Anche
quest'anno la rassegna
Jazz al Metropolitan
organizzata per il quarto anno consecutivo dall'omonimo cineteatro di Palermo –
per la direzione artistica di Tonino Di Patti, uno dei fratelli proprietari
della struttura che vanta essere il più grande teatro privato palermitano – presenta
un cartellone di musica jazz d'alto livello. Ne sono dimostrazione i concerti fin
qui tenutisi, due dei quali espressione di quanto di meglio proponga attualmente
la scena jazzistica italiana.
Ha ormai fatto il giro di tutta l'Italia, dal debutto ad "Umbria
Jazz '05" special guest il grande fiatista Paul McCandless,
passando per il Festival di Roccella Jonica,
attraverso teatri e club di tutta la penisola:
Danza di una Ninfa - Tributo a Luigi
Tenco, il concerto ideato, con tanto di "benedizione" della famiglia
del cantautore alessandrino, da
Enrico
Pieranunzi – recentemente dichiarato miglior musicista jazz europeo
con il "Jazz in Europe Award 2005" –
ed
Ada Montellanico,
continua a mietere successi in tutte le vesti che via via assume, compresa, ovviamente,
quella discografica (Egea, altrettanto
ovviamente!). Questa volta è la "Sala verde" del Metropolitan ad ospitarne
le musiche, in una combinazione più intimistica rispetto alla situazione "a più
voci" di Roccella Jonica, la scorsa
estate: in quella, Gabriele Mirabassi e
Bebo Ferra
– insieme a Marco
Loddo al contrabbasso e Michele Rabbia alla batteria – affiancarono
pianista ed interprete contribuendo all'enfasi della serata di Gerace; a Palermo
sono invece "soltanto" la tromba ed il flicorno di
Fabrizio Bosso
a rendere raccolte le sfumature delle composizioni musicali della coppia "jazzartistica"
Pieranunzi-Montellanico.
Blueseggiante l'introduzione solitaria di
Pieranunzi
cui si sovrappongono gli altri, Luca Bulgarelli al contrabbasso,
Walter Paoli alla batteria ed il citato
Bosso,
quindi la singer romana, che su quell'atmosfera quasi minimale avvia
Ho capito che ti amo, scortata
dal contrappunto della tromba, inappuntabile come sempre, quindi il melodico apporto
del piano. Ed in effetti, i sonori attacchi della
Montellanico
se da un lato ne caratterizzano lo stile personale, dall'altro, talvolta, risultano
troppo marcati nel loro continuo appoggiarsi sui movimenti in levare, lasciando
l'ascoltatore attratto e sperso allo stesso tempo.
Segue un arioso 3/4,
Da quando, musica composta dalla stessa vocalist, soffusa la cornice
del flicorno che indugia su spezzoni di scale piuttosto che articolare variazioni
sulla melodia. Al contrario
Pieranunzi
si alterna, in combutta con il contrabbasso di Bulgarelli, nel riformulare
le note del motivo. Dopo la breve presentazione del progetto ad opera del pianista
romano, un "valzer swingoso" come lo definisce,
Che cos'è, un proprio omaggio
– sia musica che parole – a Tenco, con un obbligato d'effetto all'unisono fra la
Montellanico
e Bosso.
Ma non nuova alla musica del cantautore di Cassine, la cantante propone
Se sapessi come fai, dal
cd "L'altro Tenco" (Philology 1996),
trattata in chiave ironica – per sdrammatizzarne la portata – persino nelle molteplici
variazioni di ritmo. E ancora Il
tempo passò, delicatissima e poetica nelle dita di
Pieranunzi,
sia come fidato accompagnatore che quale raffinato solista, lo splendido arrangiamento
di Mia cara amica (autore
ancora
Pieranunzi), fino all'imprescindibile
Mi sono innamorato di te,
sibilante e notturna la sordina di tromba, buona l'interpretazione della
Montellanico,
seguita da un puntualissimo assolo del maestro, quasi un samba lento, con cui questo
capolavoro della musica viene riscattato dalle versioni da piano-bar cui spesso
è stato costretto. L'ultimo brano è
O me, testo di Tenco, musica
di Pieranunzi,
in "stile Broadway", brioso nella coda percussionistica di Paoli e Bulgarelli
che pulsano sotto lo scat della vocalista. Il bis è rimesso a
È da "Suoni
modulanti" (2001), di notevole intensità
l'enunciazione del flicorno, nonostante Bosso fosse senza spartito.
Certamente
altra musica – proprio il caso di dirlo – è quella presentata dal felino nazionale
delle bacchette,
Roberto
Gatto, in tributo al "secondo storico quintetto" di Miles Davis,
operante negli anni dal '64 al
'65 e formato da quelle che sono in seguito
divenute figure templari del jazz di tutti i tempi: i saxtenoristi George Coleman
e
Wayne Shorter (avvicendatisi a fianco del nume nero dal
'63 al '64,
come documentano le registrazioni della Columbia in "Seven Steps"), il pianista
Herbie Hancock, il contrabbassista Ron Carter ed il batterista
Tony Williams. E proprio per ricercare la stessa carica emotiva e freschezza
musicale, il batterista capitolino chiama a sé i più apprezzati ed affermati giovani
jazzisti fra i connazionali: Daniele Scannapieco, sassofonista tra
i più apprezzati della sua generazione,
Flavio Boltro,
uno dei trombettisti più interessanti della scena europea, noto anche ai frequentatori
di sale cinematografiche dacché sua è la tromba nel film di Pupi Avati "Ma
quando arrivano le ragazze?" (sebbene nell'iniziale "Concerto in Mi maggiore
per tromba e orchestra" di Johan Nepomuk Hummel il solista sia invece Andrea
Dell'Ira),
Dado Moroni, fra gli italiani il pianista jazz più richiesto
in Europa ed America per la sua tecnica cristallina, e Rosario Bonaccorso,
siciliano, corda vibrante di moltissime formazioni (da Stefano Di Battista a Lucio
Dalla, da Enrico
Rava a Gino Paoli).
Per l'ultima tappa del lungo tour appena concluso – ad una settimana
esatta dalla scomparsa di un grande del jazz siciliano, il vibrafonista
Enzo Randisi,
doverosamente ricordato dal giornalista-presentatore Gigi Razete –,
Gatto
offre insieme ai suoi fidi un concerto all'altezza delle aspettative, con un
jazz "d'origine controllata" come davvero da tempo non si ascoltava. L'excursus
attraverso quelli che furono i principali successi di quel quintetto lo attesta:
apertura affidata a Joshua,
frasi lunghe nelle scale di
Boltro,
in un continuo dialogo con il piano a sua volta sorretto dai piatti di
Gatto,
in ottima intesa. Ancora più in parte Scannapieco, sotto il cui periodare
diradato si scorge il contrabbasso di Bonaccorso. Spazzole per
There's no greatest love,
sordina per
Boltro,
non sempre intelligibile il suo discorso, lucidissimo Scannapieco, sciolto
il suo fraseggio, brillanti i costrutti ritmici del leader. In magnifica
forma Moroni,
mentre qualche problema di amplificazione disturba Bonaccorso che comunque rilascia
un grande assolo doppiato anche a voce. Simmetrie interattive di quattro battute
fra il drummer ed i solisti, fino al turn-around finale.
Introduzione libera di
Gatto
incalzato dal contrabbasso, poco "udibile" – purtroppo – il suo caratteristico disegno
in Footprints, corposo il timbro di Scannapieco,
squilla bene adesso la tromba di
Boltro
sopra la scansione raddoppiata di Bonaccorso: sul tema l'improvvisazione
di quest'ultimo, il cui fascino è sottolineato dall'applauso della platea.
Dado Moroni
segue di presso il fill di
Gatto:
spettacolare sintesi di ritmo ed energia, meditativo il contributo solistico del
pianista. Quindi Stella by starlight,
struggente la tromba, ampio il pendolo delle cadenze sul piatto chiodato e le spazzole,
quindi, anticipata dalla "sigletta" le cui diverse versioni sono individuate come
The theme,
Go-Go o
ByeBye, una pausa per le
presentazioni da parte del batterista, che non manca di annunciare l'imminente uscita
del cd in cui sono incise le gesta "milesiane" di questo quintetto di prodi.
Ultime battute lasciate ad una pregevole All
Blues, in cui, come da originale, il tenore raddoppia la voce del contrabbasso,
per poi distaccarsene dando vita ad un intervento rallentato, cerebrale ma altamente
trascinante, che poco a poco si infittisce per divenire bruciante sul finale. Pacato
Moroni
sull'intenso climax creato dal resto della ritmica. Vivace, brillante, coinvolgente
Seven Steps, note liquide
del tenorsax di Scannapieco, cui risponde l'argento vivo di
Boltro,
ottimo ancora
Moroni
accentato dai tamburi di
Gatto:
l'ultimo break, di gran mestiere, è di
Gatto,
che si abbandona a diverse figurazioni. Quindi la sigletta annuncia la conclusione,
ma anche l'immancabile bis, richiesto al fragore di un lunghissimo applauso:
So What, che permette ancora una
volta a tutti di mettere in luce la propria personalità e valenza solistica.