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Lezione 1: Il Senso della Struttura - 1
di Andrea Cocciardo
info@guitarpraxis.com

Quando è il momento di improvvisare su un brano armonicamente "complesso" (per esempio, uno standard), le domande più frequenti sembrano essere due:

  1. che cosa ci suono? Che "scale" uso sui vari accordi?
  2. come diavolo faccio a non perdermi nella struttura? Io lo so quali sono le note "giuste", ma dopo qualche battuta mi perdo e non so più a che punto sono!!

Per la prima domanda il mondo è pieno di risposte (libri, riviste, metodi, video… Jazzitalia!); per la seconda, invece, siamo spesso abbandonati a noi stessi, e le risposte si fanno evasive, poco concrete, cose come "devi sentirlo"… Grazie mille!, che io "debba sentirlo" lo so da solo, è che non so come arrivare a "sentirlo"!!

Ecco allora il senso di questi appuntamenti: mettere a punto un percorso per arrivare a "sentire la struttura" in maniera intuitiva, senza bisogno di "starci a pensare"! Proprio perché si tratta di un processo efficace, tutti i nostri esempi li faremo su un brano difficile, notoriamente ostico come "Stella By Starlight" (ricordo che agli inizi la chiamavamo "Stella Bastarda"…): se "funziona" su questo, tanto più varrà su brani anche più semplici!

Primo passo: l'ascolto
Q
uesto non è il "primo passo" solo in termini cronologici, ma anche di importanza: la musica è un fatto uditivo! Ti è mai capitato di accendere la radio e ritrovarti a conoscere un brano di cui non ti importa niente (e che anzi magari ti fa pure schifo…)? Eppure sai perfino le parole, senza aver mai fatto nulla per memorizzarlo!! Capita spesso con i "tormentoni": li hai sentiti tante di quelle volte, anche senza farci caso (al supermercato, alla tv, in uno spot…), che anche se non vuoi ti si è stampato in testa, ti è "entrato"! Ecco, lo stesso andrebbe fatto con il nostro standard: ascolto, ascolto, ascolto! E attenzione: non stiamo parlando (solo) di quell'ascolto "attivo", attento, da audiofilo chiuso in camera con le cuffie. No: qui serve (anche) un ascolto "distratto", che si imponga nell'orecchio a un livello "ipnotico", quasi subliminale: proprio come le hit dell'estate! L'ideale sarebbe farsi una compilation personalizzata soltanto con quel brano, in tutte le versioni che abbiamo a disposizione (con gli standard più noti è facile averne parecchie, incise da musicisti diversi): solo quel brano, per tutto il cd o cassetta, a oltranza. E poi… via!, mettilo su e fallo andare in tutti i momenti buoni della tua giornata, anche –e soprattutto- mentre stai facendo dell'altro: in macchina, studiando, al lavoro, durante le faccende domestiche… Nel giro di qualche giorno (o settimana…), quasi senza accorgercene, ci sarà diventato maledettamente familiare, a un livello del tutto intuitivo; non solo, ma avremo anche assorbito i diversi approcci solistici di un mucchio di musicisti diversi (non solo chitarristi, anzi… quasi mai), il cui linguaggio avrà iniziato a farsi strada nell'orecchio: non era il nostro scopo qui, ma come "effetto collaterale" non è affatto male, no?

Secondo passo: il tema
Qual è l'elemento "portante" di un brano? Gli accordi? Certo, sono importanti, ma non sono quelli che ti vengono in mente quando pensi a un pezzo qualunque. Quello che identifica un brano in maniera "unica" è il tema, la melodia del pezzo: è questo che canticchi sotto la doccia o per la strada, è questo che te lo fa riconoscere! Con l'ascolto "ossessivo" che ci stiamo auto-imponendo il primo obiettivo dovrebbe essere piuttosto facile: arrivare a cantarlo, anche senza la chitarra in mano! In seguito, lo scopo è di suonarlo (in diverse diteggiature, in qualsiasi punto della tastiera) con la stessa naturalezza con cui ormai lo canto, senza bisogno di "starci a pensare"! Questo è un passaggio cruciale, perché il tema è il "cuore" del brano, e se voglio poi improvvisarci decentemente so che questo sarà lo "scheletro" di tutte le mie frasi: deve diventarmi intuitivo come un girodidò fatto in spiaggia, altrimenti so che mi toccherà "arrancare". Il grandissimo pianista Hal Galper dice addirittura che in fondo, per imparare a improvvisare nel jazz, basterebbe impararsi un tema be-bop al mese!!

Terzo passo: gli accordi
A
questo punto è giunto il momento degli accordi: guardiamo per prima cosa la struttura (AABA, ABAB, ABAC, ecc.), poi impariamo gli accordi di ogni sezione, anche qui fino a suonarli con la stessa scioltezza con cui suoneremmo "La canzone del sole"!! Visto che dovrò improvvisarci sopra, so che devono essermi familiari a un livello intuitivo: non devo aver bisogno di guardare la chart! La "prova del 9" è quando riesco ad accompagnarmi mentre canto il tema: quello sì che vuol dire conoscerli a fondo!

Visto che abbiamo detto di lavorare su "Stella By Starlight", gliela vogliamo dare un'occhiata? Ecco qui:

Complicato? Sì, decisamente: ma la prossima volta inizieremo a vedere come improvvisarci sopra senza "perderci" in questa selva di accordi e modulazioni. Nel frattempo, ci prendiamo qualche settimana per assimilare il pezzo come abbiamo detto sopra!

PS: se poi qualcuno volesse cominciare a ripassarsi qualche arpeggio, non sarebbe una cattiva idea…






Le altre lezioni:
15/03/2007

LEZIONI (chitarra): Il senso della struttura, seconda parte (Andrea Cocciardo)







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COMMENTI
Inserito il 22/6/2010 alle 16.42.30 da "mic270469"
Commento:
Ottima lezione. Forse la migliore di tutte quelle che ho letto su Jazzitalia
 
Inserito il 24/6/2010 alle 14.14.30 da "lucagentil"
Commento:
Mi associo. Una delle migliori. E sono un sassofonista. Bravissimo
 

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Data pubblicazione: 05/11/2005

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