| |
Gianluca Petrella Bread and Tomatoes Trio
3 luglio 2007 - Parma
di Marco Buttafuoco
per gentile concessione de "L'informazione
di Parma"

Volendo cercare la chiave di lettura della splendida serata di jazz offerta
martedì 3 luglio 2007 dal Bread and Tomatoes Trio come apertura della rassegna
Nottetempo alla Casa della Musica,dovremmo arrivare al momento in cui il
leader Gianluca Petrella,
dopo un’ora abbondante di musica tesa, senza pause, mozzafiato, presenta i suoi
partner e confessa che ancora non sono stati trovati i titoli per i brani fino ad
allora eseguiti, tutti di loro composizione. Come dire: a tre anni dal nostro primo
concerto e in prossimità del nostro primo disco siamo ancora nel mezzo di un cammino
di ricerca e di elaborazione musicale. In effetti questa sensazione il trio l’aveva
proprio data fino ad allora: e che brivido per un appassionato, perché in questi
tempi in cui molti concerti e dischi di jazz fanno pensare al già sentito, questo
trio dà la certezza che il jazz, quello italiano in particolare, è vivo e vitale,
che ha ancora molto da dire. Certo, la musica di
Petrella
e soci è tutta nella tradizione afroamericana. Il trombone del leader improvvisa
sequenze che riportano alla mente il Duke Ellington del Cotton Club come
le marching band di New Orleans, il blues più disperato come l’hard bop più scabro
ed incalzante, il funky. Nelle tastiere di
Michele Papadia
risuonano, soprattutto nell’organo Hammond, la musica, non solo jazz, degli anni
'60 come certe atmosfere gospel. La batteria di Fabio Accardi riassume un
secolo di drumming jazzistico, anche se, almeno a giudizio di chi scrive, gli echi
più forti sono quelli del grande Elvin Jones ai tempi del quartetto con
Coltrane.
Grande importanza ha tuttavia nel sound di questo gruppo anche l’elettronica.
Sul palco un gran numero di scatole e scatolette, pedali e marchingegni di ogni
tipo. Apparecchiature che coadiuvano anche l'ottone di
Petrella,
con echi e distorsioni varie, così pure la batteria. Ma non è questo largo impiego
di tecnologie a dare la cifra stilistica all'esibizione dei tre. Il fatto è che
Petrella
sa dare alla sua formazione un proprio suono peculiare nel quale il vecchio spirito
del jazz si incontra perfettamente con la sperimentazione tecnologica. Certo le
sequenze nelle quali la voce ventosa dell'Hammond si incontra con il suono profondo,
di terra, del trombone, con quello legnoso dei tamburi e frusciante dei piatti possono
apparire più emozionanti di quelle in cui predomina l’elettronica. Ma
Petrella
sa rendere poetici anche i suoi giocattoli sonori, creando atmosfere insolite; a
volte lunari, in altri momenti addirittura africaneggianti.
Il segreto della perfetta riuscita di questo progetto sta nel fatto che
nessuna delle due anime del gruppo soffoca l'altra. Il concerto si sviluppa sul
filo di un equilibrio, non facile, ma sempre raggiunto, fra nuovo ed antico, fra
acustico ed elettronico, fra voglia di raccontare storie antiche e curiosità di
solcare orizzonti nuovi. Merito indubbiamente del leader, un musicista, non si dimentichi,
di soli trentadue anni.
Invia un commento
|
© 2000 - 2008 Tutto il materiale pubblicato su Jazzitalia è di esclusiva proprietà dell'autore ed è coperto da Copyright internazionale, pertanto non è consentito alcun utilizzo che non sia preventivamente concordato con chi ne detiene i diritti.
|
| |