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London Jazz Festival in association with BBC Radio 3 presents:
A Celebration of Tony Williams
with Jack Dejohnette, John Scofield & Larry Goldings
Domenica 21 Novembre 2004, Queen Elizabeth Hall
di Dimitri Berti

Nel cielo di stelle che illumina le sponde del Tamigi se ne nota una, ahimé ormai estinta da anni, che risplende di una particolare brillantezza (sappiamo che le stelle hanno questa virtù). È quella di Tony Williams.

E se continua a brillare è anche grazie agli amici musicisti che, come il batterista Jack Dejohnette il chitarrista John Scofield e l'organista Larry Goldings, decidono di ricordarlo nella stupenda Queen Elizabeth Hall per questa serata conclusiva del London Jazz Festival.

Inutile introdurre il musicista scomparso se non come uno dei più grandi talenti che la musica jazz abbia mai avuto. Batterista sofisticato, genio del poliritmo; l'unico che con quei baffi da adolescente poteva dire a Davis -Miles, perché non ti eserciti?[1]. Ma anche compositore e fondatore dei Lifetime, formazione storica del jazz elettrico. In ogni caso, sempre e comunque, innovatore.

E' proprio in questa prospettiva che rock ed avanguardia, le due grandi passioni di Williams, diventano le colonne portanti della serata. Un repertorio composito comprende infatti dai brani che hanno reso celebre il batterista nel secondo quintetto di Miles Davis (Footprints, Seven Steps To Heaven), fino a quelli di stampo jazz-rock, in puro stile anni '70, provenienti dal repertorio dei Lifetime (Spectrum).

Il trio suona in modo energico, portando la musica sempre più vicina ad i suoi limiti. Le atmosfere che si respirano sono intense e palpabili, ed un uso forte degli effetti le rende a tratti allucinate, quasi psichedeliche.

Una delle grandi lezioni di Williams è stata quella di esplorare fino in fondo le possibilità della musica, dei propri strumenti. E stasera i tre sembrano averlo bene in testa. Così il lungo assolo di Dejohnette, eseguito percuotendo tra se le sole bacchette, diventa uno dei momenti più alti della performance.

Poteva essere un semplice tributo, e non lo è stato.


[1] "Miles, l'autobiografia" di Miles Davis e Quincy Troupe, Minimum Fax, p. 319




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Data ultima modifica: 05/01/2008

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