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Sergio Cammariere
Alberobello - 13 giugno 2007
di Angelo Ruggiero
foto di Antonella Grattagliano

Una colorata e serena sera d'estate ad Alberobello è stata allietata dal concerto che Sergio Cammariere ha tenuto tra trulli e stelle con il suo gruppo di musicisti al seguito. Una piazza inizialmente timida ma sempre più calda durante l'esibizione ha potuto gustare le delicate raffinatezze musicali del cantautore calabrese, accompagnato da Olen Cesari al violino, Amedeo Ariano alla batteria, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Bebo Ferra alla chitarra e Bruno Marcozzi alle percussioni.

Il live parte con il brano strumentale "Settembre" tratto dall'ultimo album "Il pane,il vino e la visione". Le note cariche del pianoforte cominciano a librarsi, spinte dalle percussioni e dall'atmosfera particolarmente suggestiva. Cammariere si mette in scia della sua stessa musica e già si preannuncia un concerto pieno d'improvvisazione, piacevoli dissonanze e struggenti accordi.

Le mani di Sergio non si fermano e continuano a musicare "Spiagge lontane", brano dai suoni vicini al tango e dalle parole malinconiche; percussioni e batteria ricreano scene argentine e trascinano la musica verso un ritmo articolato e seducente.

Ritmi brasiliani introducono "Gli angeli siamo noi", ritmata e coinvolgente habanera che con percussioni coinvolgenti e andamento lento distende e diverte anche il pubblico meno impegnato. Cammariere accarezza e coccola il suo piano, crea nuove armonie e le piega a suo piacimento, introduce "Non mi lasciare qui" in un arrangiamento soft; Ariano e Bulgarelli contribuiscono a conferire un certo fascino al brano, e Cammariere riesce a muoversi bene tra le corde del contrabbasso e della chitarra inserendo quelle del suo pianoforte.

Poche parole e qualche nota accennano a "Le porte del sogno", dal testo incredibilmente romantico e toccante. Batteria e contrabbasso fanno emergere la forte carica passionale del brano e dei tasti del piano intensamente interpretati da Sergio come versi di una poesia che va dritto al cuore. La verve del brano fatica ad esaurirsi, e si ritaglia un grande spazio lasciando emozionare con un travolgente triangolo finale tra i musicisti che incanta e trasporta verso sconfinati orizzonti di sentimento.

Latitudini balcaniche e suoni aspri sono invece quelli di "Sul sentiero", in cui il violino prende le redini del brano. Straborda il talento di Cesari che traghetta Cammariere verso le sponde dell'est-Europa e tiene la scena esaltando le caratteristiche del pezzo.

Ancora sentimento puro e passione trasudano dalle dita e dalla voce di Cammariere per "Cambiamenti del mondo", struggente come il canto di un innamorato che soffre e non si dà pace, come il grido di un amante disperato e senza più fiato ma con solo sospiri, come la voce di chi dentro soffre e fuori urla.

Il cuore di Sergio chiama, e le dita rispondono con una dedica alla sua terra, alla sua Crotone lasciata per inseguire il sogno di diventare artista. "Capocolonna" è dedicata alle sue radici, un duetto piano-violino dolce e pieno di nostalgia del proprio passato e dei ricordi della Calabria abbandonata.

Il clima di riflessione è quello giusto per introdurre la sua preghiera in musica: si tratta di "Padre della notte", ode al creato e al Creatore che esce dall'anima e si alza verso un cielo stellato pronto ad accogliere l'invocazione.

Si torna alla musica, a quella d'autore e all'improvvisazione. Un'introduzione a tutto jazz apre la travolgente "Tempo perduto": un ritmo 5/4 che fa schioccare dita e oscillare teste, un brano che parla del tempo, il tempo inesorabile, il tempo passato, il tempo che scorre e il tempo incalzante che è proprio del pezzo.

Altro brano di straordinaria carica tratto dal primo album è "Sorella mia": vibrazioni agrodolci si sprigionano da ogni strumento, sensazioni dissonanti ed accattivanti infiammano e rendono lo sfondo dei trulli la migliore location per questo concerto di alto spessore emotivo.

Un lungo e straripante assolo della chitarra di Ferra introduce splendidamente "Dalla pace del mare lontano". I tasti del pianoforte sembrano onde che si susseguono e si accavallano rincorrendo Cammariere ed inseguendo versi poetici inseriti tra le serrate battute del brano. Percussioni e batteria travolgenti come il mare in burrasca, contrabbasso armonizzante e violino spensierato fanno vivere momenti di sana piacevolezza, tempeste di emozioni che scatenano le ansie più nascoste.

Giunge il momento del brano simbolo del cantautore calabrese, la sanremese "Tutto quello che un uomo", eseguita con disarmante lentezza e con dolcezza spiazzante. Le parole vanno da sé insieme alle note, scorrono dolci melodie e toccanti parole dal romanticismo quasi esasperato ma di effetto plateale.

L'interiorità dell'artista e la vena riflessiva emergono nettamente con "Via da questo mare": esplode il lato meditativo del cantautore e il lamento di incomprensione della sua anima. Indescrivibili emozioni invadono la piazza che in un niente si immedesima nel testo e nello stato d'animo di colui che interpreta il brano per loro in questa sera.

Anima jazz e tempo veloce danno vita invece a "Libero nell'aria". Tutti gli strumenti si ritrovano a pendere dalle labbra del pianoforte e del suo pianista, che svolge anche il ruolo di maestro chiamando tempo e ricordando i finali con dei leggeri cenni. Ma subito si torna ad atmosfere orientali e a forti improvvisazioni di violino in "Il pane,il vino e la visione". Marasma di sonorità potenti e rapide successioni di percussioni riportano verso un suono scanzonato e ballabile nella sua irrequietezza.

Verso la fine del concerto Cammariere si racconta attraverso "Vita d'artista" con cui descrive la gavetta e i sacrifici materiali e mentali che lui, artista inizialmente alle prime armi, era costretto a compiere fino al momento in cui la musica diventò magia e trasformò gli sforzi in risultati.

Ed infine, lo swing puro decide di impossessarsi di lui, e nasce così "Cantautore piccolino". Gli attacchi di jazz si sprecano, le improvvisazioni diventano la regola: l'estro di Sergio Cammariere sembra non conoscere fine. Un eccellente assolo alla batteria di Amedeo Ariano chiude il concerto. Ma sembra suonare come uno spettacolo pirotecnico per un evento che per una notte ha colorato i trulli di Alberobello di emozioni, poesia ed architettura della musica.




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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