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Cenni storici
di Luca Luciano
lucaluciano@interfree.it

L'argomento che tratta le origini del clarinetto è un qualcosa di molto delicato e spesso è frutto di accese dispute tra chi sostiene questa o quella tesi. Certo è che non ci sono rimasti strumenti antecedenti al XVIII secolo e neanche un gran numero di testimonianze. Quindi la parte iniziale del percorso storico del clarinetto si può solo dedurre senza poter avere prove concrete ad avvalorare le proprie tesi. 

E' un dato di fatto, però, che strumenti "primitivi" ad ancia esistessero. E', secondo me, verosimile la teoria secondo la quale una canna spaccata da un lato creò il generatore di suono tipico dell'ancia doppia e, quindi, una canna spaccata in modo da avere una parte più grande ed una più sottile dette vita al generatore di suono che è tipico della famiglia dei clarinetti: l'ancia semplice battente

Molti strumenti avevano queste caratteristiche tra cui: lo "zummarah", "l'argheul", il "pibhorn" meglio conosciuto come "hornpipe" gallese oltre a tanti altri strumenti popolari come la zampogna e la ciaramella

Lo strumento, però, più accreditato come "antenato" del clarinetto è lo "chalumeau" parola che deriva dal latino calamus (piccola canna) oppure calane (flauto di canna). Anche lui, come altri, aveva la caratteristica di emettere suoni più gravi di quanto ne dovesse generare una tubo di quella lunghezza. 

Altro dato di fatto è che, per motivi a noi sconosciuti, questi strumenti rimasero come congelati nel tempo e non ebbero un concreto sviluppo che altri fiati come il flauto e l'oboe hanno avuto. Bisognerà aspettare l'inizio del
1700
, quando Johann Christian Denner (artigiano di Norimberga) applicò allo chalumeau due chiavi (una per il la l'altra per il si bemolle) nella parte superiore dello strumento, azionate, rispettivamente, una dal pollice e l'altra dall'indice di qualsiasi delle due mani. 

Furono importanti tanti altri esperimenti fatti nella sua bottega da lui e dai sui figli tra cui: la creazione di un becco con la forma attuale, la camera di risonanza posta all'interno del tubo ecc. La scoperta decisiva, però, fu quella del portavoce. Nonostante già esistesse, nessun portavoce innalzava i suoni di una dodicesima

E' adesso che si può cominciare a parlare di clarinetto anche se è ancora molto lontano da quello attuale. Mancava a questo punto la terza chiave inserita dal figlio di Denner, Jacob, intorno al
1740
. Essa completava l'estensione aggiungendo la chiave del si naturale alle due precedenti ed era posta nella parte inferiore ed azionata dall'anulare o il pollice della mano inferiore. 

Intorno al
1760 si aggiunsero altre due chiavi per il sol diesis (re diesis alla dodicesima) e per il fa diesis (do diesis alla dodicesima) grazie al virtuoso Joseph Beer. Fino a questo punto non solo i due nomi chalumeu e clarinetto convissero, ma gli strumentisti ad ancia suonavano indifferentemente fiati ad ancia semplice e doppia. Infatti solo dopo 1778
nella famosa orchestra di Mannheim si ebbero orchestrali che suonassero solo il clarinetto. 

Bisogna subito fare, giunti a questo punto, un'osservazione: a quei tempi un maggior numero di chiavi voleva dire più problemi causati da un molleggio goffo, da perdita di acqua dai fori ecc. Questi sono i motivi principali per cui nonostante esistessero, clarinetti con più di cinque chiavi non ebbero alcun seguito. Fu proprio la risoluzione di questi problemi il successo dello strumento di Ivan Muller. Egli presentò nel
1812
alla commissione del Conservatorio di Parigi uno strumento a tredici chiavi. L'innovazione non era nel numero delle chiavi (esistevano già strumenti che ne avevano di più) ma nella meccanica. Tanto per cominciare i cuscinetti erano rivestiti in modo da non inzupparsi. C'era un sistema di molleggio molto più veloce ed efficiente che otteneva un buono sfogo del foro quando era aperto dalla chiave. I fori erano cigliati in modo da presentare al cuscinetto un anello che permetteva una chiusura migliore. Inoltre assottigliò l'ancia e abolì la fasciatura di corda che la fermava e vi applicò la fascetta di metallo simile a quella di oggi. 
Egli affermò che il suo strumento poteva suonare in tutte le tonalità ed è per questo motivo che la commissione, con gran bigotteria, bocciò il suo strumento. A questo punto si creò una scissione nel percorso storico del clarinetto poichè Muller, che fu anche un solista di fama internazionale, continuò a proporre il suo strumento che portò storicamente al clarinetto tedesco di Oehler

L'altro strumento, quello francese, nacque nel
1839
. Il clarinetto col sistema Klosé-Boehm sostanzialmente si avvale dei miglioramenti ottenuti da Muller per aggiungerci poi sei anelli con un criterio simile a quello utilizzato da Boehm per il flauto. Inoltre la possibilità di azionare col mignolo della mano destra e sinistra le stesse chiavi senza scivolare come per il clarinetto di Muller permetteva davvero di suonare in tutte le tonalità. Questo strumento aveva 17 chiavi e 6 anelli per 24 fori così come la maggior parte dei clarinetti di oggi. Sostanzialmente lo strumento è rimasto quello di allora anche se strumentisti e costruttori hanno cercato di perfezionarlo ancora soprattutto nelle note di "gola", di migliorare le risonanze, i materiali da utilizzare per i cuscinetti o per i becchi e le fascette, la grandezza della camera interna, ecc.

Ci sono ora diverse considerazioni da fare. Tanto per cominciare è sbagliato parlare di sistema Boehm per il clarinetto. Infatti quel sistema adottato per il flauto non prevedeva solo che tramite gli anelli si potessero aprire o chiudere fori fuori dalla portata delle dita, ma sopratutto si prefiggeva di calcolare l'esatta distanza di essi con precisi calcoli matematici. 
E' giusto sapere che esiste un altro strumento, quello tedesco, sostanzialmente diverso da quello francese non solo per la meccanica che, tra l'altro, presenta le rotelline come il sax. Infatti esso utilizza ancora la fasciatura di corda come Denner con un ancia artigianale che stesso lo strumentista si fabbrica. La durezza dell'ancia oltre alla differenza di materiale e misura della camera interna creano quel suono scuro e allo stesso tempo limpido e sicuro (a differenza di quello abbastanza brillante del clarinetto francese) tipico dei tedeschi.

Altra osservazione da fare è che gli chalumeux erano di quattro tipi (soprano, alto, tenore, basso) per un estensione totale di quasi tre ottave. Il clarinetto dunque li ha assorbiti (infatti il registro grave viene anche detto "dello chalumeu") anche nell'estensione. 

Notare, poi, come da subito il clarinetto si sia affermato come strumento traspositore con modelli di taglio diverso da utilizzare a seconda delle tonalità e come questa concezione abbia sostanzialmente influenzato la decisione della commissione di Parigi del 1812.

Alcuni clarinettisti con strumento fracese motano un ancia tedesca. Anche se questa scelta potrebbe far storcere il naso a molti, soprattutto accademici, questi strumentisti sembrano veramente entusiasti della scelta fatta. Tra gli altri strumenti degni di nota si segnalano: il Sistema Schmidt-Kolbe (anch'esso con molte chiavi addizionali); il così detto Clarinetto Austriaco che monta becco ed ancie concepite appositamente per questo strumento a camera larga e meccanica che differisce di poco da quello Oehler; il clarinetto soprano in Sol di metallo usato molto musica turca e greca (per questo clarinetto Turco) ed il To'rogato' ungherese che assomiglia molto ad un sax soprano di legno.

Ultima osservazione è che il clarinetto, nonostante i problemi soprattutto di intonazione che si trascina da Denner ad oggi (vedi le note di gola), è riuscito in un tempo relativamente breve ad occupare uno spazio importante, oltre che nella musica etnica-popolare, anche in orchestra, nella musica da camera e come solista sino ad arrivare al jazz ed alla musica moderna in genere. Tutto questo grazie alle sue caratteristiche acustiche che gli danno una grande capacità melodica, una grande espressività (vedi il glissato), ma anche agilità e brillantezza, suoni scuri e corposi, sonorità "popolari" e "colte". A tutto questo va aggiunta un estensione senza pari tra gli altri legni o ottoni: infatti un clarinetto soprano in si bemolle arriva alla nota più grave del sax contralto e supera la più acuta di un sax soprano

In conclusione va detto che il clarinetto è uno strumento dalle grandi potenzialità, sia nel classico che nel moderno, non ancora del tutto esplorate e, quindi, ci saranno molte pagine di storia ancora da scrivere.


Luca Luciano
Neapolis




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Data ultima modifica: 11/03/2005

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