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Innanzitutto chiedo scusa per il ritardo di questa seconda puntata… imperdonabile, prometto che farò il possibile perché non accada più!!
Venendo a noi: nella prima parte di questa serie ci siamo posti come obiettivo quello di riuscire ad orientarci su un brano armonicamente complicato "senza perderci", e di acquisire un senso intuitivo della struttura, al di qua di ragionamenti e processi intellettivi (quando si suona non c'è tempo per "pensare"!). Abbiamo visto come il primo passo in questa direzione consista in una sorta di "assuefazione" al brano, attraverso un ascolto intensivo, anche –o soprattutto- in situazioni "distratte", come sottofondo dei mille momenti della giornata dedicati ad altre attività (studio, lavoro, faccende domestiche, macchina…). Abbiamo poi imparato il tema, fino a suonarlo con naturalezza e poi… cantarlo sugli accordi, come facciamo per una qualsiasi canzonetta "da spiaggia". La scorsa volta ci eravamo lasciati con l'obiettivo di applicare tutto questo ad uno standard "ostico" come "Stella By Starlight", abbastanza complesso da diventare una buona cartina di tornasole: se il processo funziona su un brano così arduo, a maggior ragione funzionerà su pezzi più semplici! A questo punto potremmo anche incominciare a suonare, no? Beh, diciamo che non è così semplice. anzi, è proprio qui che normalmente iniziano i dolori! E allora? Allora, da qui in poi, ci alleneremo per sezioni di 4 battute (andando a "parare" sulla successiva, la 5a di ogni gruppo di 4). Perché proprio 4? Per un paio di buone ragioni:
Diamo subito un'occhiata alle prime 4 battute di "Stella By Starlight":
Come primo passo scegliamo un'area di tastiera da "attaccare" per prima: è meglio orientarsi alla grande in una posizione che andare "così così" su tutto il manico! Poi tanto ripeteremo il processo ovunque, per cui alla fine il problema non si porrà, però nel frattempo avremo almeno una "zona" in cui siamo "signori e padroni" di tutto quello che succede! Il "primo approccio" all'improvvisazione, lo abbiamo già anticipato, consiste nell'uso degli arpeggi. Perché proprio questi? Anche qui abbiamo un paio di validi motivi:
Ok, ma forse prima di metterli all'opera, gli arpeggi, potrebbe essere una buona idea ripassarli. Come? Bella domanda! Immaginiamo di aver scelto di suonare intorno alla VII posizione: prima di tutto, sarà utile trovarsi gli accordi in quella zona, che ci diano dei riferimenti visivi forti per orientarci anche in termini solistici. Prendiamo il primo accordo, Em7(b5), in una diteggiatura "da queste parti", e prendiamo pure il rispettivo arpeggio:
Iniziamo a isolare l'arpeggio in un'ottava, per assimilare a fondo la sonorità: alterniamo una battuta di accordo e una di arpeggio, ricordando sempre di cantare quello che stiamo suonando!!
Se vuoi allenarti su una base, eccole qui:
Quando questo ti viene talmente facile da farlo a occhi chiusi, nel sonno,
senza nemmeno aver bisogno di aver davvero la chitarra in mano (?!), allora –e solo
allora– allarghiamo l'arpeggio a tutte le corde, sempre restando in VII posizione:
Questo è più impegnativo anche tecnicamente… fai con calma!! Prenditi i tuoi tempi, non forzare la mano, e ricorda sempre di cantare quello che stai suonando!! Se vuoi, puoi usare le stesse basi di prima… Quando anche tutto questo è sotto assoluto controllo (deve venirti spontaneo e intuitivo, senza bisogno di "starci a pensare"…), iniziamo a divertirci sul serio… L'idea è di allenarci a improvvisare con le note dell'arpeggio per una battuta, fino a che non diventi assolutamente intuitivo e naturale: un buon passo potrebbe consistere, allora, nell'alternare una battuta di accordo e una di improvvisazione con l'arpeggio, così:
In questo modo, nel giro di 5 minuti non solo l'arpeggio è diventato "automatico" tanto sotto le dita quanto –più importante ancora- nell'orecchio, ma hai anche assimilato la battuta come unità di misura, senza aver bisogno di contare i beat, perché ormai la senti! Resta una difficoltà: il rischio, infatti, è che nella battuta di "improvvisazione" ci si ritrovi invece a sciorinare l'arpeggio "formale", molto "esercizioso" e molto poco musicale! Un buon trucco, in questo senso, consiste nel provare a farlo in diversi stili: per un po' suoni cercando di tirare fuori qualcosa di jazz, poi magari metti un suono distorto e tenti un approccio più rock, condito di bending, vibrati, legati, tapping… poi magari puoi abbassare il gain e suonare con un'intenzione più blues, tutta giocata sul "tocco" e l'espressione… Tutto questo ci forza, quasi inconsciamente, a tirare fuori delle frasi, anziché dei semplici "arpeggi" (anche se le note sono quelle!), ad essere drasticamente più musicali!! Quando senti di aver "spremuto" tutte le possibilità dell'arpeggio (ma ce ne vuole, oh se ce ne vuole…), passiamo all'accordo successivo, un A7(b9) (per ora trascuriamo la 9a e ci fermiamo alla 7a…)
Come prima, iniziamo col lavorare sull'arpeggio in un'ottava:
NB: a costo di sembrare ossessivo… ricorda sempre di cantare quello che suoni! Eccoti qui le basi per allenarti:
Ora passiamo all'arpeggio completo, su tutte le corde (sempre rigorosamente cantando!):
E per finire, alterniamo una battuta di accordo e una di improvvisazione con le note dell'arpeggio:
Quando anche con questo sei a posto (e ormai sai che cosa vuol dire… dimestichezza assoluta, fino a canticchiarlo sotto la doccia!), passiamo all'accordo successivo, il Cm7:
Anche qui, iniziamo con l'arpeggio in un'ottava, come al solito cantando quello che suoniamo:
Ecco le basi per allenarti:
Ora andiamo all'arpeggio completo su tutte le corde (ripetiamo insieme: "Cantando"!! Bravo…)
Per concludere, improvvisiamo alternando accordo e arpeggio, una battuta per uno:
Eccoci arrivati all'ultimo accordo, il F7:
Iniziamo come sempre isolandolo in un'ottava (va da sé che tocca cantare mentre suoniamo…):
Come al solito, ecco le basi:
Andiamo adesso a suonarlo su tutte le corde:
E per finire improvvisiamo:
Con questo, la nostra preparazione è finita. Una volta che ciascun arpeggio
singolarmente è "sotto controllo" (non c'è niente da fare, quando ci sei te lo senti!),
possiamo cimentarci con tutte le 4 battute, di fila, senza interruzioni. Se abbiamo
lavorato bene prima, anche questa fase sarà piuttosto semplice: ormai riusciamo
a sentire l'accordo successivo prima che arrivi, e perciò siamo anche in
grado di immaginare (e di suonare!) quello che ci suoneremo sopra;
il tutto in tempo reale! Anche qui, possiamo crearci qualche esercizio preparatorio, giusto per assicurarci di arrivare allo scopo senza cedimenti. Anche per questi passaggi, ecco le basi:
Iniziamo con gli arpeggi in un'ottava, solo ascendenti:
Quando "vengono da soli", li rovesciamo, suonandoli discendenti:
A questo punto, alterniamo ascendenti e discendenti:
E ora facciamo il contrario:
Già così, dovremmo aver portato il nostro livello di consapevolezza piuttosto avanti… E attenzione: non stiamo parlando di una consapevolezza intellettuale, "di testa"… no, quella è anche importante, ma inutile nel momento improvvisativo vero (dove non c'è tempo per "pensare"). La consapevolezza di cui parliamo è tutta intuitiva, di orecchio! Se hai fatto tutti questi passi dedicando a ciascuno il tempo necessario, adesso in qualunque punto tu sia di queste quattro battute tu sai che suono aspettarti dopo! Ed è davvero un suono, non una semplice "sigla". Questo è un fatto determinante, perché così come la parola "cane" non è un cane vero, allo stesso modo la sigla di un accordo non è quell'accordo!! Fintanto che non riesco ad accedere al suono –per esempio– di un Em7(b5), non lo possiedo realmente, ma ne ho soltanto una rappresentazione simbolica; importante, per carità, ma solo a patto di non confonderla con il Em7(b5) reale, che esiste soltanto in quanto MUSICA, fenomeno ACUSTICO, mica visivo! E adesso? Adesso inizia il bello… è l'ora di improvvisare! In realtà, è proprio qui che iniziano i problemi, perché il passaggio da "esercizio" a "musica" è il salto più ostico da affrontare, lo scoglio su cui più facilmente si finisce con l'arenarsi. Proprio per questo, cerchiamo di individuare alcune soluzioni pratiche che ci aiutino a suonare più musicali possibile:
Insomma, l'esercizio l'abbiamo fatto, adesso tocca alla Musica. E la musica "succede" nel momento in cui riesco a comunicare a chi mi ascolta quello che voglio dire, quello che provo. Il semplice espediente di canticchiare mentre suoniamo innesca un meccanismo efficacissimo: magari non prenderò precisamente tutte le note esatte, ma perlomeno seguirò di sicuro la divisione ritmica, e di solito anche l'inviluppo melodico (il "movimento" della frase, verso il basso o verso l'alto); e come insegna Scott Henderson nel suo –imperdibile– video "Melodic Phrasing" (ed. REH), questi due aspetti sono quelli cruciali, quelli che contano davvero; persino più delle note in sé. Per inciso, suonando quello che canto sono anche "costretto" a lasciare "respiro" nelle mie frasi, proprio perché… devo prendere fiato! (ecco svelata una delle buone ragioni per cui i fiatasti fraseggiano spesso in maniera più efficace rispetto a noi chitarristi…) Un altro "dispositivo" particolarmente utile, proprio in questa direzione comunicativa, consiste nel strutturare le proprie frasi a Domanda (Question) e Risposta (Answer), generando così una "logica" nella propria improvvisazione (Q/A), logica che viene percepita dall'ascoltatore in termini –preziosissimi– di musicalità:
Se poi vogliamo "spremere" questo meccanismo ancora più profondamente, ecco che possiamo ripetere il nostro "hook" (gancio: l'elemento comunicativo che "cattura" l'attenzione), modificando solo quel poco che serve per farlo "calzare" sui nuovi accordi:
In questo caso, l'unica nota da modificare era il Mi, che diventa bemolle (nel caso specifico è stata anche sostituita l'ultima nota, sul FA7, per tenere aperto il discorso in vista delle battute successive). Ed ecco che, con poco, ci siamo ritrovati a strutturare le nostre 4 battute in maniera efficacissima!! A questo punto è tutto l'insieme dal MIm7(b5) al FA7 che costituisce un'unica "macro-frase" i cui meccanismi interni "rapiscono" con forza l'orecchio di chi mi sta ascoltando, perché si tengono insieme reciprocamente, come le parti di un discorso ben articolato; è un po' quello che fa un certo Ludwig Van, quando con un'idea iniziale di due-note-due riesce a calamitare l'attenzione per un'intera sinfonia!!
Procedendo di questo passo, spremendo idee su idee, l'unità di misura delle 4 battute viene assimilata ad un livello inconscio, intuitivo (che poi è quello che fa la differenza tra "esercitarsi" e "suonare"…); ma non solo: dopo un po', la preoccupazione principale smette di essere "che cosa ci suono qui?" (nei casi più gravi: "che scala ci suono?"), passando da un livello didattico, scolastico, ad un altro, totalmente, liberamente musicale!! Per chiudere, vediamo di dare qualche "dritta" pratica, molto concreta, per lavorare efficacemente in questa direzione (ovviamente dopo aver lavorato a fondo sui singoli accordi…) "Dritte" per una transizione fluida tra un accordo e il successivo
Per stavolta può bastare… Se invece qualcuno ha interesse ad approfondire, fatevi sotto! Ciao, a presto (stavolta per davvero!), Andrea "il coccia" Cocciardo
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