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Talos Festival 2018

Ruvo di Puglia 1-9 settembre 2018
direzione artistica di Pino e Livio Minafra, progetto coreografico di Giulio De Leo
di Vincenzo Fugaldi

Bottari Di Portico - Talos Jazz 2018Bulgarian Voices Angelite - Talos Jazz 2018Bulgarian Voices - Michel Godard - Cesare Dell % Anna - Talos Jazz 2018Campo Armonico - Talos Jazz 2018Cesare Dell % Anna - Talos Jazz 2018Cesare Dell % Anna - Talos Jazz 2018
Enzo Avitabile - Talos Jazz 2018Enzo Avitabile - Bottari Di Portico - Talos Jazz 2018Enzo - Lorenzo Mancuso - Talos Jazz 2018Fratelli Mancuso - Talos Jazz 2018Fratelli Mancuso - Talos Jazz 2018Fratelli Mancuso - Livio Minafra - Talos Jazz 2018
Fratelli Mancuso - Michel Godard - Talos Jazz 2018Georgiia Sylleou - Talos Festival 2018Gianluigi Di Fenza - Talos Jazz 2018Giardini Famigliari - Talos Jazz 2018Giardini Famigliari - Talos Jazz 2018Giardini Famigliari - Talos Jazz 2018
Giardini Famigliari - Talos Jazz 2018Giuliano Di Cesare - Talos Jazz 2018Giulio De Leo - Talos Jazz 2018In The Middle - Talos Jazz 2018La Banda - Talos Jazz 2018Livio Minafra - Talos Jazz 2018Michel Godard - Talos Jazz 2018Michel Godard - Talos Jazz 2018
Michel Godard - Talos Jazz 2018Michel Godard - Talos Jazz 2018Michel Godard - Cesare Dell % Anna - Talos Jazz 2018Nando Di Modugno - Talos Jazz 2018Passionale - Talos Festival 2018Pino Minafra - Talos Festival 2018Pino Minafra - Vittorino Curci - Talos Jazz 2018
Sakis Papadimitriou - Talos Festival 2018Trilok Gurtu - Talos Festival 2018Trilok Gurtu - Talos Festival 2018Trilok Gurtu - Talos Festival 2018Trilok Gurtu - Talos Festival 2018Ugo Spisà - Talos Festival 2018
Vince Abbracciante - Talos Festival 2018Vince Abbracciante - Talos Festival 2018Vittorino Curci - Talos Festival 2018Arcipelago - Talos Jazz 2018Band Adriatica - Talos Jazz 2018
click sulle foto per ingrandire

Il festival pugliese muta, evolve, si trasforma, e assume negli anni recenti la connotazione di uno straordinario esempio di politica culturale. Da un lato l'incentrarsi sul tema delle bande, con una fede forte e coraggiosa in queste realtà musicali profondamente tipiche e radicate nella cultura di quella regione, fede di cui i Minafra si fanno da tempo strenui portatori, perseguendo l'idea di una legge regionale che ne riconosca l'importanza e ne garantisca la sopravvivenza (legge della quale si è discusso in un interessante incontro pubblico); ma coinvolgendo anche, grazie al ruolo ormai strategico rivestito dal coreografo Giulio De Leo, cittadini ruvesi di ogni età nelle vesti di danzatori che interagiscono con le musiche – a volte improvvisate – del festival, protagonisti in prima persona di un evento che catalizza le migliori energie di un intero paese (senza dimenticare anche il lavoro dei ben cinquanta giovani volontari).

Il Talos Festival Internazionale, che chi scrive ha seguito, ha luogo tradizionalmente negli ultimi quattro giorni, e utilizza gli spazi della Pinacoteca d'Arte Contemporanea e della accogliente Piazzetta le Monache. Sotto l'aspetto strettamente musicale, l'edizione 2018 del festival ha dato maggiore rilevanza alla world music rispetto al jazz, specie nei concerti serali. Enzo Avitabile, nel suo bisogno di affrancarsi dal linguaggio musicale statunitense, lavora ormai da lungo tempo con i Bottari di Portico, utilizzando i ritmi aspri e violenti – tutti in battere - dei loro legni per realizzare un prodotto musicale di successo, cantato in napoletano dal leader, le cui martellanti dinamiche venivano temperate dalla voce e dagli arpeggi della chitarra acustica imbracciata da Gianluigi Di Fenza e dai due fiati. Avitabile ha suonato molto poco il sassofono, tuttavia ha realizzato un assolo scendendo tra il pubblico plaudente. Sul finale un omaggio a Pino Daniele.



BandAdriatica Ciclopica
, diretta da Claudio Prima, è un gruppo salentino che si apre alle musiche del mondo, anche letteralmente navigando nell'Adriatico e oltre per incontrare i suoni degli altri popoli. A Ruvo hanno assolto il compito di chiudere festosamente l'edizione con la loro proposta che spaziava dal Salento ai Balcani, con i brani del disco di prossima uscita che si intitolerà «Odissea». Fra i ritmi dell'organetto imbracciato dal leader e la instancabile corposa sezione dei fiati, quasi una fanfara, da segnalare la presenza di due artisti senegalesi ospiti – un percussionista e una danzatrice -, e un trascinante intervento di Michel Godard alla tuba.

Sempre sul fronte world, il bel concerto in solitudine di Trilok Gurtu, con un evidente senso architettonico della costruzione della performance, in cui il grande artista indiano ha utilizzato l'ampio e variegato ben noto set percussivo con sobrietà e compostezza encomiabili, al servizio di una musica di apprezzabilissima finezza, senza alcun momento di stanca, perseguendo una progettualità compositivo-improvvisativa luminosa e plastica, che raggiungeva il climax anche visivo nell'uso del secchio metallico ricolmo d'acqua e della voce che scandiva freneticamente i ritmi del tala insieme alle tablas. Nel finale Gurtu ha coinvolto il pubblico in Brown Rice di Don Cherry.

Forse persino più suggestivo il concerto a cappella del coro The Bulgarian Voices Angelite. Il noto coro bulgaro, che ha assunto questo nome dal 1995 (prima era noto col fascinoso nome di Le Mysteres des Voix Bulgares) è costituito da donne provenienti da diverse regioni del paese, e le caratteristiche che ne hanno determinato la notorietà internazionale, come la gestione delle dissonanze e l'uso frequente di tempi dispari, hanno determinato il successo presso il pubblico del festival, che ha potuto ammirare la ricchezza cromatica dei loro costumi e ascoltare il repertorio – con salde radici nella civiltà contadina - che accosta ai canti ortodossi brani della tradizione musicale laica popolare della Bulgaria. Dopo momenti in cui alcune delle voci avanzavano per ritagliarsi parti solistiche e una breve incursione improvvisativa di Michel Godard e Cesare Dell'Anna, di particolare intensità è risultata l'esecuzione della nostra Bella ciao, cantata in un italiano chiarissimo, ineccepibile, con un particolare, riuscitissimo arrangiamento.

I Fratelli Enzo e Lorenzo Mancuso, i cui concerti sono sempre una cura per lo spirito, interpreti della più vera e profonda anima siciliana, hanno iniziato con una delle Lamentazioni del Venerdì Santo della natia Sutera, cantata a cappella con le loro caratteristiche voci che si intrecciano trasportando l'uditorio in un tempo diverso, astratto, che tuttavia qualunque popolo mediterraneo sente profondamente proprio, per poi passare agli strumenti (chitarre classiche, ghironda, darbouka, armonium portatile, dalla Turchia il saz e il minuscolo flautino sipsy) e al repertorio delle loro composizioni commoventi, che raccontano come meglio non si potrebbe la nostalgia, sentimento che accomuna gli esseri umani che hanno vissuto l'andar via dai propri luoghi natii. E la celebrazione dell'amore e della bellezza muliebre in canzoni come Signura Letizia, Bella Maria, Nesci Maria, il dramma di una troppo giovane madre (Margarita), una dolente religiosità (Deus meus), i versi recitati della toccante lirica Credo di Roberta Dapunt che hanno introdotto, con l'apporto dell'ospite Michel Godard, quella che è forse la composizione più bella dei Mancuso, Ti nni vai puisia, dall'incomparabile testo in lingua siciliana e spagnola.

La notte della banda è stata concepita dai Minafra per dimostrare ancora una volta che questa formazione è una realtà vitale e in costante evoluzione: infatti dopo una prima parte in cui La Banda (costituita da alcuni fra i migliori musicisti del settore presenti sul territorio pugliese e della Basilicata) si è esibita con la direzione del maestro Michele Di Puppo nell'esecuzione di note arie della lirica (Norma, Il barbiere di Siviglia), la stessa si è resa contemporanea sottoponendosi con totale disinvoltura alla direzione di altri musicisti ed eseguendo composizioni recenti. Dunque il compositore brindisino Donato Semeraro, con ospite Nicola Pisani al sax soprano; Livio Minafra che ha arrangiato e diretto due brani dei fratelli Mancuso, Chifteli e Sacciu chi parli alla luna, con ospite Michel Godard; una novella del Boccaccio (Masetto da Lamporecchio) tradotta e declamata in dialetto nocese da Vittorino Curci, con la direzione di Pino Minafra che eseguiva una sua composizione; Michel Godard che ha diretto e arrangiato mirabilmente la splendida Our Spanish Love Song di Charlie Haden; gli sfolgoranti ritmi balcanico-salentini di Cesare Dell'Anna spalleggiato da alcuni tra i suoi musicisti; Nicola Pisani che ha diretto una sua pregevole e articolata composizione (Sarà Banda?) con ospite il sax baritono di Francesco Caligiuri e la voce recitante di Vittorino Curci, e il gran finale con Fantozzi di Pino Minafra.

Vince Abbracciante, fisarmonicista di Ostuni, ha presentato le musiche del suo ultimo cd «Sincretico», pubblicato dall'etichetta salentina Dodicilune, affiancato dalla Chitarra Classica di Nando Di Modugno, dal contrabbasso di Giorgio Vendola e dall'Alkemia Quartet, un quartetto d'archi di grande valore. Musiche originali di assoluto fascino, eseguite con maestria e delicatezza, intense e intrise di leggerezza, nostalgia, ricchezza melodica.

Tra i vari momenti dedicati alla danza durante i pomeriggi del festival, particolarmente suggestivo Notturni, nel quale donne e bambine affacciate alle finestre dell'ex convento che ospita la Pinacoteca contrappuntavano con movenze e suoni la musica del trio Campo armonico composto da Livio Minafra, con l'austriaco Roland Neffe al vibrafono e marimba e Michel Godard alla tuba, serpentone e basso elettrico. Il trio ha presentato il recentissimo disco omonimo pubblicato su etichetta Quinton, con belle musiche originali composte dai tre, un dialogo composto e articolato di raffinata delicatezza ed equilibrio, estremamente suggestivo e godibile. Ma vanno ricordati anche altri momenti: Passionale, che coinvolgeva danzatori diversamente abili in un incontro con le musiche del pianoforte preparato del greco Sakis Papadimitriou e della cantante Georgia Sylleou, con l'esecuzione – tra l'altro - di musica greca antica e canti del rebetiko; Giardini famigliari, una coreografia di De Leo come la precedente che, sul suono della tromba e piccole percussioni affidato a Giuliano Di Cesare, coinvolgeva gruppi familiari di differenti composizione ed età in sorprendenti coreografie simultanee.

Tra gli eventi collaterali di questa edizione, non si può non citare la presentazione da parte di Fabrizio Versienti con Vittorino Curci del pregevole volume del giornalista Ugo Sbisà Puglia, le età del jazz (Adda Editore), che ripercorre le interessantissime vicende della nostra musica in terra pugliese.







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Data pubblicazione: 23/09/2018

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