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Egberto Gismonti
Auditorium, Parco della musica – Musica per Roma - 10 ottobre 2003
di Dario Gentili

Egberto Gismonti: chitarre, piano.

Non capita frequentemente di poter assistere a un concerto di Egberto Gismonti. Inoltre, sono ormai un po' di anni che Gismonti non pubblica un nuovo lavoro. Dunque, quella di stasera è un'occasione da non perdere, anche perché la cornice è di quelle ideali: infatti, il concerto di Gismonti è ospitato nella sala 1200 dell'Auditorium di Roma, che consente al meglio di apprezzare l'impressionante talento di un polistrumentista, ma soprattutto virtuoso della chitarra, che è capace di far suonare il suo strumento come una vera e propria orchestra, dal momento che le sue composizioni ed esecuzioni sono ricche di note e di citazioni dalla tradizione musicale del suo paese, il Brasile, che, ci ricorda Gismonti, non può essere identificato esclusivamente con la bossanova o il samba. Pertanto, a chi frequenta la musica brasiliana soltanto attraverso le "ragazze di Ipanema", Gismonti ricorda che quella del Brasile è una cultura composta di tradizioni musicali diverse e varie, fatta anche di choro, frevo, baião e forró: la musica di Gismonti riesce a unire in una sintesi del tutto originale la tradizione musicale degli indiani dell'Amazzonia con la musica classica, con cui si è formato come musicista.

All'Auditorium, Gismonti si presenta da solo per offrire una di quelle esibizioni che hanno reso celebri le sue registrazioni ECM. Nella prima parte del concerto suona la chitarra a dodici corde ed è certamente questo lo strumento che rende al meglio la particolarità della musica di Gismonti, che la rende unica al mondo. Il suo modo di suonare è lussureggiante, le citazioni e le variazioni di ritmo si susseguono senza soluzione di continuità, spesso le due mani suonano ritmiche diverse sulla tastiera e sulle corde: i pezzi di Gismonti non hanno nulla della forma-canzone, sono stratificati e composti come una sinfonia per sola chitarra. Pertanto, è difficile riconoscere le singole esecuzioni per quanto esse siano liberamente ispirate e per quanto tutta la sua produzione chitarristica sia strutturata con reciproci rimandi e riferimenti. Comunque, il principale bacino sonoro da cui ogni brano trae ispirazione è certamente Dança dos escravos, il gioiello ECM per sola chitarra del 1989. Il pezzo con cui apre il concerto è Alegrinho, facilmente riconoscibile per la tortura a cui Gismonti sottopone le corde dalle note alte della sua chitarra, tanto che il mi, esausto, alla fine salta. Vera e propria summa dell'enciclopedia sonora di Gismonti è il brano Dança dos escravos, presente non solo nell'album omonimo ma anche in altri suoi lavori, un avventuroso viaggio di oltre un quarto d'ora attraverso le più svariate tradizioni musicali brasiliane, equamente distribuito tra carezze melodiche e schiaffi ritmici.

Meno originale e affascinante della parte chitarristica, ma altrettanto intrigante, è la parte di solo piano, che naturalmente si rifà quasi esclusivamente all'album più pianistico di Gismonti, Infância, con l'unica eccezione di Forrobodó, incluso in Zigzag, che tuttavia s'allinea perfettamente all'ispirazione emotiva e musicale degli altri brani. Da 7 Anéis alla stessa Infância, la struttura dei brani resta simile: la presentazione di un tema giocoso e perfino canticchiabile che si complica frantumandosi in pensosi brandelli sonori e s'incupisce, per poi tornare di nuovo fresco e vivace a chiudere l'esecuzione: insomma, la spensieratezza dell'infanzia, ma anche la dolente consapevolezza di un'età definitivamente perduta.

L'unico rammarico che lascia un concerto sicuramente da ricordare riguarda i bis: non che Gismonti non si sia prodigato in due bis, piuttosto è che si è trattato di ancora due pezzi al piano, mentre molti si auguravano di vederlo tornare sul palco con la sua chitarra di dodici corde e innumerevoli mondi musicali.



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