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Caetano Veloso Una terra, una chitarra, una voce, un sorriso … ed è magia. Per chi ascolta, per chi canta. "Ero già stato in Puglia, a Bari. E conosco anche Lecce. Ma questo posto … questo posto ha qualcosa di magico!" Un manifesto di qualche mese fa (giugno 2006 n.d.r.) ritraeva due mani in bianco e nero che a coppa reggevano della terra forgiata con la forma di un cuore. Il testo recitava più o meno "La nostra terra ha i colori del cuore" … La magia è questo sodalizio tra la terra e l'uomo, che comunicando creano una complicità ritmica tale da toccare, in una stellata notte di luglio, il cuore degli avventori del Mavù, un posto da sogno. Ed è Caetano Veloso l'incantato incantatore di questo sortilegio.
Tra i più rappresentativi cantautori della scena internazionale, originale ed autorevole protagonista del rinnovamento musicale brasiliano, Caetano Veloso ha concluso il suo tour italiano in Puglia, in una masseria dell'ottocento immersa tra i cieli e la terra della Valle d'Itria. E è omaggiando l'Italia che comincia il suo dialogo con noi: senza dire una parola intona gli accordi de "Il mondo" di Jimmy Fontana, regalandoci una versione sognante dai ritmi bahiani che nulla ha da invidiare alle innumerevoli versioni che di questo brano sono state eseguite. La semplicità del suono della chitarra acustica e della voce ed il cromatismo di cui l'artista è maestro sono inversamente proporzionali: impossibile non esserne rapiti! La malia prosegue con un percorso che attraversa alcuni dei suoi brani più amati e conosciuti: Sampa, omaggio alla città di San Paolo, ("Muito, (dentro da estrema azulada)", Polygram 1978), di cui attraverso la melodia rende l'atmosfera di crogiolo di comunità ed incrocio culturale tutt'ora aperto; Voce è Linda, ("Circuladô Vivo", Polygram 1992) splendida canzone d'amore… Ma anche Coração vagabondo, prima traccia del suo primo album ("Domingo", Philips 1967), che conserva ancora tutti i caratteri tipici della bossa nova figlia di João Gilberto, essendo stata composta in un epoca in cui, come Veloso stesso disse, "era ancora in uso cantare in modo carino". E' infatti due anni dopo, col Tropicalismo, movimento di cui si fece portavoce la sorella Maria Bethânia, che si rivoluzionarono le regole della canzone e della musica, seguendo e volendo accogliere i cambiamenti culturali che sconvolgevano il mondo in quegli anni, mescolando cultura nordestina, rock, politica, movimento che causò l'esilio, da parte del governo militare/dittatoriale, di alcuni fra i maggiori rappresentanti della scena musicale (Gilberto Gil, Caetano Veloso, poi Chico Buarque, Toquinho …). E Veloso non manca neanche di omaggiare quella bossa nova, eseguendo fra le altre anche Eu sei que vou te amar di Vinicius De Moraes e Jobim. Immancabile la sua commovente interpretazione di Cucurucucu Paloma, brano di Tomas Mendes eseguito per la prima dal nostro nel corso della turnè dell'album "Fina Estampa" che tanto fece innamorare il regista Pedro Almódovar, al punto da chiedergli di eseguirla per la colonna sonora del film "Habla con ella". L'attenzione che da sempre rivolge ad ogni genere musicale ci seduce grazie l'esecuzione di alcuni brani tratti da "A foreign sound", (Universal 2004), album in cui esegue in chiave tipicamente sudamericana ed in lingua inglese cover di brani jazz, pop, rock, fino a toccare, con consueta maestria, i Nirvana. Splendida versione di Body And Soul, improvvisato medley tra cui il pubblico riconosce l'inconfondibile Diana di Paul Anka. E poi tango, con Volver di Gardel … Allontana la mano dalla tastiera della sua chitarra e fa il gesto tipico di chi vuole sciogliersi i muscoli. Sta in silenzio, ci guarda e sorride. "visione del silenzio/ angolo vuoto/ pagina senza parole/ una lettera scritta sopra un viso/ di pietra e vapore/ amore/ inutile finestra" "…l'ho scritta io. In italiano. Che coraggio! Sono poche parole, ma sono bellissime … secondo me!". E' Michelangelo Antonioni, ("Noites do Norte", Universal 2000), omaggio al grande regista. Ancora una volta complice la serata stregatamene sognante, questo brano dalla poeticità così enigmatica e dall'arrangiamento estatico ci travolge in un silenzio che non ha voglia di altri suoni se non quelli con cui, ormai da più di un ora, Caetano Veloso ci ha cullati. Poi decide che è arrivato il momento di incitarci al canto e, a fior di labbra, ci insegna a intonare "Êta, êta, êta, êta/ E' a lua, è o sol, e a luz de Tieta". E' A luz de Tieta, ("Prenda Mina", Universal 1998), scritta per il film "Tieta do Brazil" del regista Carlos Diegues, ispirato al romanzo di Jorgè Amado, "Tieta do Agreste". E attraverso questa sorta di ballata veniamo pervasi da un'insolita allegra irrequietezza, proprio come uno dei personaggi dello scrittore bahiano di Gabriella, Dona Flor e Teresa Batista. L'incantesimo dura da più di un ora e mezza, in cui anche A tristeza è senhora ("Desde que o samba è samba", "Tropicalia 2", Poligram 1993, inciso con Gilberto Gil per festeggiare i 25 anni del Tropicalismo). Ne segna la fine un appassionante/appassionato bis in cui, come in un circolo, l'artista canta per quella terra complice eseguendo "Terra", che questa sera sembra un inno al mondo intero, non solo alla sua Bahia e al Brasile. Ma si è conclusa davvero la magia? "Parlami in italiano! L'italiano è una lingua bellissima." … In uno dei salottini, con gli occhi che gli ridono ed un sorriso più eloquente di qualsiasi parola, mentre chiacchieriamo, si guarda intorno meravigliato e contento, anche se visibilmente stanco. Ha l'aria di chi ci ha raccontato la vita, il mondo, con le sue gioie e le sue tristezze, con l'amore e con la guerra. La sua ritmica, la sua poetica, la sua musica e la sua voce ci hanno trasmesso consapevoli sentimenti, in modo mite ma altrettanto efficace. "A volte sembrava di capire, o forse si capiva davvero…" ho sentito vociferare in giro dopo l'esecuzione. Forse, e forse è anche tutto lì, o tutto qui, nel nostro inconscio che, come sostiene una certa psicanalisi, è strutturato come un linguaggio … e ad un certo punto arriva un mago traduttore, un incantato incantatore. Grazie Caetano, molto obrigadi! Non è mancato qualche neo nella serata. Alla bellezza del posto, infatti, fa da contraltare la sua destinazione d'uso. Il Mavù è una discoteca autodefinitasi residenza d'arte per la tendenza ad ospitare, nei locali interni, installazioni di artisti e mostre varie. Ma probabilmente ad un evento del genere si era poco preparati, e mentre magari per una serata qualunque non sarebbero un problema i dieci, venti minuti di fila per parcheggiare la macchina, con Caetano Veloso sul palco quel ritardo ha dell'indecoroso. E così per ciò che riguarda le transenne che delimitavano i posti a sedere da quelli in piedi, che in un punto in particolare lasciavano uno spazio troppo angusto sia per il passaggio sia per la sosta. E poi … beh, "per fortuna" siamo in molti ad essere d'accordo sul fatto che la scrematura del pubblico sia cosa eticamente opinabile … Nota: Inutile nascondere la curiosità!
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