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Vanessa Rubin di Olga Chieffi foto di Francesco Truono Il talento raro di Vanessa Rubin: gioco armonico e intonazione ritmica. Grande successo per la vocalist che ha aperto la nona edizione di Jazz On The Coast. Apprezzato il trio di appoggio, guidato dal batterista dell'Art Ensemble Famoudou Don Moye, composto da Andrea Pozza al pianoforte e Aldo Vigorito al contrabbasso. Pubblico delle grandi occasioni, tra cui abbiamo intravisto per l'apertura del festival Jazz on The Coast, il 27 luglio, promosso dal pianista Gaspare Di Lieto, giunto alla sua IX edizione. Sul curatissimo palco dell'Arena del Mare di Minori, il talento raro di Vanessa Rubin, capace di esprimersi attraverso un gioco armonico originale, inventivo e ricco di sorprese, supportata da un prestigioso trio, composto dal giovane Andrea Pozza al pianoforte, dal salernitano Aldo Vigorito al contrabbasso e dallo storico batterista dell'Art Ensemble of Chicago Famoudou Don Moye.
Vanessa ha trovato la sua misura, il suo agio espressivi a contatto con i suoi musicisti, con i quali ha stabilito un vivace rapporto di interazione, affermando inoltre, la sua capacità di leadership. La vocalist ha sorpreso e affascinato per l'ariosa dinamica del fraseggio, bilanciato tra improvvisazione e basilare tensione melodica e lirica, sviluppato coerentemente in chiave strumentale, con la sua bruna e tuttavia luminosa e cangiante suggestione timbrica, valorizzata da un ricco equilibrio cromatico tra bassi d'una ventosa trasparenza notturna e toni medio alti d'una liquida, dorata ambiguità tra accenti bluesy, asciutta sensualità e agrodolce sacralità.
Il suo senso profondo, vitale, d'intendere il canto, la reinvenzione del tema, è parso subito tangibile in lei, attraverso un controllo inquieto del materiale, su cui sa muoversi con libertà modulatoria, con fluidità danzante e uno swing peculiarmente rilassato, con aperture sempre calibratissime e giocate con un senso vivo del contrasto, che ha saputo dare, in particolare al brano di Jobim, ridefinendo un particolare spessore alle storie delle ballades gershwiniane, con la sua trama minuta e inesauribile di fremiti e sussulti tonali riflettente il costante incresparsi delle emozioni. Il trio d'appoggio si è trovato a suo agio nei diversi contesti, pur legati dallo stesso filo rosso, riuscendo a conservare intatte le caratteristiche di quel filone "classico-swing" adattandole con flessibilità e buon gusto alle esigenze della vocalist. Un elegante viaggio ideale nel ripercorrere un pezzo di storia del jazz su tasti, corde e tamburi, che non ha raffrenato la libertà fantastica ed espressiva dei tre strumentisti, che si sono ritagliati spazi brillantissimi, in particolare Aldo Vigorito, rientrando, poi, dietro la Rubin, ad ogni istante, a sostenere, sottolineare, suggerire, domandare, rispondere…..Applauso caloroso del pubblico e Lover Man quale incantevole bis, vissuta in una luce personale, senza fantasmi nella voce.
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