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Jazz in Parco XI Edizione "Oltre il Jazz"
Castello Fienga-Nocera Inferiore, 1-6 luglio 2008
di Luigi Spera

Allargare gli orizzonti, spingere un po' più in là il confine costituito dalla consuetudine e della tradizione. Andare un passo oltre il Jazz più tradizionale nei colori e nel linguaggio, mantenendo però un altissimo livello musicale, di spettacolo e di arte. Questo l'intento degli organizzatori di Jazz In Parco, che per l'XI edizione del festival di Castello Fienga a Nocera Inferiore, sono riusciti a mettere in cornice una rassegna in quattro giorni di eccellente musica.

A
tagliare i nastri di partenza quest'anno sono stati Susanna Stivali e Gianluca Renzi. Un duo dal fraseggio jazzistico che una con voce e contrabbasso a intersecarsi, hanno creato una bella atmosfera all'interno del cortile di Palazzo Fienga. Entrambi molto dotati, i due musicisti hanno anche fatto un uso discreto e piacevole di effetti, con le registrazioni ad accavallarsi, e su cui far volare nuove improvvisazioni. Renzi da parte sua ha mostrato grande gusto e tecnica, in scomposizione e negli speditissimi assoli. Scale talvolta cantate al microfono in contemporanea all'esecuzione. Molto profonda poi la voce della Stivali, che con un timbro molto versatile è riuscita a viaggiare sul palco tra le varie sonorità prodotte. Scambio, gioco e ricerca durante la performaces, hanno mostrato poi grande affiatamento tra i due.

Davanti a un pubblico decimato dalla pioggia poi, l'esibizione, nella seconda parte della serata del trio Afro-Franco-Americano composto Gerald Toto, Lokua Kanza e da quello che è riconosciuto come uno dei migliori bassisti al mondo, Richard Bona. Il progetto dei tre è molto interessante. Estetica, tecnica e viaggio alle radici del ritmo e della musica africana si fondono in un unico coro. Le improvvisazioni e le voci dei tre si amalgamano con grande leggiadrìa. Bassi, acuti e salti di volume che trasportano direttamente nel continente nero. Un elemento questo imprescindibile per i tre, tutti di origine africana. Il timbro più afro negli acuti e nel linguaggio è quello del congolese Lokua. Quella di Toto è invece una voce più sofisticata, molto precisa ed emozionante in ogni vibrazione. Chi sul palco sembra nato per starci è Richard Bona. La sua voce, più scura e pure sempre candida e gustosa, si alterna con il basso. Pur senza 'sparare' scale o dimostrare di avere un fraseggio inarrivabile per i più, aggrappato allo strumento Bona emana grandissime 'finezze'. I tre sono stati affiancati da un ottimo gruppo di musicisti. Alla batteria il cubano Ernesto Simpson, con un goove e delle ritmiche tipiche della sua terra, accresce il senso di internazionalismo del gruppo, formatosi quasi per caso lo scorso anno. Le accelerazioni di dinamiche e tempi, offrono un sostrato molto sicuro su cui, tra funky e spruzzate reggae, le voci si intrecciano in un modo assolutamente emozionante. Per uno spettacolo che rapisce letteralmente l'ascoltatore.

Il suo zampino è sparso nelle composizioni di mezzo mondo. Tra la musica latino americana, la bossa nova, il funky, la musica classica e lo swing e jazz nordamericano. Il suo passaggio a Jazz in parco non è passato inosservato. Si tratta del maestro Eumir Deodato, pianista, compositore e arrangiatore brasiliano che a Nocera ha aperto, in esclusiva nazionale, il nuovo tour con il progetto European Express. Al castello Fienga nella seconda serata di festival è così giunto arrembante il funky. Questo il linguaggio del gruppo, formato tutto da italiani e dal percussionista italocubano Josè Antonio Molina. Il chitarrista Riccardo Onori si è mostrato elemento di punta della selezione del carioca Deodato. Molto 'saporito' dotato di un sound latino, con gli effetti che riportano alla chitarra cubana tipica del son. Sempre però con quella chiara influenza USA. Ricco utilizzo del Ua-Ua, come da sempre voluto da Deodato che della crescita di questo tipo di scelte musicali ha fatto la sua bandiera soprattutto all'inizio degli anni '70 in America. E l'aria che si respira al concerto è molto spesso quella dei seventies, delle spiagge della California e delle caotiche strade newyorchesi. Con una scelta sempre tendenzialmente tonale il maestro alle tastiere dirige bene i suoi. In chiusura di concerto la sua famosa versione dell'Ave Maria di Schubert. Semplicemente bella, con la chitarra che si piega a un blues più tirato ed emozionale.

Il Jazz più tradizionale, seppure in chiave principalmente modernista, arriva quest'anno con Jerry Popolo. Il sassofonista compositore salernitano, in apertura della terza serata della rassegna, con la presentazione del suo nuovo album "Optimum", ha portato per mano il pubblico verso il jazz tipico dei club. Affiancato da due delle colonne portanti del Jazz Italiano come Dario Deidda al basso e da Giampiero Virtuoso alla batteria, e dal pianista Julian Oliver Mazzariello, l'artista ha regalato una serata molto piacevole. Il buon talento compositivo di Popolo risulta evidente. Il basso di Deidda si innesta con grande decisione e gusto nella composizione per il piano. Scale espressive e gradevoli, modali più che tonali. L'emozione della scrittura vien poi tutta fuori attraversano il Sax di Jerry Popolo. Tocco di classe nel concerto il grandissimo Dario Deidda. Con un lungo assolo il bassista riesce a dialogare utilizzando il suo strumento con l'anima, toccando le corde come fossero un tutt'uno con il corpo, tale la padronanza, tra armonici, scomposizioni ed espressività musicale. Il tutto appoggiato sui ritmi della batteria di Virtuoso, sempre molto deciso e con un tocco riconoscibile e piacevole che mai va oltre il limite del buon gusto.

Sentire la voce di Chiara Civello che si fonde nelle note del piano con le sue arpeggiate alla chitarra è una cosa che emoziona davvero. La voce caldissima e profonda dell'artista romana, newyorchese d'adozione, tocca le corde dell'amore e travolge il pubblico indistintamente. La cantante compositrice e polistrumentista di appena 30 anni ha presentato a Nocera in anteprima il suo nuovo album, dando il via al tour europeo. Il secondo cd della talentuosa artista "The space between", è un album più intimista e molto sentimentale. Un lavoro in cui è cambiato anche l'approccio a una serie di suoni, sostituendo il basso elettrico con il contrabbasso e con l'inserimento della fisarmonica, che fa vibrare nell'aria note di grande impatto. Il tutto arricchito dalle armonie del vibrafono, strumento davvero di grande sensazione, molto presente anche nell'album. Lo stesso gusto del vibrafono si trasmette poi al flauto e alla batteria. Sul palco, ad alternarsi ai vari strumenti, vi è il molto dotato Yusuke Yamamoto. Ogni pezzo è ricco di emozioni e spunti musicali. Il top si raggiunge con Isola, pezzo scritto dalla Civello con l'attore Rocco Papaleo a Stromboli. Lungi dall'essere molto soft, album e il live sono ricchi anche di contaminazioni ritmiche dalle dinamiche più forti. Come il caso dell'irriverente contributo della musica brasiliana, cui l'artista si è lungamente dedicata come interprete, prima di tuffarsi nell'esperienza cantautoriale. Sul palco Chiara Civello si lascia travolgere dai ritmi mostrando una sensualità davvero ineludibile. E tra piroette e danze varie, suona campane e sheaker per accompagnare i suoi musicisti negli assoli. Davvero un gran talento sbocciato da non molto e destinato a colorare la scena internazionale tra pop, jazz e musica d'autore per lungo tempo.

A testimonianza del grande fermento Jazz in provincia di Salerno e dell'importante produzione artistica dell'ultimo periodo roseo, nell'ultima serata di Jazz In Parco, un altro ensemble salernitano ha presentato un disco. A salire sul palco sono stati i musicisti del Trio di Salerno, Sandro Deidda, Aldo Vigorito e Guglielmo Guglielmi, che hanno presentato "Cantabile", un album davvero imponente composto da temi nuovi e da brani composti dagli stessi musicisti, affiancati a standard e pezzi riarrangiati come nel brano Coimbra, arrangiato dal brasiliano Cesar Camargo Mariano. Ritmi, scale e note vengono fuori con grande pathos dalle mani e dagli strumenti dei tre, che mostrano anche grande affiatamento. Particolarmente gradevole "Cavallo Marino", composizione di Aldo Vigorito. Pezzo molto suggestivo e intimo che oltre alla maturità compositiva mostra un'espressività armonica enorme da parte di Vigorito. I giri del suo contrabbasso sono sempre emozionanti e fanno da sostrato deciso, uniforme e ricco per gli altri. In questo pezzo però a dare il meglio è anche lo stesso Deidda con sax soprano, più gustoso che con il tenore. Una sicurezza poi il piano di Guglielmi, gradevole ed espressivo come pochi.

Il gran finale è stato veramente tale. Con il pubblico in deliro e con difficoltà evidenti a rimanere incollati alle poltrone di fronte all'energia dei Manhattan Transfer. Jazz, Blues, swing e tanta celerità sul palco, a dare un effetto musical, insito del dna degli artisti, che a Nocera hanno festeggiato il 35esimo anniversario di carriera. Quello dei Manhattan Transfer è stato veramente uno spettacolo cool. A impressionare sono state soprattutto le anime femminili del quartetto di voci. Janis Siegel, con una capacità sorprendente di passare dal falsetto al tono normale, ha stregato il pubblico. Una voce eccezionale e di rara bellezza. Assolutamente non da meno la capacità di Cheryl Bentyne, lei che ha cantato anche con uno dei massimi miti del jazz di tutti i tempi, Ella Fitzgerald, ha arricchito le sonorità dei tre con un gusto jazz assolutamente impressionante. Suoi gli assoli più belli in 'scat', come quando la sua voce si è fatta acuta e sottile e le labbra appoggiate al microfono sono diventate una tromba suonata in sordina. Il tutto per un effetto spettacolare e musicalmente di gran rilievo. Gli uomini, che ai cori affiancano anche canzoni da "crooner" più soft e melodiche, sembrano essere un po' in affanno, in virtù dei 67 anni di Tim Hauser e dei 69 di Alan Paul. La tecnica e l'esperienza però fanno si che il fascino non ne risenta. Grazie all'appoggio di musicisti molto validi, con gusto e grande raffinatezza i Manhattan Transfer hanno riproposto brani spaziando tra diversi linguaggi. Dal jazz alla musica brasiliana cui, oltre ad aver dedicato un album, hanno anche dato gran rilievo nel concerto di Castello Fienga, tra assoli, canzoni soliste e effetti corali davvero molto belli. Ospite d'eccezione poi, a sorpresa per il pubblico, Sandro Deidda. Il sassofonista salernitano che ha suonato per 4 tour con i Manhattan Transfer, ha affiancato gli artisti per tre brani, infiammando ulteriormente la platea.

Nessun modo migliore questo per chiudere una rassegna come quella di Jazz In Parco 2008, che ha regalato grande emozione agli appassionati di musica senza steccati e meno inclini a inquadrare in una gabbia una delle arti che meno possono essere costrette in una definizione univoca.






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Looking for the right line (Gianluca Renzi)

04/01/2004

Intervista a Aldo Vigorito: "Sono uno con le orecchie molto aperte; un musicista che desidera ancora imparare da ciò che mi circonda...In me convivono molte anime; non amo la staticità. ". (Massimiliano Cerreto)

28/12/2003

Napolitanìa (Aldo Vigorito)





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Data pubblicazione: 10/08/2008

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