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Bass Desires
(John Scofield, Bill Frisell, Marc Johnson, Peter Erskine)
Catania, Etnafest, Teatro Sangiorgi, 6 febbraio 2007
di Enzo Fugaldi
foto di Antonino Siragusa

 

La Gallery di Bruno Gianquintieri
(Milano - Aperitivo in Concerto)

Sono trascorsi all’incirca 22 anni da quando il contrabbassista Marc Johnson riunì per la prima volta, per dei concerti e un’incisione ECM replicata due anni dopo, il quartetto denominato Bass Desires. I due cd prodotti - Bass Desires del 1985 e Second Sight del 1987 - erano interessanti, in parte innovativi, per certi versi anticipatori di future tendenze. Scofield all’epoca era ancora preso dalla galvanizzante esperienza con Miles Davis, e pronto a una prestigiosa carriera solistica; Frisell ed Erskine stavano scaldando i muscoli per prepararsi ai rispettivi exploit degli anni ’90; Johnson era alla prima esperienza di un progetto a suo nome, dopo la fondamentale esperienza di accompagnatore di Bill Evans. Ne hanno fatta di strada singolarmente da allora, i quattro: tutti oggi sono fra i migliori musicisti sulla scena. Era pertanto vibrante l’attesa per le nuove prove live di questo quartetto, che per vent’anni non si è quasi più riunito, e non ha in programma altre incisioni.

Chitarre diverse: Frisell una Fender, Scofield una Ibanez. Il tempo, prezioso consigliere, ha fatto piazza pulita dell’insopportabile guitar synthesizer utilizzata da Frisell sul primo disco del gruppo. Il concerto si è basato sul repertorio storico, che trova ispirazione anche tra il folk e il country-rock americano, con brani molto efficaci provenienti dai dischi e altri mai incisi dai quattro insieme, impreziositi da suggestivi equilibri sonori che hanno generato una musica di apparente semplicità grazie alle ben note sonorità delle chitarre elettriche, ma governata da solide strutture e sapido interplay. Un Bass Desires riarrangiato con grande libertà, più libero e creativo della versione su disco, con potenti sfumature bluesy, il trascinante ritmo di reggae di Mojo Highway, il brano country You Are My Sunshine di Jimmy Davis, la canzone folk resa celebre dal gruppo The Animals The House of the Rising Sun in versione efficacemente straight ahead jazz, la friselliana Strange Meeting, raccolta e meditata, Music for My People di Erskine, la splendida Resolution da A Love Supreme di John Coltrane, e per bis Georgia on My Mind, con un complice scambio delle chitarre fra Scofield e Frisell.

Johnson si è concesso due momenti solistici di ottimo livello, in Mojo Highway e nell’introduzione di Resolution; in quest’ultima ha brillato anche Erskine, che ha sfoggiato per tutto il concerto il suo drumming leggero, sicuro, ricchissimo di sfumature, praticamente perfetto. Tra i due chitarristi, impegnati dalla formazione in una seppur involontaria chase, Frisell si è distinto maggiormente per  l’uso misurato e sapiente dell’elettronica e degli armonici, l’ineguagliabile senso della costruzione musicale, la fantasia solistica (un assolo blues su Bass Desires da antologia), la creatività.

Grande musica, dunque? Certamente, grazie alla elevatissima statura musicale dei componenti del gruppo, tra l’altro assolutamente esenti dalle tentazioni del virtuosismo, ma rimane qualche piccola perplessità in chi credeva nella possibilità di ascoltare qualcosa di più della somma di quattro grandi protagonisti del jazz che si incontrano per il gusto di suonare insieme. Probabilmente il limite progettuale è nel repertorio (se a metà degli anni ’80 suonare certi brani non jazzistici poteva ancora sembrare abbastanza innovativo, oggi non lo è certamente più) ma ancor più nella mancanza di una vera leadership: Johnson, che pure è l’ideatore della formazione, sembra limitarsi al ruolo di contrabbassista, senza fare di più. E nessuno degli altri si fa carico di un ruolo centrale. È un difetto che già emergeva in parte dai dischi del quartetto, che infatti non furono accolti da critiche particolarmente entusiastiche. Ed è forse uno dei motivi per cui il gruppo si è riunito pochissime volte in più di un ventennio.

 




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