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Teatro Massimo - Stagione estiva 2003 "The Calling" – Celebrating Sarah Vaughan Palermo, Teatro Massimo, 16 luglio 2003 di Antonio Terzo Dianne Reeves leader vocals Peter Martin pianoforte Reuben Rodgers Contrabbasso Gregory Hutchinson batteria Orchestra del Teatro Massimo di Palermo e Orchestra Jazz Siciliana, direttore Gaetano Randazzo
Ad orchestre entrambe schierate, il gruppo precede l'ingresso della cantante nero-americana, vestita in abito giallo, leggerissimo spolverino bianco e collana di perle lunga fino alle ginocchia. E dagli iniziali vocalizzi, giusto per scaldarsi, si intende già la musica di gran livello che la Reeves si accinge a regalare al pubblico palermitano, procedendo a vocalizzare anche per presentare il "capitano di viaggio", il M° Randazzo. Parte così l'orchestra, con passaggi in sezione da big-band, ad infondere un tocco particolare alle simulazioni trombettistiche della vocalista. Pregevole il fresco drumming del giovane Hutchinson, in un continuo sviso, anche sotto la coltre vaporosa degli archi. Dopo i primi due brani, seduta sullo sgabello la Reeves intona Speak Low, suadente e affascinante sull'intro sfumata di tutti i musicisti, trio compreso. E mentre gli intermezzi orchestrali riescono a rendere perfettamente gli arrangiamenti dell'album, è la voce comunque che rapisce, facendo netta la differenza tra l'ascolto del cd ed il calore dell'esibizione live.
Molto ricercata Lullaby of Birdland ricostruita sull'atmosfera "bachiana" del Magnificat, con intro orchestrale che in progressione di tredicesime ripete l'iniziale sussurrato della Reeves, di grande presa. Il solo è invece in combinazione con contrabbasso, drums e piano, e risente notevolmente dello stile contrappuntistico del grande compositore tedesco. Notevole anche l'interloquio tra le sfumature vibranti della voce e le tenui coloriture dell'intero ensemble orchestrale.
Particolare l'arrangiamento funky di Fascinatin' Rhythm, con basso elettrico ed incipit sincopato del piano, quest'ultimo qui a distinguersi per un assolo di grande verve e fantasia, cui replicano i nervosi ed improvvisi stacchi orchestrali, con il Maestro che si contorce per tenere le fila dialogiche del beat ritmico, dei brass, degli archi e della voce della Reeves, sicuramente non di notevole estensione, ma indubbiamente di gran temperamento interpretativo e profondità timbrica.Seguono Key Largo, omaggio a Benny Carter recentemente scomparso, e Embraceble you, immancabile brano di Gershwin dove entra tutta l'orchestra a dipanare una finissima trama di ottoni e violini. Compitissimo il solo di Sergio Munafò alla chitarra, caldo e raccolto, che guadagna un altrettanto caloroso applauso dal pubblico, ad anticipare il toccante finale voce ed orchestra. Poi, ancora introdotta dal basso elettrico, What a little moonlight can do, trasformata in una sensuale samba, cui fa riscontro Obsession, tra i brani preferiti della Vaughan, immancabile nel suo repertorio e quindi in una serata a lei dedicata. Sul finale Dianne Reeves presenta il gruppo ed i solisti in orchestra, quindi, dopo un breve ritiro dietro le quinte, propone in bis una coinvolgente Misty, degna della Vaughan, dapprima solo piano e voce, poi con inserimento dell'orchestra, quindi il finale torna pacato, sul solo di contrabbasso, fraseggiato e riflessivo, con punte molto romantiche anche grazie agli ottoni in pianissimo dell'orchestra che così approda ad un ending quasi intimistico.Tanti dunque gli ingredienti di questo soddisfacente concerto, per un cocktail dal sapore ricco, una performance all'altezza delle grandi esibizioni cui Dianne Reeves ci ha da sempre abituato.
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