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"Milestones..un Incontro di Jazz"
Alla XXXII Edizione del Notomusica Festival"
Noto - Chiostro San Domenico, 22 agosto 2007
di Giuseppe Mavilla

Si fa bene a dire: ...l'abito non fa il monaco! Il detto calza a pennello
anche in questa occasione, perché effettivamente l'incontro di Gino Paoli
con quattro musicisti di prima classe del jazz italiano non ha cambiato il valore
ne' aggiunto qualcosa di più alla inconfondibile e infinita bellezza delle sue canzoni.
E' stato un incontro di jazz come ce ne sono stati altri tra il grande patrimonio
della canzone italiana d'autore e non. Una via percorsa da tempo da parte di alcuni
musicisti nostrani che hanno capito che si poteva creare un filone tutto italiano
di jazz pescando nella nostra tradizione. Ed i riscontri ci sono e crescono ogni
volta di più, però questa volta è avvenuto il contrario, non più il refrain di un
vecchio brano che viene captato e utilizzato come punto di partenza per sviluppare
un'improvvisazione e dare così vita a qualcosa di totalmente diverso dall'originale.
In questo caso non è stata intaccata la struttura propria dei brani ma ne è stata
dilatata l'esecuzione con il coinvolgimento del suo stesso autore-interprete e i
quattro musicisti partecipanti all'incontro (Enrico
Rava,
Danilo
Rea, Rosario Bonaccorso e
Roberto
Gatto) che non hanno fatto altro che inventarsi piccole porzioni improvvisative
che hanno inframmezzato tra una strofa e l'altra con delicatezza, giocando esclusivamente
sui giri armonici delle melodie degli stessi brani.
Il frutto di questo incontro è prima di tutto l'album inciso per la
Blue Note durante una jam session alla quale si è aggiunto il trombettista
Flavio Boltro,
e poi un tour estivo in giro per l'Italia che li ha visti anche ospiti della XXXII
edizione di Notomusica, prestigioso festival fondato dal Maestro Corrado Galzio
che ogni anno riserva delle date del suo cartellone alla musica jazz. E nel cortile
del Chiosco di San Domenico, dove si svolge il Festival, sono arrivati in tanti
per l'evento che ha registrato il tutto esaurito, cultori del jazz curiosi di ascoltare
i quattro musicisti alle prese con il songbook della canzone d'autore di scuola
genovese e semplici amanti delle strofe immortali e senza tempo di Gino Paoli.
La selezione musicale è stata proposta con appropriata raffinatezza ed
eleganza con i quattro quasi ad accarezzare le già ampiamente conosciute melodie
ed un Paoli che sembrava vegliare con trepido sulla sorte delle sue canzoni
musicalmente affidate alle disquisizioni jazzistiche del superquartetto. In realtà
sono certo che di fatto Gino Paoli fosse compiaciuto e ammirato di come i
quattro avessero saputo musicalmente immedesimarsi nello spirito delle sue canzoni,
un tappeto di note dalle sonorità sicuramente più vicine al jazz che alla musica
leggera, sui cui si è adagiata la magnifica interpretazione dello stesso Paoli.
L'apertura è affidata a "Time After Time", della
coppia Sammy Cahn e Jule Styne, brano divenuto classico del jazz una volta eseguito
da Miles Davis. Poi via via arrivano "Sapore di sale"
che sembra non mostrare gli anni che ha, e ancora "La Gatta"
introdotta dal contrabbasso di Bonaccorso e caratterizzata dagli ironici
interventi alla tromba di
Rava,
"Senza Fine", "Che
Cosa c'è", "Quando" di Luigi Tenco,
che si presta all'accenno di un ritmo sudamericano, "Sassi"
che risulterà uno dei momenti più intensi della serata, interpretata in maniera
superba dai cinque con un moto di suoni e parole che sembrano ricreare i tumulti
di un amore, quello raccontato nel testo, ormai finito e irrecuperabile a cui però
non ci si vuole rassegnare. In questo brano come in altri è grande la prestazione
di
Danilo Rea che rivela, ancora una volta, la sua capacità di adattarsi
a qualsiasi circostanza musicale confermando, qualora ce ne fosse ancora bisogno,
le sue qualità.
Ottima la sezione ritmica, incantevole in "Il
cielo in una stanza" dove mantiene una base ritmica che non intacca l'atmosfera
eterea che questo brano ha sempre avuto. E poi non va dimenticato il contributo
fondamentale, non solo nei contrappunti, di un ispirato
Enrico Rava
che è sembrato divertito da questa esperienza. 90 minuti di concerto siglati, come
già il cd della Blue Note, con lo stesso nome, "Milestones", che
Miles Davis diede ad uno dei suoi album più significativi inciso con il sestetto
di cui facevano parte Cannonball Adderley,
John Coltrane,
Red Garland, Paul Chambers e Philly Joe Jones, quasi a sottolineare
la straordinarietà di questo incontro del quale era obbiettivamente impossibile
aspettarsi di più.
Legittimo chiedersi allora a che cosa e a chi è servito: certamente alla
Blue Note, in primo luogo, per la sua strategia commerciale, e di questo
non ci scandalizziamo, perché le vendite del cd stanno andando bene anche sulla
scia del successo delle esibizioni live di questa estate, ma l'incontro può essere
utile a far conoscere il jazz italiano e i suoi musicisti a chi si è sempre e solo
interessato di canzoni. E allora ben vengano questi incontri che possono far storcere
il naso a noi puristi, ma che possono risultare provvidenziali e non poco, alla
diffusione della musica jazz nel nostro paese.
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