|
||||||||||||||||||||||||
|
|
|
|||||||||||||||||||||||
![]() |
||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||
Salve a tutti, dopo un po' di tempo sono tornato a scrivere o meglio proporre qualcosa su jazzitalia. Promettendo di proseguire comunque la storia sul linguaggio e le origini del jazz, (a breve sarà pronta la seconda puntata), questa volta mi sono voluto dedicare alla musica cubana o meglio afro-latina e le sue origini in Cuba. Prima di addentrarci nel l'ambito prettamente socio-storico-musicale,vorrei cominciare un po a descrivere come era l'isola di Cuba e da chi era popolata prima dell'arrivo degli europei. I primi tempi Prima della scoperta dell'America (Cristoforo Colombo 1492), a Cuba, si pensa che fossero presenti tre etnie con livelli di sviluppo diversi: I Guanajatabeyes (arrivati sull'isola circa tremila anni fa, senza che si sia mai individuato il loro luogo di provenienza), I Ciboneyes e I Taìnos.
I Ciboneyes arrivarono un bel po' di tempo dopo, all'inizio della nostra era.
I Taìnos, costruivano abitazioni spaziose e linde, praticavano caccia, pesca; erano tecnologicamente evoluti: lavoravano la terracotta, le conchiglie, il legno, erano eccellenti scultori; realizzavano opere scultoree cerimoniali di grande espressione artistica: come i duhos, divinità quali il cemí (zemí o zeme).
Erano organizzati in caste, il loro capo tribù era il
cacique, il capo religioso behique; entrambi erano coadiuvati da un consiglio dei saggi, i natainos. La loro religione era relativamente
complessa ed includeva un culto degli antenati, cerimonie di grande importanza
come gli (areítos) espressioni di canto e danza, complementata da
recitazioni,…El areito si considera sia il segno più avanzato all’interno di
tutte le espressioni culturali del popolo taìno. Veniva regolarmente praticato
in piazze cerimoniali che gli spagnoli denominarono "corrales".
Come i loro predecessori, hanno lasciato graffiti, nelle caverne; da questi si deduce un mito di fondazione dove il sole, la luna e gli uomini sono generati in una caverna originaria. Una particolarità: gli indios de la Isla Española, Puerto Rico e la maggior parte delle Antille, praticavano un gioco, il batey, molto simile al calcio moderno; utilizzando una palla di "gomma", che era costituita da resine vegetali cotte, estratte dal copey (Clusia rosea), che alquanto stupì gli spagnoli che non conoscevano ancora l'esistenza della gomma. Il gioco consisteva in due gruppi di un numero indeterminato di giocatori, che cercavano di mantenere la palla in aria, colpendola solo con le anche, con la testa, senza poter usare le mani per colpirla, mostrando grande agilità e destrezza da parte dei giocatori, sia che fossero donne che uomini.
Difficile immaginare che sarebbe accaduto agli abitanti di Cuba se i caribi fossero arrivati prima degli spagnoli. Come degli spartani sappiamo solo quello che ci hanno raccontato gli ateniesi e non viceversa, così conosciamo la versione europea dei caribi, ma non la visione caribica degli europei. La filologia ci ricorda che dalla deformazione spagnola della voce caribe deriva il termine cannibale. Nel 1580 Montaigne pubblicherà il suo memrabile saggio Sui cannibali, pieno di intuizioni preroussiane, ma già nel 1611 ad esempio: l'anagramma (in inglese) di questa parola darà, nella Tempesta di Shakespeare, Calibano, «schiavo selvaggio e deforme», genio del male. Fu così che i più coraggiosi
abitanti di quelle isole, coloro che opposero maggior resistenza contro
l'invasore, entrarono nella storia europea come cannibali, antropofagi,
incarnazione del male.
Da parte sua, la storia europea entrerà nelle Antille con meno sottigliezza filologica. A cinquant'anni dall'arrivo dei «civilizzatori» bianchi a Cuba, gli indigeni sottoposti a lavori terribili (ridotti in schiavitù, erano costretti a lavare ed estrarre oro per 12-14 ore al giorno), massacrati o contagiati da malattie (che per altro a loro erano sconosciute, ma mortali), erano stati praticamente sterminati a dispetto degli interventi in loro difesa come quello di padre Bartolomé de las Casas, il primo occidentale importante che biasimò dall'interno la barbarie colonialista. Si calcola che la popolazione india, che nel 1492 ammontava a circa 100.000 persone, già nel 1530 fosse ridotta a sole 5000 unità. Già verso il 1750 la presenza degli uomini (grossolonamente chiamati indios) era ridotta a zero, di loro resta poco o nulla, l'uso del tabacco e oggetti come l'amaca e la canoa; una quantità di parole, dal nome stesso del loro Paese e di moltissimi villaggi, fino a nomi comuni che sono stati i primi e saranno poi i più numerosi di questo continente a passare nelle altre lingue; e una serie di circostanze legate al contadino povero cubano, anche se etnicamente non ha vincoli con l'aborigeno. Già dagli inizi del secolo XVI, per sostituire nei lavori l’indio ormai sterminato, furono importati schiavi neri dall’Africa, che continuarono ad arrivare fino alla seconda metà del secolo XIX, e che finiranno con il costituire una componente essenziale della nazionalità cubana.
Loco por Cuba
© 2002, 2005 Jazzitalia.net - Federico Bertelli - Tutti i diritti riservati
| |||||||||||||
|
|
|
||||||||||||
![]() |
|||||||||||||