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Jazz a Juan 2005
– Pinède Gould Keith Jarrett Giovedi 21 luglio 2005
Mare, cielo, cinquettii, cicale e ………Mr. Keith Jarrett che con un dolcissimo "Night And Day" accompagna i bagnanti che lasciano la spiaggia e si preparano per la serata per riscoprire e rivivere la storia d'amore tra il Maestro e la sua Pineta. "E' qui che ogni volta sento uno stato di serenità creativa. A Juan puoi giocare
con gli elementi della natura...il mare, la luce che cambia continuamente,
il canto delle cicale e anche la sirena dei pompieri….e tutto ciò mi fa sentire
a casa mia e il mio sentimento verso questo posto cresce sempre di più. Amo Juan''
così ha dichiarato nell'intervista rilasciata ad un importante giornale locale.
Ciò sin da subito sin da quel lontano 1966 quando
all'età di 21 anni si presentò per la prima volta
Tre pianoforti sul Podium attendono il Maestro che alle 18:00 in punto senza alcun tentennamento si dirige verso il giovane Steinway di Lyon, incontrato in uno degli ultimi concerti ed adottato. Gary Peacock con il suo fedele ‘Samuel' (nessun equivoco è il suo inseparabile contrabbasso sin dal lontano 1978 quando si incontrarono in Inghilterra) e il magico ed impalpabile Jack Dejohnette, fedeli e preziosi gregari, attendono il 'la' dal Maestro per una veloce equilibratura dei suoni. Un veloce 'medley' che incanta il pubblico assiepato dietro le transenne e mentre il mare comincia a dipingersi di rosso il trio abbandona la scena. Alle 20:15 i posti a sedere (2500) sono tutti occupati e oltre le transenne
è 'bagarre' per occupare posizioni di privilegio.
Per fortuna durante il check pomeridiano, sotto la spinta di una decisa sommossa (si fa per dire...) organizzata dai circa venti fotografi e giornalisti presenti (tra cui i sottoscritti), eravamo riusciti ad ottenere 15 min. per i nostri click (in posizione di totale controluce………!). Sono le ventuno in punto quando il presentatore chiede la 'standing ovation' per l'ingresso del trio che viene accolto in un tripudio di applausi e osannanti ovazioni. Solito rituale: un inchino e via per un concerto senza parole. La prima parte dura circa un'ora. Iniziano con un delicatissimo
But not for me dove però Peacock non sembra
a suo agio. Segue Some where(brano
mai inciso - così mi dice un appassionato e tuttologo di Jarrett) con un Dejohnette
che usa le spazzole come ali di farfalle…sublime - Sul terzo pezzo
Hallucinations
Un improvvisato 'blues' – sconosciuto a tutti – anima l'atmosfera. Ecco poi All the things you are e si comincia a volare...per poi chiudere la prima parte con un sostenuto Doxy, in equilibrio tra il melodico ed improvvise introduzioni nel 'free' - dove il Maestro, sempre rigorosamente con le spalle al pubblico, alterna improvvisi accompagnamenti gutturali a suoi quasi sensuali avvitamenti sul seggiolino, quasi a voler aiutare lo strumento a plasmare le sue note. Ma è nella seconda parte (durata circa mezz'ora) che il Trio ed il Maestro in particolare, infiammano la pineta: fluidità, miriadi di delicatissimi accenti ricercati nel più profondo della propria anima, fraseggi vertiginosi che accompagnano e si incanalano verso armonie vibranti, un susseguirsi di magici momenti rendono l'aria nella pineta quasi magica. La sensazione è di trovarsi all'interno di una fiaba…… "I'm going to laugh you right to my life", "I'm fool to want you" e l'ennesima reinvenzione di When I Fall In Love, momenti ed emozioni difficili da dimenticare anche per…le onde del mare che riprendono a respirare.
Sonny Rollins Venerdì 22 luglio 2005
Sul palco della "Pinède" il "Grande", per i puristi uno degli ultimi interpreti del "vero" jazz: Sonny Rollins, con una formazione di tutto rispetto: Clifton Anderson (tb), il sempre fedele Bob Cranshaw (b) Steve Jordan (d) Kimati Dinizulu (perc) ed il giovane Bobby Broom (g) molto coccolato da Rollins.
Ogni perplessità viene fugata ai primi attacchi nel concerto serale. Ecco
il grande Rollins, trasformato, grintoso, con il suo tenore francese Selmer
acquistato di seconda mano negli
Magiche sonorità, piene, potenti, tutte di un fiato...alla bellezza di 75 anni. Esecuzioni magnifiche all'altezza del personaggio, protagonista indiscusso del jazz moderno. Suoni pieni, ricchi di contaminazioni "latine", enfatizzate dalle maestose percussioni di Kimiti Dinizulu che fa magicamente apparire sul palco antichi, ancestrali ritmi afro. Particolarmente suggestiva risulta l'esecuzione di Stardurst, ben duettato da Anderson, con il palcoscenico inondato di luci, colori, il tutto coperto da un cielo pieno di stelle che si rispecchiano nell'inteso mare di Juan. Tra quelle Sonny sicuramente avrà riconosciuto la "Sua" stella Lucille che infonde ancora in lui forza, energia, vigore e creatività per appagare il suo irrefrenabile bisogno di continuare il percorso intrapreso tanti anni fa e che chissà ancora dove lo porterà. Stranamente questa sera le cicale nella Pinède sono silenziose. Chissà...anche loro forse ipnotizzate.
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