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Jazz a Juan 2005 – Pinède Gould
(di Patrizio e Bruno Gianquintieri)

Keith Jarrett
Giovedi 21 luglio 2005

Mare, cielo, cinquettii, cicale e ………Mr. Keith Jarrett che con un dolcissimo "Night And Day" accompagna i bagnanti che lasciano la spiaggia e si preparano per la serata per riscoprire e rivivere la storia d'amore tra il Maestro e la sua Pineta.

"E' qui che ogni volta sento uno stato di serenità creativa. A Juan puoi giocare con gli elementi della natura...il mare, la luce che cambia continuamente, il canto delle cicale e anche la sirena dei pompieri….e tutto ciò mi fa sentire a casa mia e il mio sentimento verso questo posto cresce sempre di più. Amo Juan'' così ha dichiarato nell'intervista rilasciata ad un importante giornale locale. Ciò sin da subito sin da quel lontano 1966 quando all'età di 21 anni si presentò per la prima volta con il quartetto di un tal Charles Lloyd. L'atto di grande amore quando nel 2002 registrò 'live' il suo "Up for it" (celebrazione del ventennio del trio) in questa pineta.

Tre pianoforti sul Podium attendono il Maestro che alle 18:00 in punto senza alcun tentennamento si dirige verso il giovane Steinway di Lyon, incontrato in uno degli ultimi concerti ed adottato. Gary Peacock con il suo fedele ‘Samuel' (nessun equivoco è il suo inseparabile contrabbasso sin dal lontano 1978 quando si incontrarono in Inghilterra) e il magico ed impalpabile Jack Dejohnette, fedeli e preziosi gregari, attendono il 'la' dal Maestro per una veloce equilibratura dei suoni.

Un veloce 'medley' che incanta il pubblico assiepato dietro le transenne e mentre il mare comincia a dipingersi di rosso il trio abbandona la scena.

Alle 20:15 i posti a sedere (2500) sono tutti occupati e oltre le transenne è 'bagarre' per occupare posizioni di privilegio. Purtroppo la Responsabile Stampa (ottima e funzionale l'Organizzazione) ci informa che è fatto divieto assoluto di scattare fotografie pena l'espulsione. L'unica autorizzata sarà la Signora Rose Anne Jarrett, la giovane moglie fotografa del Maestro (…ubi maior…..).

Per fortuna durante il check pomeridiano, sotto la spinta di una decisa sommossa (si fa per dire...) organizzata dai circa venti fotografi e giornalisti presenti (tra cui i sottoscritti), eravamo riusciti ad ottenere 15 min. per i nostri click (in posizione di totale controluce………!).

Sono le ventuno in punto quando il presentatore chiede la 'standing ovation' per l'ingresso del trio che viene accolto in un tripudio di applausi e osannanti ovazioni.

Solito rituale: un inchino e via per un concerto senza parole.

La prima parte dura circa un'ora. Iniziano con un delicatissimo But not for me dove però Peacock non sembra a suo agio. Segue Some where(brano mai inciso - così mi dice un appassionato e tuttologo di Jarrett) con un Dejohnette che usa le spazzole come ali di farfalle…sublime - Sul terzo pezzo Hallucinations (detto anche Budo dal suo autore Bud Powell) Peacock sembra svegliarsi e sfodera un'interpretazione all'altezza della situazione.

Un improvvisato 'blues' – sconosciuto a tutti – anima l'atmosfera.

Ecco poi All the things you are e si comincia a volare...per poi chiudere la prima parte con un sostenuto Doxy, in equilibrio tra il melodico ed improvvise introduzioni nel 'free' - dove il Maestro, sempre rigorosamente con le spalle al pubblico, alterna improvvisi accompagnamenti gutturali a suoi quasi sensuali avvitamenti sul seggiolino, quasi a voler aiutare lo strumento a plasmare le sue note.

Ma è nella seconda parte (durata circa mezz'ora) che il Trio ed il Maestro in particolare, infiammano la pineta: fluidità, miriadi di delicatissimi accenti ricercati nel più profondo della propria anima, fraseggi vertiginosi che accompagnano e si incanalano verso armonie vibranti, un susseguirsi di magici momenti rendono l'aria nella pineta quasi magica. La sensazione è di trovarsi all'interno di una fiaba…… "I'm going to laugh you right to my life", "I'm fool to want you" e l'ennesima reinvenzione di When I Fall In Love, momenti ed emozioni difficili da dimenticare anche per…le onde del mare che riprendono a respirare.

Sonny Rollins
Venerdì 22 luglio 2005

Sul palco della "Pinède" il "Grande", per i puristi uno degli ultimi interpreti del "vero" jazz: Sonny Rollins, con una formazione di tutto rispetto: Clifton Anderson (tb), il sempre fedele Bob Cranshaw (b) Steve Jordan (d) Kimati Dinizulu (perc) ed il giovane Bobby Broom (g) molto coccolato da Rollins.

"L'Uomo", venuto dalla Pennsylvania, durante il check appare poco disposto a concedersi; spalle rigorosamente verso la platea e fotografi che sgomitano per cercare di catturare qualche immagine in controluce! L'incedere verso il palco e sul palco è appesantito ed incerto; lo sguardo è profondamente triste. Chissà forse il suo pensiero è rivolto alla Sua compagna Lucille, con lui nel 2004, musa ispiratrice, scomparsa fisicamente lo scorso novembre anche se spiritualmente sempre presente al suo fianco. Come egli stesso dichiara nel corso della conferenza stampa i bagagli di Lucille viaggiano ancora con lui e il suo sax 'Colossus'.

Ogni perplessità viene fugata ai primi attacchi nel concerto serale. Ecco il grande Rollins, trasformato, grintoso, con il suo tenore francese Selmer acquistato di seconda mano negli USA venti anni fa e mai più abbandonato: parte integrante del suo corpo e unico mezzo per esprimere la sua anima. Alla sua apparizione il pubblico sembra ipnotizzato.

Magiche sonorità, piene, potenti, tutte di un fiato...alla bellezza di 75 anni. Esecuzioni magnifiche all'altezza del personaggio, protagonista indiscusso del jazz moderno.

Suoni pieni, ricchi di contaminazioni "latine", enfatizzate dalle maestose percussioni di Kimiti Dinizulu che fa magicamente apparire sul palco antichi, ancestrali ritmi afro.

Particolarmente suggestiva risulta l'esecuzione di Stardurst, ben duettato da Anderson, con il palcoscenico inondato di luci, colori, il tutto coperto da un cielo pieno di stelle che si rispecchiano nell'inteso mare di Juan. Tra quelle Sonny sicuramente avrà riconosciuto la "Sua" stella Lucille che infonde ancora in lui forza, energia, vigore e creatività per appagare il suo irrefrenabile bisogno di continuare il percorso intrapreso tanti anni fa e che chissà ancora dove lo porterà.

Stranamente questa sera le cicale nella Pinède sono silenziose. Chissà...anche loro forse ipnotizzate.





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Data ultima modifica: 05/01/2008

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