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..::La Gallery di G. Belfiore e M. Giugliarelli::..
Una
"conchiglia" per il palco, non più ad ovest, ma davanti alla curva nord e uno spazio
per le seggiole da un lato all'altro del campo. «Io confermo quanto detto da
Stefano Mazzi della Associazione – ha dichiarato il sindaco della Città,
Renato Locchi -, per Umbria Jazz comincerà una nuova fase. Una stabilizzazione
e una stabilità nei decenni a venire per una grande iniziativa che, raro a trovare,
ha i bilanci in regola». Il Comune di Perugia, ha poi detto il sindaco, parteciperà
al bando per l'adeguamento del Santa Giuliana: "Quello su cui punteremo molto
– ha aggiunto – è anche la strutturalizzazione dell'impianto produttivo di Umbria
Jazz". Alla conferenza stampa era presente anche la presidente dell'Umbria,
Maria Rita Lorenzetti: "Abbiamo vissuto tutti insieme – ha detto –
le edizioni di UJ dal passato fino ad oggi, una manifestazione che è vissuta
e si è potenziata grazie alla competenza artistica, alla saggezza e anche, perché
no, all'apporto degli enti locali". Anche la Governatrice ha ripetuto che c'è
la necessità di stabilizzare e dare continuità al festival per il futuro. «Dobbiamo
stabilizzare l'impianto dell'organizzazione – ha detto –, oltre a pensare
al bando che, a norma di legge, prevede finanziamenti per la riqualificazione urbana».
Ed è evidente che Lorenzetti faceva riferimento alla trasformazione dell'Arena
Santa Giuliana. Carlo Pagnotta, dal canto suo, ha "scherzato" sul suo colesterolo
alto, come se volesse dire: "Io non duro in eterno". Per contro, invece,
dai suoi occhi traspariva la soddisfazione per essere stato "ascoltato", dopo anni
di richieste che sono cadute nel vuoto. Finalmente Umbria Jazz avrà una struttura
organizzativa stabile e uno spazio dove effettuare i più grandi concerti – si pensi
ai REM con oltre diecimila persone -. Non ci dimentichiamo poi che, chi sarà
il nuovo sindaco della città di Perugia, dovrà portare a termine un'altra importante
opera che andrà a vantaggio di Perugia e di Umbria Jazz: l'auditorium di San Francesco
al Prato. Per altro la nuova Arena, che nella migliore delle ipotesi potrebbe essere
pronta per il 2010 (forse siamo ottimisti), servirà anche per la stagione di
Sergio Piazzoli, musica e canzone d'autore, i cui concerti tutt'oggi sono dirottati
presso Villa Fidelia a Spello, proprio per questioni di spazio, di costi di allestimento
e di fruibilità. Beh, ieri avevamo scritto che serviva una nuova formula, non ci
aspettavamo così tanto…meglio così per chi ama il jazz, no?...Umbria Jazz 08;
un'edizione riuscita nonostante il periodo di crisi che sta attraversando il paese.
Superato 1 milione di Euro di incasso per circa 50.000 paganti, il primo week-end
ha visto un entusiasmante avvio della manifestazione con un pubblico foltissimo
per le serate all'Arena Santa Giuliana (in particolare il tutto esaurito Bollani-Veloso)
e per il finale con i concerti sold out di Alicia Keys e R.E.M..Numerosi i concerti che hanno riempito al massimo della capienza i Teatri Morlacchi e Pavone. Ottimi risultati hanno ottenuto gli artisti italiani a conferma del grande momento di popolarità che sta vivendo il jazz nostrano, richiamando un pubblico entusiasta anche in orari non facili. Circa 160 tra giornalisti e fotografi accreditati, con presenze anche da Stati Uniti, Giappone, Serbia, Gran Bretagna,Francia, Estonia, Finlandia e Turchia. Grande successo del nuovo sito www.umbriajazz.com prodotto da Città in Internet, che ha totalizzato in media 15.000 pagine viste al giorno, con picchi di oltre 20.000 per un totale di oltre 100.000 visite durante il festival. I contenuti più visitati sono quelli multimediali, foto e video. Sono stati pubblicati nei giorni del Festival oltre 100 video, per un totale di più di 5 ore di filmati e più di 1.000 foto. Il tempo di permanenza media sul sito è altissimo, quasi 3 minuti a visita. In più a 10 giorni dalla pubblicazione il canale di Umbriajazz su Youtube è costantemente tra i primi 10 canali musicali e tra primi 35 in assoluto più visti e i video sono stati visualizzati più di 50.000 volte. Prossimi appuntamenti Umbria Jazz Winter #16 ad Orvieto dal 30 dicembre 2008 al 4 gennaio 2009 per festeggiare i 50 anni della Bossanova con Joao Gilberto al Teatro Mancinelli il 2, 3 e 4 gennaio e Umbria Jazz 2009 a Perugia dall'10 al 19 luglio 2009.
Un sincero e personale tributo a Nat "King" Cole, quintessenza del crooner grazie alla sua voce calda ed elegante. E' quanto offre Allan Harris con il suo quintetto durante il concerto che ogni giorno, all'interno del programma di "Umbria Jazz 2008", tiene presso l'hotel Brufani alle ore 18,30. Oltre un'ora di spettacolo dove gli appassionati della musica "soft" jazz possono anche gustarsi un buon aperitivo. E, nella calda atmosfera della sala Raffaello, Allan Harris ha ripercorso tutti i più grandi successi del "King", da "Unforgettable", a "Mona Lisa", brano con cui l'artista afro-americano raggiunse nel 1950 la vetta delle classifiche e il grande successo. Ma non solo. Harris ha anche dato vita alla famosa "Non dimenticar". Brano che fu inciso da Nat King Cole con questo titolo (preferito a quello inglese di "Don't forget") che l'aveva ascoltata mentre si trovava in Italia per alcune trasmissioni televisive. Tra il 1958 e il 1959 la portò nelle hit parade statunitensi e ne fece un successo internazionale. Uno spettacolo da non perdere, un viaggio in ricordo della dolce musica melodica degli anni '50.
"E lucevan le stelle": il "tradimento" jazz di Puccini che il Maestro
amerebbe Venerdì, successo per la prima ufficiale al teatro Morlacchi. Già in programma
3 repliche e per il futuro si pensa agli States. Se realizzare un'opera d'arte vuol
dire anche e soprattutto superare i confini – di epoche e stili – allora il "tradimento"
con cui le più belle opere di Giacomo Puccini sono state riarrangiate ed
eseguite in chiave jazz da Riccardo Arrighini con "i Solisti di Perugia"
non può che aver fatto piacere "al Maestro, il più grande genio melodico che
l'Italia abbia mai avuto". È questo l'auspicio con il quale il pianista toscano
ha salutato la presentazione ufficiale del Cd "E lucevan
le stelle", sabato mattina alla libreria Feltrinelli di Perugia. Secondo
capitolo del più ampio progetto "Puccini Jazz", rilettura moderna delle opere del
compositore italiano in occasione del 150°anniversario della sua nascita, il Cd
è stato prodotto dall'etichetta perugina Giottomusic in collaborazione con Umbria
Jazz Records e proprio nell'ambito del festival perugino è stato presentato, venerdì
18 luglio, in un concerto al teatro Morlacchi. "Puccini era un artista straordinario
- ha sottolineato Enzo Capua, di Umbria Jazz – dalla personalità curiosa
e anticonformista, e credo che avrebbe apprezzato il lavoro fatto da Arrighini e
dai Solisti che, nell'apparente 'tradimento' delle partituri originale, dà in realtà
nuova vita ai suoi capolavori". Opere che "durante l'anno abbiamo più volte
eseguito – ha spiegato Maria Cecilia Berioli, primo violoncello de "i
Solisti di Perugia" - dando il nostro contributo alle celebrazioni accademiche
di Puccini. Anche per noi questo lavoro è stata una grande occasione di accrescimento
umano e artistico, confermando ancora una volta la trasversalità, di epoche e stili
affrontati, che da sempre contraddistingue la nostra orchestra". L'album presentato
sabato, infatti, è il terzo capitolo dell'ormai avviata collaborazione tra "i Solisti
di Perugia" e Umbria Jazz, dopo il fortunato exploit del "Tribute to Charlie
Parker" con
Francesco
Cafiso e le "Italian lessons" con
Stefano
Bollani e Mirko Guerrini, tutti progetti diventati anche lavori
discografici sempre per Giottomusic. "Quello di quest'anno – ha ricordato
Francesco Ciarfuglia, direttore artistico dell'etichetta discografica perugina
– è stato senza retorica davvero un progetto straordinario, e devo ringraziare
tutti coloro che ci hanno lavorato per la grande professionalità e lo spessore umano
che hanno dimostrato, riuscendo a dar vita in pochi mesi a un prodotto di così alta
fattura artistica".
Forse serve rivedere la formula di Umbria Jazz. Quest'anno il festival di Carlo Pagnotta, pur con un cartellone di assoluto rispetto, ha dovuto registrare un calo di presenze notevolissimo: i dati saranno forniti domani mattina in conferenza stampa e solo allora potremo essere più precisi. Ma l'andamento complessivo dell'evento, dal punto di vista degli afflussi, non è stato affatto all'altezza delle passate edizioni. Cosa c'è che non va? Semplice, non ci sono i soldi! Gli italiani in particolare sono vittime di questa congiuntura economica e di un "mal governo" cronico che sta "spedendo" il popolo verso realtà da Europa dell'Est. In realtà tutti coloro che amano il jazz vorrebbero "frequentare" il Festival perugino, ma, vuoi perché l'offerta è sovradimensionata e vuoi perché i soldi mancano, fatto sta che il calo c'è stato e sarà necessario ripensare la formula, almeno secondo noi. Una soluzione ci sarebbe, per esempio: i concerti che si tengono attorno alla mezzanotte – in realtà attorno alla una – dovrebbero essere tenuti alle 21. Per altro si tratta sempre del "meglio" di Umbria Jazz, inoltre si dovrebbe aprire la ciclopica Arena di Santa Giuliana solo per alcune sere, magari con nomi anche estranei al jazz, ma si dovrebbe evitare di utilizzarla forzatamente tutte le sere: costa troppo anche solo aprirla. E' bene che Carlo Pagnotta non commetta l'errore di pensare di aver sbagliato qualche cosa nella programmazione, mancano solo i soldi nelle famiglie e se, puta caso, in casa c'è padre, madre e figli che amano il jazz, per l'intero Festival, va via uno stipendio. Non ci dimentichiamo che non ci sono solo i biglietti, ma anche l'alloggio, il vitto, il trasporto, il parcheggio dell'auto, o il biglietto del treno, quelli del minimetrò e dei taxi. Intanto ieri sera è andato in scena il "funckje", ma vuoi per il genere, oramai un po' "consumato" e vuoi anche per i nuvoloni neri nel cielo o per quanto abbiamo detto, anche questa serata "festaiola" ha fatto registrare un basso numero di ingressi. Il concerto è stato aperto dal vibrafonista Roy Ayers, da sempre impegnato a passare o "evolvere" da un genere all'altro anche in modo del tutto involontario. Suona e canta, per la verità usa più la voce che le bacchette, ma questo non gli impedisce di fare un soul-funk di buona fattura. Cerca in definitiva la strada verso un jazz ormai molto lontano dall'ortodossia e ammiccante nei riguardi di una club music per tutti. Dopo di lui Chaka Kan! Chi non ha ballato alzi la mano! Il gruppo, con tanto di coro, è apparso senza dubbio capace di far ballare. Risultato: un clima decisamente festaiolo. Lo spettacolo ha offerto buone canzoni: su tutte, Ain't nobody, che Chaka cantava fin dai tempi della sua banda funk, Rufus, e cavalli di battaglia come I'm every woman e I feel for you.
Gary Burton al vibrafono, Steve Swallow al basso elettrico, Antonio Sanchez alla batteria e l'incredibile Pat Metheny alla chitarra. Quella di ieri sera, all'Arena Santa Giuliana, è stata una proposta per i palati fini del jazz. Un sodalizio, oramai, "vecchio" quasi quanto Umbria Jazz. Nel 1974, infatti, il gruppo del vibrafonista tenne a battesimo colui che, di lì a qualche anno, sarebbe diventato un punto di riferimento per la chitarra nel mondo. Con questa idea geniale Burton è riuscito a spingere la forma jazz attraverso il genere esplosivo del rock al punto da creare un'esperienza che ha rotto le barriere. "Sea journey" di Chick Corea, per esempio, ne è stata una dimostrazione chiara e incontrovertibile. C'è stato spazio anche per un brano di Keith Jarrett: "Coral". Col pianista americano, Burton collaborò nel lontano 1970 in un disco che si chiamava "Gary Burton & Keith Jarrett". Metheny si è alternato nel ruolo di solista a quello di accompagnatore di lusso. L'incredibile capacità di sostituzione istantanea degli accordi, a volte utilizzati come vera e propria linea di improvvisazione, fa di Metheny uno dei più innovativi chitarristi al mondo. Qualche brano anche di Steve Swallow, del bassista che da tempo suona con Burton, sono stati eseguiti: "Hullo Bolinas" e "I'm your pal". Il progetto "Revisited" è stato particolarmente apprezzato da una platea che, nonostante la congiuntura economica sfavorevole in tutta Italia, è tornata a riempirsi per ascoltare il grande quartetto. Burton, per altro, a Perugia tiene seminari estivi alla "Berklee" e per anni è stato il responsabile del famoso College di Boston.
Un piccolo festival nel Festival quello di ieri sera all'Arena Santa Giuliana per Umbria Jazz. Sul palco si sono alternati Gerald Clayton e Herbie Hancock. Clayton – pianista statunitense di formazione classica – si è presentato sul palco insieme a Joe Sanders al contrabbasso e Justin Brown alla batteria. Il giovanissimo compositore americano non ha tradito le aspettative di chi l'aveva già sentito all'ultima edizione di Umbria Jazz Winter ad Orvieto. Ha eseguito tutti brani di propria composizione. Ha aperto con "Booga blues", dove le improvvisazioni verticali, sempre coerenti e fluide, hanno richiamato all'orecchio quelle di Oscar Peterson, il grande pianista da poco scomparso che è stato un po' il padre artistico di Gerald. Sempre di sua produzione anche "Alone together", "Trapped in dream", una incredibile "Sunny day go", "Peace for the moment" e "Scrinmage". In grande evidenza l'interplay del trio dove, al momento opportuno, Gerald da prim'attore si trasformava in ottimo gregario per i soli del contrabbassista. Alla fine standing ovation per lui. Cambio di palco ed è arrivato Herbie Hancock fresco vincitore del Grammy per il miglior album dell'anno "River: the Joni Letters", dedicato alla musica e alla poesie di Joni Mitchell e che rientra nel progetto "The river of possibilities tour". Della grande Roberta Joan Anderson, questo il suo nome vero, Hancock ha suonato "River" e "All I want". Forte di due vocalist straordinarie: Amy Keys e Sonya Kitchell, con timbri vocali a cavallo tra il soul e la west coast. Il gruppo di Herbie è apparso compatto come non mai. Con lui il grande Dave Holland al contrabbasso, Lionel Loueke, chitarrista del Benin (Africa), Chris Potter al sax tenore – sul cd è presente Wayne Shorter – e Vinnie Colaiuta alla batteria. Straordinarie "Actual Proof" e "Chameleon" di propria scrittura, ma anche "A song for you" di Leon Russell. Un Hancock che si è diviso equamente tra il gran coda Fazioli e le tastiere Korg e Roland, per ricordare a tutti che, Miles Davis a parte, nessuno come lui ha saputo esprimersi con la stessa qualità nelle due anime (acustica ed elettrica) del jazz moderno. Un Hancock gigione come sempre, abituato al successo commerciale come alla stima dei puristi, a casa sua su ogni palco e davanti a ogni pubblico. Ha giocato con il piano concedendosi qualche passaggio leggero e ironico, ma quando ha deciso di suonare sul serio si è sentita grande musica. Quello dell'Arena Santa Giuliana è il primo concerto del breve tour italiano di Herbie Hancock. Seguono Padova, Pescara, Aosta e La Spezia.
Gli standard del jazz secondo
Cassandra
Wilson. Ieri sera di scena, sul palco dell'Arena Santa Giuliana, la
voce nera di Jackson, capitale del Mississippi, ha riletto con il suo gruppo stabile:
"Caravan" di Duke Ellington, "A
Sleepin bee" di Harold Arlen, passando per una struggente "St
James Infirmary", ma anche "Dust my broom"
e tanto altro ancora. Tutto materiale del suo ultimo album: "Loverly" edito
dalla "Blue Note". E' il blues quello che nasce sul Delta del Mississippi
che scorre nelle vene della 53enne cantante americana. La blues singer si è presentata
sul palco con un sestetto di indemoniati: Jonathan Baptiste al piano,
Marvin Sewell alla chitarra, Reginald Veal al basso, Herlin Reily
alla batteria e l'africanissimo Lekan Babalola alle percussioni. L'aspetto
migliore della
Wilson
resta la sua capacità di sintetizzare fedeltà ed innovazione quando canta il blues
e di rivisitare da un punto di vista jazz il repertorio moderno. Certo gli standard
sono sempre gli standard e quindi c'è chi storce il naso e chi va in visibilio,
dipende dai gusti ovvio, anche se, in fin dei conti, ieri sera non è che ne abbia
cantati poi così tanti. Fatto è che il suo concerto, nonostante la freddissima serata,
è riuscito a scaldare al punto giusto i duemila accorsi all'Arena. Dopo di lei l'alto
sassofonista di San Francisco, David Sanborn. Eesperto di tecniche avanzate
quali: quarti di tono, growl, suoni multipli (multiphonics), estensione di 4 ottave
(top tones), ha influenzato un grande numero di sassofonisti ed ha suonato con grandi
musicisti. La sua preparazione artistica gli consente di spaziare in più generi
musicali: Jazz, Smooth Jazz, Crossover, Soul, Funk, Rhythm & Blues, Fusion, Pop,
Rock. Ieri sera al Santa Giuliana ha presentato anche qualche brano scritto da
Marcus Miller:
"Brother ray" per esempio. Ma anche riletture
di "Smile" e "Soul
serenade". C'è stato spazio anche per una deliziosa esecuzione di "St.Louis
Blues". Sul palco anche un meraviglioso Hammond B3 sotto le sapienti
mani di Ricky Peterson.
Occhiali neri, camicia rossa, barba e capelli bianchi, curatissimi…si è presentato così questa sera, sul palco dell’Arena Santa Giuliana, Sonny “Colossus” Rollins. Classe 1930 provenienza Harlem, New York City. Theodore Walter Rollins, questo il suo vero nome. Di lui scriveva Miles Davis: «Sonny era una leggenda, quasi un Dio per i musicisti più giovani. Molti pensavano che suonasse al livello di Bird. Quello che posso dire io è che ci andava molto vicino. Era un musicista aggressivo e innovativo con sempre nuove idee. Mi piaceva tantissimo come suonatore ed era anche un grande compositore. Ma penso che più tardi Coltrane lo abbia influenzato e gli abbia fatto cambiare stile. Se avesse continuato quello che stava facendo quando lo conobbi, forse sarebbe oggi un musicista anche più grande di quello che è - ed è un grande musicista». A Perugia è arrivato con il suo sestetto: Clifton Anderson al trombone, Bobby Broom alla chitarra, Bob Cranshaw al basso, Kimati Dinisulu alle percussioni e Kobie Watkins alla batteria. Il primo brano, per la gioia dei suoi polmoni, è durato esattamente quindici minuti: roba da non credere cosa riesce a fare ancora! Sonny Rollins ancora una volta non delude i suoi fans e basta il lavoro che fa nella bella ''Sonny, please'', una delle sue più recenti composizioni e tirata per quasi mezzora, a mostrare che il vecchio leone avrà anche superato da un pezzo l'età della pensione ma è capace di soffiare. Lascia grande spazio ai suoi musicisti, ne escono delle "chase" talmente raffinate e rarefatte da dimenticare quasi che si sta ascoltando il miglior tenorista di be bop vivente. La sonorità intensa alla Coleman Hawkins è emersa tutta al Santa Giuliana, come pure l'abilità di muoversi tra gli accordi che aveva preso da Lester Young, da "The Bird", praticamente tutto. I suoi soli sono assolutamente imprevedibili, caratteristica questa che gli deriva dall'influenza che ebbe su di lui Thelonius Monk. Beh, insomma, da questo buon crogiolo è emerso "come sempre" un bagaglio unico di sicurezza, velocità, swing e spontaneità improvvisativa. Il sestetto è costruito attorno a lui e poggia su due pilastri stabili da tanti anni come il trombonista Clifton Anderson e il bassista Bob Cranshaw. La band funziona, ma come la cornice che racchiude un dipinto di valore. Non è mancato il lato romantico di Sonny, esternato nella struggente melodia di ''In a sentimental mood'' proposta con virile lirismo'. Il jazz come è stato, nella musica del Rollins di adesso, con un forte struggente sapore di nostalgia.
La magia della musica sud americana tra l'Arena e il cielo. Quello di ieri sera, all'Arena di Santa Giuliana di Perugia, è stato un doppio – o forse triplo – concerto dal sapore dell'America latina. Il samba di Stefano Bollani e i "Carioca", la bossanova di uno dei più grandi cantanti intellettuali della nostra epoca, Caetano Veloso. Poi insieme il "musico" di Bahia e il "folletto" di Milano, con l'aggiunta, nel finale, della band brasiliana. Quattro mila persone - il popolo di Umbria Jazz - unite da una sola anima: la musica! Bollani ha raggiunto i "suoi" dopo che, mano a mano a partire dal batterista Jurim Moreira, la sezione ritmica – alle percussioni Armando Marcal e al contrabbasso Jorge Helder – avevano fatto il loro ingresso sul palco. Il pubblico lo ha accolto con un'autentica ovazione e lui ha chiamato alcuni fedeli compagni d'arte come Mirko Guerini (sax tenore e soprano) e Nico Gori (sassofono e clarinetto). Grande "luce" sul chitarrista – a cavallo tra il flamenco e le sonorità brasiliane -, Marco Pereira. Bollani, nei Carioca, aveva con sé anche Ze' Nogueria ai sassofoni. Tutti questi fiati non si sono "tirati indietro" dall'andare anche in "sezione" come una vera e propria brass machine. Il concerto, però, ha ripercorso le tappe del lavoro che Bollani ha costruito da quel 2006 in cui fu invitato al Festival Jazz di Rio de Janeiro e di San Paolo. E lui si ricorda di chi lo invitò, Alberto Riva! Lo stesso che conduceva "Jazz Anthology" su Radio Popolare. Il prodotto che ne esce fuori non finisce nel calderone della musica esotica, ma entra con forza dentro le dinamiche della musica brasiliana, quella della tradizione tanto da passare per brani scritti anche da Moacir Santos e da Ary Barroso. Poi è arrivato Caetano, lui e la sua chitarra…niente più! Applausi e poi, dalle prime note, il religioso silenzio dei quattro mila dell'Arena. Canta…recita…sussurra quel "cantastorie" del Nord Este del Brasile. "Le mer" di Trenet, la struggente "Paloma", qualche omaggio ad Antonio Carlos Jobim e a Barroso. Tra il pubblico, ogni tanto, c'era chi chiedeva: "Terra" e lui Terra cantava, chi "Coracao vagabundo" e lui cantava Cuore vagabondo! Poi, con gioia chiama sul palco Bollani dicendo di lui: "Suona come un dio!". Due brani da soli, voce e pianoforte, e uno di questi è "Come prima", riciclata in versione piuttosto intimista. Poi, sul palco, arrivano i Carioca, il resto della band. Di loro Veloso dice: "Sono tutti amici miei". I brani dovevano essere due, e invece diventano quattro: nessuno voleva andarsene dal "salotto" di casa Veloso dove lui continuava a cantare comportandosi con una dolce naturalezza che fa del grande di Bahia uno degli artisti, oltre che più magici, anche più a dimensione umana. Coccola un po' tutti nel suo stentato, ma comunque chiaro italiano, ed il concerto si dilata oltre le intenzioni dei musicisti. In realtà non era solo il pubblico a stare bene, ma anche i musicisti. C'è il tempo per "A hora da razao", "'Da noite na cama", "Cor amarella". Bollani suona con elegante misura, calato come un pesce nell'oceano musicale di Veloso. Si vede subito che i due sono contenti di essere lì, del resto il concerto è stato preceduto da reciproche attestazioni di stima. Bollani ha detto che Veloso è sempre stato uno dei suoi artisti preferiti, e Veloso si è detto impressionato da come Bollani ha affrontato gli umori della musica carioca.
I Cluster, Chiara Civello e "soprattutto" Mario Biondi e la sua "Duke Orchestra" hanno tenuto a battesimo l'inaugurazione della trentacinquesima edizione di Umbria Jazz a Perugia. Il concerto del Santa Giuliana si è aperto con il gruppo "scoppiettante" di Genova. I Cluster sono saliti sul palco senza nessuna timidezza sciorinando giù il loro repertorio fatto di cover che hanno spaziato da De Andrè, Luigi Tenco, ma anche una versione dello Hallelujah di Leonard Cohen, estremamente avvertita dal pubblico di UJ. Il Coro a cappella – forse proprio con l'incoscienza dei pochissimi anni (c'è chi ha nemmeno trent'anni) – ha saputo rompere il ghiaccio dell'Arena, il parterre all'inizio era semivuoto per riempirsi rapidamente, non appena I Cluster hanno cominciato a cantare. Un "bel battesimo" per loro e un varo tutto italiano per il "maturo" festival di Carlo Pagnotta. C'è da dire che i Cluster, a differenza di altri cori del genere – di matrice italica – hanno lo "swing" nelle vene! Di tutt'altra natura è stato, invece, il concerto di Chiara Civello. Non ha convinto affatto! Sì, sì, il suo è un "soffice mood", ma forse l'Arena di Santa Giuliana "non è propriamente" il suo spazio. Ce la ricordavamo agli albori molto più "jazz", l'abbiamo ritrovata con un "fare" leggero che ha annoiato non poco. Non è servito nemmeno il brano scritto per lei da Burt Bacharach. Civello l'ha cantato e suonato al pianoforte! Ascoltarla dal disco e una cosa, tutt'altro, invece, darle una platea di migliaia di persone. Anonime le melodie, assolutamente banali le armonie. Poi il palco è risorto! On stage Mario Biondi e la sua "Duke Orchestra". I tremila spettatori l'hanno accolto come uno "di casa", e pensare che Mario – non molto tempo fa – si confondeva tra quel pubblico che ieri sera l'ha applaudito a scena aperta. Protagonista l'ultimo album del cantante siciliano – è nato a Catania -, "I love you more". Una miscellanea sapiente di swing vecchia maniera e di composto sonoro che passa attraverso l'ampio spazio che il "croner" isolano lascia ai suoi musicisti. Un'orchestra di 24 persone, con ben nove archi e tre coriste, più Daniele Scannapieco al sax, è testimone della sua ricerca di una dimensione swing e la canzone che da' il titolo al disco, il rifacimento di This is what you are, il primo esplosivo successo commerciale di Biondi con gli High Five, ne è buon esempio.
Saranno i Cluster, Chiara Civello e Mario Biondi i protagonisti della serata di apertura di Umbria Jazz 2008 a Perugia. Le voci italiane all'Arena Santa Giuliana alle 20,15. In realtà, però, UJ 2008 comincerà alle 11,30 con "The Coolbone Brass Band" from New Orleans che, a tempo di "ragtime" accompagnerà "jazzofili" e turisti tra le stazioni di Pian di Massiano e Pincetto del Minimetrò di Perugia. La rassegna chiuderà i battenti il 20 luglio con il concerto dei REM che avranno come supporter gli Editor. L'attenzione, in ogni caso, sarà come sempre concentrata sul palcoscenico dell'Arena. Il programma, come è consuetudine, prevede nomi di grande richiamo: il parterre è immenso. Si alterneranno il "Colossus" Sonny Rollins che a Perugia terrà il suo unico concerto europeo, ma anche la cantante Alicia Keys. A cavallo tra il soul, il jazz e il pop, anche Chaka Khan, Roberta Flack, Herbie Hancock, Cassandra Wilson. Dopo la trasferta sud americana di Stefano Bollani, per il "folletto" del piano si è spalancato il mondo della musica latina. Un esperimento richiamerà gli innamorati del genere e della sperimentazione con il concerto che il pianista terrà, in duo, con Caetano Veloso. Due le date per loro, ad Umbria Jazz il 12 e a Cagliari tre giorni dopo. Dopo un prefestival dove si era anche paventata – i costi sono a dir poco considerevoli – l'ipotesi di non poter tenere concerti ad ingresso libero, il patron Carlo Pagnotta non ha tradito le attese. Il Centro storico della città sarà ancora ad appannaggio della formula già testata del festival: musica nel centro storico al ritmo di una trentina di eventi al giorno, a pagamento e gratuiti. Come al "solito" per i palati fini il jazz da vedere e ascoltare sarà quello dei teatri, in particolare per la musica afroamericana. Tra il pomeriggio e la notte ci sarà solo l'imbarazzo della scelta: l'orchestra di Maria Schneider, il trio di Brad Mehldau, Lost Chords di Carla Bley con ospite Paolo Fresu, la Gil Evans band (ricorrono 20 anni dalla morte di Evans), i quartetti di Charles Lloyd e Charlie Haden, un piccolo festival della chitarra con Bill Frisell, Pat Martino e Peter Bernstein, James Carter, Bobby Hutcherson, un omaggio al cantautore brasiliano Ivan Lins. In questo stesso contesto brilla una rappresentanza italiana di livello assoluto: Enrico Rava con un tributo a Chet Baker, il clarinettista Gabriele Mirabassi, la Cosmic Band del talento Gianluca Petrella, il trio di Ramberto Ciammarughi con Miroslav Vitous, la vocalist emergente Alice Ricciardi, Stefano Di Battista con Fabrizio Bosso, i pianisti Danilo Rea (solo pianoforte) e Riccardo Arrighini (con un progetto sulle arie di Rossini), il quartetto di Giovanni Guidi, il quintetto di Enrico Pieranunzi, la Pietro Tonolo-Joe Chambers band con Flavio Boltro, il duo Musica Nuda (Ferruccio Spinetti al contrabbasso e la vocalista Petra Magoni). Tra gli artisti residenti, il decano dei musicisti jazz italiani, Renato Sellani con il suo trio al quale si aggiungerà un altro ''senatore'' come Gianni Basso.
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