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Festival Piemontesi II Tappa I viaggi sono costruiti attraverso ritorni, passaggi e paesaggi e possono diventare con il tempo frequentazioni; le novità sanno stupire presentandosi come eccezioni o consolidate esperienze e il jazz acquista nuovamente lo stimolo per attraversare e ri-attraversare il Piemonte dell'estate 2007. Le urgenze dichiarate e segnalate nella prima tappa dei Festival Piemontesi sono sanate solo con la continuazione del viaggio. I mesi di giugno, luglio, agosto si sono arricchiti di note e profondità musicale nelle valli del cuneese, nei paesi della pianura, instaurando un intreccio di ricercatezza jazzistica che ha la sua origine storica e quasi viscerale nel centro (capitale) della terra piemontese: Torino.
Il nostro viaggio inizia con il racconto di una storico punto di partenza capace di rinnovarsi e esaltarsi proponendo in quattro serate pezzi di storia di musica italiana e jazz. Torino Internazional Jazz Festival 2007 è il progetto sempre in evoluzione di una delle menti-madri del jazz della città di Torino: Sergio Ramella che, con insaziabile passione, propone all' organizzazione dei Punti Verdi del Comune e al Teatro Regio musicisti italiani e stranieri che compongono il panorama del jazz di ieri e di oggi. Sono nomi spesso noti, legati a importanti progetti commerciali e artistici, accompagnati da pubblicità e ottimi risultati nelle classifiche del mondo jazz e che hanno la possibilità di esaurire l'enorme platea (per la quale si esibiscono, sempre in versione estiva, orchestra di musica classica e ballerini di fama mondiale) dei Giardini Reali, centro artistico e storico della capitale sabauda. La voce di Ramella presenta i doppi concerti delle quattro serate, rigorosamente in orario (strana cosa per il jazz dei festival) ponendo significativamente l'attenzione su ogni singolo musicista: si inizia con Diego Borotti (sax) con Mazzariello all'organo Hammond e la ritmica composta da Deidda e Rivagli; stessa sera, novanta minuti dopo, Mike Stern incontra Dave Weckl, Anthony Jackson e Bob Franceschini. La formula da vecchio club americano, con due spettacoli per sera, permette di ascoltare in poche ore esperienze musicali molto diverse tra loro e avvicina ascoltatori appassionati e colti a neofiti richiamati dal marketing, stabilendo sinergie che hanno il sapore della rilassatezza estiva. Naturalmente l'organizzazione dell' Aics Contromusica e di Ramella tende a propone sottili linee di contatto tra i due concerti di ogni sera; il caso più evidente è quello del 10 luglio dove l'esibizione dei percussionisti e ballerine di Odwalla di Massimo Barbiero è seguita da un altrettanto sostenuta performance di Dave Holland in quintetto. A nostro parere il contrabbasso di Holland è stato in assoluto il momento più alto dell'intero Festival: la perfezione stilistica e l'unicità del suono dei colpi di Holland sono battito originario del jazz. Il punto di origine del jazz piemontese sembra essere sintetizzato nei tocchi del maestro americano, Holland disegna linee di congiunzione tra le diverse tradizione della musica afroamericana, lascia spazio ai suo musicisti: Chris Potter ai sax, Robin Eubanks al trombone, Steve Nelson al vibrafono e ad uno straordinario Nate Smith alla batteria e narra il suo ultimo lavoro discografico: Critical Mass (uscito per la Dare2Records nel 2006). Il concerto ripropone sostanzialmente i brani del disco, che presenta i medesimi musicisti autori delle diverse tracce. Il quintetto propone al pubblico di Torino la dedica della musica suonata alla città di New Orleans devastata e spesso abbondata; la musica di Holland sposta Torino nel luogo originario del jazz e il Festival Torinese acquista ancora maggior profondità e identificazione come luogo di partenze per tutto il jazz piemontese. Nuovo omaggio alla tradizione americana è la terza serata, ricca di nomi importanti, che prevede il tributo al Modern Jazz Quartet da parte di Dado Moroni al piano, Dulbecco al vibrafono, Di castri alla contrabbasso e Zirilli alla batteria, seguiti dal Jazz Tribe di Ray Mantilla con Bobby Watson al sax. Chiude la tredicesima edizione del festival e il luglio torinese del 2007 il concerto di Gino Paoli con i jazzisti italiani: Boltro, Gatto, Rea, Bonaccorso. La voce profonda, tirata di Paoli canta tutti i suoi maggiori successi, mentre il quartetto accompagna e improvvisa. L'importante progetto che segue la massiccia pubblicità dell'uscita del disco Milestones, Un Incontro in jazz (Blue Note 2007) è l'ennesimo esempio di vicinanza tra la canzone d'autore del nostro paese e la straordinaria abilità tecnica e comunicativa del nostri jazzisti. Il tutto catalizza centinaia di persone ai Giardini Reali, viaggi anche piuttosto lunghi, significativi spostamenti che indorano la serata del gusto dell'evento e che sono per buona parte del pubblico il primo "incontro con il jazz" che così distintamente emerge al di là della voce di Paoli. L'incontro di Gino Paoli con il jazz italiano (non è in realtà la prima collaborazione con l'artista genovese per alcuni di questi musicisti) offre al jazz la possibilità di essere ascoltato e apprezzato come "compagnia" (che è poi il risultato di un incontro!), lasciando però intendere con evidenza la sua straordinaria autonomia e crescita di questi anni. Torino è per noi città di partenza, città in partenza a bordo di una nuova piccola 500 con nell'aria ancora qualcosa che ha la forma dei cerchi olimpici, ma Torino è fabbrica, lavoro, metodo, linee rette e strade perpendicolari. L'uscita da Torino è una sua continuazione verso un luogo, e poi un festival, nelle valli del cuneese. Il luogo è appunto una fabbrica: La Fabbrica dei Suoni fucina di insegnamento e cultura musicale situata nel comune di Venasca (CN) ai piedi della Valle Varaita. Zona artigiana, di legno e cucina semplice è stata scelta come sede di un esperimento decisamente originale nel panorama del nostro paese, sogno inseguito da Mattia Sismonda, Cristiano Cometto e Gianmaria Bonino e dagli enti locali e da molti di coloro che sono legati alle iniziative musicali e culturali delle valli e in particolare al Festival Mistà. In Fabbrica conosciamo un duo, non jazzistico, ma sicuramente tra i più innovativi di questa estate valligiana sono Micro e Macro, allievo e maestro di Musica, nati dalla penna del disegnatore Pautasso (già autore del cartone animato La Gabbianella e il Gatto che le insegnò a volare) e dalle colonne sonore del saluzzese Enrico Sabena. Micro e Macro guidano il visitatore (solitamente bambini delle scuole elementari e medie) attraverso la scoperte della musica, nel "magico" passaggio dal rumore al suono, nella conoscenza dell'intensità, del tempo, della velocità attraverso i diversi reparti (laboratori multimediali e attività-gioco) della Fabbrica dei suoni. Si inizia dalla Sala di Controllo e dal Laboratorio delle Materie Prime e si arriva all'Officina dei Rumori: vero e proprio luogo di incontro con tutto ciò che la nostra abitudine al rumore e al frastuono ha trasformato in silenzio e che invece se riscoperta e poi studiata e usata correttamente, può portare al suono (anche al jazz!). Come ogni fabbrica che si rispetti vi è la Catena di Montaggio dove si inizia a lavorare sul ritmo e sul tempo e dove si incontrano anche l'Atelier delle vibrazioni e l'Elettrovocogramma; Poi c'è il prodotto finito: il Suono dove è possibile suonare un enorme tastiera da piede. La Fabbrica dei Suoni è una recente scommessa, inaugurata nel maggio del 2007, che va anche oltre il fondamentale ruolo di "stabilimento" di didattica musicale per diventare un piccolo museo di strumenti provenienti da tutto il mondo: parte di essi sono stati riprodotti con dimensioni gigantesche, è così a Venasca è facile entrare dentro un corridoio e ritrovarsi in un contrabbasso, altri sono stati smontati e divisi per poterne meglio individuare le caratteristiche e il funzionamento. Il lavoro interno alla Fabbrica è interessante, formativo, entusiasmante, ben condotto dalle educatrici che accompagnano i piccoli visitatori o gli adulti curiosi. E' una Fabbrica accogliente, costruita anche su una familiarità sempre più rara quando si parla di musica. E' luogo incastonato nella nuova edizione del Festival delle Valli dal saluzzese: il Festival Mistà: un imponente cartellone che copre quasi integralmente i mesi di luglio e agosto con concerti di classica, jazz e world-music sotto la accorta direzione artisti di Sismonda e Bonino. Il jazz di Mistà è stato l'apertura del Festival nel comune di Busca (CN), dove incastrati tra i bassi palazzi di un piccolo sagrato hanno suonato Uri Caine e Paolo Fresu: da rilevare che alla serata di Busca era presente solo il suono, mentre il rumore (quello riscoperto nella Fabbrica) era assente. Il duo che continua ad attraversare l'Italia e non solo, ha presentato i brani del loro disco Things (Blue Note 2006). Ad agosto, il jazz è stato il motivo di un altro evento di Mistà 2007: il concerto di Stefano Bollani con la Camerata Musicale Mistà. Il concerto ha visto riempirsi Chiesa e sagrato del comune di Sampeyre e Bollani alternare esecuzioni di Mozart con gli archi di Mistà a improvvisazioni libere. Pochi giorni dopo a Chianale, ultimo paese della Valle Varaita ai piedi del Colle dell'Agnello è stata eseguita la Missa Trust In Jesus del compositore Roberto Beccarla. La musica di Mistà, soprattutto sulle note della classica, moltissimi sono stati infatti i concerti di ensemble di diverse e importanti realtà nazionali ed internazionali appartenenti alla musica colta e popolare, ha attraversato le montagne e le piazze di terre che artigianalmente si sono riservate la capacità di passare dal rumore al suono. L'estate 2007 è, fortunatamente, momento di ritorni, di conferme cercate e ottenute: Vie del jazz Boves 2007. Baudino e Chiriaco, inventori e direttori artistici dal 2005, sottolineano in conferenza stampa la difficoltà di una terza edizione: dopo due successi, per nomi e pubblico, è necessaria la conferma. La struttura precisa e attenta dell'organizzazione del Festival ha permesso di realizzare una stupenda terza edizione sanando due mancanze: l'attenzione ai giovani musicisti (locali e non) e la presenza di un importante artista femminile: Maria Pia De Vito. Forse questi due elementi erano identificabili con lacune, presenti in molti Festival che hanno storia e possibilità economiche ben maggiori di quelle della piccola città cuneese, nelle edizioni precedenti; così nel 2007 una massiccia campagna di comunicazione ha permesso di organizzare il primo concorso per giovani musicisti del Festival. Significativo è stato l'ex-aequo dato ai musicisti finalisti, che potranno esibirsi in locali e festival della provincia e per i quali si cercherà la possibilità di una produzione discografica. Anche la scelta del premio sottolinea, a nostro parere, una particolare dedizione alla musica e anche alle sue difficoltà. Il cartellone di Vie di Jazz, strutturato nuovamente in tre serate gratuite, ha visto nuovamente il jazz italiano riempire la piazza del paese: prima gli High Five di Bosso e Scannapieco, poi Doctor 3 che hanno presentato il loro nuovo disco Blue e a chiudere una delle voci regine del nostro paese: Maria Pia De Vito con il progetto Song Form The Underground con il bravissimo Claudio Filippini al pianoforte, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla Batteria. Le sere dei concerti bovesani sono la concretizzazione delle aspettative degli organizzatori e degli amministratori locali e sono la rappresentazione delle convinzioni di chi lavora per il jazz e per la musica riuscendo a trasformala in "enzima catalizzatore"; le ore trascorse nel Vie di Jazz sono soprattutto ascolto. Il quintetto High Five segna la continuità artistica del Festival, ogni edizione ha visto impegnato un importante quintetto italiano. Bosso alla tromba e Scannapieco al sax dialogano sulla ritmica di Mannutza, Ciancaglini e Tucci, attraversando standars e brani della tradizione jazzistica internazionale per oltre due ore. La piazza di Boves è platea entusiasta, mentre i balconi delle basse case che la circondano segnano l'antitesi totale delle limitazioni sonore prescritte a Vasco, in quei giorni, nei suoi concerti a Milano. La musica attraversa con delicatezza e ironia il secondo concerto: Danilo Rea al pianoforte, Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Fabrizio Sferra alla batteria eseguono il loro intimo Blue, che segna una collaborazione longeva e artisticamente profonda. Precede il concerto conclusivo un pomeriggio di studio: Claudio Fasoli tiene un interessante seminario sull'improvvisazione prima di suonare, in un inedito duo, con il pianista Riccardo Zegna. Poi è voce di donna sul sagrato della Chiesa centrale. La De Vito porta con se musicisti giovani, capaci di accompagnare, ma in alcuni casi anche trascinare, la sua voce nelle parole e nelle melodie di canzoni, scelte per loro attenzione ai luoghi e ai problemi del mondo. Sono canzoni che nuovamente "catalizzano", sono conferme a forma di note. E' jazz che viaggia e crea: ascoltatori appassionati, acquirenti, assenti
e attenti; è jazz pensato per una terra, piccola e ricca che si conferma. Vie di
jazz sarà una nuova partenza nel Piemonte del jazz e anche questa estate la regione
ha visto i mesi estivi ritrovarsi collegati dalle tante note afroamericane suonate
oltre che in questo luoghi anche a Rivarolo, a Casalborgone, nella tradizione di
Avigliana e Pavone, nelle nuove piazza di Novara e Manforte. Questi luoghi saranno
nuovi racconti sulle strade del jazz piemontese.
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