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Jazz al Metropolitan
Palermo, 30 gennaio e 6 marzo 2006
di Antonio Terzo
foto di Fabio Stassi


Danza di una Ninfa - Tributo a Luigi Tenco

Enrico Pieranunzi – Ada Montellanico
con Fabrzio Bosso, Luca Bulgarelli, Walter Paoli


A tribute to Miles Davis '64 / '68
Roberto Gatto Special Quintet
con Dado Moroni, Daniele Scannapieco, Flavio Boltro, Rosario Bonaccorso

Anche quest'anno la rassegna Jazz al Metropolitan organizzata per il quarto anno consecutivo dall'omonimo cineteatro di Palermo – per la direzione artistica di Tonino Di Patti, uno dei fratelli proprietari della struttura che vanta essere il più grande teatro privato palermitano – presenta un cartellone di musica jazz d'alto livello. Ne sono dimostrazione i concerti fin qui tenutisi, due dei quali espressione di quanto di meglio proponga attualmente la scena jazzistica italiana.

Ha ormai fatto il giro di tutta l'Italia, dal debutto ad "Umbria Jazz '05" special guest il grande fiatista Paul McCandless, passando per il Festival di Roccella Jonica, attraverso teatri e club di tutta la penisola: Danza di una Ninfa - Tributo a Luigi Tenco, il concerto ideato, con tanto di "benedizione" della famiglia del cantautore alessandrino, da Enrico Pieranunzi – recentemente dichiarato miglior musicista jazz europeo con il "Jazz in Europe Award 2005" – ed Ada Montellanico, continua a mietere successi in tutte le vesti che via via assume, compresa, ovviamente, quella discografica (Egea, altrettanto ovviamente!). Questa volta è la "Sala verde" del Metropolitan ad ospitarne le musiche, in una combinazione più intimistica rispetto alla situazione "a più voci" di Roccella Jonica, la scorsa estate: in quella, Gabriele Mirabassi e Bebo Ferra – insieme a Marco Loddo al contrabbasso e Michele Rabbia alla batteria – affiancarono pianista ed interprete contribuendo all'enfasi della serata di Gerace; a Palermo sono invece "soltanto" la tromba ed il flicorno di Fabrizio Bosso a rendere raccolte le sfumature delle composizioni musicali della coppia "jazzartistica" Pieranunzi-Montellanico. Blueseggiante l'introduzione solitaria di Pieranunzi cui si sovrappongono gli altri, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Walter Paoli alla batteria ed il citato Bosso, quindi la singer romana, che su quell'atmosfera quasi minimale avvia Ho capito che ti amo, scortata dal contrappunto della tromba, inappuntabile come sempre, quindi il melodico apporto del piano. Ed in effetti, i sonori attacchi della Montellanico se da un lato ne caratterizzano lo stile personale, dall'altro, talvolta, risultano troppo marcati nel loro continuo appoggiarsi sui movimenti in levare, lasciando l'ascoltatore attratto e sperso allo stesso tempo.

Segue un arioso 3/4, Da quando, musica composta dalla stessa vocalist, soffusa la cornice del flicorno che indugia su spezzoni di scale piuttosto che articolare variazioni sulla melodia. Al contrario Pieranunzi si alterna, in combutta con il contrabbasso di Bulgarelli, nel riformulare le note del motivo. Dopo la breve presentazione del progetto ad opera del pianista romano, un "valzer swingoso" come lo definisce, Che cos'è, un proprio omaggio – sia musica che parole – a Tenco, con un obbligato d'effetto all'unisono fra la Montellanico e Bosso. Ma non nuova alla musica del cantautore di Cassine, la cantante propone Se sapessi come fai, dal cd "L'altro Tenco" (Philology 1996), trattata in chiave ironica – per sdrammatizzarne la portata – persino nelle molteplici variazioni di ritmo. E ancora Il tempo passò, delicatissima e poetica nelle dita di Pieranunzi, sia come fidato accompagnatore che quale raffinato solista, lo splendido arrangiamento di Mia cara amica (autore ancora Pieranunzi), fino all'imprescindibile Mi sono innamorato di te, sibilante e notturna la sordina di tromba, buona l'interpretazione della Montellanico, seguita da un puntualissimo assolo del maestro, quasi un samba lento, con cui questo capolavoro della musica viene riscattato dalle versioni da piano-bar cui spesso è stato costretto. L'ultimo brano è O me, testo di Tenco, musica di Pieranunzi, in "stile Broadway", brioso nella coda percussionistica di Paoli e Bulgarelli che pulsano sotto lo scat della vocalista. Il bis è rimesso a È da "Suoni modulanti" (2001), di notevole intensità l'enunciazione del flicorno, nonostante Bosso fosse senza spartito.

Certamente altra musica – proprio il caso di dirlo – è quella presentata dal felino nazionale delle bacchette, Roberto Gatto, in tributo al "secondo storico quintetto" di Miles Davis, operante negli anni dal '64 al '65 e formato da quelle che sono in seguito divenute figure templari del jazz di tutti i tempi: i saxtenoristi George Coleman e Wayne Shorter (avvicendatisi a fianco del nume nero dal '63 al '64, come documentano le registrazioni della Columbia in "Seven Steps"), il pianista Herbie Hancock, il contrabbassista Ron Carter ed il batterista Tony Williams. E proprio per ricercare la stessa carica emotiva e freschezza musicale, il batterista capitolino chiama a sé i più apprezzati ed affermati giovani jazzisti fra i connazionali: Daniele Scannapieco, sassofonista tra i più apprezzati della sua generazione, Flavio Boltro, uno dei trombettisti più interessanti della scena europea, noto anche ai frequentatori di sale cinematografiche dacché sua è la tromba nel film di Pupi Avati "Ma quando arrivano le ragazze?" (sebbene nell'iniziale "Concerto in Mi maggiore per tromba e orchestra" di Johan Nepomuk Hummel il solista sia invece Andrea Dell'Ira), Dado Moroni, fra gli italiani il pianista jazz più richiesto in Europa ed America per la sua tecnica cristallina, e Rosario Bonaccorso, siciliano, corda vibrante di moltissime formazioni (da Stefano Di Battista a Lucio Dalla, da Enrico Rava a Gino Paoli).

Per l'ultima tappa del lungo tour appena concluso – ad una settimana esatta dalla scomparsa di un grande del jazz siciliano, il vibrafonista Enzo Randisi, doverosamente ricordato dal giornalista-presentatore Gigi Razete –, Gatto offre insieme ai suoi fidi un concerto all'altezza delle aspettative, con un jazz "d'origine controllata" come davvero da tempo non si ascoltava. L'excursus attraverso quelli che furono i principali successi di quel quintetto lo attesta: apertura affidata a Joshua, frasi lunghe nelle scale di Boltro, in un continuo dialogo con il piano a sua volta sorretto dai piatti di Gatto, in ottima intesa. Ancora più in parte Scannapieco, sotto il cui periodare diradato si scorge il contrabbasso di Bonaccorso. Spazzole per There's no greatest love, sordina per Boltro, non sempre intelligibile il suo discorso, lucidissimo Scannapieco, sciolto il suo fraseggio, brillanti i costrutti ritmici del leader. In magnifica forma Moroni, mentre qualche problema di amplificazione disturba Bonaccorso che comunque rilascia un grande assolo doppiato anche a voce. Simmetrie interattive di quattro battute fra il drummer ed i solisti, fino al turn-around finale.

Introduzione libera di Gatto incalzato dal contrabbasso, poco "udibile" – purtroppo – il suo caratteristico disegno in Footprints, corposo il timbro di Scannapieco, squilla bene adesso la tromba di Boltro sopra la scansione raddoppiata di Bonaccorso: sul tema l'improvvisazione di quest'ultimo, il cui fascino è sottolineato dall'applauso della platea. Dado Moroni segue di presso il fill di Gatto: spettacolare sintesi di ritmo ed energia, meditativo il contributo solistico del pianista. Quindi Stella by starlight, struggente la tromba, ampio il pendolo delle cadenze sul piatto chiodato e le spazzole, quindi, anticipata dalla "sigletta" le cui diverse versioni sono individuate come The theme, Go-Go o ByeBye, una pausa per le presentazioni da parte del batterista, che non manca di annunciare l'imminente uscita del cd in cui sono incise le gesta "milesiane" di questo quintetto di prodi.

Ultime battute lasciate ad una pregevole All Blues, in cui, come da originale, il tenore raddoppia la voce del contrabbasso, per poi distaccarsene dando vita ad un intervento rallentato, cerebrale ma altamente trascinante, che poco a poco si infittisce per divenire bruciante sul finale. Pacato Moroni sull'intenso climax creato dal resto della ritmica. Vivace, brillante, coinvolgente Seven Steps, note liquide del tenorsax di Scannapieco, cui risponde l'argento vivo di Boltro, ottimo ancora Moroni accentato dai tamburi di Gatto: l'ultimo break, di gran mestiere, è di Gatto, che si abbandona a diverse figurazioni. Quindi la sigletta annuncia la conclusione, ma anche l'immancabile bis, richiesto al fragore di un lunghissimo applauso: So What, che permette ancora una volta a tutti di mettere in luce la propria personalità e valenza solistica.


 

 




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