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Nattjazz 2007
Nattjazz è uno dei Festival estivi norvegesi più importanti e si tiene a Bergen dal 1973.
Vorrei innanzitutto spendere due parole sul luogo: Bergen è una cittadina incantevole sul Fiordo norvegese, non a caso tra i patrimoni dell'Unesco, e i concerti si tengono in un'antica Fabbrica di sardine (USF, ovvero United Sardine Factory) dismessa, recuperata e adibita a luogo di produzione d'arte e cultura. Mr. Grønningsaeter responsabile del Vestnorsk Jazzsenter, ente parastatale per la promozione della musica Norvegese, tiene a sottolineare che ora, in questo magnifica fabbrica dell'arte e della cultura, sono impiegate più di 350 persone nei diversi settori della musica, del cinema, del teatro, ecc. addirittura di più di quando si producevano sardine.
Piove quando arrivo in città, di pomeriggio, ma l'aria è elettrica: oltre a "Nattjazz" si tengono "Festspillene", festival di musica contemporanea, "OiOi", festival di musica folk, e "BaJazz", dedicato ai bambini.
La formula sembra originale e alquanto bizzarra in quanto i concerti iniziano la sera alle 20 e terminano alle 2, si tengono in tre diversi spazi contemporaneamente e con un "pass giornaliero" si ha diritto a vederli tutti, per cui è usanza che a metà concerto buona parte del pubblico si alzi e vada a sentire altri concerti e arrivi un'analoga ondata di pubblico proveniente dalle altre sale. In programma ci sono formazioni di gran livello, in gran parte norvegesi ma non solo, ci sono infatti anche Uri Caine e i suoi Bedrock, Cuong Vu, Marlene Mortensen, Eric Schaefer e altri, ma la scena norvegese è rappresentata al meglio con formazioni e con artisti più o meno noti. La prima sera, il 23 maggio, non ancora abituato alla formula mi trovo a dover scegliere e opto per Triplebass con Arve Henriksen, e dovendo però rinunciare a Cuong Vu (con una formazione di tutto rispetto, Stomu Takeishi basso, Tedd Poor batteria, Chris Speed Sassofoni e Clarinetto).
I tre leader Mats Eilertsen, Per Zanussi e Eivind Opsvik, mostrano da subito grandi doti tecniche e creatività, sono giovani, freschi, e con caratteristiche assai diverse. Il repertorio è estremamente interessante ed esplorativo, e l'innesto di Henriksen ci sta come..."il cacio sui maccheroni"...Chiaramente nessuno spartito, è improvvisazione pura, una ricerca di sonorità "assurde" che in realtà si traducono in poesia assoluta. Nel primo brano, mentre gli altri si alternano all'archetto e al pizzicato, Henriksen non suona (in modo convenzionale), ma produce suoni strofinando le mani sul suo strumento. Nel brano successivo attacca senza bocchino con quel suo suono "flautato" per proseguire poi con una sorta di suite unica dove i tre sperimentano allentando le corde o attaccandoci delle mollette da bucato, ed Henriksen che ascolta per lunghi tratti e poi suona come solo lui sa fare. Durante tutto il concerto è bellissimo vedere l'interazione dei musicisti e come Henriksen sdrammatizza ogni volta che accade qualcosa di accidentale (un bicchiere che cade o qualsiasi altra cosa): lui ride e spesso risponde facendo a sua volta dei rumori. È evidente che si sente a casa, e a differenza di altre volte è assai meno serioso, sembra anzi lasciarsi andare a un ruolo "comico" che lo contraddistinguerà per tutto il festival. Inoltre sarà lui l'artista trasversale che farà incrociare Nattjazz, Festspillene e OiOi: partecipa infatti a Festspillene con il Trio Medieval (e due delle artiste del trio Medieval appariranno poi con lui a Nattjazz), mentre con un tastierista è in uno spettacolo multimediale di OiOi. Nel finale una bellissima composizione di Opsvik in cui Henriksen si produce dapprima alla tromba e poi alla voce in modo straordinario. Il primo spettacolo è stato davvero un gran sentire per cui i presupposti per il festival sembrano ottimi.
A seguire Storlokkken prosegue con il suo ricco repertorio di tastiere dimenandosi freneticamente mentre Henriksen fa uso oltre che della tromba e del PC, anche delle percussioni elettroniche. Peccato non aver compreso una sola parola di tutto il discorso che a un certo punto Henriksen fa, perché al termine tutti ridono divertiti...Di seguito attaccano con un brano dei loro, a mo' di "videogame", che si trasforma in un canto sussurrato. Arve invita il pubblico a sussurrare con lui e si sovrappone dapprima con voce "sciamanica", poi con la sua voce "bianca", poi con la tromba: è "impro" pura, a tratti le frasi sembrano rifarsi a "Strjon", l'ultimo album di Henriksen, ma poi vanno a finire altrove. Due brani di musica sacra e ancora una volta Henriksen scherza col pubblico e invita un amico in prima fila a suonare la batteria. Arriva addirittura a montargli una batteria che stava nel Backstage. È uno spettacolo a metà tra musica e teatro, si improvvisa, si ride, ci sono nuovi attori sulla scena. Il batterista oltre a suonare attacca un dialogo alla voce con Arve che sembra in preda al demonio da come si muove. Al termine Arve lo fotografa e poi invita due del trio Medieval a unirsi al gruppo e il risultato è assolutamente straordinario, si improvvisa, si rischia, e il risultato è sempre di gran livello. Si chiude con "Gate Closing" di Storlokken che si trasforma in estratto di "Chiaroscuro" di Henriksen.
25 maggio, in prima serata due cantanti (entrambe donne) si confrontano in contemporanea, al Sardinen la danese Malene Mortensen, e allo Scene i norvegesi You Loved Me Like a Stone con Hanna Gjermundrødc alla voce.
Nel suo genere regge bene il confronto con le varie Peyroux, Norah Johnes, ecc., ma non aggiunge nulla al festival, e temo che non lascerà il segno. Dopo qualche brano mi sposto al piano di sopra dove trovo You Loved Me Like a Stone che si cimentano nel progetto dedicato a Leonard Cohen, la formazione è costituita da Hanna Gjermundrød alla voce, Daniel Formo all'organo ed Erik Nylander alla batteria. Entro a concerto su di un brano in cui la cantante si produce da sola alla voce e ai campionamenti, le atmosfere ricordano vagamente Susanna Wallumrod, ma mantengono una certa originalità. Dal brano successivo attaccano gli altri componenti del gruppo, ma il progetto sembra perdere di originalità e non convincere a pieno. A seguire mi allontano dalla sede di Nattjazz e faccio un'incursione a Festspillene, Festival di musica contemporanea. Il Trio Medieval composto da Anna Maria Friman, Linn Andrea Flugseth e Torunn Ostrem Ossum alla voce ed "Artist in Residence al Festival", incontrano Arve Henriksen.
Ribadisco: Henriksen è stato il vero "mattatore" trasversale dei tre Festival che si tengono in contemporanea, Nattjazz, Festspillene e OiOi.
Attaccano le tre vocalist con arie davvero sublimi e pian piano
Henriksen entra nel contesto con le sonorità morbide e diafane della sua
tromba e un'elettronica che non va mai sopra le righe. Ospite all'inizio, pian piano
prende in mano la situazione e si trasforma in leader. C'è un grande feeling (Anna
Maria Friman è la compagna di Henriksen, ed è piuttosto evidente che
non è il solito progetto "posticcio" voluto a tutti i costi, ma un'idea nata tra
amici che si stimano, e che tentano una sfida in terra di confine, oltre il loro
ambito naturale) e il concerto va via nel silenzio religioso del pubblico fino a
che Henriksen non si lancia con i suoi vocalizzi finendo col coinvolgere
il pubblico (scene forse "blasfeme" nell'ambito della classica e della contemporanea,
ma in quel contesto, secondo me, per nulla fuori luogo):
Nel pomeriggio Henriksen e il tastierista Helge Lilletvedt - nell'ambito del Festival OiOi – avevano dato luogo allo spettacolo multimediale "Folfonene".
È valsa la pena di uscire per un attimo da Nattjazz per assistere a queste due performance, peccato solo non aver sentito i Puma, di cui tutti hanno parlato un gran bene. Effettivamente, ascoltando il disco nei giorni a seguire, non posso che confermarne l'indubbio valore (sonorità alla Supersilent con la chitarra a sostituire la tromba con un unico denominatore comune, l'improvvisazione).
Assai diverso l'approccio rispetto alla Mortensen della sera prima, ma più incisivo e penetrante. Ha una voce che impressiona per calore, corpo e profondità: è una voce nera nel corpo di una scandinava con elementi di raffinatezza davvero inusuali. Gustavsen delizia il pubblico al piano con parti solistiche davvero notevoli ed Eilertsen si dimostra come sempre creativo e più puntuale delle lancette di un orologio a scandire il tempo. Nymark ha un bel suono, ma forse pecca di originalità, e il percussionista, senza strafare ma con un buon "drumming", completa l'organico. Sembra davvero di essere a New Orleans anziché a Bergen e il pubblico è rapito e teso ad ascoltare. Il repertorio non è così originale come il disco, ma il concerto è assolutamente di gran livello e lei ad un tratto, dopo aver cantato alla grande, si fa da parte e lascia spazio al quartetto che prosegue magnificamente. Finora senza ombra di dubbio la miglior voce femminile sentita al festival per originalità e doti tecniche.
Da subito Fredrik Ljungqvist al clarino mostra doti straordinarie (è il sassofonista/clarinettista del quartetto Parish di Bobo Stenson, uscito per la ECM), suona alla grande e sembra il vero "leader" della formazione anche se il gruppo è a nome di Mikko Innanen, il quale si mostra invece timido e introverso, sebbene poi al sax soprano abbia un suono piuttosto originale (a differenza del sax alto). Belle le parti a Baritono, ma Ljungqvist al tenore lo sovrasta per tecnica e originalità. Le composizioni non sono male, ricordano un po' la poetica cinematografica di Kaurismaki (paradossale e atipica, se confrontata con la cinematografia europea), i musicisti sono bravi ma il tutto non convince fino in fondo e sembra non voler decollare. Ad un certo punto un allarme antincendio (o rilevatore di gas) interrompe il concerto - il pubblico (me compreso) deve uscire in attesa del ripristino delle condizioni di sicurezza all'interno del locale - e al rientro i musicisti cambiano completamente registro trovando un "feeling" del tutto insperato fino ad allora. Innanem, prima timido e introverso, sembra rinato e al baritono suona alla grande, discutibile forse quando vuole stupire con soprano e alto contemporaneamente, ma in generale entusiasma. L'energia che si libera è straordinaria e il crescendo a cui assistiamo è magnifico, la musica assolutamente di gran livello e il finale da cardiopalmo. Stupisce davvero la differenza fra il prima e il dopo, ma il secondo "set" ha convinto appieno. Domenica 27 Maggio è una giornata di sole e il "clima" che si respira è speciale anche dentro all'area del festival. Pubblico, organizzatori e musicisti si godono il sole in riva la mare, la cornice è magica e inusuale a Bergen, dove piove abbastanza di frequente.
Osservando gli strumenti con cui Isungset suona ci si fa un'idea della personalità di Isungset e del suo attaccamento alla tradizione ed alla cultura del popolo da cui discende.
Devo ammettere che mi trovo di fronte uno dei più bei concerti sentiti
nell'ultimo periodo, una performance che poggia le proprie fondamenta su di un equilibrio
unico e sa emozionare senza alcun effetto speciale ma grazie solo ad una vena poetica
straordinaria. Probabilmente nei prossimi mesi non potrò fare a meno di recensire
"Implicity", il loro album d'esordio, perché mi hanno davvero impressionato. Purtroppo con Orange si chiude la mia partecipazione al Festival, ma si chiude nel migliore dei modi, con una scoperta del tutto inaspettata. Il rientro mi costringe a rinunciare a concerti sicuramente straordinari, The Thing (Mats Gustavsson sax Ingebrigt H. Flaten contrabbasso Paal Nilssen-Love batteria), Zu (uno dei pochi gruppi italiani), Bugge Wesseltoft, Turanga (trio Parish con Ernst Reijseger al violoncello) ed altri. La manifestazione prosegue per un'altra settimana con artisti di calibro più internazionale (Uri Caine, Macy Gray, ecc.), ma il livello della prima settimana è stato davvero molto alto.
Se mi si chiedesse di fare un bilancio non potrei che dirmi soddisfatto di aver preso parte da spettatore a Nattjazz. Per quanto concerne i valori in campo credo che la sorpresa più grande sia stata la performance degli Orange, il musicista più straordinario e trasversale Arve Henriksen, mentre la presenza più costante per qualità, creatività ed eclettismo, Mats Eilertsen. Il festival non ha la visibilità di Molde, ma la qualità somministrata è altissima e la stampa internazionale aderisce piuttosto numerosa (una delle voci più autorevoli sul Jazz Norvegese - Fiona Talkington di BBC Radio3, Jazzwise, ecc.). Vorrei aggiungere un plauso sia agli organizzatori che al pubblico: qui si percepisce una cultura musicale molto diversa da quella che c'è nel nostro paese, gli organizzatori rischiano e propongono una miscela di stelle e di giovani totalmente sconosciuti, il pubblico da parte sua si fida del direttore artistico e non è vittima del grande nome. Gli artisti sperimentano e produco dei veri "workshop" spontanei. Il risultato è unico, la cornice straordinaria per cui di giorno c'è davvero la possibilità di trascorrere delle splendide giornate tra i Fiordi in attesa dei concerti serali.
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