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Dee Dee Bridgewater & David Sanchez Project Minori-Costiera Amalfitana - 'Jazz on the Coast' - Giovedì 29 Luglio 2004 di Silvana Mercone foto di Francesco Truono
Si chiude così, con la bellissima voce di Dee Dee Bridgewater in questo ultimo giovedì di luglio, la 10a edizione della rassegna "Jazz on the Coast". Il Festival è stato ospitato anche quest'anno dalle incantevoli cornici della spiaggia di Minori e della Terrazza del Ravello Festival. Sponsorizzato dalla provincia di Salerno, dalla regione Campania e dalla Camera di Commercio, deve la sua organizzazione generale a Fabio Apicella e la direzione artistica a Gaspare di Lieto.
Il finale di questo festival decennale si annuncia così tutto latino ma soprattutto ricco di sorprese e di buona musica. Ci aspettiamo una serata magica accompagnata dal sax di un leader incontestato della musica afro-cubana come Sanchez, dai colori ritmici di Garay percussionista dalle mille sfaccettature, dalla batteria di un musicista come Berroa riconosciuto come uno dei migliori drummer dei nostri tempi e definito unico dalla leggenda del jazz Dizzy Gillespie e, per finire, non possiamo che chiudere gli occhi e sognare aspettando di udire la voce della Bridgewater che non ha certo bisogno di presentazioni. Lo spettacolo inizia con uno splendido ritmo brasiliano arrangiato magnificamente dal nostro Sanchez. " Let me" ci conquista subito con la sua complessità: i giochi di voce, quelli di ampio respiro jazzistico nel dialogo tra il sax e le percussioni e i ritmi samba scanditi così improvvisamente dal piano di Gomez. Bravi, siamo già tutti nel pieno del concerto! Allora Dee Dee
ferma gli applausi e ci presenta i suoi compagni d'avventura, il quintetto con il quale ha deciso di ‘condividere' questo viaggio nella musica latina e non. E' proprio lei ad usare alla fine del concerto questa parola:
"Siamo qua - dice - to share our music with you".
Dee Dee presenta sempre ogni brano ed è un piacere stare seduti ad ascoltare prima la storia della canzone e poi lasciarsi cullare dalla musica. Si prosegue con "Obsesion ", una composizione del portoricano Pedro Flores . Il ritmo di base è scandito nell'ombra dal grande Berroa ed è effettivamente ossessivo, incalzante nella parte centrale del pezzo per poi essere di nuovo sussurrato a pochi fraseggi dalla fine quando lo ascoltiamo risalire e definire la chiusura accompagnando il dialogo tra la voce e il sax.Si ritorna al Brasile con una canzone il cui vero nome è " Vera Cruz" ma che trascritta è diventata "Empty faces". I musicisti ci catapultano di colpo nel jazz sperimentale che grazie alla voce di Dee Dee si trasforma subito in swing e poi in un samba tra Gomez e Berroa….WOW! Lo grida per noi affannata alla fine del pezzo Dee Dee, e guardando il suo Sanchez Project dice:"Sì ragazzi, stasera siamo stati capaci di fare anche questo!!!""Sans savoir, sans problèmes, sans amour…." questa è " La Belle Vie" di Sacha Distel a cui il gruppo rende così omaggio dopo la sua recente scomparsa. Una splendida ballata, parentesi europea del latin landscape, con una melodia molto bella scandita come da copione dal sax e gentilmente accompagnata dalla voce.
Se il concerto terminasse ora non ci stupiremmo, abbiamo ascoltato ciò che avevamo da ascoltare… Il pubblico è, come dicono bene i francesi, 'dans tous ses états'!!! Chiedono, pretendono ancora musica. E' notte ormai, il mare è calmo e l'ora del battello che ci riporta a casa è quasi arrivata (al fine di evitare inutili ingorghi nella già difficile situazione costiera, l'organizzazione del festival, per le serate dei concerti, ha messo a disposizione alcuni battelli supplementari). C'è però ancora un brano: " Night in Tunisia " del grande Dizzy Gillespie. Generosa e doverosa la prestazione di Berroa che come dicevamo all'inizio era stato definito dallo stesso come "….the only Latin drummer in the world, in the history of American music that intimately knows both worlds: his native Afro-Cuban music as well as Jazz…". Impassibile davanti all'ammirazione in primis dei suoi colleghi in religioso silenzio accanto a lui sul palcoscenico, dotato di una tecnica perfetta, Ignacio Berroa ci rende partecipi di una grande scuola di improvvisazione jazzistica facendoci dimenticare che durante tutto il concerto era stato un puro accompagnatore. Generosi tutti ad offrirci alla fine un bis con la giocosa e famosa "My favorite thing" che ci riporta alla mente quelle travolgenti versioni incise da C oltrane nei primi anni '60.'Amazing!' - come direbbe da brava americana la nostra vocalist. Un concerto bello e coinvolgente e ci viene da dire appagati: noi c'eravamo a condividere con lei e i suoi musicisti queste pennellate di 'paesaggi latini'.
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