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Catania, Etnafest 2007
Dave Holland – contrabbasso Nella stracolma e ventilata sede all'aperto dell'Anfiteatro "Le Ciminiere" di Catania, ancora un capitolo della pregevole stagione concertistica di Etnafest 2007: il 5 luglio è stata la volta di uno dei gruppi jazz più noti del momento, il quintetto del contrabbassista Dave Holland. Holland vanta una splendida carriera musicale: protagonista alla fine degli anni ‘60 al fianco di Davis, ha poi sviluppato una lunga teoria di collaborazioni e un gran numero di progetti a suo nome, da dischi per contrabbasso e violoncello solo, a formidabili trii, quartetti e quintetti, fino alle più recenti esperienze per quintetto e big band.
Il gruppo esibitosi a Catania ha la medesima formazione presente sul più recente cd, l'eccellente "Critical Mass". L'ultimo arrivato - già dal 2003 -, il batterista Nate Smith, ha innanzi a sé una sfida pesante: non far rimpiangere il suo predecessore, Billy Kilson, un vero fuoriclasse. Smith, scoperto da Betty Carter e attivo anche nel settore del rhythm & blues e della black music, dimostra un buon affiatamento con gli altri componenti, e una solida tecnica e fantasia che lo rendono idoneo ad affrontare la sfida. Potter mostra da tempo pienissima maturità musicale, e affianca validamente Eubanks - che si conferma ancora una volta solista torrenziale, una vera forza della natura - in trascinanti duetti. Nelson è elemento centrale nell'economia della formazione, sostenendo armonicamente le composizioni, suonando poco la marimba – usata quasi esclusivamente per accompagnare e fornire colore ai brani - ma esibendo come sempre al vibrafono il suo fraseggio asciutto ed esente da inutili barocchismi. Il leader sostiene da par suo il lavoro dei colleghi, e si ricava spazi preziosi, introduzioni e assoli, esibendo una pronuncia chiarissima e un profondo senso della melodia e della costruzione architettonica. Nella musica del quintetto si mescolano, fino a trovare una sintesi densa di pregnante classicità, buona parte delle influenze che hanno interessato Holland come comprimario o protagonista nel corso della sua lunga carriera: dalla creatività davisiana, all'esperienza free con i Circle, quartetto con Braxton, Corea e Altschul, alle collaborazioni con Steve Coleman, al proprio fortunato quintetto degli anni '80. Dietro tutto si cela una concezione orchestrale della musica che non può che farsi risalire al grande modello mingusiano, e costituisce probabilmente la vera forza e la profonda motivazione del successo e della creatività del gruppo, insieme al peculiare gioco di sonorità che si innesta fra i fiati e il vibrafono, al perfetto equilibrio fra scrittura e improvvisazione, alla prassi di eseguire due o tre assoli in contemporanea. Il repertorio affrontato durante il concerto dal quintetto è ben conosciuto: si va da Ebb & Flo, da "Dream of the Elders", che vede Potter lanciarsi in un assolo di carica inesauribile al tenore, e si conclude su una libera e frenetica improvvisazione collettiva sulla coda del brano, al fortemente ritmato How's Never, da "Homecoming" del trio Gateway, con spazi per Nelson, scarno ed essenziale, Eubanks, con un lungo assolo di trombone, ricco di fantasia e verve ritmico-armonica, e Smith, che sfoggia inventiva e tecnica; ancora da "Dream of the Elders" The Winding Way, introdotto da un duetto trombone-sax soprano sostenuto dalla ritmica, con Potter che mostra una sonorità piena e priva di vibrato, seguiti da un assolo di vibrafono meditativo e assorto, costituito soprattutto da accordi, da un assolo del leader caratterizzato dalle consuete essenzialità, pulizia e semplicità e da una coda, ancora per i due fiati; e ancora Full Circle, una composizione di Eubanks contenuta nel più recente cd del gruppo, "Critical Mass", con spazi per Nelson, per un Potter forte e lirico e per il trombone; Amator Silenti, di Nelson, dallo stesso disco, brano d'atmosfera lenta e meditativa, tutto per vibrafono, con un'apertura in solitudine, poi sostenuto dal contrabbasso con l'archetto, e infine dai fiati, sfocia in una movimentata improvvisazione collettiva, che si stempera nella finale esposizione del tema; il conclusivo Prime Directive, dal cd omonimo inciso nel 1998, introdotto da un assolo del leader pieno di forza, intensità e cristallina chiarezza, si sviluppa sull'improvvisazione dei due fiati, che si rincorrono una simbiotica chase senza accompagnamento, che lascia senza fiato per sublime intensità, e si chiude su una coda fatta di stacchetti improvvisati, all'insegna del puro divertissement musicale, che vede scatenarsi la fantasia ritmica del batterista. Immancabile bis, richiesto a gran voce dal pubblico entusiasta, è Easy Did It, ancora dall'ultimo cd, dedicato alla popolazione di New Orleans colpita dalla tragedia dell'inondazione, una splendida occasione per una ultima felicissima improvvisazione collettiva di fiati e vibrafono. A margine va ricordato che
Holland
ha presentato ogni singolo brano prima di eseguirlo in un inglese chiarissimo, con
una palese dimostrazione di garbo, signorilità, simpatia, profondo rispetto per
il pubblico.
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