è parkeriano convinto fin dalla scelta dei brani con due classici di Bird in bella evidenza. Parkeriano il fraseggio, parkeriano il suono rotondo, ampio e di grande potenza. Concerto gratuito, in acustico, musicalmente apprezzabile seppur in parte guastato da alcune scelte logistico-organizzative che non hanno aiutato la concentrazione e attenzione del pubblico, numeroso quanto eterogeneo e disattento.

Le cose vanno decisamente meglio negli altri quattro concerti con scelte apprezzabili, a cominciare dagli spazi assolutamente degni e congrui. La rassegna è formata quasi integralmente da concerti di musicisti italiani, o meglio di un area compresa tra Genova e Alessandria con una eccezione qualificante: la partecipazione, lunedì 27 ottobre per l'apertura della rassegna, del quartetto di Anat Cohen. E' la clarinettista Newyorchese, virtuosa dello strumento, a illuminare e innalzare drasticamente il livello della rassegna. La Cohen propone un mainstream aggiornato, sovente assai gustoso, ed è sostenuta da una sezione ritmica collaudatissima: ora robusta, swingante e trascinante, ora lieve e raffinata sorretta da un grande interplay e capacità di controllo delle dinamiche. Il jazz della Cohen mischia disinvoltamente musiche proprie, ma il più originale Anat's Dance è di Jason Lindner, con quelle di un glorioso passato e con una appassionata e concentrata rilettura di pagine cruciali della tradizione brasiliana. Ed è proprio quando si confronta con l'amato Brasile di Pixinguinha, Cartola e Milton Nascimento che il suo desiderio di comunicare e di arrivare con semplicità ad un pubblico vasto ed eterogeneo ottiene i risultati migliori. A dispetto della loro semplicità i brani sono tutti accuratamente arrangiati, frutto di una lunga consuetudine tra i musicisti e la varietà è ottenuta con mezzi semplici quanto efficaci: un solo di contrabbasso che improvvisamente stoppa la musica nel bel mezzo di un brano, l'uso di ritmi sempre cangianti e lontani dall'abusato 4/4 swing con un riferimento continuo alla ricchezza della tradizione sudamericana. La Vie En Rose, omaggio ad un passato glorioso, è reso in maniera calligrafica quanto divertita, Lindner prova ad evocare come sa lo stride di Hines e passi poco convinti di ragtime; il finale è volutamente tronfio e sopra le righe, in chiusa una cadenza solistica e un lungo, fragoroso applauso; e ancora le volate su Um Tao Zero di un Pixinguinha, per certi versi dal temperamento affine a quello della Cohen. L'anitspettacolare bis di As Rosas Nao Falam (Cartola) trasuda malinconia e nostalgia e la splendida melodia è esposta in modo piano e sicuro, "cantata" con un suono pieno ed aperto, magistrale, da parte di tutto il quartetto, il controllo delle dinamiche tra piano, pianissimo e mezzoforte.

Il venerdì seguente, 31 ottobre, è la volta del quintetto di Claudio Bianzino ad esibirsi sul palco della sala del Conservatorio "Antonio Vivaldi " di Alessandria. Sala che il musicista ben conosce essendosi lì diplomato con una tesi su Tullio Mobiglia, sottostimato musicista italiano del quale ascolteremo una selezione di diverse composizioni alcune delle quali inedite. Gli arrangiamenti, tra il West Coast e l'hard bop, forse condizionati anche dalla formazione, sono tutti a firma Bianzino, il quale realizza qui una meritoria operazione, sotto il profilo musicale e culturale, tentando di recuperare dall'oblio un musicista ingiustamente dimenticato. Spicca nel gruppo la presenza di Giampiero Malfatto, musicista dalla tecnica notevolissima e dalla vena improvvisativa aggiornata, fantasiosa e mai scontata.

Ancora al conservatorio di Alessandria, venerdì 7 novembre, si esibisce l'Ensemble di Simone Ghio, altro diplomato a capo di una formazione che tenta, coraggiosamente, di mischiare i suoni e i generi, riuscendoci solo in parte ed esprimendo invece la difficoltà di pensare e scrivere oggi in termini di tradizione afroamericana ma anche comunicando una positiva voglia di uscire dai triti schemi che vincolano il sottobosco dei musicisti della provincia. La lunga Amandla Suite poco ha a che fare con il Principe delle Tenebre, ma probabilmente è così che Ghio percepisce la musica di Davis. Divisa in cinque movimenti che dovrebbero descriverne gli alti e bassi della carriera è, nonostante l'intento descrittivo, piuttosto monocorde in termini tematici ritmico-melodici. A variare parzialmente gli equilibri timbrici l'inserimento di due violini che paiono, per formazione del suono e fraseggio, più vicini alla musica eurocolta che non alla tradizione jazzistica. Assai meglio vanno le cose in 5/4 dal ritmo rockeggiante sostenuto, con i violini orrendamente amplificati, e una buona scrittura d'insieme. Il bel tema Black Isn't Dark Enough, esposto dal violino su accordi tenuti dei tre fiati (tromba, sax tenore e baritono) è di sapore quasi mingusiano, senza però possederne gli elettrizzanti, repentini cambi di tempo e dinamica. A muovere il pezzo uno stop con il passaggio ad un ritmo rock che fa aumentare l'energia (e diminuire il fascino) poi un 4/4 swing e infine ad un medium time. Troppe idee in un solo brano non sempre controllate e sviluppate a dovere. Plauso al direttore artistico per aver creato questa opportunità di suonare insieme a dei giovani musicisti.

Ultimo appuntamento a metà novembre con il quartetto di Filippo Rodolfi il cui maggior motivo d'interesse è la presenza dell'ottimo Rudy Migliardi; musicista di grande finezza, tecnica ferratissima e giovanile baldanza improvvisativa: con i suoi assoli ha illuminato ogni singolo brano. Di buona qualità gli altri con una menzione particolare per il basso elettrico di Fabio De Marchi, puntuale e swingante senza una sbavatura lungo tutta la serata. La vocalità di Gigi Lanzani non sempre convince e la scelta del repertorio, di non facile esecuzione, non aiuta. Dispiace ad esempio che un capolavoro quale Lush Life venga eseguito in una opaca versione per trio pianistico togliendoci l'emozione di una canzone superba. Discutibile anche la scelta del repertorio, vario ma privo di un idea forte e coerente, forse risultato di diverse mediazioni.

In sintesi una più che discreta rassegna con una punta di eccellenza e l'apprezzabilissima volontà di dare spazio a promesse locali, degno di menzione il riscontro di pubblico in una terra avara di rassegne di questo tipo.






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Data pubblicazione: 21/12/2014

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