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COMUNICATI
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Venezia Jazz Festival
30 luglio – 2 Agosto

30LUGLIO ore 20 Campo de l'erbaria
Steve Grossman Two Tenors sax Quintet
Steve Grossman e Valerio Pontrandolfo, sax tenore; Nico Menci, piano; Aldo Zunino, contrabbasso; Alessandro Minetto, batteria

Teatro la Fenice, Sale Apollinee, ore 16 e 30
Juracamora
Andrea Bressan, fagotto; Roberto Gema, chitarre; Saverio Tasca, vibrafono ed elettronica; Carlo Canevali, batteria

Collezione Peggy Guggenheim, ore 22
Yamandu' Costa

31 Luglio, Teatro Fondamenta Nuove, ore 22
Canto di Ebano
Gabriele Mirabassi, clarinetto, Peo Alfonsi, chitarra; Salvatore Majore, contrabbasso

1 Agosto, Teatro la Fenice, ore 21
Bobby Mcferrin, Stefano Bollani
Stefano Bollani, piano; Bobby McFerrin, voce

2 Agosto, campo de l'Erbaria, ore 19
Nicola Fazzini Quartet
Nicola Fazzini,sax contralto; Riccardo Chiarot, chitarra, Andrea Lombardin, basso elettrico;Tommaso Cappellato, batteria

Isola di San Servolo, ore 22
Gege' Telesforo & Groovinators
Gege' Telesforo, voce, percussioni; Mia Cooper, voce; Max Bottini, basso elettrico; Fabio Zeppetella, chitarra; Marcello Surace, batteria; Alfonso Deidda, sax e tastiere.

Veneto Jazz Summer
12 Giugno/17 settembre 2008

8 Luglio Padova, Arena Romana
Pat Martino quartet
Pat Martino,chitarra; Dave Ostrem, contrabbasso; Rick Germanson, piano acustico ed elettrico; Scott Robinson, batteria

15 Luglio, Codroipo (Ud), Villa Manin
Gary Burton Quartet Revisited
Gary Burton, vibrafono; Pat Metheny, chitarre; Steve Swallow, basso elettrico; Antonio Sanchez, batteria

17 Luglio Bassano del Grappa (Vi), Teatro Astra
Ivan Lins All Star Band
Ivan Lins, piano, voce, tamburi; Leonardo Amuedo, chitarre; Nema Antunes, basso elettrico; Marco Brito, tastiere; Marcelo Martins, sax; Teo Lima, batteria. Guest: Nnenna Freelon,voce

18 Luglio, Padova, Arena Romana
Herbie Hancock, The River of Possibilities Tour
Herbie Hancock, piano e melodica; Lionel Loweke, chitarra; Dave Holland, basso elettrico e contrabbasso, Chris Potter, sax tenore; Vinnie Colaiuta, batteria; Amy Keys e Sonya Kitchell, vocals

 

di Giovanni Greto

Riferiamo quanto abbiamo visto, una piccola ma significativa parte dell'esteso cartellone organizzato dall'Associazione Culturale Veneto jazz, che ha sede in provincia di Treviso. Abbiamo notato come, in genere, i grandi nomi spesso deludano le aspettative e come certi progetti probabilmente siano forme studiate a tavolino da manager e produttori scaltri e navigati che cercano di spremere il nome consolidato, sicuri che egli sia capace ancora di radunare un folto pubblico.

U
no tra i concerti più belli e, purtroppo - o per fortuna per chi preferisce assistere ad un'esecuzione dal vivo in santa pace - poco premiato quanto ad affluenza è stato quello del sempre impeccabile Pat Martino. Il chitarrista americano continua a catturare l'attenzione grazie ad una tecnica invidiabile, tanto swing, tanto buon gusto, assolo costruiti con intelligenza, senza voler strafare e lasciando spazio ai propri partner, dimostrando inoltre di saperli scegliere bene. Il concerto di Padova, in una cornice ambientale ideale, è stato goduto con rilassatezza, riuscendo a cogliere se non tutte, molte sfumature. Ottimi dunque i giovani musicisti sia nell'accompagnamento che negli assolo. Sempre generoso, il leader ha eseguito composizioni originali e rivisitato con gusto e conferendo freschezza a brani che fanno parte del vocabolario del jazz come, ad esempio, "Milestones", e che a volte musicisti anche illustri eseguono in maniera troppo scolastica e priva di groove.

Forse un ambiente meno dispersivo, anche se naturalmente di grande impatto come l'immenso prato verde in cui è immersa la dimora estiva dell'ultimo doge veneziano, sarebbe potuto essere più congeniale per ascoltare il morbido jazz del rivisitato quartetto di Gary Burton che, rispetto all'originale della seconda metà degli anni '70, ha visto sedere alla batteria il messicano Antonio Sanchez al posto di Bob Moses. E' stato un concerto "nostalgico" di musicisti che si stimano e a cui fa piacere, forse, pensare agli anni giovanili. Nei molti brani swinganti, oltre ai lunghi assolo di Burton e Metheny, ci ha fatto piacere ascoltare anche l'essenzialità del percorso e il timbro ricercato del basso elettrico di Steve Swallow, capace di sostenere e di stimolare l'improvvisazione altrui. Entrambi in gran forma, Burton e Metheny si sono sfidati in swing e virtuosismo, risultando entrambi vincitori. Metheny, purtroppo, ancora una volta, oltre all'elettrica e all'acustica ha utilizzato anche la chitarra synth e quella specie di ibrido medieval-celtico ricostruito, di cui, francamente non riusciamo a capire il significato e l'utilità nel contesto dell'esecuzione. Oltre a composizioni dei due solisti principali, il quartetto ha reso omaggio anche al repertorio di Carla Bley, Chick Corea, Keith Jarrett e Antonio Carlos Jobim con la poetica "O grande amor'. Il pubblico attento e generoso, è stato premiato dal gruppo con tre bis, forse già previsti nella scaletta, e dunque ben preparati, che hanno concluso con gioia reciproca un incontro iniziato 30 anni orsono.

In un'estate, almeno in Veneto, poco piovosa, il brutto tempo pomeridiano ha fatto trasferire il concerto di Ivan Lins dal castello degli Ezzelini al teatro Astra. Meglio così, forse, perché il samba a basso volume del compositore e tastierista brasiliano, si sposa meglio con un ambiente interno non troppo spazioso e privo di dispersività rispetto ad un luogo aperto, in cui è anche più laborioso trovare il giusto equilibrio sonoro tra le voci e gli strumenti. Ivan Lins è un compositore prolifico e molti suoi hit sono stati interpretati anche da altri cantanti brasiliani, i quali a volte li hanno saputo rendere in maniera più convincente rispetto all'autore. Un titolo per tutti, "Começar de novo", presente anche nella fortunata avventura "The Brasil project" di Toots Thielemans (1992), e nell'accorata versione della cantante bahiana Simone. La serata bassanese è filata via piacevole. Lins, da navigato entertainer, anche se è apparso emozionato, ha interloquito spesso con il pubblico, accattivandosene il plauso. Molto buono il gruppo, tra cui è svettato alla batteria Teo Lima, veterano dello strumento, per anni nei gruppi di Djavan, e che mantiene l'entusiasmo e l'energia dell'artista giovane. Ispirati i solo di Marcelo Martins, presente spesso nei dischi e nei tour di parecchi nomi di spicco brasiliani e nella formazione di uno stupendo doppio dal vivo di Djavan del 2000. In qualche brano – come "Dindi" di Jobim o la stessa "Começar de novo" – ha fatto capolino la calda voce afro di Nnenna Freelon, in un felice duetto con quella esile del leader. Applausi, richieste di bis e, come spesso magicamente succede, un settore brasiliano con bandiera nazionale ha reso ancor più calda la serata.

Nonostante il richiamo di una formazione che aveva all'interno un quartetto, sulla carta, strepitoso – il leader, Holland, Colaiuta e Potter – il tour "River of possibilities" ci ha lasciato perplessi. Nel senso che non sempre l'accostamento di nomi di grido è garanzia di risultati convincenti, se mancano le idee di fondo. E spiace parlare così di Hancock, di cui consideriamo dei capolavori i dischi a suo nome incisi per la Blue Note negli anni '60. Il 68enne artista americano è parso, quanto meno a Padova, prediligere un lavoro di entertainer, di imbonitore, piuttosto che dimostrare il suo valore e cercare di sfruttare al meglio i musicisti messi assieme. Comunque, a parte gli infelici siparietti con le due cantanti – la bianca Kitchell e la nera Keys – il concerto ci ha permesso di vedere, dopo tanto tempo, Dave Holland esibirsi, sorridente, anche al basso elettrico, oltre a ritagliarsi un intenso, lirico brano di solo contrabbasso.Vinnie Colaiuta è una forza della natura, nonostante un appesantimento fisico, ed attira il plauso del pubblico giovane con il suo funky jazz instancabile. Ottimo come sempre Chris Potter che, però, ha dovuto faticare più del solito ad imporsi a causa del volume sonoro più alto rispetto alla media delle situazioni jazz dal vivo. Interessante il chitarrista del Benin Lionel Loueke, soprattutto nel lungo brano da solo, in cui si è vista una ricerca di nuovi linguaggi e sonorità. Tra i pezzi ascoltati, segnaliamo una chilometrica versione di "Cantaloupe Island", sempre gradevole, anche se inavvicinabile, quanto a pathos, dolcezza e dinamica, alla versione originale contenuta in "Empyrean isles" del 1964.

Nella speranza che la prima edizione del "Venezia jazz festival" possa avere un seguito, magari con un miglior conforto per il pubblico nelle situazioni all'aperto – quantomeno le solite scomode sedie pieghevoli sarebbero state doverose in Campo de l'erbaria (non si può seguire un concerto sedendosi per terra se non si vuol stare in piedi o esser costretto a consumare nei costosi bar che ampliavano, ben felici, il loro plateatico) – il risultato si può considerare positivo. Sarebbe infatti ormai tempo che una città così considerata culturalmente e artisticamente come Venezia, possa ospitare un festival internazionale sulla falsariga di altre piazze italiane conosciute ed apprezzate anche all'estero. Dei quattro concerti denominati "concerti prima serata', senz'altro il più emozionante è stato quello del chitarrista brasiliano Yamandù Costa, che personalmente abbiamo scoperto vedendo il film "Brasileirinho" (2005) del regista finlandese Mika Kaurismaki. Dotato di una tecnica strabiliante - mai però esibita con finalità narcisistiche - ed uno spiccato senso del ritmo ed una fantasia improvvisativi inesauribile, Yamandù ha suonato per 80 minuti, sudando per il caldo umido che contraddistingue l'estate lagunare, ciò nonostante sempre rapido e sensibile nel correggere l'accordatura. Nella decina di brani in scaletta abbiamo ascoltato non solo "chorinho", un genere per il quale è principalmente conosciuto e ammirato, ma anche una versione originale di "Sampa", un successo di Caetano Veloso, un omaggio personale a Bach in "Bachbaridade" e "Adios Nonino", uno dei pezzi immancabili per chi apprezza Astor Piazzola. Prima di Yamandù nel pomeriggio alle sale Apollinee della Fenice – che per tre giorni hanno ospitato gruppi legati all'etichetta Egea – aveva suscitato consensi la proposta del quartetto Juracamara, coguidato dal vibrafonista di Bassano Saverio Tasca e dal chitarrista Roberto Gemo, autori, ora l'uno ora l'altro, dei sei titoli ascoltati, composizioni ad ampio respiro ed affascinanti come "Irelica" di Tasca, che inserisce un ritmo africano su una base irlandese. Un progetto interessante, anche perché il quartetto, al posto di un prevedibile contrabbasso, opta per un inusuale fagotto, che arricchisce la musica di colori nuovi. Ci aspettavamo di più dal quintetto dei due sax tenore. Pensavamo a brani originali composti per far risaltare le capacità di ognuno dei solisti. Invece Valerio Pontrandolfo si è limitato ad assecondare il veterano hard-bopper Steve Grossman, nell'esecuzione di standard molto frequentati.

Estremamente lirico, il "concerto prima serata" del 31 al teatro Fondamenta Nuove, sede della consolidata rassegna invernale e primaverile "Risonanze", impegnata a portare alla luce quel tipo di improvvisazione che spesso non riesce a trovare una giusta e meritata vetrina. Il clarinettista perugino ha eseguito parecchi brani tratti dall'ultimo lavoro "canto di Ebano", affiancato come nel disco da due musicisti sardi, Salvatore Majore al contrabbasso e Teo Alfonsi alla chitarra. Mirabassi non ha voluto chiamare per questa serata il batterista svizzero Alfred Kramer, perchè gli piace a volte sperimentare una situazione più intima. L'artista, appassionato conoscitore ed amante della musica brasiliana, ha interpretato sia pezzi propri, come "Chisciotte" o "Struzzi cadenti", che di compositori poco conosciuti come K-Ximbinho, Waldyr Azevedo, Octaviano Pianga, e il poetico chitarrista Guinga. Applausi sudati per l'afa opprimente hanno ottenuto due bis, in un ambiente elogiato dal leader perché ben si sposa con il genere musicale eseguito.

Ed eccoci allo "special event", come era scritto nella guida al festival, ossia il doppio concerto al teatro la Fenice, tempio della lirica e della musica classica. Più che un concerto, quello cui abbiamo assistito ci è parso una sorta di teatro musicale, con parecchi episodi cabarettistici ad opera di due solisti di indubbio valore, uno italiano, l'altro americano, unitisi in un'applauditissima jam session finale. Per primo è salito sul palco Stefano Bollani. Ha iniziato con una lunga ed appassionata medley nella quale ha inserito frammenti classici – ci è parso di riconoscere anche una citazione da Eric Satie -, improvvisazioni jazzistiche di stampo jarrettiano, una languida ballad, arricchita da stilemi blues. Il pubblico ha subito mostrato di gradire il materiale ascoltato. Bollani ha proseguito con "Apanhete cavaquinho" del brasiliano Ernesto Nazarè, brano spesso eseguito con la formazione tutta brasiliana, con la quale il pianista sta promuovendo il disco "Carioca". Il pezzo, un chorinho, è iniziato con una percussione sul legno della tastiera, confermando come il pianoforte sia uno strumento melodico ma anche percussivo, ed è proseguito con improvvisazioni libere, accentuate da colpi con i piedi sul pavimento ligneo, quasi degli stacchi ritmici e allo stesso tempo epici. L'artista ha poi eseguito "Frame by Frame", un pezzo dei King Crimson e, prima di passare a "Retrato em branco e preto" di Jobim, si è così rivolto alla platea: "Avete capito che questa serata ha un tema, perché quando uno fa un concerto di piano solo di fatto potrebbe decidere di suonare quello che gli pare. Invece mi sono dato un tema proprio per limitare il campo. Il tema di questa sera è Canzoni di tutto il mondo'". Il pubblico, divertito, è stato conquistato dall'artista, provando forse per lui quell'aspetto che ne spiega il successo. Dopo un breve intervallo, Bobby McFerrin ha dimostrato le sue originali doti vocali, mentre la mano destra percuoteva il torace. Ha proposto pezzi scat con molte improvvisazioni, alternati a blues cantati con parole e ad una delicata "Smile" di Charlie Chaplin. Ha stimolato il pubblico a cimentarsi con lui e ha poi dato vita ad un intermezzo di puro divertissement con tre spettatori invitati singolarmente ad esibirsi con lui. Il dubbio che serpeggiava era se tutto fosse stato preparato prima o no. Nell'atteso duetto finale i due hanno dato vita ad una versione di "Round Midnight", sulla falsariga di quella concepita per i titoli di testa dell'omonimo film. E ancora "I feel good" di James Brown, "Straight no Chaser", di Monk e la conclusiva, scoppiettante "Spain" di Chick Corea, nella quale entrambi si sono presi in giro, immersi nell'allegria generale.

Il festival si è concluso sabato 2 agosto con due appuntamenti gratuiti. Alle 19 in Erbaria per la serie denominata "Concerti aperitivo" si è distinto per buon affiatamento e ispirazione dai maestri del passato come Coltrane e Rollins, il quartetto dell'altosassofonista milanese, da tempo residente a Mogliano Veneto, Nicola Fazzini. Il musicista ha dato vita ad un lungo unico set nel quale ha eseguito composizioni originali, in gran parte contenute nel primo CD a suo nome "Watch your step" registrato dal vivo e pubblicato dalla etichetta mestrina "Caligola Records". Un solo cambiamento rispetto alla formazione del disco: il bassista elettrico Andrea Bombardini ha preso il posto del contrabbassista Stefano Senni. Un jazz moderno che si lascia ascoltare con piacere, con buone dinamiche e accenni latini come in "Miss Understanding", una morbida bossa nova.

Il concerto finale si tiene a San Servolo, un'isola della laguna tra il Lido e Piazza San Marco, che è stata bonificata e recuperata puntando a diventare un importante polo culturale. Non ci hanno convinto Gegè Telesforo e i suoi Groovinators. Il leader ha pressoché abbandonato le percussioni – suonerà di tanto in tanto un tambourine e due shaker – per concentrarsi sullo scat. Oltre allo scat, Gegè canta esclusivamente in inglese e, in un episodio, si cimenta come "one man show", aiutandosi con dei delay per eseguire "Now's the time", il noto standard di Charlie Parker. Ad affiancarlo localmente la cantante soul Mia Cooper, nativa di New Orleans, approdata nel sestetto da un anno abbondante. Tutti hanno suonato con professionalità, ma una menzione speciale va al chitarrista Fabio Zeppetella, autore di pregevoli assolo.



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27/08/2006

LEZIONI (Storia): Cinema e Jazz: Il film 'Round Midnight di Bernard Tavernier ... (Cinzia Villari)

11/08/2006

I visionari (Stefano Bollani (Quintet))

01/08/2006

Live (Biba Band)

23/07/2006

Umbria Jazz 2006: le foto e i concerti del più grande festival internazionale (Marcello Migliosi)

25/06/2006

Musica Nuda 2 (Petra Magoni e Ferruccio Spinetti)

01/05/2006

Richard Galliano New York Trio con Gary Burton all'Accademia di Santa Cecilia: "Nessuno è in grado come Galliano di tirar fuori dalla fisarmonica una tale varietà di colori...Burton conferma la sua capacità di conciliare uno straordinario virtuosismo con la massima immediatezza comunicativa..." (Dario Gentili)

17/04/2006

Nuova gallery con le foto di Barbara Rigon

09/04/2006

Ottetto di Gianluigi Trovesi + Stefano Bollani al Piacenza Jazz fest: "Il semplice simbolo matematico ha trasformato un dimenticabile lunedì sera in un qualcosa che si deve tentare di raccontare..." (Alessandro Armando)

18/03/2006

Nuova gallery a cura di Paolo Madussi

26/02/2006

Nuova Gallery con le foro di Giuseppe Arcamone

12/02/2006

Jazz & Wine of Peace, 8a edizione del prestigioso festival di Cormons con, tra gli altri, artisti del calibro di Dave Holland, Dave Liebman, Omar Sosa, Dave Douglas... (Giovanni Greto)

07/02/2006

Una "Italian Jazz Musicians Gallery" a cura di Jos L. Knaepen

30/01/2006

Nell'ambito del Ravenna JAzz Festival 2005, una serata dedicata ai contrabbassisti, con il Kush trio di Ben Allison ad aprire il concerto, seguito dall'attesissimo quintetto di Dave Holland. (Andrea Caliò)

28/01/2006

Il Dave Holland Quintet per Aperitivo in Concerto al Manzoni di Milano (Bruno Gianquintieri)

28/01/2006

Il Dave Holland Quintet al Manzoni di Milano: "Il teatro è letteralmente stipato. Dal palco si riesce ad abbracciare con lo sguardo tutta la platea e non si fa fatica a riconoscere anche i volti di molti jazzisti, in mezzo a quel pubblico così numeroso. Non si tratta di un concerto qualunque..." (Rossella Del Grande)

18/01/2006

3 From The Ghetto (Dario Deidda)

03/11/2005

A night in Chicago: Gary Burton, Malachi Thompson, Peter Brötzmann, tre concerti in tre storici jazz club. (Fabio Pibiri)

01/11/2005

La performance del pesarese Odd Times Quintet ha introdotto il concerto di piano solo di Stefano Bollani che, tra scatti ironici e virtuosismo tecnico, ha saputo intrattenere il pubblico rivisitando il grande patrimonio jazz e presentando brani di propria creazione. (Michela Sbaffo)

28/10/2005

Enrico Rava e Pat Metheny Live ad Alghero nella gallery a cura di Fabio Doro.

10/10/2005

LEZIONI (Trascrizioni): Una grande interpretazione di Joshua Redman sul noto "Tears in Heaven" di Eric Clapton. (Orazio Maugeri)

02/10/2005

Marcus Miller, Richard Bona e Dario Deidda: ben tre bassisti si sono alternati sul palco dell'Eddie Lang Jazz Festival 2005 di Monteroduni, giunto alla sua edizione numero quindici e quest'anno diretto da Gegè Telesforo.(Antonio Terzo)

01/10/2005

Stefano Bollani a Stresa: "...come sua consuetudine, gioca e diverte il suo pubblico al quale si rivolge con battute simpatiche che creano clima e partecipazione. Il pubblico apprezza e ricambia con calorosi applausi..." (Bruno Gianquintieri)

18/09/2005

Il Pat Metheyny Group a Bari: "...Il gruppo, ma soprattutto Pat non si risparmia. Quasi tre ore senza sosta. Tre ore che hanno infiammato e soavemente defatigato il suo pubblico pugliese..." (Alceste Ayroldi)

18/09/2005

"Dall'alto dell'Anfiteatro Romano i due pianoforti, uno di fronte all'altro, sembravano scrutarsi prima di un duello. E sono stati sottili ma violenti, i colpi che Stefano Bollani e Martial Solal si sono scambiati nel concerto-duo che ha chiuso il Vivere Jazz Festival..." (Agnese Fedeli)

06/09/2005

Intervista a Gegè Telesforo: "...credo che il jazz, a parte la crescita di alcuni musicisti americani, inglesi, italiani all'estero, viva però un momento di stallo creativo, sembra giri un po' su sé stesso..." (Antonio Terzo)

28/08/2005

"Ciò che la guerra ha distrutto la musica cerca di ricostruire, passando per il linguaggio, universale della musica...della musica nera! Umbria Jazz, balcanic windows against racism ha preso ufficialmente il via a Belgrado" (Marcello Migliosi)

28/06/2005

Overtime (Dave Holland Big Band)

15/04/2005

Umbria Jazz Winter: "...è il pianoforte a dominare la manifestazione, come può testimoniare anche l'evento jazzistico più significativo del Festival: i Duets di solo piano del 2 gennaio al teatro Mancinelli, con protagonisti Brad Mehldau e Danilo Rea prima e Martial Solal e Stefano Bollani poi..." (Dario Gentili)

09/04/2005

The Way Up (Pat Metheny Group)

26/03/2005

Bobby McFerrin, One Voice Show nell'ambito di Etnafest 2005: "...il pluripremiato artista afroamericano è molto più di un pop singer, ed anche di più di un jazz vocalist, concentratosi da sempre sull'aspetto comunicativo della propria musica, la trasmissione di interiori emozioni sonore, come un moderno "griot"...(Antonio Terzo)

19/01/2005

Intervista a Stefano Bollani: "...è il mondo che è surreale. E qualcuno cerca sempre di farcelo diventare sempre molto reale, molto palpabile. Soprattutto oggi che ci sembra tutto facilmente raggiungibile con la comunicazione..." (Alceste Ayroldi)

28/10/2004

Intervista a Anna Maria Jopek. Cantante-Musicista polacca venuta alla ribalta attraverso un interessante lavoro creato insieme a Pat Metheny in cui la Jopek interpreta brani del chitarrista: "...Suonare effettivamente con lui, ascoltarlo interpretare la nostra musica, condividere con lui il palco è stata un'esperienza senza eguali..." (Marco Losavio)

12/09/2004

Herbie Hancock, Wayne Shorter, Dave Holland, Brian Blade, il super gruppo più atteso dell'estate. Noi lo abbiamo seguito in tre differenti festival proponendo un reportage di quanto visto ed ascoltato. Una band che ha sfoderato una musica innovativa frutto di un'elaborazione ritmico-armonica che potrà probabilmente fare da precursore per il futuro.

22/04/2004

Dave Holland Quintet per il Roma Jazz Festival all'Auditorium: "...l'inconfondibile marchio sonoro, una originale miscela che unisce il più classico Post-Bop con l'avanguardia newyorkese del M-Base, che da anni caratterizza i lavori del quintetto..." (Dario Gentili)

04/04/2004

Enrico Rava Quintet a Busto Arsizio: "...uno dei musicisti italiani più rappresentativi ed apprezzati a livello internazionale...accompagnato da un affiatato e fantasioso quartetto composto da musicisti dotati di originalità e classe..." (Franco Donaggio)

29/02/2004

Dave Holland: discografia ragionata. Un'analisi dei "must" della sterminata discografia del contrabbassista inglese senza tralasciare la..."discografia mancata". (Gianmichele Taormina)

09/02/2004

Intervista a Stefano Bollani: "...Il primo amore per me è stato Oscar Peterson ... poi mi sono appassionato ad Art Tatum ... e finalmente intorno ai 15 anni mi sono innamorato di Bill Evans..." (Ada Rovatti)

11/01/2004

Stefano Bollania La Palma: "...con l'entusiasmo autentico di un bambino che ti porta per mano a vedere i giocattoli che più ama, Bollani ci accompagna tra le sue grandi passioni in musica, attraversando generi diversi..." (Francesco Lombardo)

06/09/2003

Pat Metheny con Massimo Manzi e Paolino Dalla Porta: "...il teatro era strapieno e l'idea di sentire il grande chitarrista con due colossi del jazz italiano mi faceva già apprezzare la musica che di lì a poco sarebbe passata attraverso le nostre anime..." (Roberto Rugiolo)

29/08/2003

I concerti di Pat Metheny a Ravenna 2003: "...per Metheny gli stimoli sono stati diversi, e non è escluso che qualcuno dei musicisti incontrati in giro per l'Europa possa fare presto parte di uno dei suoi prossimi progetti." (Vittorio Pio)

29/08/2003

Nove musicisti per Pat Metheny a Ravenna 2003: "...Le sue grandi capacità e le sue doti umane da 'grande' della musica gli hanno permesso di tenere il giogo delle varie situazioni createsi con gli altri musicisti." (Dino Plasmati)

28/08/2003

I seminari di Pat Metheny a Ravenna 2003: "...bisogna riuscire a 'giocare' con il tempo fino ad avere la padronanza giusta per suonare in maniera precisa sul beat, leggermente in anticipo o leggermente indietro." (Ernesto Losavio)

08/03/2003

LEZIONI (chitarra): IIa parte dell'arrangiamento in fingerstyle di James di Pat Metheny. (Andrea Bonardi)

25/01/2003

LEZIONI (chitarra): Attivata una nuova sezione dedicata al fingerstyle a cura di Andrea Bonardi il quale ci presenta un suo arrangiamento di James di Pat Metheny.

16/09/2002

La 17a edizione di Sant'Anna Arresi, incentra il suo polo attrattivo sull'arte eclettica e mirabolante di un personaggio come Mal Waldron...(Gianmichele Taormina)

22/04/2002

Intervista ad Armando Marçal, uno dei più importanti percussionisti brasiliani, per 10 anni al fianco di Pat Metheny. (Stefano Rossini)

21/08/2001

Nearness of You. Il nuovo CD di Michael Brecker con P. Metheny, J. De Johnette, H. Hancock, C. Haden e J. Taylor.

14/10/2000

Waltz For Ruth. Il solo di Path Metheny (chitarra 3)

01/07/2000

Io c'ero: Pat Metheny a Bari

29/06/2000

Io c'ero: Pat Metheny a Milano



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Data ultima modifica: 26/10/2008

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