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Petra Magoni
e Ferruccio Spinetti Succede spesso, a Torino, di dover scendere per entrare. Scendere scale, utilizzare ascensori, passerelle, strani passaggi verso il "più in basso". Si scende per entrare nelle cantine di vini, nei pub, nelle piccole gallerie d'arte, alla Gam si scende e per più piani. Scale per accedere al Lingotto e al suo Auditorium e naturalmente per utilizzare il nuovo metrò; poi si scende per arrivare all'intestino di cunicoli delle gallerie di Pietro Micca e si scende anche per accedere alla Mole Antonelliana, si è vero tutti poi si mettono ordinatamente in coda per l'ascensore che porta nel cielo di Torino, ma prima si scende perchè tutto inizia di lì, dal sotto, dal basso, dal buio. In via Perrone 3/bis da diciotto anni si scende scegliendo la via delle cantine di un palazzo come tanti del capoluogo piemontese, si sceglie di entrare al Folk Club. Il Folk Club è un piccolo parallelepipedo riempito da un palco minuscolo, un bar lungo due metri e una qualità musicale e artistica unica. Uno degli ultimi concerti di questa stagione è stata la presentazione di Musica Nuda 2 di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti venerdì 21 aprile.
A precedere le due ore di jazz, per sentirsi profondamente immersi nella Torino Capitale del Libro, un insieme di brevi poesie di Pedro Pietri lette da Federico Sirianni che come un sipario preannunciavano l'ironia, l'acidità e la dolcezza delle rivisitazioni di Spinetti e Magoni. « sapevate cantareanche prima che vi venisse rilasciato un certificato di nascita […] se volete Queste alcune delle parole di Pietri tratte dalla sua bellissima Poesia d'amore per la mia gente che sono forse la fotografia perfetta di ciò che si è potuto ascoltare e vedere nella voce e nelle mani di Magoni e Spinetti. Uniti e avvolti nella perfezione delle loro esecuzioni, nell'intesa che spesso sconfinava oltre la professionalità e la bravura, Ferruccio Spinetti e Petra Magoni sanno avvolgersi entrambi su un contrabbasso per suonarlo a quattro mani, sanno stravolgere e ridare vitalità a brani del passato come Guarda che luna, o il Tuca Tuca, mai stato così blues, di Raffaella Carrà, Non andare via o Imagine con un'apparente facilità che genera, oltre ad un immediato piacere, anche una certa invidia, una gelosia amichevole verso abilità che sembrano così "vicine". E da questo ingorgo suburbano di sensazioni si ha l'impressione di una sorta di esplicitazione a se stessi di ciò che si sta ascoltando quando l'arabeggiante motivo eseguito da Spinetti diventa il Cammello e il dromedario di Augusto Virgilio Savona del Quartetto Cetra dove si raccontano invidia e gelosia appunto, ma si insiste sulla cura e la saggezza della difesa della propria bellezza anche se povera, anche se "nuda". Perchè voce e contrabbasso riaprono a questa nudità profonda e all'ironia si confina la fatica e l'abilità, la difficoltà e la precisione di ciò che si sta suonando, di ciò che si è. Si scende nel grave dell'archetto di Ferruccio Spinetti per cogliere, con un'evidenza che stupisce, la forza di una voce che ti sa riaccompagnare verso l'alto, verso la fragilità e i colori di Over the rainbow.
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