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Si è aperta il 24 giugno a Ronciglione la 5ª Edizione del Festival Tuscia in jazz. Un appuntamento divenuto un punto fermo nel panorama italiano, nonostante le oggettive difficoltà incontrate dall'organizzazione nulla riesce a scalfire questo evento, frutto del lavoro di gente tosta spinta da passione vera ed un pizzico di sana follia.
Con lui un trio d'eccezione: il batterista Bobby Durham – collaborazioni con E. Fitzgerald, O. Peterson, D. Ellington – ed il resto della sezione ritmica affidato ad una accoppiata made in italy di cui c'è da andare fieri: Aldo Zunino al contrabbasso e Massimo Faraò al pianoforte. Un quartetto di altissimo livello, saldo nel suono ed ammirevole per adesione
all'estetica del leader, ha dato vita ad una performance nostalgica, quasi rituale
e dal forte potere celebrativo, non particolarmente "difficile" ma decisamente
trascinante. Brani classici, alcuni presi dall'olimpo dei "songbooks", composizioni
di Strayhorn con Take The A Train resa celebre
da Ellington, passando per Beautiful
love, culminando con
I remember Clifford dello
stesso Golson accolta con una ovazione dei presenti, interpretati sempre
in maniera fresca e ricca di evocazioni melodiche e piacevoli sorprese, di semplice
fruizione, sebbene densi di contenuti. Una serata decisamente all'altezza del ruolo
che Golson occupa nella storia del jazz, grazie ad un suono ancora potente,
vigoroso ed allo stesso tempo seducente: musica coinvolgente ed ottimo l'interplay
dei quattro.
- Durham: decisamente più giovane del leader (70 anni!), infatti il suo è un drumming passionale, oppure delicato nell'utilizzo delle spazzole, una vera forza della natura. In grandissima forma, sfodera tutta la sua grande classe, simpatia, oltre ad una voce da consumato crooner quando esegue I do: voto 9 - Ormonale; - Zunino: affidargli la ritmica è una garanzia di affidabilità, non è casuale che sia il nostro contrabbassista più richiesto dai colleghi stranieri di passaggio in Italia. Tiene perfettamente le redini del "centrocampo" senza nessuna sbavatura: voto 9 – Granitico; - Faraò: un vero leader, spesso si merita il plauso dello stesso "capitano" Golson. Elemento fondamentale ed inesauribile, il vero pilastro della formazione. Tiene perfettamente coese le anime dei suoi colleghi, senza nessun timore reverenziale o incertezza, guidandoli sapientemente in ogni piega del pentagramma fino al fischio finale della serata: voto 10 - Insostituibile. Mettendo da parte ogni vena scherzosa, si è trattato di un concerto di quelli che restano nella memoria, se non altro per la caratura dei musicisti, uno di quei ricordi di cui andare fieri, da raccontare un giorno ai nipoti: si, io c'ero quella sera del 24 giugno ad ascoltare Golson, Durham, Zunino e Faraò a Ronciglione!
..::Foto Patrizio
Piazza - Studio 101::..
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