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Maria Pia De Vito - Portrait of a Lady: Omaggio a Joni Mitchell
Dolce Vita Jazz Festival. La Palma, 2 luglio 2003
di
Alessandro Marongiu
photo by Antonio Demma


Dolce Vita Jazz Festival 2003

Maria Pia De Vito – Voce
Danilo Rea
– Pianoforte
Enzo Pietropaoli
– Contrabasso
Fabrizio Sferra
– Batterie

Proprio quando l'afa romana concedeva un po' di tregua, irrompe sul palco la napoletana Maria Pia De Vito pronta a surriscaldare di nuovo l'atmosfera. Per l'occasione si è fatta accompagnare da una band tra le migliori italiane e composta da Danilo Rea al pianoforte, Enzo Pietropaoli al contrabasso e Fabrizio Sferra alle batterie. C'è anche uno strano strumento musicale che è la voce di Maria Pia De Vito. Ma andiamo con ordine.

Il concerto si intitola "Portrait of a Lady – omaggio a Joni Mitchell". E la cantautrice canadese non poteva sperare in migliore interprete per l'esecuzione di alcune delle più belle canzoni del suo immenso repertorio. Gli arrangiamenti proposti, in puro stile jazzistico, fanno riflettere sulla capacità espressiva della musica e dei testi di Joni Mitchell. È incredibile come brani tratti da album come "Blue" o "Clouds" possano essere rivisitati e riarrangiati a tal punto da diventare deliziose jazz ballad (come è il caso di stasera) oppure in sontuose interpretazioni orchestrali come avviene nell'ultimo album "Travelogue" nel quale Joni Mitchell è accompagnata dalla London Symphonic Orchestra.

Il primo brano nella scaletta è "Harlem in havana" tratta dall'album "Taming the tiger". Il pezzo inizia con una serie di vocalizzi sui quali subito si sovrappongono batteria e contrabbasso. Si inizia a percepire la carica e l'energia che Maria Pia De Vito riverserà stasera sulla platea. Dopo la parte cantata, il ritmo diventa sempre più ossessivo e veloce per terminare, sul finire, in un duo tra pianoforte e batteria.

Si continua con "Good pork pie hat" scritta da Mingus e tratta proprio dall'album "Mingus" del 1979. Il ritmo inizia lento ed è caratterizzato, oltre che dalla splendida voce di Maria Pia De Vito, da un assolo di pianoforte molto articolato per l'esecuzione del quale Danilo Rea spazia su tutte le ottave della sua tastiera.

Il terzo brano è il classico "God must be a boogie man" il cui ritornello viene cantato in coro da tutto il gruppo. Il brano termina con una serie di vocalizzi veloci su cui si inserisce il gruppo.

È la volta di "A case of you" tratto dall'album "Blue" del 1971. Il brano esordisce con un pianoforte molto in sordina ed una voce spettacolare. Sul finire un bell'assolo della band durante il quale Danilo Rea, in perfetto stile jarrettiano, segue la melodia con la voce. Il brano termina con il pianoforte suonato come se fosse un carrillon.

Nemmeno il tempo di terminare l'applauso che subito viene presentato l'ultimo brano della prima parte del concerto. Si tratta di "All I want" sempre dall'album "Blue". L'arrangiamento è notevole. Intro di contrabasso e batteria che scandiscono un ritmo sincopato. Poi le strofe del brano, pronunciate da una voce molto ispirata, ed, infine, un assolo di Danilo Rea che segue il tema principale. Mentre il pubblico continua ad applaudire, Maria Pia De Vito inizia ad eseguire una serie di vocalizzi che sfociano in una vere e proprie sperimentazioni vocali mentre la band la segue con un travolgente 4/4. Il ritmo diventa sempre più incalzante fino ad assumere toni tribali per poi spegnersi per la pausa.

La seconda parte del concerto inizia con il brano "Cherokee Louise" eseguita per quasi quindici minuti con un ritmo bluesy inizialmente trascinante. Dopo un assolo di pianoforte ed uno scherzo tra piano e contrabbasso, il ritmo diventa travolgente come pure la voce di Maria Pia. Poi repentinamente il ritmo ritorna allo schema iniziale ed il finale ci propone un qualcosa di molto simile a musica elettronica ma eseguita con la voce.

Dopo "Both sides now", eseguita in un'atmosfera molto rarefatta, è il momento clou del concerto. "Woodstock". Maria Pia De Vito rimane sola sul palco con ben due microfoni in una sola mano e di cui uno è attaccato ad un campionatore multi-effetto. Dopo un po' di campionature della sua voce si giunge ad un ritmo che non ha nulla da invidiare a quelli dei migliori dj set: con la sola voce e con l'aiuto di un campionatore, Maria Pia riempie tutta l'arena de "La Palma" e costringe tutta la platea a muoversi all'unisono come fosse una gelatina. Dopo qualche minuto, i musicisti rientrano sul palco e la musica comincia a diventare quella della più classica tradizione del jazz pianistico. Ma solo per qualche minuto perché il ritmo ritorna subito frenetico ed ossessivo. Dopo circa venti minuti di esecuzione il brano termina con Danilo Rea che suona direttamente con le mani le corde del suo pianoforte. L'ultimo brano previsto dalla scaletta è "River" tratto dall'album "Blue" che viene eseguito nei binari della classicità.

Solo qualche minuto e tutta la band è di nuovo sul palco per concederci un bellissimo bis. Il brano conclusivo è "Dry clearer from des moines" scritto da Mingus. Il pezzo è di alto impatto vocale con le parole che praticamente sfociano in vocalizzi. Maria Pia De Vito agita la mano sinistra come a suonare un pianoforte invisibile le cui corde sono le sue stesse corde vocali. Assolo del batterista incitato dal pianista e cambio di ritmo per il gran finale.

L'ultima immagine del concerto è una processione di spettatori che fa la fila sotto il palco per ringraziare Maria Pia De Vito per le emozioni che ha fatto provare stasera.



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Data ultima modifica: 05/01/2008

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