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Pieranunzi & Giuliani duo "Fellini Jazz"
Il quarto ciclo della rassegna curata dal Circolo Caligola si è inserito all'interno della rassegna cinematografica "Nel gran circo del cinema: omaggio a Nino Rota", che ha avuto luogo al centro culturale Candiani. Il concerto di Pieranunzi e Giuliani, già visto qualche anno fa in teatro a Mogliano, si è gustato di più nell'intimo Auditorium sia per la buona acustica che per la vicinanza tra artista e pubblico. A questo proposito Pieranunzi, in serata felice e di ottimo umore, ha definito la disposizione divertente, felliniana, per il fatto che gli artisti sono collocati al centro della sala con una parte di pubblico seduta in una tribunetta alla loro destra e un'altra alla loro sinistra.
La serata si è aperta con uno dei temi dei Vitelloni, il primo esperimento riuscito, ha spiegato Pieranunzi, di una collaborazione felice tra Federico Fellini e Nino Rota. E' un brano in 3/4, il cui carattere malinconico è stato ben evidenziato dal tocco del pianista romano, assecondato dall'acuto ed aspro soprano di Giuliani. Eleganti e ben costruite le improvvisazioni al piano, quanto a volte aggressive quelle al sax, hanno ben bilanciato la struttura del pezzo. A seguire, l'unico brano non di Rota che, scomparso nel 1979, non riuscì a musicare "La città delle donne", girato proprio in quell'anno, compito poi affrontato al suo posto – ha spiegato Pieranunzi – con molto rispetto da Luis Bacalov, che compose uno strano tango dolceamaro. Interessante la parte improvvisata: il brano si velocizza e quando il contralto improvvisa, il piano lo asseconda usando un accompagnamento con la parte bassa della tastiera. Efficaci gli stop che si intersecano tra uno strumento e l'altro. La scaletta è proseguita con un brano tratto da "Il Bidone", del 1955, una pellicola rivista da Pieranunzi durante la preparazione del progetto "Fellini Jazz" (2003). Un film molto cinico, lo ha definito il pianista, una storia che finisce male e che sembra avere poco a che vedere col Fellini posteriore, quello un po' visionario, che poi è diventato Fellini per tutti. Però all'interno della colonna c'erano un paio di temi veramente jazzistici, tra cui la ballad eseguita dal sapore vagamente ellingtoniano. I due musicisti passano da un tema che si apre spazioso e sognante, per proseguire con un'improvvisazione accelerata del sax perfettamente contrappuntata dal pianoforte che si erge a sezione ritmica e poi si ritaglia, tornando alla lentezza molle del tema, un prezioso e struggente assolo. E arriviamo a due temi tratti da "La Dolce Vita", un film cult, spiega Pieranunzi, che presenta, cosa comune peraltro ad ogni film, oltre al tema principale, conosciutissimo, anche una serie di temi minori, che vengono eseguiti una sola volta, secondo le esigenze del regista. Incalzante l'arrangiamento, preparato da Pieranunzi. Giuliani parte al sax soprano e vira verso il contralto. I due musicisti si ascoltano, si rincorrono, si stimolano, dimostrando un interplay ricco e creativo. Si giunge così a due composizioni originali. La prima scaturì durante la registrazione di "Fellini Jazz". "Immerso in un'atmosfera stimolante" – racconta il pianista – "inevitabilmente mi venne da scrivere qualche cosa che rappresentasse a modo mio il mondo felliniano". Ecco allora "Fellini's Waltz", originalmente eseguito in duo con Charlie Haden. Ci immergiamo di nuovo in un'atmosfera di sogno, grazie anche al soprano di Giuliani, e in una circolarità che ci fa pensare un po' a Satie. La seconda composizione originale, "Newsbreak" è contenuta in un bellissimo disco in trio con Charlie Haden e Billy Higgins, del 1990. A parte l'inizio, racconta Pieranunzi, è una composizione quasi interamente improvvisata. L'andamento è assai veloce, con un dialogo serrato tra il piano e il sax contralto e in cui ogni strumento a tratti si defila lasciando che prevalga l'altro. Ci sono anche situazioni aritmiche, da cui esce ben definita la creatività e la sicurezza caratteriale degli artisti. Conclusione sulle note del tema de "La strada", uno dei più celebri del mondo, scritto nel 1954 per un film che vinse l'Oscar nel 1956. Si tratta di una musica suggestiva, ha spiegato il pianista, adatta all'interpretazione jazzistica. "Non c'era molto da fare perchè è comunque un tema già pronto … Ho effettuato solo qualche piccolo ritocco su quella che noi chiamiamo la griglia armonica". Il pubblico rimane conquistato e forse continuerebbe ad ascoltare ad libitum una musica sapientemente reinterpretata, unita ad una narrazione così confidenziale. E allora i due musicisti eseguono "un valzer amarognolo", "Blue Waltz", composto recentemente da Pieranunzi e non ancora inserito in sedute discografiche. E' un 3/4 che cattura, e che ti invita a seguirlo sia lungo le linee melodiche che nelle improvvisazioni: del contralto, assecondato dal piano con discrezione e del pianoforte in solitudine, con i bassi a sostenere il libero girovagare della mano destra.
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