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Maurizio Giammarco & Megatones
(tra scrittura e improvvisazione)
Milano, 1 ottobre 2005
di Bruno Gianquintieri

Il secondo concerto della XII^ edizione di "Atelier Musicale", organizzato a Milano dall'Associazione Culturale Secondo Maggio, ha ospitato il primo ottobre, Maurizio Giammarco & Megatones. Evento di indubbio interesse e curiosità, motivati, oltre che dalla levatura dei musicisti, Dario Cecchini (sax baritono e clarinetto), Pino Iodice (pianoforte e tastiera), Gianluca Renzi (contrabbasso), John Arnold (batteria) dal progetto di ricerca che Giammarco da tempo propone riguardante il rapporto tra "scrittura" e "improvvisazione". Progetto che prende spunto dal quesito già posto da Dave Liebman e cioè "che musica suonare dopo Coltrane?". Quesito che secondo Joachim -Ernst Berendt dovrebbe essere privo di soluzione in quanto secondo quest'ultimo il jazz è sinonimo di improvvisazione mentre la composizione implica l'esclusione dell'improvvisazione (come riportato nel volume Le Grand Livre du Jazz - edizione tradotta in fancese nel 1984).

Certo è che nonostante Berendt, la proposta di Giammarco risulta essere meritevole di attenzione e approfondimento. Dalle sue composizioni si coglie quel sottile "fil rouge" che in qualche modo lega i due elementi apparentemente inconciliabili anche se, qualche perplessità emerge soprattutto per la mancanza di istintività; suoni che sembrano essere "filtrati" dalla meditazione e dalla riflessione persino nelle esecuzioni in stile free che il gruppo elabora congiuntamente con maestria e padronanza.

Come dicevo, perplessità che risultano tuttavia attenuate grazie alla grande capacità del gruppo di esprimere un sound pieno e attraente, che stimola l'attenzione del pubblico partecipe, intento a cogliere le soluzioni proposte di "integrazione" degli elementi di cui si è trattato.

Sorprendente è il livello di intesa e di dialogo tra i musicisti, soprattutto nel corso delle esecuzioni di alcuni brani (Blues Violets, The Magic Page, Bossa Super Nova).

In conclusione penso che in ogni caso Giammarco sia riuscito a concretizzare la sua idea, più volte ribadita, circa la necessità per musicisti affermati, maturi e consapevoli, di proporre "qualcosa di spessore". L'interesse per questa idea, che grazie a Giammarco assume forma, sembra destare interesse anche fuori dall'Italia tanto che la nota rivista Jazz Hot ha pubblicato nel corso dell'estate una interessante intervista rilasciata dal compositore nella quale egli ha esposto ciò che in occasione del concerto si è ascoltato.






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Data ultima modifica: 05/01/2008

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