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Dee Dee Bridgewater -
voce
Ore 21,15. Le luci, puntualmente si spengono e le prime note affiorano in sala. Inizia questo viaggio all'interno della musica di Kurt Weill con la splendida Dee Dee Bridgewater al posto di capitano. Non rimane che sedersi, allacciare le cinture e fidarsi.
Passiamo al tango con Youkali, testo in francese, suono di bandoneon e ritmo argentino. Senza dubbio un omaggio al Sudamerica, ai suoi ritmi e alla sua cultura ma anche alla Francia, seconda patria di Dee Dee. Tutto ciò fa da preludio ad una splendida Speak Low ("One Touch of Venus ", 1943) eseguita con lieve beguine. Dopo l'esposizione del tema, il giovane chitarrista Jean Marie Ecay, effettua un solo molto bello che precede però un'improvvisazione di Dee Dee assolutamente straordinaria. Utilizza la voce emulando un trombone e modulando le note proprio come avrebbe fatto un trombone. Rompe e vibra il suono, allunga le note come se avesse a disposizione la coulisse. Bravissima.
O ra Dee Dee annuncia un brano che desidera dedicare ad un grande jazzista considerandolo una sorta di suo padre spirituale, anche per la sua vicinanza ad Ella. Si tratta dell'indimenticabile Ray Brown e il brano è Here I'll Stay ("Love Life", 1948). Chitarra classica e voce creano un'atmosfera molto coinvolgente. Dopo l'esposizione del tema si aggiunge la base ritmica consentendo così al chitarrista di sfoderare un solo molto intenso. The Saga of Jenny ("Lady in the Dark", 1941), uno dei brani che, personalmente, mi è piaciuto di più è quella che si può definire, una "very nice song". Dee Dee introduce il brano rammentando come la protagonista del musical viveva la depressione e cercava di uscirne raccontando i suoi sogni ad uno psicoanalista. In questo brano quindi ci sono tutti gli aspetti di una personalità che comunque rifiuta, anche se in modo ironico, l'essere considerata pazza. Si avverte il musical che è nella musica di Weill con cambi di tempo, e quindi di modalità espressive, continui: swing, poi bossa, poi ancora swing, si raddoppia, si dimezza fino ad approdare ad un blues e ad uno shuffle conclusivo. Grande voce, grande voce nera. Un'interpretazione eccellente in cui bisogna essere anche attori, oltre che cantanti. Dee Dee ha saputo interiorizzare questa musica trasmettendo tutta l'intensità emotiva presente nelle storie musicate da Weill. Aiutata molto anche dai suoi musicisti che hanno persino scherzato sul palco con lei, facendo il coro in modo "lirico" e trattenendosi a stento le risate...Si avverte tanta gioia nell'eseguire questa musica, al punto che al termine di questo brano, un semplice "Ah, Ah, Ah" scandito da Dee Dee, le fa venire in mente il mitico verso "Ah, Ah, Ah, Ah, Stayin' alive". E' così che Dee Dee incita la band a seguirla in un'improvvisazione dance sottolineata non solo dalla voce ma anche dal ballo. Poi invita Eliez a prendersi un po' di applausi meritati, considerando anche che Eliez è co-arrangiatore di questo CD insieme a Cecil Bridgewater. Il tutto viene fatto giocando sull'ambiguità dei versi "Stay in the light" e "Stayin' Alive". Grande leader Dee Dee, una vera regina del palco. Sempre con vena molto umoristica, aspetto sorprendente e piacevole, Dee Dee presenta il brano Lost in the stars ("Lost In The Stars ", 1944) simulando una giovane debuttante che, con delicata vocina, e un po' impacciata nei movimenti, gira e rigira tra le parole. Il brano inizia col piano di Thierry Eliez e il tutto viene suonato con un ottimo controllo della dinamica, tornando al rispetto profondo verso una delicata storia sull'apartheid.
Siamo verso la fine e dopo la Spagna è la volta dell'America con Alabama song ("Mahagonny", 1928). Uno shuffle degli anni '60 suonato anche dai Doors. L'atmosfera è molto festosa e il ritmo aiuta a scandire le note di questa song dandole energia. Il primo solo è dell'hammond con un bell'effetto percussivo tale da farlo sembrare quasi una marimba. Il tutto prosegue in crescendo e su questo shuffle l'organo è, come si suol dire, "invitato a nozze". In effetti Thierry Eliez esegue un gran bel solo. E' questo il preludio allo scat di Dee Dee scandito ritmicamente da Hutchinson e Garay che la seguono creando quasi un unisono ritmico molto coinvolgente senza però perdere l'intenzione originaria del brano. Dee Dee poi utilizza lo scat per introdurre il solo degli altri musicisti spostandosi sul palco e avvicinandosi a loro: prima la chitarra e poi il contrabbasso. Tra Ira Coleman e Dee Dee inizia un bel duo. Dee Dee improvvisa sul walkin' di Coleman contrappuntandolo e seguendolo: prende note molto gravi, poi risale, accelera, rallenta, diventa più delirante richiamando lo spirito blues del brano. Poi lascia più spazio al contrabbasso ponendosi in secondo piano finchè insieme avviano uno swing fast in cui il walkin' fa da base a Dee Dee che invece improvvisa in modo molto Fitzgeraldiano: è questa la Dee Dee che il pubblico mostra di amare di più! Ma comunque non è finita perchè è la volta anche di Hutchinson che finalmente ci offre un suo solo in cui richiama il tema scandendolo sui tamburi. Gran finale e meritatissimo applauso da parte del pubblico che, ovviamente, chiama per il bis. Il gruppo rientra ed esegue, dinanzi ad un pubblico
ormai tutto in piedi, un
tributo inaspettato ad un altro grande: Charlie Christian! Metronomo a 300 e ci
vuole tutta l'abilità scat di Dee Dee per eseguire all'unisono con il
chitarrista il tema di Airmail
Special senza perdere una mezza nota: bravissimi!
Ovviamente improvvisano e credo che l'Ella che c'è e che sempre ci sarà nel
cuore di Dee Dee sia alla fine uscita prepotentemente fuori. E' parte di lei anche se ne parla
quasi con umiltà, anche se forse oramai ne vorrebbe un po' fuggire, ma Ella è il
jazz, e Dee Dee è jazz. A pplausi scroscianti per l'energia trasmessa, l'altissimo livello esecutivo, il grande trasporto e la passione posta in questa musica, nel proprio lavoro. Non ancora esaurite tutte le forze, Dee Dee sorprende sia il pubblico che i suoi compagni di viaggio, e da sola canta "Amazing grace". Un gospel prontamente sottolineato all'hammond da Eliez. Lo canta con vigore, con rabbia, col corpo e con la voce perchè è un inno alla pace, all'amore, un invito alla non violenza che tutti noi cogliamo e facciamo nostro ringraziando ancora una volta questo gesto che si rivela anche un importante messaggio. Il concerto è finito realmente, la gente ancora canticchia nel teatro mentre sfila via, alcuni continuano a ballare, tutti concordano sul fatto che sia stato un evento eccezionale. Io, da parte mia, rimango lì a guardare il palco vuoto e a ripensare alla grandiosità di questa donna che ho avuto l'onore di conoscere e intervistare prima del concerto. La sua voce ancora risuona tra le pareti di questo teatro che non la dimenticherà facilmente, la sua voce entra di diritto nell'albo delle voci che non si possono non riconoscere: basta infatti ascoltarla un istante solo per poter dire inconfondibilmente: That's Dee Dee! fai click qui per leggere l'intervista a Dee Dee Bridgewater
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