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Musiche dalle Città Invisibili 10 gennaio 2004 Testo e foto di: Eva Simontacchi Claudio Angeleri Ensemble
Il concerto ha inizio alle ore 17:30 nell'Auditorium G. Di Vittorio presso la Camera del Lavoro di Milano, in Corso di Porta Vittoria, 43. E' già buio, e le strade del centro sono affollate di pedoni, nonostante il freddo pungente. Ci stiamo recando alla prima esecuzione assoluta di "Musiche dalle Città Invisibili".
L'adattamento dei testi è a cura di Mario Bertasa, musicologo e letterato, e la regia è di Oreste Castagna, che nella sua articolata attività ha partecipato numerose volte a progetti Jazz & Poetry con Lawrence Ferlinghetti, Enrico Rava, Dado Moroni, oltre ad avere curato la regia per lavori teatrali di Giorgio Albertazzi, Paola Quattrini, Gene Gnocchi. P arendiamo posto nell'Auditorium del Palazzo della Camera del Lavoro e, dopo qualche minuto di attesa, sale sul palco
Mario Bertasa che introduce il concerto. Ci spiega che la prima edizione delle
Città Invisibili di Italo Calvino, su cui si basa il progetto musicale in forma di suite di Claudio Angeleri, è stata pubblicata nel 1972. Si tratta di una raccolta di poemetti in prosa e apologi in cui Calvino traccia una rotta, o cerca il senso di un percorso nel rapporto tra luoghi e ambienti, all'interno dei desideri e delle angosce delle città, scritti in un arco di 30 anni; la descrizione di cinquantacinque città immaginarie aventi ognuna un nome femminile, suddivise in cinque tipologie diverse e raggruppate in undici percorsi tematici, in cui rigorosi rapporti matematici legano un racconto all'altro. Un vero e proprio viaggio nel fantastico, in cui si possono trovare riflessioni filosofiche e dialoghi immaginari tra Marco Polo e Kublai Khan. Si possono respirare gli aromi di un oriente favoloso che si mescolano con una suggestione senza pari con la metropoli odierna.
Dice Kublai Khan è: "Ma tutto è inutile, se l'ultimo approdo non può essere che la città infernale…. Se è là in fondo che in una spirale sempre più stretta ci risucchia la corrente…" Salgono sul palco Giulio Visibelli (primo alto della Civica Jazz Band e polistrumentista duttile), sax soprano, flauti, Gabriele Comeglio (arrangiatore, sassofonista e band leader a cui si legò la vicenda della Jazz Class Orchestra), sax alto, flauto in sol, Claudio Angeleri, pianoforte, Marco Esposito (da anni partner di Trovesi), basso elettrico, Stefano Bagnoli (uno dei batteristi più richiesti della scena nazionale), batteria, Paola Milzani, voce, Oreste Castagna, voce recitante, live electronics. Il primo suono che ci arriva è la splendida voce di Paola Milzani, giovane e preparatissima professionista, che vanta un curriculum di esperienze molto ricco sia in ambito classico che in ambito jazzistico e didattico. Si sovrappone al canto, che diventa ombra, la voce di
Oreste Castagna, che attraverso il colore della voce e la carica espressiva ci
comunica sensazioni che vanno al di là delle parole. Sotto alla sua voce che di
volta in volta ci guida, ci seduce, ci scuote, ci incalza, iniziamo a sentire
anche la musica, che poi esce in primo piano quando le voci tacciono. Sin dalla
prima nota la suggestione è notevole, Claudio Angeleri ed il suo Ensemble ci prendono per mano, e ci portano, con suggestioni dai forti sapori e colori a " Bauci" (settetto), a Cloe e Smeraldina (due voci e flauto), alla Città Sottile (quintetto strumentale), a Despina (voce recitante e in un secondo momento quintetto strumentale), Interludio (solo contrabbasso), alla Città Continua (settetto), alla Città Perfetta (piano, flauto e voce recitante), a Eutropia (settetto) e infine alle Città Promesse (sax contralto, pianoforte e voce recitante). I testi adattati da Mario Bertasa non presentano alcun intento didascalico e calligrafico, e anche la titolazione dei brani è solo parzialmente legata agli originali di Calvino, e un elemento ulteriore di varietà interna deriva dalla scelta delle "città degli scambi" (così indicate da Calvino perché luoghi di scambio, oltre che di merci, anche di parole, desideri e ricordi) come base per le composizioni di gruppo, in cui si determinano sviluppi collettivi, mentre per i momenti cameristici Angeleri si è rifatto ai luoghi che sollecitano un discorso più intimo, legato al vissuto individuale.Le strutture dei brani sono state liberamente modellate su quelle delle città scelte per gli undici quadri sonori, oppure hanno sfruttato le possibilità descrittive offerte dal racconto, rispecchiando nell'uso di forme e metriche particolari l'architettura dei luoghi narrati da Marco Polo. Per esempio, ne La Città Continua le metriche cambiano continuamente. A livello armonico Angeleri ha evitato la cadenza per fare in modo che alcuni pezzi non risolvessero mai…. Siamo stati testimoni di un evento a mio parere straordinario, che andrebbe ascoltato e riascoltato, perché gli stimoli e le suggestioni che ci pervengono dalla musica, dagli strumenti, dalle voci sono molteplici, e sono sicura che il secondo ascolto mi darebbe comunque emozioni nuove rispetto al primo…. Coglierei e percepirei suggestioni, parole, note che sono rimaste in secondo piano nella mia memoria rispetto ad altre che mi hanno maggiormente colpita, e rinnoverei l'avvicendarsi di emozioni, di pensieri, di ricordi e di sensazioni che Claudio Angeleri ed il suo Ensemble mi hanno portato a sperimentare. Spero proprio di potere riascoltare tutti questi grandi professionisti in una prossima esecuzione di "Musiche dalle Città Invisibili", e invito tutti gli amanti della musica jazz, della poesia e della letteratura a fare altrettanto…. Chi è attento agli sviluppi della musica jazz e alle sue molteplici espressioni non dovrebbe perdere un lavoro tanto creativo e originale, che ha tanto da comunicare, e nuove porte da aprire per tutti noi. Bravissimo Claudio, aspettiamo che tu ci faccia sapere quando sarà nuovamente in programma "Musiche dalle Città Invisibili". Sicuramente mi rivedrai di nuovo, e spero di incontrare tanti affezionati di Jazzitalia!
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