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di Antonio Terzo photo di Mimmo Di Caro Che il
Meeting del Jazz organizzato da Luciano Vanni Editore e promosso dalla rivista
Jazzit in collaborazione con il sito Jazzitalia.net sia stato una vetrina non soltanto per gli operatori del settore, addetti ai lavori, etichette discografiche, giornalisti ed appassionati, ma anche – e soprattutto – per la musica jazz, lo attestano i tanti concerti che hanno animato la manifestazione a margine del
Terniinjazzfest #4 (dal 23 al 27 giugno) nella Cittadella del Jazz, appositamente allestita all'interno della "passeggiata" ternana.
Ad indicare la natura "live" dell'intero lavoro discografico, allora registrato dal vivo all'Unisono Jazz Café di Feltre, è l'estrema naturalezza con cui i due jazzisti inanellano, uno dopo l'altro in successione, i motivi che costituiscono la scaletta della loro raffinata performance. Il concerto si apre con How deep is the ocean, noto brano di Irvin Berlin che nella versione dei due amici diviene riflessivo e appassionato, per passare subito alle composizioni originali con No Matter di Tonolo, per un assolo del piano ben articolato e di luminosa esposizione, quindi A Child is born, leggera e ballabile nel ritmo ternario, in cui il suono pastoso del flicorno e le ondulazioni pianistiche di Tonolo divengono rassicuranti nel loro riferirsi e svilupparsi verso gli accordi dominanti, altalenando fino ad abbandonare l'incedere in tre movimenti in favore di un tempo in due, e terminare con un finale sussurrato da Tamburini dentro il bocchino.
Ironica la presentazione di Terni (Tonolo), a lasciar credere che il titolo vari a seconda della città in cui il duo si esibisce: nervoso e scattante, condotto dall'unisono fra i due solisti, la tromba di Tamburini e la mano sinistra di Tonolo, con punteggiature anche divertenti. La campana sordinata del trombettista, suono freddo e penetrante come algida lama, incide la melodia di Yesterday Night (Tamburini), e penetra l'atmosfera della chiesa sconsacrata con un blues dai colori tratteggiati e fugaci come i veloci e brevi fraseggi dell'autore. E a seguire il momento forse più toccante del concerto, Amigavel, lenta e malinconica bossa che prende il nome dalla composizione di un amico di vecchia data dei due musicisti, il compianto sassofonista Maurizio "Bicio" Caldura (anche lui componente della Keptorchestra, l'organico che ha gettato le basi del sodalizio fra i due nostri), nostalgica nella rimodulazione della frase iniziale sospinta dall'accennato ritmo latino che il piano infonde sullo sfondo. Infine Sweet & Lovely, uno standard medium fresco, ricco di sfizi tecnici che solo l'ambientazione rilassata dell'evergreen permette il lusso di avanzare: frulli e riflussi dall'imboccatura giocano tutta l'auto-ironia di strumento e strumentista, perfino nel ripetuto pedale della coda.Ruoli ben definiti fra i due musicisti, Tonolo a sostenere con un pianismo chiaro e preciso le evoluzioni trombettistiche di Tamburini, talvolta intense e di notevole spessore emozionale, talaltra fuggevoli e sottili, quasi sbarazzine, per un concerto che ha lasciato soddisfatto il pubblico, anche quella parte fermatasi all'ombra della chiesa sol per ripararsi dalla calura d'inizio estate ternana.
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