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Reggio Calabria, Martone, Roccella Jonica, Marina di Gioiosa - 16/22 agosto 2004 di Enzo Fugaldi foto di Gianmichele Taormina La 24a edizione del Festival "Rumori Mediterranei", diretta come sempre da Paolo Damiani con la consulenza artistica di Stefano Benni, era intitolata "Monsters" e dedicata a Steve Lacy. I mostri evocati dal festival calabrese erano tali nel senso dell'unicità, della stranezza, della prodigiosità, e hanno fatto la propria comparsa tra le pieghe dei ben 18 concerti tenutisi nei sette giorni di durata della manifestazione. Manifestazione che, come ogni anno, ha affiancato agli eventi musicali la sezione "Esplorazioni", con una ricca serie di seminari (con Ada Montellanico, Danilo Rea, Terje Rypdal, Achille Succi, Salvatore Maiore e Paolo Vinaccia) e laboratori di danza (con Giorgio Rossi), fotografia (con Roberto Serra), composizione (con Uri Caine), musica d'insieme (con Enrico Rava) e musicoterapia (con Mariaconcetta Rosa e Costanza Amoruso), oltre ai consueti ascolti collettivi delle novità ECM (il nuovo disco del trio di Keith Jarrett, The Out-of-Towners) ed Egea (Lirico di Danilo Rea, Il circo di Lello Pareti e Ladybird di Paolo Damiani). Grazie alla presenza del produttore dell'etichetta perugina è stato possibile fare un breve ma interessante viaggio nei meccanismi della produzione discografica e della dialettica tra produttore e musicista.
La prima delle serate a Roccella, il 18 agosto, è stata preceduta da un incontro musical-letterario pomeridiano, all'Auditorium (luogo che ospitava una splendida mostra fotografica di Roberto Serra e le proiezioni dei filmati di Ciprì e Maresco su Steve Lacy), con le voci recitanti dell'attore Antonio Catania e di Sylvia De Fanti impegnati in una lettura di brani di Edgar Allan Poe con il supporto di Christian Thoma all'oboe, Emanuele Parrini al violino e Yann Gourdon alla ghironda elettroacustica, che hanno improvvisato in modo radicale, coadiuvando le voci senza mai sovrastarle.
Al Teatro al Castello la serata è stata aperta dal gruppo della cantante Amalia Grè, che ha proposto il repertorio tratto dal proprio disco d'esordio, brani di sua composizione e classici quali Moon River, The man I love, Estate, per concludere con una canzone di De Gregori. Pur avendo avuto delle esperienze di studio negli States con Betty Carter, Bob Dorough e Bobby McFerrin, è arduo classificare la Grè come cantante di jazz. È una pop singer particolare, che ama le atmosfere jazzy e una gestualità forse troppo costruita, che convince poco (mi veniva in mente in contrapposizione la splendida, dolcissima, naturale gestualità di Maria Joao), e che andrebbe probabilmente affiancata da musicisti migliori per potersi esprimere più compiutamente.
La serata è stata conclusa splendidamente da un lungo concerto del nuovo ensemble di Uri Caine, in anteprima assoluta, denominato, in assonanza al tema del festival, "Godzilla", con il leader al pianoforte, fender rhodes e sintonizzatore, Dave Binney sax alto e live electronics, Brad Jones basso, Cornell Rochester batteria, DJ Olive piatti, Sadiq Bey voce recitante. L'ensemble, che si avvale dell'apporto di primo piano di DJ Olive e del carisma della voce di Sadiq, si incentra soprattutto sul pianismo del leader, qui più in sintonia con la musica proposta al piano elettrico che a quello acustico, e sul solismo di Binney, sassofonista dalle insospettabili origini calabresi, forse poco conosciuto al grande pubblico ma estremamente apprezzato tra i musicisti con cui ha collaborato (tra i tanti, Gil Evans e Bobby Previte),
Il pomeriggio del 19 agosto era dedicato allo spettacolo che ha dato il titolo all'edizione 2004 del festival, "Monsters". Nulla di improvvisato stavolta, con una performance curata nei minimi particolari dalla avventurosa voce di John De Leo, dalla chitarra di Fabrizio Tarroni e dal pianoforte di Danilo Rea, e dalle estemporanee creazioni dell'artista visuale Massimo Salciccia Ottoni, con la scenografia di Stefano Cortesi Malatosano ed i suoni manipolati di Franco Naddei. All'inizio una dimensione soprattutto recitativa, pienamente da teatro contemporaneo, tutta dominata dalle non comuni capacità vocali di De Leo, che ha recitato testi di
Richard Matheson, propri e di Stefano Benni, per poi passare ai brani cantati, da
Stormy Weather, al montaggio di due canzoni di Luigi Tenco (Vedrai, Vedrai
e Un Giorno Dopo L'altro), a
Birdland
dei Weather Report, fino al bis di
Cheek to Cheek. De Leo ha impegnato la sua ardita vocalità, spalleggiato egregiamente da chitarra e pianoforte da soli o insieme, creando linee di walking bass, suoni di batteria, utilizzando tutto il suo vasto repertorio tecnico. Da citare sotto l'aspetto teatrale il curioso finale, con i tre musicisti visti come sagome dietro uno schermo, mentre vengono fatti scorrere i titoli di coda con le credits dello spettacolo.
La stessa Cristina Donà ha avuto poi uno spazio tutto per sé, con il supporto del batterista Cristian Calcagnile, il pomeriggio del 20 agosto. Ha qui proposto una lettura di poesie di Silvia Plath ed alcune canzoni proprie, accompagnandosi alla chitarra e al pianoforte, sostenendo con efficacia e convinzione anche la parte recitativa.
Il momento davvero magico della serata è venuto con il quartetto di Charles Lloyd, con Geri Allen al pianoforte, Reuben Rogers al contrabbasso e Eric Harland alla batteria. A 66 anni, Lloyd è sempre attivissimo, avendo pubblicato negli ultimi anni una lunga serie di fortunate incisioni per l'ECM, in studio e dal vivo. Ha proposto per gran parte del lunghissimo concerto il suo volto più coltraneano, tranne in un brano in cui ha suonato il flauto ed il bis dedicato a Jacques Brel, Ne Me Quitte Pas, esposto con una sonorità sussurrata, per concludersi con una coda travolgente. Ed è sorprendente il modo in cui riesce ad essere comunque personale, riconoscibile, pur pagando un doveroso tributo a Coltrane. Nel concerto ha suonato splendidamente anche Geri Allen, lontana ormai anni luce dalle esperienze M-Base, a suo agio sia nei brani a tempo libero che su quelli ritmati, ma è emerso anche il giovane batterista Eric Harland, attento a cogliere ogni sfumatura della musica, e a commentare adeguatamente il lavoro dei solisti. Non resta che attendere un disco di questo eccezionale quartetto, e pare che l'ECM sia in procinto di pubblicarlo.L'ultima giornata della parte centrale del festival, il 21 agosto, è iniziata nel pomeriggio all'auditorium di Roccella con un incontro tra musica e parola davvero riuscito, forse uno dei più intensi e fecondi di tutta la storia di "Rumori mediterranei". Insieme ad un trio composto da Riccardo Tesi all'organetto, Mirko Guerrini al pianoforte e sassofono e Damiano Puliti al Violoncello, lo scrittore Stefano Tassinari si è cimentato in una lettura scenica di sei propri brani, con una dizione precisa e intensa ma pacata nonostante l'impegno politico dei temi trattati, e con un sostegno musicale davvero pertinente. Dal cd Lettere Dal Fronte Interno, pubblicato per l'etichetta Mobydick, ha proposto A Passo D'ombra, l'ipotetica lettera scritta alla moglie da un desaparecido, ormai ombra di nebbia sul cielo di Buenos Aires, e il Frammento 5, sul tema dell'amore e dei fantasmi-mostri dell'abbandono; dal cd Sguardi D'istinti, pubblicato dall'Azienda Trasporti di Bologna, ha letto un partecipato ricordo dello studente
Francesco Lo Russo, militante di Lotta Continua ucciso a Bologna dalla polizia nel 1977; quindi è stata la volta di un testo inedito, che tratta con straordinaria sensibilità il tema del terrorismo,
L'amore Degli Insorti, dialogo tra una coppia in cui la moglie ha deciso di intraprendere la strada sbagliata; e ancora un brano dal suo romanzo Assalti Al Cielo (Calderoni, 1998), ispirato dalla morte per suicidio di
Alex Langer. Infine una sconvolgente invettiva contro il potere americano, contro i "signori della guerra",
Ti Ricordi America,
inedita a stampa ma leggibile sul
sito (click).
Ed ancora Roberto Gatto ha affiancato il pianoforte di Danilo Rea nella serata di chiusura del festival, nella vicina Marina di Gioiosa, la sera del 22 agosto. Il duo, ben collaudato da due incisioni discografiche (Improvvisi e Baci Rubati n. 1. Live at Villa Celimontana) ha pienamente convinto con la consueta riproposizione di classici della canzone, da O Que Será a Un giorno dopo l'altro di Tenco, a Stormy Weather, Besame Mucho, Here Comes The Sun, con il pianoforte di Rea sempre in primo piano, all'insegna di una fantasia improvvisativa e di una capacità di rendere personale ogni tema proposto davvero senza pari in Italia.Prima del duo Rea-Gatto si è brevemente esibita una orchestra formata dagli allievi dei seminari, seguita da una non prevista esibizione di Ada Montellanico con il pianista Giovanni Ceccarelli, che hanno donato al pubblico del festival una versione di Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco davvero memorabile.
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