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Javier Girotto e Luciano Biondini di Olga Chieffi foto di Francesco Truono Il pulsare del tempo, lo specchio, la voce dell'anima. Javier Girotto e Luciano Biondini stregano l'esigente uditorio di Villa Guariglia Non subisce cedimenti il successo del saxofonista argentino, ovunque accolto calorosamente La sua musica quale grido intriso di dolore e nostalgia per la sua terra martoriata.
E' la ricerca, l'articolazione di un ritmo personale, il voler esprimere una pronuncia tutta personale, che rende stilisticamente inconfondibili, al primo attacco, il duo Biondini-Girotto, quel gioco di mutazioni, il voler a tutti i costi incarnare in uno stilema la concezione propria di ritmo che è parte integrante dell'estetica stessa del jazz. Così come una particolare idea di suono, resta un altro parametro che sollecita parallelismi con la ricerca linguistica del Novecento eurocolto, in cui tanto valore è attribuito al colore, al timbro. Un'idea di suono intesa come la voce personale degli artisti e riflettenti quella dialettica voce-strumento, strumento-voce. Suono inteso come "voce interiore", trasformantesi in canto d'amore, nostalgico o di protesta, come nel
Cacerolazo, proveniente direttamente dall'anima argentina di Girotto, determinante la sua stessa sintassi musicale, la sua memoria del
griot guaranì, il popolo indigeno del Mato Grosso,
in cui egli stesso vi si identifica, assorbendone e sintetizzandone energia e messaggio, trascinandovi dentro il sentire di Biondini, nel duplice ruolo di poeta e di performer, descrivendone virtù e storia e riverberi mitici e al tempo stesso utilizzandoli come materiale tematico da sviluppare in veri assolo, direi quasi vocali, in denunce urlate che trovano la loro piena dignità jazzistica nella libertà del flusso ritmico e della modulazione del fraseggio, nella varietà di accenti ed espressione,
nella profondità del gioco dialettico tra i due musicisti.
Girotto e Biondini, scatenato nella sua virtuosistica Tangomania, che ha chiuso il concerto, oltrepassano ogni riferimento sudamericano, attingendo alle forti figure dell'indistinto, lasciandoci sospesi in un'ingannevole lucidità, galleggianti su di un oceano opaco, attraverso ci lasciano intravedere "paurosamente limpidi" i mostri della profondità, i loro itinerari labirintici, le loro lotte temerarie. E' lo stesso specchio attraverso cui Dioniso guardò e vide il mondo, prendendo coscienza di sé, conoscendosi e facendosi conoscere, lo specchio deformante del mondo. Ma dopo l'abbraccio calorosissimo del pubblico di Villa Guariglia, un pubblico di tutte le età dai piccolissimi, che sono andati a raccogliere gli autografi incantati dall'affabilità dei due musicisti, agli appassionati più maturi, sino a coloro i quali si sono posti "vergini", dinanzi a questa particolare onda sonora, godendone, certamente, maggiormente, Girotto e Biondini hanno "pulito" lo specchio da cui tutto diparte, proponendo quale bis un brano ispirato all'età innocente dei cartoons, Tom e Jerry con Bip-Bip e Willy il Coyote, manifestando la verità, la gethosyne, con occhi che s'aprono al sogno, la gioia della musica.
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