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I concerti del Centro d'Arte degli Studenti dell'Università di Padova
Franco D'Andrea Quartet

10 Gennaio 2006 - Piccolo Teatro, Padova
di Giovanni Greto

Un buon concerto seguito con attenzione in un 'Piccolo teatro' recentemente riassestato e dall'acustica più che dignitosa. Franco D'Andrea con discrezione inizia il suo set che durerà poco meno di 90 minuti. Brevi cenni d'intesa con i partners e la musica si sviluppa delicatamente, in un clima molto rilassato, ma con intelligenza, alternando momenti energici ad altri di estrema delicatezza. Le composizioni - 9 più due bis - sono tutte originali e spaziano dall'hard bop al jazz creativo e libero, sul solco del free jazz.

Una caratteristica di parecchi brani è la loro conclusione per così dire anticipata rispetto alle attese dello spettatore. Intendiamo dire che un brano, ad esempio, dopo l'esposizione tematica, viene arricchito da improvvisazioni che partono da un climax ascendente e poi discendente, c'è un abbassamento notevole del suono che sembra sfumare, allorchè riappare il tema, che cresce in intensità. Allora, quando si vorrebbe che il pezzo continuasse per un po', ecco che all'improvviso, seppur con impeccabile sincronia dei musicisti, esso finisce lasciando una sensazione di felice incompletezza.

Di D'Andrea pianista abbiamo apprezzato il suo essere non ridondante, sia nell'accompagnamento che nell'improvvisazione. La leggerezza nello stile in modo che pochi tocchi sono sufficienti a descrivere il pezzo. Il farsi da parte quando sono gli altri ad improvvisare, in una sorta di equa compartecipazione. Del compositore ammiriamo la lucidità, il saper dove si vuol arrivare, prendendo per mano il pezzo da un inizio, poniamo, libero, ad un tema ben ordinato, fino ad inserti che possono sembrare indipendenti, ma che hanno il merito di arricchire la composizione.

Buona la prova dei partners: Andrea Ayassot ai sassofoni contralto e soprano, sia negli episodi free, che bop e nelle calde ballad. Preciso Aldo Mella al contrabbasso, che ha anche iniziato un brano con un lungo assolo. Fantasioso Zeno De Rossi, che ha percosso una batteria Ludwig 'Vintage', ritagliandosi efficaci assolo e adoperando oggetti inconsueti come una catena sul rullante per creare sonorità diverse. Tecnicamente preparato sia con le bacchette, che con le spazzole - arrotolate a volte sullo snare - e con i mallets, usati sia nella parte del feltro che in quella del legno. Applausi, ma è un vero peccato che l'ubicazione del teatro, non contigua alle sedi universitarie cittadine, abbia allontanato il consueto nutrito pubblico studentesco.




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Data ultima modifica: 11/02/2008

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