Jazzitalia - Live: Red Note: il Jazz ad 'Alli Due Buoi Rossi'
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Red Note: il Jazz ad "Alli Due Buoi Rossi"
in collaborazione con l'Alessandria Jazz Club
di Andrea Gaggero

Red Note  LocandinaFabio Giachino Trio  Alli Deu Buoi RossiFrancesca Ajmar Quartet  Alli Deu Buoi RossiInside Jazz Quartet  Alli Deu Buoi RossiInside Jazz Quartet - Tino Tracanna  Alli Deu Buoi RossiInside Jazz Quartet  Alli Deu Buoi Rossi
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giovedì 29 gennaio 2015
INSIDE JAZZ QUARTET

Tino Tracanna (t and sop sax), Massimo Colombo (p), Attilio Zanchi (b) Tommaso Bradascio (dr)

giovedì 26 febbraio 2015
Francesca Ajmar QUARTET


giovedì 26 marzo 2015
Fabio Giachino TRIO

Fabio Giachino (p), Davide Liberti (b), Ruben Bellavia (dr)

Il "rinato" Alessandria Jazz Club continua la programmazione cambiando location e impostazione con una attiva e proficua collaborazione con lo storico hotel ristorante alessandrino Alli Due Buoi Rossi, recentemente rinnovato.

Forse perché l'abbinamento cibo-jazz fa parte della storia di questa musica, ancor più oltreoceano dove il jazz è sempre stato considerato anche una musica da intrattenimento, o perché i locali, appena rimodernati, sono un ambiente estremamente sobrio e raffinato, o forse perché la qualità di servizio, bevande e alimenti sono degni di plauso, sta di fatto che l'iniziativa pare pienamente riuscita con un buon richiamo di pubblico e il tutto esaurito ben prima della data fissata. Il plauso va quindi al direttore artistico dell'Alessandria jazz club per l'iniziativa che, sull'onda del successo delle prime tre date, proseguirà con altri due appuntamenti nei mesi di aprile e maggio.

Un concerto l'ultimo giovedì di ogni mese con formazioni di musicisti italiani – dal trio al quartetto - questa la formula dell'iniziativa. Il primo concerto spetta al quartetto Inside Jazz, paritario anche se di fatto guidato da Tino Tracanna e Attilio Zanchi musicisti, noti rodatissimi e di eccellente valore, che rappresentano un pezzo non secondario, degli ultimi trent'anni di storia di questa musica in Italia, soprattutto per la loro presenza nel quintetto di Paolo Fresu. Qui in assenza del loro leader storico e con due valenti musicisti paiono più liberi di mostrare e tornare alle loro passioni e riferimenti musicali. I brani presentati sono quasi tutti tratti dal loro recente "Portraits" in cui, riprendendone le composizioni, omaggiano alcuni giganti della storia del jazz più e meno noti. Di Thelonious Monk i tre brani d'apertura, per rodarsi e "scaldarsi i muscoli" ma con un interpretazione tutto sommato non memorabile. I temi di Monk, oltre il loro immenso valore musicale e storico, sono forse oggi un repertorio ostico ed insidioso, per gli innumerevoli possibili confronti e perché troppo spesso rieseguiti senza una vera unità di sentire con il mondo musicale del loro autore. Anche qui non si fa eccezione e nonostante l'interplay sicuro, nonostante il timbro maestoso, morbidissimo e fluente del maestro di strumento Zanchi, il lirismo di Tracanna in Ask Me Now. Poi altre scelte legate a gusti e riferimenti personali: Past Time di Dave Holland, Let's Eat di Steve Swallow e, quale bis, il notevolissimo shorteriano Aung San Suu Kyi con Tracanna in gran forma. Su tutte le scelte emergono due autori con due brani che da soli valgono il concerto: Morning dell'ingiustamente sottostimato Jusef Lateef e Ida Lupino splendido ritratto in musica a firma Carla Bley. La modernità senza tempo di Morning è qui resa magnificamente dai quattro, con una menzione particolare per Attilio Zanchi – il basso diventa strumento percussivo - e per la soupless e il magistrale uso delle dinamiche. Verso la fine del concerto Tracanna presenta la bellissima Ida Lupino - chissà se ne conosce la meravigliosa versione con il saturniano Steve Gilmore al tenore – tema tutt'altro che facile reso con la giusta concentrazione e asciuttezza.

Non riusciamo a seguire il secondo concerto, possiamo invece apprezzare le notevoli qualità dei giovani musicisti che formano il trio di Fabio Giachino. Pianista torinese vincitore di diversi premi e dotato di preparazione tecnica, proprietà di linguaggio e musicalità rare. Il concerto passa in rassegna diverse composizioni originali – di gran lunga i brani migliori – tratte prevalentemente da "Blazar" ad oggi terza e più recente incisione del trio. Ciò che più apprezziamo della formazione sono l'ottimo interplay e la coesione e la fisionomia compositivo- esecutiva piuttosto personale. Le composizioni di Giachino sono perlopiù a tempo sostenuto e caratterizzate da ritmi dispari, complessi, sovrapposti e stratificati. Capita sovente che piano basso e batteria suonino con tempi diversi a dimostrazione di una abilità tecnica, più generalmente musicale, notevolissima. Una particolare menzione di merito va ad un grande contrabbassista che risponde al nome di Davide Liberti: dotato di una tecnica superiore, di un suono morbidissimo, musicista completo, swingante e assai musicale; Liberti si produce in alcuni assoli cantabili e melodici come raramente ci è dato ascoltare su questo strumento. Il contrabbasso emerge prepotentemente, ad esempio, nel secondo brano quel Bubble Days in cui accompagna il tema con un pedale funky da basso elettrico di cui conserva la medesima agilità e scioltezza. Liberti illumina poi il brano con uno straordinario assolo, per tecnica rapidità, pulizia e precisione d'esecuzione – e musicalità – e per coerenza del fraseggio e gusto melodico. Fabio Giachino e il suo trio sembrano però ancora alla ricerca di una loro vera più profonda identità ravvisabile a tratti nei brani originali. Anche Giachino è un musicisti dalla tecnica superiore con radici salde nella scuola pianistica di tradizione eurocolta e con un'eccellente padronanza del lessico jazzistico. Ciò che difetta forse al trio è proprio una forte identità contemporanea. A dimostrarlo i pochi standards che i tre pensano di dover necessariamente eseguire: sulla ballad romantica In The Wee Small Hours… - immortalata tra gli altri dal miglior Sinatra – Giachino & Co. aggirano "l'ostacolo" rendendo tema e senso del brano del tutto irriconoscibili con la scelta di un ritmo reggae-funky del tutto incongruo e con il bel tema solo evocato perlopiù in maniera accordale. Nulla è rimasto della romantica ballad dagli echi notturni: brano così dimenticabile se non fosse per la chiusa con le costanti, ripetute sovrapposizioni metriche e con l'esibizione di un controllo delle dinamiche degno di plauso. In sintesi un concerto di una giovane formazione con ampi margini di miglioramento e di crescita musicale personale a prima conclusione di una rassegna piacevole che finalmente riporta un jazz di livello nazionale nel capoluogo alessandrino.







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Data pubblicazione: 10/05/2015

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