|
||||||||||||||||||||||||
|
|
|
|||||||||||||||||||||||
![]() |
||||||||||||||||||||||||
|
|
||||||
|
Un concerto vibrante come pochi quello che Mirko Signorile ha tenuto al Trappeto di Monopoli(BA). Per questa serata il pianista barese era in formazione con Mauro Gargano al contrabbasso e Fabio Accardi alla batteria, tutti sotto il nome di Mirko Signorile Trio. Sin dall'inizio l'impressione che si ha è quella di un magnifico triangolo sensoriale esistente fra loro,ognuno interpreta e accompagna ciò che l'altro esegue con il proprio strumento. Ad aprire il concerto è stata una sobria ma originale Monk's dream di Thelonius Monk. Brilla l'eleganza e la delicatezza di Signorile, che come suo solito si lascia andare amorevolmente ai tasti del suo piano, a loro si affida per cercare e trovare sensazioni moderne dal gusto antico.
Durante l'esecuzione del secondo brano viene fuori la vera anima di Signorile. Senza nessun freno inibitore lascia che la musica lo trasporti e lo assoggetti anche fisicamente. Il suo sgabello non riesce mai a vederlo fermo, le sue gambe si agitano e non poche volte si ritrova a suonare in piedi, proprio come spesso accade a Keith Jarrett, uno dei suoi musicisti guida che si avverte in molti passaggi del fraseggio. Ci si perde dietro le note del suo piano così leggero e soffice, ma anche carico ed espressivo allo stesso tempo. Il suo secondo brano va avanti spedito; brano che poi annuncerà essere una sua composizione ancora senza un titolo, come a voler ribadire il suo estro e i suoi attacchi d'arte che a volte non possono trovare una collocazione neppure in un titolo per quanto fuori dagli schemi e sopra le regole. Altra sublime interpretazione è quella di "Softly as in a morning sunshine": i tre si cercano continuamente con sguardi fissi e concentrati, tanto che un occhio non attento potrebbe concludere che i loro strumenti siano dotati di pilota automatico per suonare la loro parte mentre invece dialogano anche solo attraverso le pupille. In una magica sintonia, la batteria di Accardi e il contrabbasso di Gargano rendono i suoni di Signorile molto caratteristici, lo esaltano per contrasto pur rimanendo sempre in luce e mai soggiogati all'ombra del piano. Fino a questo punto tutto il concerto si è svolto in modo fluido, è emerso il talento di Signorile e l'ottima intesa del il trio. Ma la parte migliore sta per arrivare. Quasi in uno scenario teatrale, cominciano a darsi il tempo con semplici sillabe onomatopeiche; ma pian piano il volume delle parole sale e prepara il campo all'entrata in scena della musica. Suoni, sguardi di intesa, voci e movimenti si fondono e danno vita ad un pezzo coinvolgente, esplosivo e con una carica ritmica impressionante e che fa battere il tempo a tutto il pubblico stupito. Signorile si fa trasportare come preso dalla corrente della sua musica, a volte sembra non rispondere delle sue azioni disattivando il controllo di mani e braccia che libere disegnano schizzi musicali imprevedibili e apparentemente casuali. Si arriva in un punto di massima concentrazione di suoni e di colpo il marasma si interrompe per lasciare improvvisamente la scena al suo piano che quasi sembra un docente con il compito di ristabilire la calma tra i vivaci discepoli. Delicato avanza il fraseggio dei tasti per mettere ordine, per poi ricominciare a rincarare la dose e a riprendere il flusso di suoni ed emozioni momentaneamente fermato. L'improvvisazione la fa da padrone, regna per un altro po' nell'aria, fino alla magica ricomparsa del tema iniziale e di quel ritmo onomatopeico che torna ad accarezzare i sensi con grazia e semplicità. La prima parte termina così tra la soddisfazione e lo stupore per quanto le orecchie hanno potuto apprezzare. Il secondo momento del concerto è più breve del primo, ma ugualmente intenso. Si ricomincia con un pezzo del pianista sudafricano Abdullah Ibrahim. L'anima del continente nero sembra trasalire anche dai pennelli di Accardi: un lungo pezzo che con sonorità anche rhythm'n'blues sembra inizialmente spezzare con le caratteristiche del trio. Ma il coupe de theatre è alle porte, e il percussionismo si insinua tra corde, tasti neri e piatti. Apre Signorile battendo sul piano ma continuando a suonarlo, e a poco a poco aumenta il gradiente ritmico trascinando Accardi e Gargano i quali riescono a distanziarsi dal loro strumento quasi fosse facile disinteressarsi di colpo dalla musica iniettandola nel proprio sangue e vivere a suo comando. Gli strumenti sono fermi, ora si muovono solo le mani, ma paradossalmente la musica è sempre la stessa. Gli arti come valide appendici di piano, contrabbasso e batteria, le mani come metronomo delle pulsazioni indomabili di Signorile che riesce straordinariamente a battere e suonare il piano come se in lui ci fossero due musicisti in uno, due mani per due emisferi e modi di concepire la musica differenti ma sorprendentemente complementari. Poi gli strumenti a gran voce tornano sulla scena e provvedono a concludere con la riproposizione del tema. Il brano sembra concludersi, ma il contrabbasso di Gargano provvede a cucirlo senza soluzione di continuità con il pezzo successivo, l'ultimo della serata che scorre via sobria ed affascinante proprio come l'armonia che il trio è riuscito a crearsi e a creare ritagliando esecuzioni celesti e affascinanti, assemblate dal talento di Signorile e dalla sua straordinaria quanto unica forza evocativa. Il concerto termina, gli applausi fioccano, inchini e ringraziamenti si palesano: il jazz si respira a pieni polmoni!
| ||||||
|
|
|
|||||
![]() |
||||||