
Bizart Trio
Concerto d'apertura di Bari in Jazz
Bari la Vallisa 27 giugno 2006
di Alceste Ayroldi
Il caldo torrido invade l'Auditorium Vallisa di Bari. L'acqua percolante
ricopre i corpi a bollere dei numerosissimi presenti alla "prima" della rassegna
"Bari in Jazz". Le colonne sconsacrate tagliano le navate de La Vallisa e
tagliano anche il pubblico che ricopre ogni dove. Gente sventolante qualsiasi oggetto
praticabile ma non per trovar fresco, bensì per reperire ossigeno.
In scena c'è il Bizart trio:
Francesco Bearzatti
al tenore e clarinetto, Emmanuel Bex all'Hammond ed al computer programming,
Aldo Romano alla batteria. La musica del trio attinge ad un ampio bacino
di ispirazioni. Contaminazioni sonore e asprezze solistiche si alternano a sonorità
quasi incantate ed avvolgenti.
Elevati livelli di fluidità e coesione, impianti ritmici che vanno oltre
la tradizione, sapientemente disegnati da Aldo Romano che ha mantenuto costantemente
il drumming su quote di alta raffinatezza e poesia.
Il trio esegue brani scelti da
Virus, il loro
album d'esordio. Bearzatti,
già nel brano d'apertura va a ricercare il simbolo di ogni nota, tagliata dalle
alchimie elettroniche di Bex che sembrano voler rispettare l'ecclesialità
del luogo.
Zuzu si libera sotto
i suadenti colpi, a tratti sincopati, dei tamburi di Aldo Romano che abbracciano
e conducono le voci metropolitane stuccate nel sottofondo dal campionatore di
Bex. Il batterista socchiude gli occhi, anzi li chiude rafforzando, colpo dopo
colpo, il suo timing sempre e tremendamente puntuale ed esasperando le acri note
di Bex.
Un religioso silenzio, astratto da qualsiasi brusire, avvolge l'auditorium.
Ciò nonostante l'andirivieni di persone, curiosi ed astanti in egresso in preda
ad allucinazioni da afa.
Le sinuose vibrazioni del clarinetto di
Bearzatti
con composti acuti, a tratti garbatamente strepitanti, danno voce ad
Hey, creazione del fiatista
friulano. L'esecuzione è disturbata da alcuni irriducibili disobbedienti che "sparano"
flash e videocamere verso il trio. Aldo Romano aveva espressamente richiesto
di evitare qualsiasi "folgorazione" durante il concerto e, tanto inaspettatamente
quanto giustamente, abbandona il suo scanno ed i suoi tamburi per nascondersi alla
destra del palco e rimanere appoggiato ad una colonna.
Ma si riprende, anzi
Bearzatti
e Bex non interrompono. La soavità e la dolcezza di
Bear's Mood evidenzia lo
sviluppo limpido della voce strumentale di
Bearzatti
ed anche il raffinato periodare di Emmanuel Bex.
Si prosegue con Kattivik
che riprende, quasi ossessivamente, Summertime
e la dispiega, la rende basculante.
Si chiude con una delle più belle e rappresentative composizioni di
Bearzatti:
HC eseguita con un'assoluta
drammaticità e caratterizzata dal nitido spessore contenutistico e dal trattamento
armonico moderno che è vissuto in profondità anche dagli altri musicisti.
Bari in Jazz ha avuto una overture di particolare levatura artistica ed
il folto pubblico presente a La Vallisa, condotto all'ingresso dal suono indistruttibile
della strett band Jass & Brass di
Mino Lacirignola,
ha potuto assaporare nuove tecniche ed antichi profumi di un allure musicale senza
frontiere.