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17 luglio 2006

Umbria jazz, un successo al di là delle più rosee aspettative
di Marcello Migliosi

400 mila le presenze stimate a Perugia nei dieci giorni di festival, 50 mila biglietti venduti per i concerti a pagamento ed un incasso di oltre un milione duecentomila euro, 150 tra fotografi e giornalisti accreditati, con inviati da Stati Uniti, Giappone, Australia, Gran Bretagna, Francia, Serbia, 300 mila contatti internet e 250 concerti in cartellone. Sono i numeri della 36/esima edizione di Umbria Jazz, il cui programma si chiuderà questa sera con il concerto del chitarrista messicano, Carlos Santana. Nella conferenza stampa conclusiva gli organizzatori (c'era anche il presidente dell'associazione Umbria Jazz, Renzo Arbore) si sono detti soddisfatti, sia del livello medio della musica, sia della vendita dei biglietti: l'incasso ha eguagliato quello record dell'edizione 2003, però con un numero ancora maggiore di spettatori. Umbria Jazz ha annunciato un nuovo progetto, molto ambizioso: fare dell'Umbria il polo di eccellenza in Italia della musica Nera creando il marchio Umbria Black Music, cui aderiscono, oltre a Umbria Jazz con le edizioni estive (a Perugia) e invernali (a Orvieto), anche il Narni Black Festival e Trasimeno Blues. Il primo si svolge in settembre, il secondo comincia tra qualche giorno, entrambi sono gratuiti. E' un progetto che lascerà la più completa autonomia artistica e gestionale alle quattro manifestazioni e che intende procedere in modo graduale, a partire dalla comunicazione comune. Per il futuro sono prevedibili però iniziative realizzate in coproduzione. Il progetto "Ubm" ha riscosso fin dall'inizio l'adesione della Regione e dei Comuni interessati. Umbria Jazz però vivrà questa sera, fuori programma, il suo clou con il concerto di Carlos Santana, per il quale si annuncia il pubblico delle grandi occasioni, anche più numeroso di quello che aveva accolto Eric Clapton a inizio festival. Ieri sera, invece, in cartellone il nuovo quintetto di Herbie Hancock (con un'inedita formazione che comprende violino e chitarra elettrica) ed il giovane crooner inglese Jamie Cullum. Nei teatri si sono esibiti, tra gli altri, il quartetto di Gary Burton con Pat Metheny, il quintetto di Roberto Gatto dedicato al Miles Davis degli anni Sessanta e l'ensemble di Enrico Pieranunzi.

15 luglio 2006

Il "Chitarrista del Missouri" ad Umbria jazz, in un bagno di folla
di Marcello Migliosi

Al Missouri, la terra che gli ha dato i natali, Pat Metheny – uno dei più grandi artisti della nostra epoca – ha dedicato anche un album: "Beyond the Missouri Sky". Ieri sera, per lui, l'Arena di Santa Giuliana era stracolma di gente. Il vincitore di ben 17 Grammy alla carriera ha suonato con il suo trio. Insieme a lui, sul palco, Chris McBride al contrabbasso e Antonio Sanchez alla batteria. Questa sera sarà special guest del quintetto di Enrico Rava, al teatro Morlacchi, e domani (domenica 16 luglio ndr) del quartetto di Gary Burton, sempre sul palco dello stesso teatro. Inutile dire che, già inprevedendita, i biglietti sono esauriti rapidamente. Il concerto del Santa Giuliana si è riempito delle note del suo ultimo lavoro: "One Quiet Night". E sono stati i brani di "Last train home", "Song for the boys"…Ce n'è stata anche di musica elettrica, ma prima una piccola parentesi dove Pat ha usato uno strumento singolarissimo nel quale convergono diverse tastiere. Paolo Occhiuto scrive che: "Il chitarrista del Missouri, le padroneggia tutte e ne sfrutta, a meraviglia, le notevoli possibilità creando sonorità estremamente suggestive". "Questions and answers"; "Bright size life", "James e Lone Jack", questa scritta in omaggio a Ornette Coleman, insieme a Lyle Mays. Con Coleman, Pat Metheny riesce persino a registrare un album: "Song X". Anche in una formazione minimale come il trio, che dovrebbe rappresentare l'anima più jazz di Metheny, la musica non rinuncia alle atmosfere evocative che sono più proprie del Pat Metheny Group, ed anche questo ne spiega il successo di pubblico. La piccola band funziona a meraviglia, perchè McBride, eclettico bassista di Philadelphia, è un autentico virtuoso del suo strumento e perchè il batterista messicano Antonio Sanchez, ultimo acquisto del Pat Metheny Group e per l'occasione prestato al trio, è straordinario per musicalità, oltre che per virtuosismo. Metheny letteralmente stravede per lui. Oggi Umbria Jazz cambia musica. All'arena va in scena una serata soul e r&b con il monumentale Solomon Burke e l'inossidabile James Brown. Per i puristi però, nel pomeriggio, c'è il nuovo quintetto del chitarrista Bill Frisell .

14 luglio 2006

Katrina ha rovinato New Orleans, ma non l'orgoglio del blues dei neri d'America
di Marcello Migliosi

Se l'11 settembre 2001 ha visto un'America unita, solidale, reattiva. L'uragano Katrina, che ha devastato New Orleans, ha viceversa diviso, creato sospetti, costretto a rivedere le politiche ambientali, quelle sociali, e persino l'intervento in Iraq. Lo stesso New York Times scrisse: «George Bush ha tenuto uno dei peggiori discorsi della sua carriera» e, in quello che «appare un rituale della sua amministrazione, è arrivato un giorno in ritardo». Chi non è arrivato in ritardo, invece, è stata Umbria jazz. L'organizzazione di Carlo Pagnotta – che da subito ha cominciato la raccolta di fondi – ha continuato anche nell'edizione in corso a Perugia. Ieri sera i concerti di Davell Crawford, Irma Thomas e The Neville Brothers hanno avuto una dedica comune: "We love New Orleans". Il blues, il lamento, quello dei neri della città del Delta è rivissuto a Perugia con tutto il dolore che i protagonisti hanno potuto raccontare dopo la catastrofe. Pensate, per un lungo periodo di tempo si è creduto che tra i dispersi ci fosse anche Irma Thomas. E invece eccola a raccontare anche lei l'anima nera della musica di protesta afroamericana: il jazz risuona quel miscuglio di soul, blues, r&b, zydeco, dixieland che è la vera colonna sonora di New Orleans. Katrina ha messo in ginocchio la città e ha rovinato la vita, in molti casi per sempre, ai suoi musicisti. In parecchi se ne sono andati, altri faticano a riprendere l'attività normale e i più si sono cercati un secondo lavoro, sono andati sott'acqua locali e studi di registrazione. A New Orleans, insomma, si suona poco: un paradosso. Si rischia di perdere un patrimonio americano ma in realtà universale, e allora la ricostruzione, ancora molto lenta, dicono, rischia di essere di essere solo la ricostruzione dei mattoni e del cemento, non della cultura della città. Ieri sera, scrive il critico Paolo Occhiuto, il concerto nell'arena Santa Giuliana è stato tutto dedicato alla città che un tempo veniva soprannominata "the Big Easy" e dove oggi tutto è difficile. Per una serata, un omaggio alla capitale misteriosa dell'America del voodoo jazz e del blues. Il suono è, con le diverse sfumature, esattamente quello che è lecito aspettarsi: la Musica Nera più autentica e pura nella sua bizzarra contaminazione di generi e incroci. Voci che oscillano tra il velluto e il vetriolo, storie di gente normale (non iI vincenti dell'America opulenta), sax duri ed Hammond B3, qui e là temi indimenticabili come Strange Fruit (evocazione di Billie Holiday) o lenti assassini come I've been lovin' you too long, standards sempreverdi come Time is on my side (che portarono al successo i Rolling Stones quando avevano 40 anni di meno), canzoni autocelebrative come Louisiana di Randy Newman. Ma anche racconti improvvisati di cronaca, come fa Crawford quando ricorda il vento di Katrina che urla e l'acqua che sale sempre più. Momento clou, l'esibizione dei Nevilles, la famiglia musicale più famosa, con i Marsalis, di New Orleans. Gente che come band o a titolo individuale si è portata a casa cinque Grammy. Alle tastiere il patriarca Art, vecchia colonna dei Meters, ma soprattutto la voce di Aaron, un falsetto angelico in un fisico da scaricatore di porto. La band canta Fire in the bayou e Yellow Moon ed è il grande rock confederato, pittoresco piatto unico dai mille sapori, piccante come la cucina creola e viscerale nel suo aggrapparsi alle radici. Musica forse ricoperta da un velo di polvere, ma viva. E' la colonna sonora della New Orleans che non vuole morire, quella alla quale in occasione del grande festival che vi si è svolto nello scorso aprile-maggio, hanno reso omaggio Bruce Springsteen, Paul Simon e Bob Dylan...

13 luglio 2006

Chick Corea fa "rivivere" il genio di Wolfgang Amadeus Mozart ad Umbria Jazz
di Marcello Migliosi

Chi pensa che l'improvvisazione musicale sia prerogativa riservata al jazz si sbaglia, nel periodo barocco e arrivando fino al romanticismo, i pianisti si cimentavano molto nel ricamare liberamente sui temi musicali dell'epoca. Se parliamo di Wolfagang Amadeus Mozart – del quale, quest'anno ricorre il 250 esimo anniversario della nascita – scopriremo che, per la sua epoca, era un pianista assolutamente innovativo. Ieri sera Umbria Jazz ha presentato qualche cosa di insolito e di grandioso allo stesso tempo. Chick Corea, insieme alla Bayerische Kammerphilarmonie di 27 elementi e al suo quartetto, ha proposto – su commissione del "Mozart Jahr Wien" - una rilettura del concerto n° 24 in Do minore K 491 che - spiega la pianista Cristina Capano - è in assoluto il più "doloroso" del grande compositore di Salisburgo. Solo due, infatti, dei concerti mozartiani per pianoforte e orchestra sono in tonalità minore. Corea ha deciso di interpretare il tema ‘'in the spirit of Mozart'' in modo estensivo, cioè nel segno della creatività e della libertà di espressione, il suo Piano Concerto non è stato un rifacimento di temi mozartiani ne' una versione moderna dello stile di Mozart. E' stato un contributo originale di un artista eclettico che ha tra le sue corde anche un amore per le forme accademiche. Il concepimento di questo Concerto è stato influenzato dall'esperienza di aver suonato, già in passato, Mozart in maniera giocosa, gaia, come ha dichiarato lo stesso autore in occasione della presentazione del suo lavoro. «Mozart – ha detto Corea - deve essere stato un pianista meraviglioso, sorprendente. Lo dimostra la linea tracciata dalla sua partitura; le note scorrono come acqua, le mani sembrano adagiarsi sulle frasi. I suoni, leggiadri, si distaccano dalla pagina scritta». Da qui il presupposto che ha mosso la performance: non nelle note, non nella melodia, ma nel feeling del momento è da ricercare la chiave per l'interpretazione di questo Piano Concerto. Nelle mani di Chick Corea convivono, quindi, la tradizione classica e la sensibilità del jazz; non una collisione di parole, dunque, ma una convergenza celeste, alla cui ricerca egli ha dedicato gran parte del suo lavoro, gran parte della sua vita. Ieri sera era a Umbria Jazz, stasera sarà a Caserta e sabato a Palermo. E' un progetto complesso e molto meditato, che si inserisce in un filone che è stato sperimentato con una certa frequenza in passato e che si basa sul tentativo di trovare possibili incroci tra il jazz e la musica classica. In verità gli episodi davvero riusciti sono stati pochi. Per Chick Corea non è la prima volta, perché il suo amore per la tradizione accademica ed il virtuosismo pianistico di cui è titolare lo hanno portato spesso a misurarsi con la composizione di lavori "colti". "In the spirit of Mozart", scrive il critico musicale Paolo Occhiuto, è però il tentativo più serio, e non solo, per il prestigio dell'occasione e del committente. Corea ha infatti appositamente composto il suo secondo Concerto per pianoforte e presenta anche la sua versione del Concerto n. 24 di Mozart. All'altezza del compito sono i mezzi dispiegati: un'orchestra da camera costituita da membri della Bayerische Kammerphilarmonie ed il quartetto jazz con lo stesso Corea, Tim Garland ai sax, Hans Glawischnig al contrabbasso (casualmente, austriaco) e Marcus Gilmore alla batteria. Il Concerto di Corea si intitola The Continents ed è sostanzialmente un inno al pianeta Terra: ogni movimento è dedicato ad un continente. La scrittura prevede ampi spazi di improvvisazione per i musicisti jazz, che si muovono con disinvoltura all'interno della partitura orchestrale. Lo "spirito di Mozart", che è il principio ispiratore del progetto, va inteso per Corea nel senso della ricerca di una estrema libertà espressiva, non in una revisione di temi mozartiani o in una loro traduzione nel linguaggio del jazz. Di autenticamente mozartiana però c'é l'organico strumentale, che Corea ha voluto il più possibile vicino a quello usato da Mozart per i suoi Concerti per pianoforte e orchestra. E ovviamente mozartiano è il Concerto n. 24, in cui Corea dimostra ancora una volta il suo eclettismo (dal free jazz alla fusion fino alla musica classica) e la bravura di pianista, anche se la cadenza da lui composta è forse "eccessiva". Le intenzioni sono sincere e l'impegno notevole, anche se alla fine gli scettici della "confusione" tra i generi resteranno del loro parere: il progetto mozartiano non aggiunge nulla al jazzman Chick Corea, tanto meno a Wolfgang Amadeus Mozart. Per gli ascoltatori più "laici" si tratta comunque di un lavoro di pregio che cerca di avere una visione aperta della musica...

12 luglio 2006

Brad e Wayne: Umbria jazz si concede il "jazz"
di Marcello Migliosi

La serata era di quelle per palati "raffinati", di quelle che forse è meglio organizzarle in spazi più ristretti rispetto all'Arena di Santa Giuliana. Il popolo "cultore del jazz" è diventato così numeroso che lo spazio è, oramai, diventato più che adeguato. Umbria Jazz, ieri sera (11 luglio 2006 ndr) si è "concessa del buon vero autetico jazz". In programma il trio di Brad Mehldau e il quartetto di Wayne Shorter. Il primo aveva con sé Larry Grenadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria, mentre il "guru" del sassofono sul palco era accompagnato da John Patitucci al basso, Danilo Perez al piano e dal batterista, Brian Blade. Il combo del pianista di Jacksonville, in Florida, ha stupito per forza ed eleganza. Le improvvisazioni del piano, mai banali, hanno fornito spesso lo spunto per dei passaggi dal jazz al latin, dove emergeva con forza la sezione ritimica di Ballard e Grenadier. Soprattutto quest'ultimo, avvinghiato al suo contrabbasso ¾ si è reso protagonista di soli di pregevole fattura. Ricercato il suono e coerenti i discorsi improvvisativi. Mehldau, uno dei musicisti più amati in Italia e in particolare da Umbria Jazz che lo ha fatto scoprire al grande pubblico una decina di anni fa. "Allora - scrive il critico Paolo Occhiuto - praticamente sconosciuto, il giovane Brad suonava in un piccolo club davanti a ottanta persone, ora per lui ci sono I duemila spettatori dell'arena, ma quella musica, rimasta praticamente la stessa, fa fatica a riempire un grande spazio e talvolta si rimpiange l'intimità del trio nel suo ambiente naturale. La scaletta come al solito gioca sui temi prediletti del rock di oggi o del recente passato, come Oasis e Soundgarden, scivola su ballad come Secret Love o su classici jazz come il coltraniano Countdown". Il trio, ormai a punto con il batterista Jeff Ballard che ha sostituito due anni fa Jorge Rossy, non delude ma non si avverte quella magia di tante sere che ha fatto di Mehldau un artista di culto. O forse è il Wayne Shorter che lo seguirà sul palco a fissare uno standard contro cui non si può competere. Sul palco del Santa Giuliana Brad Mehldau ha riproposto gran parte dei suoi brani che appartengono ad una ricca discografia. Il pianista ha al suo attivo 14 dischi come solista di cui due, "House on hill" e "Love sublime" registrati entrambi nel 2006. Un cambio palco rapidissimo ed è entrato in scena il guru del sax della musica fusion e jazz rock: Wayne Shorter. L'ex leader dei Weather Report sta vivendo un momento di grande creatività, capace di andare oltre la sua storia e cercare strade ancora nuove. Musica di pura improvvisazione, la sua, ma tutt'altro che casuale. Al contrario, coerente e lucidamente costruita da un gruppo stabile da tempo (il pianista Danilo Perez, il bassista John Patitucci, il batterista Brian Blade) e abituato a respirare suono sulle tracce del suo leader. Ieri sera, come ha detto alla fine del concerto Perez, la musica è stata inventata sul palco: prima, non c'erano nemmeno i titoli dei "brani" suonati, tranne che di uno, "Prometeo", e del resto non c'erano nemmeno temi veri e propri. La musica nasceva in frammenti che poco a poco si combinavano tra loro e trovavano posto e logica in un clima di libertà totale. Quella che in fondo resta nel tempo e, nonostante il succedersi degli stili, la convenzionale struttura del jazz (tema, assoli, tema), nel Wayne Shorter attuale è messa da parte e sovvertita per entrare in una dimensione assolutamente originale fatta di interventi, stimoli reciproci, bagliori di idee che si rincorrono, schegge di suono. Apparentemente frammentaria e frammentata, è invece una costruzione rigorosa fondata sulla sinergia intellettuale dei musicisti. E' il jazz moderno come dovrebbe e potrebbe essere e come raramente capita di ascoltare. Ma il miracolo di Shorter è forse nel fatto che un jazz così, tormentato, inquieto, tutt' altro che rassicurante, in definitiva difficile e scomodo, riesca a entrare in profondità nella sensibilità di chi ascolta. Ieri sera il pubblico si è reso conto di stare assistendo a un - parola abusata ma in questo caso lecita - autentico evento d'arte contemporanea.

11 luglio 2006

Caetano Veloso canta anche Jimmi Fontana
Di Marcello Migliosi

Non ci crederete, ma Caetano Veloso – il magico figlio di Bahia – il concerto di Umbria jazz l'ha aperto con una rilettura latina de: "Il mondo" di Jimmi Fontana. Ed è stata subito magia. Preparato armonicamente fino all'inverosimile sulla chitarra, Veloso ha riproposto anche degli standard del real book tipo "Body And Soul" e "Stardust", ovvio il tutto condito con samba e bossanova. Un'ora e venti di concerto dove l'artista di Santo Amaro da Purificacao ha preso tutti per mano tanto da far dimenticare di essere nell'immensa Arena di Santa Giuliana, ma nel salotto di casa sua tra pochi amici. In realtà, davanti a lui, c'erano oltre 5000 persone. Ah, dimenticavamo, il cantante di Bahia, sul palco, si è presentato insieme alla sua chitarra. Tutti stregati, ammaliati, da La Violetera a Cucurrucucu Paloma a Volver, Menino do Rio, Terra, Voce è Linda e tante altre. La musica scivola semplice e naturale, per il solo piacere di farla. Il critico Paolo Occhiuto scrive che: "E' quasi una pausa nel percorso artistico di un musicista sempre in moto e spesso controvento e che sembra concedersi la possibilità di esprimersi gioiosamente solo con il suo canto senza pensare ad arrangiamenti, orchestrazioni, invenzioni. Al termine del suo concerto Caetano Veloso ha parlato del suo nuovo disco. Un album che è stato appena finito di registrare e che sarà composto da dodici canzoni – tutte inedite – e nel quale sarà presente anche una collaborazione italiana, quella di Ennio Morricone". A Perugia è venuto tante volte (la prima, nel 1993) e vi ha portato praticamente tutti i suoi più recenti progetti. Ieri, prima data del breve tour italiano (domani sera sarà all'anfiteatro di Ostia antica) il cantautore di Bahia si è presentato con la formula più minimale possibile. C'è stato spazio anche per parlare di calcio, del Brasile che è andato male e dell'Italia. Veloso ha detto che dovrà riportare in Brasile almeno le maglie azzurre con i nomi di Cannavaro, Camoranesi, Pirlo e Totti. Dopo l'ultimo brano, una pausa per il cambio palco ed è arrivato il momento di Sergio Mendes. E' un concerto atteso, perché Mendes sta vivendo l'ennesima giovinezza artistica dopo aver dato alle stampe il cd Timeless, in cui ha fatto una operazione semplice e ad effetto: mescolare la tradizione più classica del Brasile, samba e bossa nova, con le nervose frenesie ritmiche dell' hip hop. Complici i Black Eyed Peas, Erikah Badou e altri divi dello show business contemporaneo, che hanno collaborato a Timeless, Mendes ha sbancato il mercato e ha riportato il suo nome nella hit parade. Il concerto perugino, in piazza e a ingresso gratuito, si protrae fino all'una e si conclude con l'attesa Mas Que Nada, la bella canzone di Jorge Ben che Mendes trasforma in una rovente atmosfera disco. Ma prima c'è stato spazio per Pais Tropical, Que sera (la canzone di Chico Barque di cui anche Fiorella Mannoia ha dato una magnifica versione) e altri classici carioca. Piazza in festa, con la sola delusione di non aver potuto vedere sul palco Jovanotti. Come era stato svelato nei giorni scorsi, Jovanotti è partito da Foligno alla fine del suo concerto - anteprima del tour ma non ha fatto in tempo ad arrivare a Perugia per cantare con Mendes...

10 luglio 2006

Pino Daniele e il suo blues ad Umbria jazz
di Marcello Migliosi

"Je so' pazzo", "Napule è", "Yes I know my way", "A me me piace o blues" e fino a "Iguana cafè", l'Arena di Santa Giuliana ad Umbria jazz ha festeggiato I campioni del mondo di calcio dell'Italia, con un concerto magistrale di Pino Daniele. Si ha la sensazione che l'artista napoletano come strumentista cresca continuamente. Ce lo ricordiamo tanti anni fa quando arrivava in Umbria con dei musicisti del calibro di Steve Gadd, oggi Pino sulla chitarra è irriconoscibile. Mentre prima era solo un buon cantante di blues napoletano, ora è uno strumentista al passo coi tempi. Sono passati tanti anni da quando Pino si è imposto sul panorama musicale italiano, lanciando un modo di suonare e cantare assolutamente personale. I suoi brani sono una miscellanea di stili. Sono la fusione di jazz, rock, funky e soprattutto blues. Ovvio, il tutto condito con i colori del Mediterraneo e della sua Napoli. Qualche brano – a dire il vero – ha delle lievi sfumature mediorientali e se è vero che di world music s'è parlato troppo e qualche volta anche in modo improprio, il termine, per Pino Daniele torna ad essere pregno di significato. C'è di che essere orgogliosi di avere in Italia un musicista di questo calibro. Al suo attivo ha concerti e collaborazioni estere con: Bob Marley e Bob Dylan; ha suonato a Cuba e al Madison Square Garden. Senza poi tenere conto delle colonne sonore scritte per i film dell'indimenticabile Massimo Troisi: "Ricomincio da tre", "Le vie del Signore sono finite" e "Pensavo fosse amore e invece era un calesse". La sua Napoli, che lui non ha mai tradito, l'ama. E l'ama a tal punto che nel 2004, in un concerto in piazza del Plebiscito c'erano oltre 200 mila persone. Con lui, ad Umbria jazz, una formula minimale e quasi acustica, oltre alla sua chitarra, il basso di Alfredo Paixao, le percussioni di Mariano Barba e il pianoforte di Gianluca Podio. "Le canzoni di questa sera – ha detto Pino Daniele sono tutte parti di una storia". L'artista napoletano ha saputo creare, nell'immenso spazio dell'Arena, un'atmosfera quasi da club. Il popolo dell'Arena in delirio al momento de: "A me me piace o blues", ma anche sui brani come "Resta cummè" e "Quanno chiove". Quello di Pino Daniele è stato il quinto concerto, in tre giorni, all'Arena di Santa Giuliana, prima di lui: Edmar Castaneda, Diana Krall, Robert Cray e il grande bluesman, Eric Clapton. Stasera sarà la volta del Brasile, on stage: Caetano Veloso e chitarra. Un concerto già visto e sentito, diranno in tanti, ma Veloso – così ci ha abituati – non annoia mai.

9 luglio 2006

Edmar Castaneda, Diana Krall e "Slowhand", Umbria Jazz 2006 ha acceso i riflettori
di Marcello Migliosi

L'avevamo sentito a New York City, dove vive pur essendo colombiano, e ci aveva impressionati, ma a Perugia – nel concerto inaugurale di Umbria jazz – Edmar Castaneda ha dato il meglio di se'. Uno strumento, l'arpa, che dovrebbe essere estraneo al mondo del jazz e invece con Castaneda diventa protagonista. Il giovane artista colombiano ha snocciolato una padronanza dello strumento stupefacente, da vero virtuoso, ma soprattutto la capacità di suonare jazz e addirittura di fare swing, senza il quale, come diceva Duke Ellington, il jazz non significa nulla. Nella sua musica è operata un'interessante sintesi di musica popolare colombiana e tradizione afro-americana. Dopo Castaneda è stata la volta di Diana Krall. La signora "Costello" ha dimostrato di essere in ottima forma come vocalist. Un passaggio, l'artista canadese l'ha fatto un po' su tutti I suoi album: When I Look In Your Eyes, The Look Of Love, Love Scenes, Christmas Songs…Se è apparsa in forma come cantante, non altrettanto si può, invece, dire del suo valore come pianista. Diana Krall dà il meglio di sé nelle ballad, ma quando c'è da spingere nello swing le sue improvvisazioni appaiono scontate e prive dell'apporto della mano sinistra. Inutile dire, invece, che il suo gruppo ha fatto toccare il cielo agli amanti del jazz e della improvvisazione. Poi ieri sera – 8 luglio ndr – sul palco dell'arena del Santa Giuliana è salito "Slowhand", al secolo Eric Clapton: lui e la sua Fender. Sulla ribalta quarant'anni di carriera davanti ad oltre settemila spettatori: tutti in piedi! Alle sue spalle un gruppo solido, compatto e perfettamente compiuto in cui spiccano il tastierista Chris Stainton e altri due chitarristi bravi e di stretta osservanza claptoniana. In due occasioni si è aggiunto anche Robert Cray (lo stesso Cray apre con la sua band il concerto in questo tour). Tre chitarre, oltre Slowhand, sul paco, ma è il suono di Eric Clapton, inconfondibile ed immutato dalla prima metà degli anni Sessanta, ancora prima che nascessero I Cream ad imperversare, in ricordo della beat generation inglese, quando sui muri di Londra si leggeva "Eric Clapton is God", e tutti volevano suonare la chitarra e tutti volevano suonarla come lui. Sì è vero il passato è passato e lui, Eric, propone anche il materiale di Back Home, l'ultimo cd e, come in ogni concerto, il meglio – per dirla come il critico Paolo Occhiuto – arriva in ultimo. A quel punto parte una micidiale sequenza di temi memorabili. Una rocambolesca e frenetica After midnight alla fine frena e introduce la lenta Queen of spades, poi Let it rain (dei tempi di Delaney & Bonnie), che porta a Wonderful tonight, sempreverde magnifica dichiarazione d'amore. Un boato accoglie Layla, una delle più perfette rock songs mai scritte, e Cocaine, per finire con il bis di Crossroads, e si chiude quindi ancora con il blues di Robert Johnson. Archiviato Clapton, Umbria Jazz continua con le chitarre. Prima di Carlos Santana, che chiuderà il festival il 17 luglio, ci saranno, sul versante jazz o crossover, Pat Metheny, John Scofield e Bill Frisell...



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Cassandra Wilson e Terence Blanchard a Umbria Jazz 2005: "Fra i concerti più attesi dell'intera rassegna perugina, è stato anche quello più provato dal maltempo ..." (Antonio Terzo)

28/08/2005

"Ciò che la guerra ha distrutto la musica cerca di ricostruire, passando per il linguaggio, universale della musica...della musica nera! Umbria Jazz, balcanic windows against racism ha preso ufficialmente il via a Belgrado" (Marcello Migliosi)

27/08/2005

Tutta dedicata alle voci la giornata dell'11 luglio a Umbria Jazz '05, con un fitto carnet di orari e teatri. Da Lizz Wright a Madeleine Peyroux, da Al Jarreau a George Benson per finire con Peter Cincotti. (Antonio Terzo)

09/08/2005

Il Berklee College Of Music festeggiava quest'anno il suo ventennale di attività all'interno di Umbria Jazz dove dal momento del suo insediamento ha sempre avuto una sua importante funzione.

20/07/2005

Brad Mehldau a Umbria Jazz 2005: "Ormai non nuovo alle soirées perugine, Brad Mehldau riesce comunque ad incantare il pubblico dell'Umbria Jazz, in qualunque combinazione si presenti, in gruppo o da solo..." (Antonio Terzo)

08/07/2005

The best of Blue Note at Umbria Jazz. Con un doppio CD, Umbria Jazz salda la collaborazione con l'etichetta discografica di New York (Marcello Migliosi)

15/04/2005

Umbria Jazz Winter: "...è il pianoforte a dominare la manifestazione, come può testimoniare anche l'evento jazzistico più significativo del Festival: i Duets di solo piano del 2 gennaio al teatro Mancinelli, con protagonisti Brad Mehldau e Danilo Rea prima e Martial Solal e Stefano Bollani poi..." (Dario Gentili)

29/11/2004

Intervista a Rosa Passos: "...Volevo fare anche io quello che sentivo da Joao. Il caso unito alla mia forza di volontà hanno deciso sul mio futuro di artista e con molta umiltà e ammirazione Joao ha continuato ad ispirarmi..." (Vittorio Pio)

02/11/2004

Umbria Jazz 2004: "Il cartellone firmato per "edizione 2004" dall'immarcescibile direttore artistico Carlo Pagnotta è risultato quindi in perfetta coerenza con il nuovo corso generalista, dettato dalla necessità di riempire anche uno spazio molto grande come quello dell'Arena di Santa Giuliana." (Vittorio Pio)

17/10/2004

Enrico Pieranunzi String Project, propone il suo progetto Les Amants inciso per l'Egea nell'ambito di Umbria Jazz 2004: "...Pieranunzi dà tuttavia ancora una volta testimonianza della sua capacità di rendere una raffinata e coinvolgente sintesi fra jazz, senso lirico e coloriture mediterranee con approccio melodico-cameristico che contraddistinguono ormai il suo stile pacato ed intenso al tempo stesso..." (Antonio Terzo)

04/09/2004

Umbria Jazz 2004, una giornata tipo nella famosa kermesse perugina: "...l'impatto è di quelli che non si dimenticano e l'atmosfera trasuda musica da ogni singola pietra, mattone e sanpietrino del capoluogo umbro..." (Antonio Terzo)

18/08/2003

Bilancio da record per Umbria Jazz 2003, che ha festeggiato i suoi trent'anni con un risultato complessivo di circa centomila presenze e un incasso che è andato ben al di là del milione di euro. (Vittorio Pio)

07/08/2001

John Pizzarelli Trio. Perugia, 20 luglio 2001. L'incontro col chitarrista, le foto, il concerto...

01/08/2001

K. Jarrett, G. Peacock, J. DeJohnette: Perugia, 20 luglio 2001

16/08/2000

Articoli: Schegge di Umbria Jazz 2000

19/07/2000

K. Jarrett, G. Peacock, J. DeJohnette: Perugia, 15 luglio 2000




Comunicati:
05/11/2006Workshop di Stefano Bollani ad Umbria Jazz Winter #14
27/10/2006Umbria Jazz Winter #14: Musica e Turismo negli scenari di una suggestiva Città d’arte
23/10/2006Umbria Jazz e Università per stranieri di Perugia in Cina
02/09/2006Umbria Jazz Balkanic Windows 06
26/08/2006Umbria Jazz decide di non partecipare alla seconda edizione del Festival di Melbourne
16/07/2006Umbria Jazz 2006: cala il sipario. Le Note e le Cifre del più grande festival jazz al mondo...
12/07/2006Umbria Jazz - Finestre aperte sui Balcani: Jazz per l'interculturalità. Due giorni di concerti a Novi Sad per promuovere lo sviluppo culturale nei Balcani
09/07/2006Apertura Umbria Jazz 06
06/07/2006E' iniziata la ventunesima edizione delle Clinics del Berklee College ad Umbria Jazz, dal 4 al 16 luglio.
29/06/2006Gli Appuntamenti di Umbria Jazz 06: Arnoldo Foà con Storie di Tango

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Data ultima modifica: 05/01/2008

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