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Roccella Jazz Festival
"Terremoti"
13-23 agosto 2008
di Enzo Fugaldi
foto di Alessia Scali
Direzione artistica:
Paolo Damiani
In un sud che stenta sempre più a organizzare eventi jazzistici di rilievo,
conforta vedere come i "Rumori mediterranei", alla ventottesima edizione,
si rinforzino, raggiungendo numeri davvero ragguardevoli: 11 giorni di durata e
34 concerti, dislocati fra 9 comuni della provincia di Reggio Calabria, oltre alla
consueta copiosa attività seminariale.
"Terremoti" era il tema scelto quest'anno dal
direttore artistico, vista la concomitanza del centenario del cataclisma che distrusse
Messina e Reggio Calabria. E al tema principale del festival è stata dedicata una
produzione originale, uno spettacolo multimediale a cura del regista televisivo
Roberto Torelli, che ha realizzato un film di montaggio muto e in bianco
e nero utilizzando filmati di varia provenienza e documentando i numerosi terremoti
che hanno devastato l'Italia, da quello di Messina e Reggio Calabria a quello della
Valle del Belice, e molti altri. Immagini toccanti e terribili, commentate da un
gruppo denominato "Bookmakers" (Sandro Satta, sax alto; Antonio
Iasevoli, chitarra; Adriano Lo Giudice, basso; John Arnold, batteria),
guidato da
Antonello Salis al pianoforte e al piano elettrico. La musica
eseguita dai cinque era una fusion molto ben eseguita, calibrata in funzione
dei filmati, con un buon equilibrio di gruppo ed efficaci momenti ispirati alle
musiche di Frank Zappa.
La serata inaugurale del festival, a Reggio, al Castello Aragonese, è
iniziata con il New Quintet di
Rosario Giuliani
(Flavio
Boltro-tromba,
Dado Moroni-piano;
Luca Bulgarelli-contrabbasso; Fabrizio Sferra-batteria). Solida realtà
del jazz europeo, il gruppo di
Giuliani
ha ancora una volta convinto con il fresco hard bop contenuto nell'ultimo
cd "Anything
Else", pubblicato dalla francese Dreyfus Jazz. I due ottimi fiati
hanno alle spalle una ritmica d'eccezione, guidata dal pianoforte swingante ed energico
di Moroni.
Un funky d'eccezione ha proposto poi la band di Maceo Parker,
l'altosassofonista cresciuto alla scuola di
James Brown.
Coadiuvato da due vocalist, tastiere, chitarra, basso, batteria, tromba e trombone,
questo grande personaggio della black music ha divertito e fatto ballare il numeroso
pubblico per quasi due ore tra riff, assoli di tutti i musicisti, grande comunicativa.
Da segnalare il notevole cantante Corey Parker.
Polistena ha ospitato il 14 agosto un concerto di Steve Coleman,
con Jonathan Finlayson-tromba, Tim Albright-trombone, la vocalist
Jen Shyu, Thomas Morgan-contrabbasso, Marcus Gilmore-batteria.
Rispetto al tour di un anno fa, il gruppo ha un batterista in meno, ma ha guadagnato
in efficacia e compattezza. La vocalist è molto più sicura e inserita nelle dinamiche
collettive, e tutti i musicisti interpretano le composizioni di Coleman - ardue,
poliritmiche, con frequenti mutamenti di beat - con convinzione e rigore.
I fiati suonano con grande concentrazione anche nei brani a tempo libero, e nei
brani più mossi la ritmica si mostra solida e affiatata. Tra i momenti da ricordare,
l'innesto all'interno di una lunga suite di una versione di
'Round Midnight semplicemente superba.
I pomeriggi in assolo all'ex Convento dei Minimi di Roccella, introdotti
come sempre dalle interessanti e puntuali interviste del musicologo Maurizio
Franco, sono stati inaugurati da un concerto del chitarrista Roberto Cecchetto,
già collaboratore di Rava nel gruppo "Electric Five", alla sua prima prova
in solitudine. Esordio felice, grazie alla concentrazione, alla totale padronanza
degli effetti, al gusto per sonorità diverse ma tutte esteticamente valide, a uno
spiccato senso architettonico della costruzione melodica sorretta da armonie leggere
e pertinenti. Due lunghi brani, uno di sua composizione, e una
Darn That Dream da manuale, seguiti da un brevissimo
bis, per una prova convincente.
Il pianista classico con esperienza di improvvisazione Massimo Giuseppe
Bianchi ha presentato un concerto intitolato "Terremoto Zappa", mescolando,
con esiti davvero eccellenti, i 6 pezzi Op. 19 di Arnold Schönberg, due medley
di improvvisazioni su temi di Frank Zappa, tre brani di Igor Stravinskij
e Winnsboro Cotton Meal Blues, splendida
composizione del 1979 del compositore americano
Frederick Rzewski. Come giustamente sottolineato da Maurizio Franco, un programma
che sino a vent'anni fa sarebbe stato davvero inimmaginabile, un esempio molto positivo
di abolizione delle frontiere fra le musiche.
Antonello
Salis ha sviluppato il suo set al pianoforte, preparato con tanti strampalati
oggetti da cucina, proponendo la sua energetica e travolgente idea di musica intesa
come festa scoppiettante, delirio organizzato, alla ricerca di un'intesa comunicativa
con l'ascoltatore che percorre binari ben diversi dai soliti, intrisi di sincera
poesia. Tra i temi riconoscibili, piazzati come isole nel mare di un inesauribile
flusso musicale, Naima,
Body And Soul,
Duke Ellington's Sound of Love, la sua
Lester. Bis alla fisarmonica.
Anche
Rosario Giuliani, dopo avere risposto alle domande pertinenti
di Maurizio Franco, ha offerto una performance intensa al sax alto, eseguendo
suoi brani come Suite et pour suite,
Seven Thoughts, Dream
House e Misterioso di Monk.
L'ultimo incontro pomeridiano è stato sdoppiato per il grande afflusso
di pubblico. E' l'effetto della presenza di
Stefano
Bollani. Dopo due brevi e sapide interviste di Franco, nella
prima parte
Bollani ha eseguito esclusivamente brani dei Beatles, in particolare
i primi tre, Something,
Norvegian Wood e Blackbird
in versioni di particolare bellezza. Nel secondo set, assecondando simpaticamente
le richieste del pubblico e dell'intervistatore, ha spaziato fra
Blue In Green, Scott Joplin, Frank Zappa e
Satisfaction.
Ancora nella Piazza del Popolo di Polistena, un intenso assolo di
Antonello
Salis alla fisarmonica, un ininterrotto flusso di coscienza – inframezzata
da clusters e momenti di piena libertà - tra classici quali
Love is a Many-Splendored Thing, composizioni di
Joe Zawinul (A Remark You Made), successi beatlesiani
(Blackbird e Michelle),
sino a Sergio Endrigo e Gershwin, nel pieno rispetto dell'anima profondamente popolare
di questo strumento. A seguire, la trascinante mandola di Mimmo Epifani accompagnato
dai suoi "Epifani Barbers", un viaggio danzante nel grande folk salentino.
San Giorgio Morgeto ha ospitato il trio berlinese, composto da Michael
Wollny al pianoforte, Eva Kruse al contrabbasso e Eric Schaefer
alla batteria. Un gruppo di trentenni dalle idee molto chiare, con all'attivo già
due cd per l'etichetta Act: il modello, per intenderci, è quello del trio del compianto
Esbjörn
Svensson, ma l'approccio alla musica è ben più radicale, tiene conto
in qualche misura di certo free germanico, della musica colta europea (Stravinskij,
Ligeti). Le composizioni sono asciutte, rigorose, articolate, basate su una solida
interazione e un perfetto affiatamento fra il pianista e il batterista. Lo sviluppo
dei brani non è mai scontato, non si ascolta quasi mai la solita struttura tema
– assoli – ripetizione del tema, ma ogni composizione sembra avere una struttura
a sé, a volte basata su di un crescente accumulo di tensione sonora, come in certo
rock progressivo.
A seguire, un affascinante viaggio nel mondo del tango rioplatense proposto
da Davide Cavuti con le musiche originali e gli arrangiamenti del pianista
Paolo Di Sabatino,
il gruppo "Le Grand Tango Ensemble" e la recitazione di Caterina Vertova.
A Siderno Superiore le "Gesualdo Variations" del chitarrista francese
David Chevallier, giovane ma già distintosi in Francia come strumentista
e arrangiatore: oltre alle sue chitarre, una elettrica e una dodici corde, la viola
di Guillaume Roy, il violoncello di Alain Grange, i sassofoni di
Christophe Monniot e un quintetto vocale. Alle polifonie del compositore
rinascimentale Gesualdo da Venosa, profondamente suggestive, che venivano eseguite
dal quintetto vocale secondo partitura, si giustapponeva la musica dei quattro strumentisti,
in equilibrio fra scrittura e improvvisazione, costruita sulle composizioni rinascimentali
con esiti spesso suggestivi, con validi momenti solistici e un'interessante capacità
di scrittura e arrangiamento.
Il violinista francese Regis Huby, con il suo quintetto e la voce
di Maria Laura Baccarini ha poi proposto un rilettura non banale delle canzoni
di Cole Porter.
Locri ha ospitato la "Ex voto Zurzolo Band", un gruppo di nove elementi
che hanno eseguito una musica danzante, densa di napoletanità. Sono stati preceduti
dal duo Enrico
Rava –
Stefano
Bollani. Resta ben poco da dire di questo duo, se non che ha suonato
in modo impeccabile, non lesinando alcune gag, ma donando alcuni momenti di musica
davvero perfetti. Un leggero rinnovamento nel repertorio, piuttosto uniforme da
tempo, sarebbe comunque auspicabile, anche se i brani eseguiti, fra standard (Cheek
to Cheek, Poinciana) e originali
(i raviani Interiors,
Algir Darbughi, Bandoleros),
restano sempre ottimi.
La piazzetta di Martone ha accolto quest'anno due quartetti: quello di
Giovanni Guidi e quello di
Claudio Fasoli. Il gruppo di Guidi, con all'attivo
due cd (il più recente è The House Behind This One, Cam Jazz), composto dal
leader al pianoforte, Dan Kinzelman al sax tenore,
Stefano Senni
al contrabbasso e Joao Lobo alla batteria, ha confermato la propria grande
perizia, con ottima interazione, senso delle dinamiche, buone composizioni originali
e la consueta Round Trip di
Ornette
Coleman. Altrettanto bene va detto dell'"Emerald Quartet" del veterano
Claudio Fasoli, con
Mario Zara
al pianoforte,
Yuri Goloubev al contrabbasso e
Marco Zanoli
alla batteria, che ha eseguito recenti composizioni dedicate alla sua città natale,
Venezia. Temi gradevoli e cantabili di solida classicità, arrangiamenti sobri, grande
senso della forma e un equilibrio perfetto tra i quattro, con una menzione particolare
al contrabbassista, che vanta un'ottima tecnica ed una considerevole musicalità.
Il leader, esibitosi soprattutto al soprano, è stato eccellente come sempre.
I pomeriggi all'Auditorium Comunale, dopo l'iniziale "Terremoti", sono
proseguiti con una sorta di lettura scenica del regista Mimmo Calopresti con l'ausilio
della fisarmonica di
Richard Galliano,
sottoutilizzato per una proposta che ha parecchio deluso. Grande arte, invece, è
venuta da "I kiss your hands – catalogo semiserio delle lettere mozartiane",
un progetto di
Paolo Damiani, Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni.
Damiani ha scritto delle musiche originali, riarrangiato sue composizioni preesistenti,
trascritto celebri brani mozartiani, mentre i due attori hanno selezionato alcune
lettere di Mozart dal suo sterminato epistolario allo scopo di restituire l'eccentrica
figura del genio. Il riuscitissimo spettacolo, al quale hanno contribuito da par
loro
Danilo Rea e
Gianluigi
Trovesi, presentava un quintetto in cui i due attori (di fatto un soprano
e un baritono) si integravano con i tre strumentisti in un'opera in cui musica e
parola si completavano a vicenda, in una grande armonia di esiti. Grazie alla perizia
dei musicisti, ma anche alla elevatissima tecnica recitativa degli attori, che si
cimentavano con ottimi risultati anche nel canto.
"Calvino Reloaded", opera liberamente ispirata alle Lezioni americane
di Italo Calvino, su un testo del giovane ma affermato scrittore francese Yann Apperry
e musiche di
Massimo Nunzi e Fabrizio Sferra, con la voce recitante
di Enzo Iacchetti, la direzione di Nunzi, la batteria di Sferra, Marco Moro,
flauto, Gabriele Mirabassi, clarinetto,
Marco Tamburini, tromba, Roberto Rossi, trombone,
Pietro Tonolo,
sax tenore, Sophie Bernadò, fagotto e voce,
Bebo Ferra,
chitarra, Luca Bulgarelli, contrabbasso, Giacomo De Caterini, live
electronics, era una produzione originale del festival di Roccella. Obiettivo centrato
grazie all'arguzia del testo, approvato dalla vedova dello scrittore, alla recitazione
di Iacchetti e alla penna talentuosa di Nunzi e Sferra, che hanno composto delle
musiche di grande presa, complesse e ottimamente orchestrate, dirette ed eseguite.
A inaugurare in grande stile le serate centrali del festival al Teatro
al Castello il quartetto "New Bump" del batterista Bobby Previte, con
Ellery Eskelin al sax tenore, Brad Jones al basso elettrico e al contrabbasso
e Bill Ware al vibrafono. Come suo solito, Previte costruisce i suoi
brani originali, in parte tratti dall'ultimo cd "Set the Alarm for Monday",
in parte ancora inediti, intorno al proprio drumming incisivo e fantasioso,
ma valorizzando adeguatamente il contributo dei validissimi musicisti che lo affiancano.
Le composizioni, spesso in tempi dispari (5/4, 9/8), sono di grande presa, con temi
riconoscibili affidati al sax, sapidi pedali di basso, ottimi assoli. Particolarmente
riusciti D is for Drums, costruito intorno a
un arpeggio minimalista del vibrafono, con una progressiva crescita di tensione,
e il brano che dà il titolo al cd, intimo e raccolto.
Il "Danish Trio" di
Stefano
Bollani, con Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morten Lund
alla batteria, è "arte del trio" allo stato puro. Dall'incontro di
Bollani
con i due fantastici musicisti danesi, una collaborazione che dura già da sei anni,
viene fuori grande musica, un trio assolutamente paritario, sempre sull'asse principale
che parte dal trio di
Bill Evans
passando da quello di
Jarrett,
ma con una freschezza di idee e risultati che non temono il confronto con i grandi
modelli. I tre hanno poi accolto
Enrico Rava,
che quella sera ha compiva 69 anni, e hanno proseguito il concerto in quartetto
con alcuni brani del trombettista (Thank You,
Come Again, Interiors,
Bandoleros) Brigas
nunca mais di Jobim e il classico Dear Old Stockholm.
La sera successiva, sul palco si esibiva la Brussels Jazz Orchestra, ottima
big band diretta per l'occasione da
Gianluigi
Trovesi, che ha eseguito solo sue composizioni originali, con l'ausilio
del fido percussionista Fulvio Maras e Dave Douglas come ospite d'eccezione.
Una produzione originale davvero riuscita, grazie alla potenza e precisione dell'intera
orchestra nel confrontarsi con le complesse e stimolanti partiture del nostro, ai
colori pertinenti aggiunti da Maras, e soprattutto alla superlativa presenza di
Douglas, che ha improvvisato senza risparmiarsi sulle composizioni di
Trovesi,
ben orchestrate per big band. Hanno eseguito Sogno d'Orfeo,
Herbop, una splendida
From G to G dedicata a
Paolo Damiani
e Gianni
Cazzola, Now I Can con lo stesso
Trovesi
al clarinetto, l'ipnotica As Strange As a Ballad,
Dedalo, Hercab.
Una grande lezione di blues jazzistico e venuta dal quartetto del trombonista
Roswell Rudd, con la cantante sudcoreana Sunny Kim, il pianoforte
di Lafayette Harris e il contrabbasso di Brad Jones. Formazione insolita,
e repertorio profondamente calato nella tradizione specialmente preboppistica, eseguito
con convinzione e stile esemplari. Tra i brani eseguiti,
I'm Going Sane, Blues
For The Planet Earth, You Blew It,
Twelve Bars di Herbie Nichols in duo trombone-pianoforte,
All Nite Soul, Keep
Your Heart Right, Loved by Love,
e il bis Johnny Come Lately di Billy Strayhorn.
Stefano Benni ha proposto, insieme a Filomena Campus e a un buon
quartetto di musicisti inglesi, alcuni dei suoi testi poetici.
È poi arrivato il momento del Cerchio Magico, il trio "Magic Circle" del
trombettista Dave Douglas, con
Uri Caine
al pianoforte e Brian Carrott al vibrafono. Un set di purissima bellezza,
pieno di classe, di concentrazione, sin dall'iniziale delizioso blues
Traveling Light di Trummy Young. Una lezione di
stile e creatività nel solco della tradizione, che confermano Douglas come
uno dei più importanti musicisti oggi in circolazione. Grande musica naturalmente
grazie anche agli eccezionali comprimari, semplicemente perfetti nell'economia del
trio. Douglas ha anche ospitato Roswell Rudd per un duo su
Crepuscule with Nellie di Thelonious Monk, e introdotto
con garbata ironia i brani.
L'ultima serata ha riservato al folto pubblico del festival due eventi:
l'omaggio ai Pink Floyd di
Rita Marcotulli
e il gruppo "Beat the Donkey" di Cyro Baptista.
"Us and Them" è il progetto che
Rita Marcotulli
aveva già presentato alla Casa del jazz nel marzo scorso, concerto registrato per
la collana "Jazz Italiano Live 2008".
La leader, al pianoforte e tastiere, era accompagnata dal fido
Andy Sheppard,
sax tenore e soprano, il veterano Giovanni Tommaso al contrabbasso, Michele
Rabbia, percussioni e electronics, Mattew Garrison, basso elettrico a
sei corde, Alfredo Golino,
batteria, Fausto Mesolella, chitarra, e dall' inconfondibile e potente voce
di Raiz. Gli arrangiamenti sono rispettosi dell'originale, quindi ciò che
si ascolta è rock psichedelico, con fumogeni e luci come di prammatica, uso massiccio
dell'elettronica, la chitarra di Mesolella che interpreta con convinzione
il ruolo di Dave Gilmour, mentre la parte jazzistica è affidata soprattutto agli
assoli di Sheppard,
agli interventi della
Marcotulli
e alla fantasia percussiva di Rabbia. Un omaggio sentito, di grande impatto
sul pubblico, con brani entrati nella storia del rock come
Money, Us and Them,
Goodbye Blue Sky.
L'ultimo concerto era affidato al noto percussionista del gruppo "Electric
Masada" di John Zorn, Cyro Baptista, e il suo gruppo "Beat the Donkey".
Una idea di musica come happening, kermesse di suoni, rumori e colori, danza, costumi.
Un enorme armamentario di strumenti per gli otto musicisti, alcuni tradizionali,
altri inventati, oltre a pianoforte, tastiere e chitarra elettrica, hanno dato luogo
a un lungo set divertentissimo, traboccante humour, tra ritmi di ogni genere come
samba, funky, ska, rock durissimo che si ricongiungeva idealmente al concerto precedente
con omaggi ai King Crimson e persino ai Led Zeppelin.
Le
foto di Sergio Cimmino a Roccella Jonica 2008
..::Gallery di Alessia Scali::..

 
 
 
 
 
 
 
 
 




  
 
 

| 24/10/2006 | Stefano Bollani, Rita Marcotulli, Andy Sheppard, Bobo Stenson tra i protagonisti del Brugge Jazz 2006 (Thomas Van Der Aa e Nadia Guida) |
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