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Enrico Pieranunzi String Project "Les Amants" Umbria Jazz 2004 Perugia, Teatro Morlacchi - 18/7/2004 di Antonio Terzo foto di Paolo Acquati
Nell'ambito di Umbria Jazz 2004 le matinée presso il Teatro Morlacchi sono state dedicate alle più recenti produzioni dell'Egea, fra le quali la casa discografica perugina ha avuto modo di sottoporre all'attenzione di pubblico ed addetti ai lavori Les Amants, l'ultimo lavoro di Enrico Pieranunzi.Subito in scena, il pianista romano presenta i propri musicisti, Rosario Giuliani al sax e Luca Bulgarelli al contrabbasso, ed il quartetto Arché (violini
Carlo Cantini e Valentino Corvino, viola Sandro Di Paolo, violoncello
Piero Salvatori)
non necessariamente diversa dall'originale, qui in un'ambientazione musicale suggestiva, molto curata, dove a far proprie le romantiche sfumature del pezzo è il soprano di Giuliani, che poi vi ricama sopra il suo intervento solistico. Inconfondibile il tocco sensibile del pianista, la limpidezza e coerenza delle sue linee improvvisative, il lirismo della sua scrittura musicale, per una combinazione che lascia il pubblico rapito. Tocca così alla composizione che dà titolo a tutto il lavoro,
Les Amants, comunque già inserita in
Racconti Mediterranei
(Egea 2000),
per un'armonizzazione dispiegata sulla spinta in tre movimenti del contrabbasso di Bulgarelli, che in combinazione omofona con la mano sinistra del pianista contribuisce ad uno dei momenti "sonoramente" più riusciti del concerto. Rigoglioso l'assolo di Giuliani, con maggiore tensione nella modulazione con il soprano, in anticipazione del malinconico epilogo.
Una riedizione di The Flower, già in piano solo per l'album Alba dipinta sui muri del '98 (Egea), adesso anche più brillante nel dialogo fra soprano e piano, delizioso il contrappunto d'archi sul pizzicato di Bulgarelli, mentre l'intermezzo recitativo di Pieranunzi trabocca di melodia, una suite dal sapore prettamente italiano. A seguire Where I never was, un 5/4 per il quale Giuliani imbocca il contralto, più ruvido e gutturale del soprano, che comunque imbraccia di nuovo per interloquire con gli archi, mentre la tipica cadenza sbilanciata del tempo composto concorre lenta all'atmosfera rilassata del momento. A rendere musicalmente la visione del mondo dalla prospettiva mediterranea del compositore Canto del mare, maestoso l'incipit, come a cogliere il mare in moto ondoso, e sull'arioso giro musicale, piano e contrabbasso cospargono il motivo di spruzzi che adesso si distendono sulla spiaggia di accordi sussurrati dagli archi. Schiumante anche il fraseggiare di Giuliani al soprano, ineccepibile il cristallino contrappunto di Bulgarelli.E se l'esecuzione dal vivo non aggiunge all'equilibrio musicale del disco nient'altro che la tensione emotiva dell'hic et nunc, Pieranunzi dà tuttavia ancora una volta testimonianza della sua capacità di rendere una raffinata e coinvolgente sintesi fra jazz, senso lirico e coloriture mediterranee con approccio melodico-cameristico che contraddistinguono ormai il suo stile pacato ed intenso al tempo stesso, riconoscendogli, anche in questo caso, quel meritato ed affettuoso séguito riservato ai grandi maestri. Ed il teatro, pieno anche nei palchi, richiede un bis, assolto con una riproposizione di Les Amants, per una seconda profonda emozione.
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