Testo e foto di: Eva
Simontacchi
Claudio Angeleri
Ensemble
Il concerto ha inizio alle ore 17:30 nell'Auditorium G. Di Vittorio presso la Camera del Lavoro di Milano, in Corso di Porta Vittoria, 43. E' già buio, e le strade del centro sono affollate di pedoni, nonostante il freddo pungente. Ci stiamo recando alla prima esecuzione assoluta di "Musiche dalle Città Invisibili".
Le musiche sono di Claudio Angeleri, quarantasette anni, pianista, didatta e compositore bergamasco che ha fatto dell'incontro tra letteratura, poesia e musica un percorso di ricerca costante nella sua carriera: ha infatti collaborato con un poeta del calibro di
Lawrence Ferlinghetti, ha musicato fiabe, quali Il principe Felice di Oscar Wilde, e ha sperimentato numerosi incontri con il mondo letterario. Oltre a tutto ciò, dirige il "Centro Didattico Produzione Musica" di Bergamo, da lui fondato, e organizza eventi musicali di alto profilo.
L'adattamento dei testi è a cura di Mario Bertasa, musicologo e letterato, e la regia è di
Oreste Castagna, che nella sua articolata attività ha partecipato numerose volte a progetti
Jazz & Poetry con
Lawrence Ferlinghetti, Enrico Rava, Dado Moroni, oltre ad avere curato la regia per lavori teatrali di
Giorgio Albertazzi, Paola Quattrini, Gene Gnocchi.
P arendiamo posto nell'Auditorium del Palazzo della Camera del Lavoro e, dopo qualche minuto di attesa, sale sul palco
Mario Bertasa che introduce il concerto. Ci spiega che la prima edizione delle
Città Invisibili di Italo Calvino, su cui si basa il progetto musicale in forma di suite di Claudio Angeleri, è stata pubblicata nel 1972. Si tratta di una raccolta di poemetti in prosa e apologi in cui Calvino traccia una rotta, o cerca il senso di un percorso nel rapporto tra luoghi e ambienti, all'interno dei desideri e delle angosce delle città, scritti in un arco di 30 anni; la descrizione di cinquantacinque città immaginarie aventi ognuna un nome femminile, suddivise in cinque tipologie diverse e raggruppate in undici percorsi tematici, in cui rigorosi rapporti matematici legano un racconto all'altro. Un vero e proprio viaggio nel fantastico, in cui si possono trovare riflessioni filosofiche e dialoghi immaginari tra Marco Polo e Kublai Khan. Si possono respirare gli aromi di un oriente favoloso che si mescolano con una suggestione senza pari con la metropoli odierna.
Tra le varie categorie di città, (memoria, segni, desiderio, ecc) ai fini di questo progetto,
Mario Bertasa e Claudio Angeleri ne hanno tralasciata una, quella della morte. Una volta chiarita la visione esistenziale di Calvino rispetto al mondo, e cioè pessimistica, si cerca una via d'uscita dal deserto da lui prefigurato: "non sempre i segni, così come li cogliamo, ci dicono ciò che noi crediamo ci vogliano dire".
E' stato tradotto, questo concetto, in un continuo mascheramento della voce. Infatti,
Oreste Castagna (attore, voce recitante, live electronics) reciterà le varie parti con la voce filtrata attraverso l'elettronica, rendendo a volte espressamente incomprensibili alcune frasi, da cui emergeranno solo poche parole comprensibili, come isole a cui aggrapparsi per cercare di dare un senso al segno.
A fare da ombra alla voce recitata, ci sarà il canto eseguito da Paola Milzano, giovane vocalist emergente nel panorama jazzistico nazionale. Le voci andranno ad integrarsi con le musiche del gruppo strumentale, e gli strumenti diventano essi stessi attori in una doppia nemesi che richiama e riflette la poliedricità dell'opera di Italo Calvino. Un'altra suggestione che deriva dalle
Città Invisibili è quella del racconto in cui parola narrativa e parola poetica si alternano fra di loro, e queste due componenti sono state separate, ai fini del progetto, per incasellarle in tante piccole cellule, per vedere come si mettevano a reagire nei confronti della capacità della musica di raccontare ciò che la parola non riesce a completare, e viceversa.
Dice Kublai Khan è: "Ma tutto è inutile, se l'ultimo approdo non può essere che la città infernale…. Se è là in fondo che in una spirale sempre più stretta ci risucchia la corrente…"
Risponde Marco Polo: "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà… Se ce n'è uno, è quello che già è qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme". Ma la risposta è forse quella di accettare l'inferno e diventarne parte…(continua Marco Polo)…di accettare la morte fino a non vederla nemmeno più. Oppure un'altra possibilità più rischiosa e che richiede maggiore attenzione è quella di sapere riconoscere chi e che cosa, nell'inferno, non è inferno, e farlo durare…..
Salgono sul palco Giulio Visibelli (primo alto della Civica Jazz Band e polistrumentista duttile), sax soprano, flauti,
Gabriele Comeglio (arrangiatore, sassofonista e band leader a cui si legò la vicenda della Jazz Class Orchestra), sax alto, flauto in sol, Claudio Angeleri, pianoforte,
Marco Esposito (da anni partner di Trovesi), basso elettrico, Stefano Bagnoli (uno dei batteristi più richiesti della scena nazionale), batteria,
Paola Milzani, voce, Oreste Castagna, voce recitante, live electronics.
Il primo suono che ci arriva è la splendida voce di Paola Milzani, giovane e preparatissima professionista, che vanta un curriculum di esperienze molto ricco sia in ambito classico che in ambito jazzistico e didattico. Si sovrappone al canto, che diventa ombra, la voce di
Oreste Castagna, che attraverso il colore della voce e la carica espressiva ci
comunica sensazioni che vanno al di là delle parole. Sotto alla sua voce che di
volta in volta ci guida, ci seduce, ci scuote, ci incalza, iniziamo a sentire
anche la musica, che poi esce in primo piano quando le voci tacciono. Sin dalla
prima nota la suggestione è notevole,
riesco a percepire echi lontani, profumi di spezie, la sabbia del deserto, l'aria salmastra del mare, la frescura di un'oasi, la confusione della città, l'oscurità e l'ombra, e così si snoda l'intera suite, seguita in attento silenzio da parte tutto il pubblico, interrotta una sola volta da un fragoroso applauso "sfuggito al controllo" di tutti quanti, prima dell'effettiva "ultima nota" del quadro musicale….. E una volta rotto il ghiaccio, il pubblico ha continuato ad applaudire fino alla fine. Le musiche di Angeleri sono a dir poco splendide e pervase di magia, e gli intrecci con le voci, gestite in questo modo da me mai né visto né sentito prima, rendono i quadri musicali proposti nella suite estremamente vividi e carichi di immagini, profumi, odori e colori meravigliosamente orientali…..
Claudio Angeleri ed il suo Ensemble ci prendono per mano, e ci portano, con suggestioni dai forti sapori e colori a "