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Cinema e Jazz
'Round Midnight
di Cinzia Villari


'Round Midnight
(A mezzanotte circa, Bertrand Tavernier, 1986)

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La scheda completa del film

Ricorrendo ancora una volta al vocabolario della lingua italiana, osserviamo che la prima frase che appare alla voce "mosaico" dice così: «Tecnica pittorica fondata sull'impiego di elementi (tessere) giustapposti o applicati ad una superficie».

Il film di Tavernier (Lione, 25 apr 1941), indiscutibile omaggio al jazz, è un particolare mosaico dove migliaia di tessere si fondono sullo schermo per donarci in una totale visione d'insieme la storia immaginaria di un jazzista nero americano degli anni Cinquanta.

Ma chi è costui? Chi è Dale Turner se non la combinazione, la fusione di più elementi estrapolati dalla vita dei più grandi e maledetti rivoluzionari del jazz di quegli anni?

Magistralmente interpretato da Dexter Gordon, il tenor-sassofonista per la prima volta sullo schermo in veste di attore, Dale con il suo sax e le sue sbronze, ci accompagna in un viaggio attraverso il jazz, ma guidati questa volta dagli occhi di una generazione europea che forse come nessun'altra è riuscita a stabilire una comunicazione così totale da far mettere, a questa musica e ai suoi protagonisti, radici profonde nella vecchia Europa. Gli occhi di questa generazione sono quelli di Francis, un giovane grafico parigino che ha ascoltato per la prima volta Dale all'età di tredici anni. Ora, quindici anni dopo, capisce che del jazz e di Turner non né può più fare a meno.

Schermo nero. Sulle note di 'Round Midnight (), il brano di Thelonious Monk che dà il titolo al film, partono i titoli di testa. Ma non è una vera tromba quella che intona il brano. La scelta dell'esecuzione è stata affidata alla voce di Bob McFerrin che, evocando perfettamente il suono di questo strumento, apre poeticamente l'opera. Una voce nuda, la sua, come quella del nero schiavo delle origini. Il nero schiavo delle origini non possiede nulla. Il nero schiavo delle origini canta il suo dolore e non possiede uno strumento per accompagnare il suo canto. Non esiste uno schiavo nero che sorridendo spensierato strimpella il suo banjo seduto su una balla di cotone. Questa è solo una creazione romantica, non è la realtà. Solo col tempo gli strumenti sono entrati nella vita del nero e, anche quando molto più tardi il jazz era solo quasi esclusivamente strumentale, il suono che ne usciva era assai simile alla voce umana. Una voce che evoca, quella di Bob McFerrin, evoca su un tappeto di suoni vellutati.

Il film è un mosaico, uno dei due protagonisti è un disegnatore e la prima inquadratura del film, dopo i titoli di testa, rimanda ad un quadro di Magritte. Dale Turner, ripreso dalla  macchina da presa (m.d.p.) di spalle, ci riporta a quel particolare quadro, che ritraeva nella stessa posizione un uomo di spalle con cappello e giacca nera. Solo che quello del dipinto aveva in più, disegnato sulle spalle, un pentagramma e una cascata di note. Ma è lo stesso. Turner vive per la musica: «sono stanco di tutto, tranne della musica» dirà più volte nel film, Turner è la musica. Poi voltandosi si offrirà a noi in piano americano. La m.d.p. si sofferma per qualche istante per poi abbandonarlo e partire con una panoramica che riprenderà una squallida stanza d'albergo. Ci accompagna poi per l'ambiente che gradualmente cambierà il suo spazio temporale: il luogo è lo stesso ma siamo tornati indietro nel tempo, esattamente al momento prima della partenza per Parigi. Nella stanza ci sono lui e un altro musicista nero, un amico, forse uno di quelli veri. Le condizioni di quest'ultimo sono gravi, le motivazioni sono probabilmente le stesse che hanno distrutto la vita della maggior parte degli uomini che hanno inventato il jazz: alcool, droga, ospedali psichiatrici. La vista di questo accelererà la decisione di partire, ma probabilmente non per fuggire alla sorte che è toccata agli altri, ma forse solo e semplicemente così per partire senza altra spiegazione apparente. E se ne va percorrendo, seguito dalla m.d.p. che lo inquadra di spalle, un angusto corridoio d'albergo pieno di porte. Un ultimo sguardo alla sua New York da uno dei tanti ponti che l'attraversano e poi Paris.

Voilà, Paris. 1959.

Una manciata di dettagli riempie lo schermo, quasi nature morte. Di vivo c'e solo lo spostamento della m.d.p. che ci offre una panoramica. Oggetti del quotidiano in una cucina disordinata, piatti sporchi, ortaggi e ancora piatti sporchi. Ed ecco apparire uno dei primi personaggi minori del film, l'inquilino della stanza "natura morta" da poco inquadrata è un nero, è vestito con un'elegante vestaglia di seta grigio perla, piuttosto in disaccordo con l'ambiente disordinato, ed è alle prese con i fornelli. La m.d.p. si muove sapientemente e, quasi ad eliminare la quarta parete, attraversa lo spazio accompagnandoci su un altro corridoio, ugualmente stretto, ugualmente angusto con un'illuminazione che ricorda la stessa dell'altro albergo, quello newyorchese. E' interessante questa scelta di Tavernier, quasi a voler sottolineare come certe realtà di vita di passaggio e in questo caso quelle di questi magnifici balordi musicisti, consumate negli alberghi, siano sempre uguali ovunque ci si trovi. Che sia nella vecchia Europa o aldilà dell'oceano, le cose sembrano non cambiare. Per questi suoi abitanti nomadi, le stanze si assomigliano tutte, i corridoi si assomigliano tutti, le porte si assomigliano tutte. Nella loro diversa percezione spazio temporale sembra che il tempo abbia un valore altro, scandito da un ritmo altro, un ritmo in quattro quarti forse, dove conta solo quella melodia che gli vive dentro e dove tutto quello che accade fuori ha poca importanza. Allora va tutto bene, non importa se si consuma la propria esistenza in squallidi alberghi senza nome, non importa se piove o fa bel tempo, quello che importa è improvvisare a suon di musica la propria esistenza, coccolandola magari con quei gesti e quelle manie quotidiane che ci accompagnano ovunque ci si trovi. E allora un altro albergo, un altro corridoio, altre porte, un'altra camera, simile se non identica alla precedente, esattamente come se non ci si fosse mai mossi da dove si era partiti. Si muove solo quel mondo interiore inevitabilmente legato alla creazione. Così le stesse abitudini, gli stessi gesti anche per l'inquilino in vestaglia argentata, che scopriremo anche lui musicista e che esce solo la notte per andare a suonare dall'altra parte del fiume per poi rientrare all'alba e reinfilarsi la sua magnifica vestaglia e ricominciare a cucinare una delle sue bizzarre ricette, con quegli ingredienti esotici che porta sempre con sé nei luoghi senza tempo delle camere d'albergo. Il refrain della loro vita è sempre lo stesso, ma le modulazioni sono continuamente diverse. Una vita improvvisata senza nulla di fisso, senza fissa dimora. Del resto prerogativa del jazzista è l'improvvisazione, quello che sta facendo ora non si ripeterà mai più. Ora e solo ora. Improvvisare suonando ha creato arte. Improvvisare vivendo ha spesso creato morte. Questi grandi improvvisatori che con i loro strumenti sono riusciti a stravolgere il mondo della musica, hanno allo stesso tempo stravolto la loro vita.

Ma torniamo ai nostri personaggi. Il nero in vestaglia d'argento con una profumata tazza di minestra accoglie a Parigi il nostro protagonista, saranno vicini di camera. Dale attraversa con la sua camminata lenta il corridoio "gemello" di quello newyorkese, ma con la m.d.p. di fronte questa volta. Ed ecco apparire una tesserina del mosaico che va a posizionarsi delicatamente. Lo sentiremo spesso chiamare le cose e le persone con l'appellativo Lady: Lady Ace, Lady Hersh, Lady Francio, Lady "altro"…e il suo sassofono, l'amore della sua vita, sarà Sweet Lady. Una tesserina estrapolata dal linguaggio reale di uno degli uomini al quale il film è ispirato, Lester Young il musicista dal suono più dolce che il jazz avesse conosciuto fino a quel momento. Lester Young, tenor-sassofonista e Bud Powell, pianista, sono infatti, i due personaggi del mondo del Jazz a cui Bertrand Tavernier e David Rayfiel,[7] si sono maggiormente ispirati nella creazione di questo personaggio. Dale Turner condensa in qualche modo in sé, le figure di questi esponenti maledetti, che tra genio, follia e malattia hanno lasciato nella storia della musica un solco profondo. Ma Tavernier aggiunge qualcosa in più, non solo Dale riassume tutto questo, ma anche quello che lo circonda viene chiamato con dei particolari curiosi che ricordano all'intenditore gli elementi di quel dato momento storico. Per esempio alla figlia di Turner viene dato il nome Chan, ispirato forse al nome della moglie di Charlie Parker, oppure la scelta dell'abito e dell'acconciatura con un'orchidea bianca tra i capelli dell'amica cantante che arriva da New York, sono gli stessi che abbiamo tante volte visto nelle foto che ritraevano la cantante di jazz Billie Holiday. Un divertissement stilistico quasi, dove tesserina dopo tesserina il mosaico si amplia.

Ma ritorniamo a Dale, Dale a Parigi, Dale nella sua nuova stanza d'albergo, Dale attaccato a una bottiglia. La m.d.p. lo riprende complice nell'atto di mandare giù un sorso di qualcosa di forte, e ancora complice lo riprende nel successivo gesto di nascondere la bottiglia, dandoci il segno filmico che è qualcosa di proibito. Ed ecco partito il primo segnale che denuncia la tragicità del personaggio. Turner è naturalmente un alcolizzato e probabilmente anche tossicomane: le ultime scene, infatti, ce lo racconteranno attraverso la figura ambigua di uno spacciatore che gli circola intorno. Non ci saranno mai momenti espliciti durante l'arco del film, ma Tavernier ci accompagnerà con naturalezza alla comprensione del tutto. Da ora in poi, come anelli di una catena, si susseguiranno gli elementi che ci racconteranno la condizione di vita-non vita del musicista e la necessità di preservarlo dalla caduta nel baratro da parte di una serie di personaggi che gli circolano intorno. Sembra però che coloro che gli sono a fianco e che lo controllano in continuazione, lo facciano più per egoismo che per amore. La sua grassa e volgare compagna nera che è anche la sua amministratrice, lo chiude a chiave in camera ogni qualvolta ha il sentore che possa mettersi nei guai, i suoi datori di lavoro, due personaggi tipici degli ambienti parigini di quegli anni, disegnati quasi macchiettisticamente, non gli concedono mai neanche un goccio del tanto desiderato vin rouge per paura che l'uomo non assolva al proprio compito. I musicisti della sua band gli tolgono dalle vicinanze tutto quello che può assomigliare a qualcosa di alcolico, non tanto per la sua salute quanto probabilmente per paura che, ubriacandosi, faccia loro saltare la scrittura. Insomma tutti lo controllano, tutti lo giudicano, carcerieri senza carcere attenti a non fargli saltare l'immaginario muro di cinta che possa farlo evadere da questa prigione senza limiti. Tutti, ognuno con le proprie ragioni, attratti da lui, ma lui non attratto da nessuno. Sembra non esserci scambio reale nella vita di Turner, tutto quello che gli circola intorno sembra non avere senso, sembra non interessarlo. La sola cosa che lo attrae è la musica, ma la musica è gia dentro di lui. Allora solo scambi non-scambi, rapporti unilaterali, una vita come di candela che sta annegando in sé stessa.

Ma ecco che qualcosa accade, e accade sotto la pioggia. Una panoramica in esterno/notte, ci ritrae un vicolo parigino. Siamo fuori dal Blue Note il locale dove Dale si sta esibendo. Piove, piove a dirotto e sotto questo prorompente temporale argentato, la m.d.p. va a scovare un omino quasi raggomitolato in sé stesso, che attaccato ad una di quelle finestrine altezza marciapiede, che più che portare luce e aria portano polvere e cattivi odori, ascolta estasiato la musica che ne sta uscendo. Un primo piano di profilo ce lo rimanda completamente bagnato, al freddo, ma a lui sembra non importare, l'unica cosa che conta è la musica che esce da quel finestrino. E' lì per Turner, solo per lui. E' ritratto subito dopo in una scena quasi violenta. Un uomo, di quelli della notte, una specie di clochard, gli domanda dei soldi, la sua reazione è sproposita per due motivi: uno perché viene distolto dalla sua estasi, due perché se avesse avuto il denaro sarebbe entrato nel locale. Due segni che in una frazione di secondo ci raccontano Francis: ama a tal punto quella musica d'ascoltarla anche in pessime condizioni e non ha un soldo. Il girato esterno si alterna con quello dell'interno del locale, regalando a noi, fortunati spettatori rispetto a Francis, la possibilità di seguire come ad un concerto dal vivo l'opera di Dale e della sua band. In rapporto ad altri film sull'argomento, che preferivano l'intreccio ai momenti squisitamente musicali, notiamo la scelta di Tavernier: egli ci concede di ascoltare le parti suonate piuttosto a lungo, quasi a volerci mostrare, non con semplici dettagli di passaggio, ma con lunghi momenti di ascolto, il senso più profondo di questa musica. E così ci mischia ai suoi spettatori attenti, a questi ragazzi francesi degli anni Cinquanta assidui frequentatori dei tavolini dei bistrot che ne hanno saputo comprendere il significato riuscendo a farci amare ancora oggi questa forma d'arte così viva e particolare. E' stata, infatti, questa gente ed altri europei prima di loro, a dare un senso socialmente diverso a quell'importante rapporto di reciprocità tra spettatore e jazzman, superando i confini della problematica razziale e partecipando estasiati all'opera di questi geni. L'accoglienza europea ricevuta ha colpito molto il musicista di colore in genere di quegli anni. I neri che già prima di loro avevano avuto, per via della guerra, la possibilità di oltrepassare l'oceano, si resero conto che esisteva una società bianca organizzata proprio come negli Stati Uniti, ma allo stesso tempo così diversa da quella bianca americana. Da un tale confronto, nacque un profondo risentimento per le restrizioni razziali alla quale il nero americano era sottoposto e iniziarono una serie di disordini senza precedenti. La guerra permise ai neri di considerare oggettivamente la loro triste condizione non più come dettata da un immutabile destino, ma come un male. Dextor Gordon on stage with Herbie Hancock, Pierre Michelot and Bobby Hutchinson In Europa era diverso, ed è anche per tale motivo che questi jazzman hanno sempre accolto con entusiasmo l'idea di soggiornare per lunghi periodi fuori da quella dimensione aspra che rappresentava l'America, terra che ormai erano costretti a definire la loro. Interessante a questo proposito la descrizione che dà verso la fine del film Martin Scorsese sulla vita di New York: questa volta non lo incontriamo nei panni del grande regista che conosciamo ma in un cammeo che lo ritrae in quelli d'attore e, interpretando il ruolo di un nevrotico manager, rivolgendosi a Francis dirà:

Io conosco Parigi, l'ho liberata io Parigi, si ma ho lasciato che c'entrasse De Gaulle per primo, in fondo era casa sua, se lo meritava! Parigi per me, Parigi è un bellissimo posto […] ma io preferisco New York, per me è meglio New York, New York per me…anche la musica è meglio perché è più dura. Qui la vita è più tosta e sai perché? Perché la gente è più tosta qui, si non è da tutti New York…

In Occidente la vita dell'artista ha svariate connotazioni sociali e storiche. In Europa, l'artista o il bohémien non solo viene tollerato, ma in molti casi visto come una persona di capacità pregevoli anche se misteriose; in America non esiste questa ammirazione e neppure tolleranza. L'artista e il suo compagno di strada, il bohémien, sono di solito considerati degli inutili ciarlatani. Come tali sono trattati da nemici. Esiste, nella società media americana, un completo predominio di ciò che Brooks Adams chiamò «la sensibilità economica», che scoraggia ogni significativa partecipazione della sensibilità fantastica alla vita politica ed economica della società e che è responsabile dell'astio dell'americano medio verso l'artista. Questo fenomeno ha causato l'estraniamento dell'artista dalla società, rendendo la cultura ufficiale americana, tanto anemica quanto incompetente e lontana dalla realtà, e ha fatto sì che fosse definita «arte estraniata» l'arte seria. Dovrebbe essere evidente a questo punto l'analogia con la vita del nero in America e con la sua produzione artistica, connessa com'è con la natura e al significato della sua estraniazione. Il giovane intellettuale o artista o bohémien degli anni Quaranta e Cinquanta stabilì una sorta di identificazione con il nero, cercando con vario successo, di trarre qualche arricchimento emotivo dalla somiglianza delle due posizioni nella società. Per molti aspetti, questo tentativo riuscì assai naturale, perché la musica nera degli anni Quaranta era stata la forma d'arte più espressiva sorta in America ed era sostanzialmente improntata a posizioni estetiche uguali a quelle dell'arte seria dello stesso periodo.

E così questa Parigi, mostrataci con la minuziosa cura della ricostruzione di un'epoca, in un clima quasi quietamente malinconico, accoglie il rappresentante di una realtà tanto difficile quanto affascinante come quella del jazz. Forse lo accoglie con i suoi toni più estremi quello delle cave, dei jazz-club e della sua popolazione, forse l'accoglie nel rapporto esasperato di una storia di affinità elettive, di un'attrazione fatale, ma l'accoglie. E quando ad un certo punto Dale uscirà dal locale dove si sta esibendo e dopo che gli si è ancora una volta rifiutato il suo carburante emotivo -quel tanto desiderato verre de vin rouge- troverà ad accoglierlo fuori un timido ed estasiato ammiratore che, nonostante si ritrovi senza soldi in tasca, riuscirà a racimolare il denaro per pagare una birra all'uomo che più di tutto ha cambiato il senso della sua vita. Piccole cose ci offrono queste inquadrature, ma gigantesche dal punto di vista emotivo: i due uomini che si guardano per qualche istante in silenzio, sono due uomini in preda al desiderio assoluto di trovare un senso. Uno lo cerca nella disperata caccia ad un bicchiere di qualcosa che bruci lo stomaco, l'altro lo cerca nell'uomo che con la sua musica dà significato alle cose. E lo intravedono forse in quello sguardo, quello che cercano. Ed ecco che scatta qualcosa, ed ecco che la storia diventa bipolare, ed ecco che i rapporti perdono quel senso di vuoto, quell'unilateralità che niente, neanche gli affetti più sinceri, riesce a colmare. Francis ha una bambina che ama e vive con lui, ha una famiglia cara ed una moglie che se ne è andata perché forse più di tutti aveva compreso che nulla riusciva a colmare quel vuoto insanabile che il suo uomo si portava dentro. Solo con Dale e la sua musica si compirà il miracolo, solo con lui le cose forse arriveranno ad essere chiamate con il loro nome. Sì, paradossalmente proprio questo maledetto, quest'uomo senza contorni e senza interessi, quest'autolesionista con una dedizione assoluta all'arte quasi da rasentare l'autoannullamento, riuscirà a far gridare un metaforico Alleluja alla vita dello squattrinato Francis che improvvisamente riuscirà ad essere stimato nel suo lavoro di designer e nei suoi rapporti più intimi. Ma lo scambio sarà reciproco, anche i colori della vita di Turner assumeranno toni più brillanti. Francis riesce a strapparlo dalle grinfie dei suoi carcerieri restituendogli quella dignità umana che sembrava definitivamente persa. Porgendosi a lui con amore stima e fiducia gli mostra che la vita può prendere una strada diversa. Le sue notturne corse folli alla ricerca dell'amico tra stazioni di polizia e ospedali, non gli faranno mai perdere la forza di aiutarlo ad andare avanti. E così Dale riesce a compiere il grande passo quello che non aveva mai fatto per nessuno, quello di smettere di bere. E lo fa per Francis, finalmente qualcosa per qualcun altro. E' una reciproca salvezza dalla rovina, dove l'unione di due drammi riesce a sfociare in almeno un periodo di profonda serenità. Ma come tutte le storie anche questa deve volgere al termine. Ed è durante una passeggiata in riva al fiume, che Dale comunica a Francis l'esigenza di tornare a casa. Ma casa questa volta non vuol dire quella che divide con lui e la bambina, ormai da qualche tempo, ma vuol dire New York. La m.d.p. inquadra in un p.p. (primo piano) l'uomo francese, la notizia lo lascia impietrito, solo gli occhi ad un certo punto si muoveranno confusi da una parte all'altra. Poi una inquadratura dal basso verso l'alto, che parte dal mare per scoprire un gigantesco ponte, ci fa capire che siamo a New York. I due uomini sono ancora insieme anche se per poco, presto "Lady Francis", come lo chiamava Dale, tornerà in Francia. Dopo un breve soggiorno all'Alvin Hotel, esattamente quello delle prime inquadrature del film -albergo famoso per aver ospitato un numero di musicisti consistente, molti dei quali l'avevano eletto a dimora stabile tanto da averci consumato gli ultimi giorni della loro esistenza- il francese deve tornare a casa. La speranza di ripartire insieme all'amico non è ancora andata perduta, fino a quando non si rende conto che all'appuntamento all'aeroporto, Dale non si presenterà. Da allora non si vedranno più. Di lì a breve Francis riceverà un telegramma che gli porterà la terribile notizia, che il suo amato amico Dale, l'uomo che aveva dato un senso alla sua vita, è morto.

Nonostante il marchio Warner Bros, un produttore e uno sceneggiatore americani, Tavernier artista al pari dei personaggi che riesce a raccontare, non ha confezionato un film della tradizione del cinema americano di soggetto musicale e di una tipica struttura del genere biografico. Una certa poesia, l'accuratezza e la suggestione delle immagini raccontataci attraverso le sfumature, le tonalità bluastre degli interni e di una Parigi notturna, il contrasto dei bianchi di una luminosità rarefatta dei pochi scorci in esterno/giorno o la combinazione dei due colori come quella delle pittorica scena al mare, sono dipinte da una mano assolutamente europea e significativamente aurorale. Scelte registiche interessanti, come quella del cinema nel cinema quando ad esempio Francis arriva nel locale e comincia ad utilizzare una cinepresa che filmerà Turner. Le immagini selezionate, rigorosamente in bianco e nero, verranno alternate da Tavernier nel montaggio, proprio per sottolineare il ricordo di Francis dopo la morte del grande amico. Ogni qualvolta nell'arco della pellicola vediamo Turner filmato in bianco e nero, capiamo che sono le immagini riprese da Francis quand'erano insieme. Arrivano senza avvertirci, amalgamandosi discretamente al resto del girato. Film nel film, per coinvolgerci nel ricordo dell'amico francese e avere come lui, per qualche istante, l'illusione che Dale Turner sia ancora lì.

Poi verso la fine del film, dopo la scena del telegramma, un girato dalle immagini a noi più vicine, dove i colori, gli abiti e le sfumature in generale, ce ne fanno riconoscere la contemporaneità, differenziandosi dalle riprese che abbiamo avuto davanti agli occhi fino a qualche istante prima, ci fanno capire che il tempo è passato. In un totale di un palco gigantesco e migliaia di persone che aspettano l'inizio di un concerto, riconosciamo, nella figura dell'uomo che apre la serata, il pianista che suonava con Turner. Herbie Hancock & Dexter GordonTra l'altro l'uomo, che non abbiamo ancora presentato, è Herbie Hancock, il noto musicista che è anche il curatore delle musiche del film. Hancock ha scelto quasi sempre standard di quel periodo ma ha composto ex-novo anche una serie di brani che completano la colonna sonora. A suonarli si sono impegnati una fitta schiera di maestri del jazz a cominciare dal protagonista Dexter Gordon per passare ad altri mostri, come Chet Baker, Pierre Michelot, Cedar Walton fino ad arrivare a coloro che hanno debuttato all'epoca del film come, gli ormai noti Wayne Shorter o Billy Higgins o John Mclaughlin, in un risultato di raffinatissimo soundtrack che sposa perfettamente le immagini dell'intero film.

Hancock prima di iniziare con parole di stima omaggerà l'uomo a cui è dedicato il concerto.

E' strano, il Dale Tarner del film di Tavernier sembra un personaggio realmente vissuto, come se da un certo punto in poi non riuscissimo a vederlo come una figura immaginaria. Questo accade spesso in cinema, affezionandoci ai protagonisti condividiamo le vicende con loro come se fossero figure effettivamente reali. Nel caso di Turner però le cose sono un po' diverse. Se ripensiamo a quella sintesi operata dal regista, che ha riassunto nel personaggio la vita di due mostri del jazz, allora forse capiamo perché lui ci appare così reale. Sintetizzando nell'immaginario sassofonista un po' di Powell, un po' di Young e un po' di Gordon stesso, questa biografia acquisterà dei contorni più veri. Sul p.p. sorridente di Dale in bianco e nero delle ultime immagini del film e ascoltando la sua voce over, salutiamo anche noi insieme a Francis l'uomo che ha riassunto in sé un pezzetto di jazz e della sua storia.

Io spero, Lady Francis, che vivremo abbastanza a lungo per vedere un viale che porta il nome di Charlie Parker, un parco Lester Young, una piazza Duke Ellington e perfino una strada con il nome di…Dale Turner.[8]


[7] Per la costruzione del personaggio il regista e il co-sceneggiatore hanno seguito le indicazioni filologiche di Francis Paudras e del suo romanzo La danza degli infedeli.

[8] Dall'ultima scena del film.





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LEZIONI (Storia): Cinema e Jazz: Le Biografie dei Jazzisti maledetti nella fiction... (Cinzia Villari)

17/01/2006

LEZIONI (Storia): Al via uno studio sul connubio tra Cinema e Jazz. Un minuzioso percorso attraverso il Jazz-Movie, i personaggi, le storie che lo hanno caratterizzato. (Cinzia Villari)

16/12/2005

Nuova gallery con i quadri di Manlio Noto

19/08/2005

Cinzia Villari e Tiziana Foschi, un esempio di teatro jazz: "...mio padre mi diceva che il jazz è un mondo di grande dolore oltre che di grande gioia e che le cose più interessanti, probabilmente, nascono da quel dolore di un gruppo di uomini che sono riusciti a creare ciò che poi hanno creato...." (Alceste Ayroldi)

12/09/2004

Herbie Hancock, Wayne Shorter, Dave Holland, Brian Blade, il super gruppo più atteso dell'estate. Noi lo abbiamo seguito in tre differenti festival proponendo un reportage di quanto visto ed ascoltato. Una band che ha sfoderato una musica innovativa frutto di un'elaborazione ritmico-armonica che potrà probabilmente fare da precursore per il futuro.

22/01/2004

Intervista a Tullio De Piscopo: "...Per me la vita e, quindi, la musica nasce dagli incontri che si fanno durante il trascorrere degli anni: se le persone che si conoscono sono "buone", la musica sarà solare, comunicativa, se sono "cattive", malviventi, si avrà musica mediocre..." (Olga Chieffi)





Video:
Dexter Gordon - A Night In Tunisia
Gli anni cha vanno dal 1961 al 1965 sanciscono la maturità definitiva dell'altissimo, filiforme ed elegante sassofonista tenore Dexter Go...
inserito il 05/02/2011  da nibbio2468 - visualizzazioni: 1660
Thelonius Monk and the Giants of Jazz 1971 Round Midnight
Thelonius Monk and the Giants off Jazz 1971 .The Giants off jazz during there worldtour in Holland . This clip is a Big IM for the bandmember Special ...
inserito il 14/05/2010  da thejazzsingers - visualizzazioni: 1700
Herbie Hancock solo piano
Herbie Hancock solo piano...
inserito il 02/05/2010  da solosolos2010 - visualizzazioni: 1514
'Round Midnight - FINISDUO
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inserito il 29/03/2010  da giannibardaro - visualizzazioni: 1535
DARY -GRASSO Quintet "Sunday"
Nicolas DARY:tenor saxLuigi GRASSO:alto saxPasquale GRASSO: guitarMathias ALLAMANE:bassPhilippe SOIRAT:drumsLive Caveau de la Huchette 21/02/2010...
inserito il 16/03/2010  da giannibardaro - visualizzazioni: 1203
Fabrizio Bosso Live a B Side: "The Funk Phenomena" (Van Helden)
Archangel - Burial: http://www.deejay.it/dj/multimedia/dettaglio/type-V/idMedia-2684/-Archangel--...Rock It - Herbie Hancock: http://www.deejay.it/dj/...
inserito il 03/07/2009  da radiodeejay - visualizzazioni: 1386
Fabrizio Bosso Live a B Side: "Brown Paper Bag" (Roni Size)
Fabrizio Bosso improvvisa su "Brown Paper Bag" di Roni Size durante la diretta di B Side con Alessio Bertallot. Guarda tutti i live di Frabr...
inserito il 01/07/2009  da radiodeejay - visualizzazioni: 1384
ARETHA AND GUESTS "ALL STAR TRIBUTE TO THE GIANTS OF JAZZ"
ARETHA AND GUESTS ALL STAR TRIBUTE TO THE GIANTS OF JAZZ....FEATURING HERBIE HANCOCK, RON CARTER, CLARK TERRY, ROY HAYNES, JAMES CARTER AND RUSSEL MAL...
inserito il 27/10/2008  da oneloveatatime - visualizzazioni: 1387
Herbie Hancock and Corinne Bailey Rae - River Live on Abbey Road
Download the mp3 of this performance: http://www.eezy.weebly.com, , Herbie Hancock and Corinne Bailey Rae - River live on Abbey Road featuring Wayne S...
inserito il 10/08/2008  da eezlewax2 - visualizzazioni: 1465
Herbie Hancock a Umbria Jazz 2008
Herbie Hancock a Umbria Jazz 2008...
inserito il 16/07/2008  da umbriajazz2008 - visualizzazioni: 1489
Oleo - Hancock,Brecker,McFerrin-part B
1988 Oleo comp:Sonny Rollins...
inserito il 30/04/2008  da darominu - visualizzazioni: 1523
Oleo - Hancock,Brecker,McFerrin-part A
1988 Munchen Oleo comp:Sonny Rollins...
inserito il 28/04/2008  da darominu - visualizzazioni: 1538
Herbie Hancock Quartet - Oleo (live)
Herbie Hancock Quartet Is:, Herbie Hancock - Piano, Branford Marsalis - Tenor Sax, Ron Carter - Bass, Tony Williams - Drums...
inserito il 25/01/2008  da LightningTrident - visualizzazioni: 1489
Antonio Onorato live trio " 3/4 e un pò "
Ripresa dal vivo nel famoso locale napoletano Around Midnight.Un tributo al grande chitarrista. Al basso Angelo Farias eccezzionale....
inserito il 19/01/2008  da maxjordan70 - visualizzazioni: 1099
Fee Fi Fo Fum - Wayne Shorter
...
inserito il 13/01/2008  da Lot2learn - visualizzazioni: 1193
Ella Fitzgerald - Round Midnight
Ella Fitzgerald sings "Round Midnight"., , Piano: Oscar Peterson, Bass: Ray Brown, Drums: Ed Thigpen , Composer: Thelonious Monk, (UK, 1961)...
inserito il 16/12/2007  da guachifluchi - visualizzazioni: 1667
Fast Focus - Herbie Hancock 'River:The Joni Letters'
Herbie Hancock is one of the most influential American jazz pianists and composers of our time, a true icon of modern music. A musical visionary who c...
inserito il 29/10/2007  da fastfocustv - visualizzazioni: 1320
Herbie Hancock and VSOP Reunion - Eye of The Hurricane 1986
This video was up here a while back but seems to be gone now so here it is again. This seems like some kind of V.S.O.P. reunion with Joe Hen on sax in...
inserito il 26/08/2007  da eatsleeptrumpet - visualizzazioni: 1200
Joe Henderson & Herbie Hancock - Lush Life
June 18, 1993. From the 40th anniversary of the Newport Jazz Festival, held in a tent on the lawn of the White House....
inserito il 22/07/2007  da leoshephard - visualizzazioni: 1435
Herbie Hancock - Chameleon
Herbie Hancock, Bill Evans (II), Darryl Jones - [1988] - Chameleon [Live in Montreux]...
inserito il 14/04/2007  da palanzana - visualizzazioni: 1677
WOODY SHAW: "To Kill A Brick" - Monterey Jazz Fest. (1979)
http://www.WoodyShaw.com...
inserito il 25/03/2007  da WoodyShawdotcom - visualizzazioni: 1413
Miles Davis - Herbie Hancock - Wayne Shorter - Ron Carter -
Miles Davis - Herbie Hancock - Wayne Shorter - Ron Carter - tony williams Stockholm 1963...
inserito il 19/02/2007  da moresco63 - visualizzazioni: 1603
Miles Davis - Wayne Shorter - Herbie Hancock - Ron Carter -
...
inserito il 25/01/2007  da moresco63 - visualizzazioni: 1392
Miles Davis: Walkin'
The Miles Davis Quintet digs into this classic on November 7, 1967 at the Stadthalle, Karlsruhe, Germany....
inserito il 20/12/2006  da pixaninny - visualizzazioni: 1531
Herbie Hancock jams with his Fairlight CMI
Herbie shows off while Quincy Jones looks on. Taken from VHS recording of 1984 documentary "I love Quincy" http://ftvdb.bfi.org.uk/sift/titl...
inserito il 07/12/2006  da froady - visualizzazioni: 1304
Freddie Hubbard & Joe Henderson - Maiden Voyage
This is from the Mt. Fuji jazz fest - August, 1986... Also with Herbie Hancock, Ron Carter, and Tony Williams. Sorry it cuts off at 10 minutes, but th...
inserito il 15/10/2006  da eatsleeptrumpet - visualizzazioni: 1225
herbie hancock cameleon live 1975
headhunters original 1975 soundstage san fransisco...
inserito il 08/10/2006  da milesdewey - visualizzazioni: 1040
Herbie Hancock - Jazz Fusion Cantelope Island
An amazing rendition of canteloupe island....
inserito il 01/08/2006  da jesuschristopher - visualizzazioni: 1129
Billy Cobham, Herbie Hancock, and Ron Carter
Jazz performance. Billy Cobham - drums; Herbie Hancock - piano; Ron Carter - double bass...
inserito il 22/02/2006  da McYaballow - visualizzazioni: 1218
Cantelope Island
One Night With Blue Note - DVD...
inserito il 08/01/2006  da drummer123 - visualizzazioni: 1712



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Data pubblicazione: 27/08/2006

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