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Jazz al Metropolitan
Palermo, dicembre 2007 - maggio 2008
di Antonio Terzo
Particolarmente vicina alle più disparate tendenze della musica contemporanea
è stata quest'anno la rassegna "Musiche al Metropolitan", indetta dall'omonimo cine-teatro
palermitano che non a caso ha voluto cambiare il nome rispetto alle edizioni precedenti,
intitolate "Jazz al Metropolitan". Diamo atto al direttore artistico, Tonino
Di Patti, di avere in questo modo parlato chiaro ai propri abbonati ed ai musicofili
in genere.
La stagione ha visto protagonisti i concerti
di Ludovico Einaudi (4 dicembre 2007),
Cristina Donà (22 gennaio 2008), Cesare
Picco (29 gennaio),
Sarah
Jane Morris (12 febbraio), Giovanni Lindo Ferretti (11 marzo),
Giovanni
Allevi (20 marzo),
Paolo Fresu
e Antonello
Salis con la Kocani Orchestar (17 aprile) e, per concludere,
Michael Nyman (23 maggio). Davvero un ottimo spaccato della mole di musica
che è possibile sentire in giro.
Ovviamente i singoli artisti possono piacere oppure no. Lasciando da parte
l'onanismo musicale di
Giovanni
Allevi, che ha provocato shock iperglicemici ai suoi fans (perché i
moltissimi spettatori erano costituiti solo da questi), di Ludovico Einaudi,
in un recital in piano solo, non si possono non rispettare la preparazione
pianistica e la sensibilità, sebbene le sue divagazioni, pur toccando l'uditorio
nel profondo, abbiano interagito con un piccolo iPod che ne rafforzava le progressioni
armoniche: non certo un difetto, beninteso, ma un "ritrovato" che ha aggiunto un
che di artefatto al suo emozionante piano.
La vera sorpresa è stata il pianista Cesare Picco, il cui progetto
"Lightline Concert" ha visto coprotagonisti Roberto Pablo Seitz al
contrabbasso, Nik Taccori alla batteria ma soprattutto il nipponico Taketo
Gohara le cui consolle elettroniche hanno reso particolarmente interessante
l'intera performance: una continua interazione dal vivo, loop e basi scandite attraverso
le pulsazioni indotte su vari pads, in continuo scambio con gli altri musicisti
– in particolare il batterista – ed il pianista, dando vita a delle atmosfere davvero
avvolgenti: i 3/4 de L'Orologio, poi
Il tuo respiro, la multiritmica
Blue Wave, gli effetti quasi "vangelisiani" di
Un attimo, perfino le variazioni su un madrigale
di Orlando di LassoAl dolce suono, la suite
70 Miles to You ed altri brani da lui composti.
Anticipata da un mini-concerto della cantante Agnese Manganaro
scortata dal chitarrista Luca Tarantino, molto trascinante è stata la
performance di
Sarah
Jane Morris. Testimone della fase probabilmente migliore della musica
pop internazionale anni '80-'90.
In grado di interpretare intensamente blues, soul, funk, con la sua voce graffiante
e conturbante, la
Morris,
accompagnata da Dominic Miller e Tony Remy alle chitarre, Henry
Thomas al basso e Martin Barker alla batteria e al cajon, ha presentato
un album di prossima pubblicazione, costituito in gran parte da sue composizioni.
Oltre ai pezzi di questo cd, fra cui una attualissima Promised
Land sui rifugiati, la rossa inglese di Southampton ha saputo ancora
una volta emozionare cantando mirabilmente i cavalli di battaglia di sempre, da
Another Little Piece of My Heart in versione
reggae, a Two of Us, fino a
Whenever You Want dei Simply Red, spaziando dunque
fra ambientazioni funky, elettriche o più acustiche ma sempre molto accattivanti
e toccanti, per giungere infine ad una toccante versione bossa di
Me and Mrs. Jones – che all'epoca la fece incorrere
nella censura da parte della BBC britannica – con il pubblico riversato tutto ai
piedi del palco.
A metà fra jazz e musica folk è stato il concerto di
Paolo Fresu
e Antonello
Salis con i macedoni della Kocani Orchestar – una tuba, tre
bombardini, un sax, due trombe e delle insistenti e martellanti percussioni: abituati
anch'essi all'improvvisazione, posto che si tratta anche nel loro caso di musica
non scritta e tramandata per imitazione, a parte l'esecuzione di brani tipici della
cultura popolare balcanica, cui
Fresu
ha prestato i propri affascinanti fiati e
Salis
il suo pianismo percussivo, l'orchestra "di strada" si è cimentata anche in personali
rivisitazioni de La Bamba e perfino di Mozart,
divertendo i presenti. E che si tratti di musicisti che suonano per passione lo
dimostra il fatto che dopo il canonico bis con i due jazzisti sardi, l'intera band
è poi scesa giù in platea continuando a suonare una serie di pezzi, prima ai piedi
del palco, poi attraversando tutto il teatro fino alla saletta antistante, per più
di un'ulteriore mezz'ora di musica fuori programma: e non avrebbero voluto mai fermarsi,
dato anche il riscontro di pubblico che ne ha seguito, rapito, la curiosa "gita"
per tutto il teatro, fino alla fine.
Infine il concerto di Michael Nyman, supportato dalla band
costituita nel '76 e che da allora, seppure
con line-up rimodellata, segue le esecuzione pianistiche del maestro. Tutta acustica,
è proprio di suoi strumenti che escono alcuni dei temi e spot televisivi più celebri
legati al nome di Nyman, che fra sessioni bandistiche e un immancabile intermezzo
in piano solo, ha cavalcato trent'anni di musica, ammaliando il pubblico presente
in sala con la sua originale musica e le rutilanti sonorità della piccola orchestra.
| 01/10/2007 | Intervista a Paolo Fresu: "Credo che Miles sia stato un grandissimo esempio, ad di là del fatto che piaccia o non piaccia a tutti, per cui per me questo pensiero, questa sorta di insegnamento è stato illuminante, quindi molte delle cose che metto in pratica tutti i giorni magari non me ne rendo conto ma se ci penso bene so che vengono da quel tipo di scuola. Ancora oggi se ascolto "Kind Of Blue" continuo a ritrovare in esso una attualità sconvolgente in quanto a pesi, misure, silenzi, capacità improvvisativi, sviluppo dei solisti, interplay, è un disco di allora che però oggi continua ad essere una delle cose più belle che si siano mai sentite, un'opera fondamentale." (Giuseppe Mavilla) |
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