Enrico Rava e
Dado Moroni
15 dicembre '05 - Treviso, teatro Eden
di Giovanni Greto
Non sappiamo se la causa sia da addebitare ad un maggiore introito economico,
ma da un po' di tempo in qua la formula del duo nel jazz è sempre più protagonista
nelle sale da concerto. Attualmente
Rava
ha in piedi sia il duo con
Stefano
Bollani al pianoforte - e lo seguiremo al teatro Toniolo di Mestre (Ve)
il 2 maggio - che, appunto quello col genovese
Dado Moroni,
da noi ascoltato a Treviso. Nel lungo set unico i due musicisti hanno proposto 10
composizioni, oltre a 2 bis. Gran parte del pubblico ha dimostrato di gradire la
scelta di un repertorio di standards, che non ha tuttavia emozionato gli appassionati
di jazz. Personalmente a tratti, ci sembrava di ascoltare un gradevole concerto
di 'piano bar' anche se i solisti, indubbiamente, avevano mestiere.
Moroni,
dopo 20 anni di carriera, continua a rimanere influenzato dallo stile pianistico
dell'early jazz di Art Tatum, Earl Hines, Fats Waller, peraltro rivelandosi tecnicamente
preciso e sicuro.
Rava
ha suonato sempre a tromba libera e si è rivelato più convincente nei due unici
brani originali ordinati in scaletta ad aprire e chiudere il set,
Certi angoli segreti e
Happiness is to win a big prize.
Tra gli standards i due musicisti hanno interpretato
Old devil moon, prediligendo
una tecnica latineggiante, Cheek to Cheek, in
cui Moroni
ha accompagnato con gusto rievocando stilemi di stride piano, e ancora le
spesso presenti nelle scalette di
Rava
All the things you are e
My Funny Valentine.
Verso la prima metà del set i due hanno anche reso omaggio alla canzone italiana
d'autore, eseguendo Senza fine
di Gino Paoli e Le tue mani
di Spotti, un autore sconosciuto anche a
Rava,
come egli stesso ha dichiarato durante i gustosi siparietti cabarettistici che contraddistinguono
spesso le presentazioni dei pezzi da parte del trombettista triestino/torinese.
Bella anche la versione di Misterioso di Monk,
nella quale
Moroni si è ritagliato un lungo solo che sarebbe stato interessante
ascoltare accostato a qualche silent movie d'epoca.
Rava
è comunque apparso non particolarmente smagliante, un po' affaticato - ma è inevitabile
che gli anni passino per tutti - insomma poco graffiante, prediligendo i toni morbidi.
Nel suo 'raccontare' riecheggiano i fantasmi di Baker, del Davis boppistico
- e Rava
ha citato in Senza fine "Walkin'",mentre i sovracuti soffocati, quasi
un urlo di dolore, ci hanno ricordato il poetico Kenny Wheeler.
Gli applausi del pubblico hanno portato a due bis:
Poinciana, spesso eseguita dal pianista
Ahmad Jamal
e Nature Boy, uno standard molto amato da
Chet Baker,
forse il trombettista più lirico della storia del jazz.