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di Mariagiovanna Barletta Le secolari pietre che formano l'ipogeo della masseria "Il Trappeto" di Monopoli, hanno accolto Irio De Paula, uno dei più grandi chitarristi della cultura brasiliana. La sua reinterpretazione dei classici "Garota de Ipanema" di Jobim e "Aquarela do Brazil" composta da Ary Barroso nel lontano '39, riscaldano subito l'atmosfera di un pubblico attento alle mille sfumature nella conduzione del fraseggio e della dinamica sempre "carica" di poesia, soprattutto nei momenti di "pianissimo" quasi sussurrato, in cui le corde della chitarra sembrano far "vibrare" il silenzio e tutta la delicatezza di quel "sentimento" malinconico tanto noto in ogni parte del mondo, quando si pensa alla Bossa Nova. In "Canto de Ossanha" di Baden Powell e Vinicius de Moraes e "O Que Serà" di C.Buarque de Hollanda, le introduzioni armoniche dal sapore flamenco, e la presenza della caratteristica "batida", stile inventato da Joao Gilberto nel tipico modo di suonare la chitarra. La mano destra di Irio De Paula si muove morbidamente senza mai arpeggiare, alternando il pollice sui bassi, spesso con il "tapping" della mano sinistra e conferendo grande lirismo ai due temi principali, pensati anche con le "mille" espressioni del viso. Ad anticipare la chiusura è la volta di "Manha de Carnaval" arrangiata come una ballad dal sapore più jazzistico ed infine "Mulher Rendeira" giocata tutta sulla morbidezza ritmica dell'accompagnamento nei suoni gravi della mano destra. Irio De Paula, quindi, resta sempre un grande poeta del suono, ispirato - e visivamente emozionato- nel far rivivere le radici della sua terra e della storia di un popolo che si racconta cantando.
Mauro Ottolini al susafono che riesce a far vibrare come un contrabbasso, Gabrio Baldacci alla Fender Stratocaster e Cristiano Calcagnile alla batteria, vengono spinti sempre al limite delle possibilità dal loro leader Gianluca Petrella, non a caso giudicato dalla critica come uno dei migliori trombonisti in circolazione. In "Black and Tan Fantasy" di Duke Ellington, invece, il panorama cambia completamente, quando il tema enunciato in stile dixieland dal trombone e dal susafono viene rielaborato con maestria da Gabrio Baldacci che trasforma completamente il suono della sua fender stratocaster, sfiorando le corde con un archetto per violino. "Charlie M" degli Art Ensemble of Chicago e "Mr Rencore", vengono suonati in stile funk, sino ad arrivare alla bellissima cover di "Teardrop" dei Massive Attack e al riarrangiamento "dissonante" di "Epistrophy" di T.Monk, con la partecipazione del sassofonista Gaetano Partipilo. Il bis viene più che acclamato da un pubblico calorosissimo, ed è la volta di "All the world is green" di Tom Waits a ricordarci che la musica è una, come sembra abbia voluto suggerirci Gianluca Petrella, che si tratti di jazz, rock, dixieland, funk o blues.
Mauro Ottolini With Gianluca Petrella Live Marabu' Napoli
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