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At the Woodchopper's ball solo by Woody Herman (in Bb)
di Luca Luciano
lucaluciano@interfree.it

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Molti strumentisti e didatti consigliano la trascrizione di assoli di grandi musicisti di ieri e di oggi. è indubbiamente un ottimo esercizio sotto molti punti di vista: oltre a sviluppare l'orecchio armonico e melodico, l'analisi di un "solo" ci puo' aiutare a capire più profondamente lo stile dell'esecutore che stiamo ascoltando migliorando, allo stesso tempo, la nostra musicalita' e dandoci la possibilita' di assorbire un certo tipo di stili, "linguaggi" e, più in generale, approccio jazzistico. Io, personalmente, ho sempre preferito (e consigliato) cantare (a memoria se possibile) un assolo cercando di imitare il più possibile con la voce il suono dello strumento eseguendo tutti gli accenti, dinamiche, urlando se necessario!

Zoltan KodalyCome affermato da Kodaly (Kecskemet, HU, 16/12/1882-6/3/1967), cantare è una "tecnica" (o abilità) "interna" e, poichè la voce è parte del nostro corpo, tutto cio' che viene imparato tramite il canto è assimilito più profondamente e completamente poichè è profondamente personale per il fatto che noi stessi forgiamo il suono. Imparare tramite uno strumento è una "tecnica" (o abilità) "esterna". Cantare, nel suo metodo, è vitale per lo sviluppo di una parte essenziale di ogni musicista: l'orecchio interno. Non è possibile cantare qualcosa che non sia stata prima immaginata dall'orecchio interno. Questo è la dimostrazione che il canto è prova tangibile che la musica sia stata effettivamente assimilata e capita. Egli afferma, addirittura, che "un bambino che comincia a suonare pirma di cantare potrebbe danneggiare la sua musicalita' a vita".

Cantare, quindi, ci dara' veramente la possibilita' di interiorizzare idee musicali a cui dobbiamo aggiungere le nostre idee per forgiare il nostro stile personale e non ripetere freddamente questo o quel pattern o, peggio ancora, copiare completamente lo stile di questo o quel solista. è indubbiamente una strada più lunga ed impegnativa che richiede una preparazione più approfondita e completa.

Ho volutamente scelto come primo assolo un brano utile, a mio parere, didatticamente. Quello che mi interessa è che è un Blues (in "Re"), una struttura basilare soprattutto dal punto di vista della preparazione musicale ed è, meglio ancora, di media difficolta' quindi potenzialmente approcciabile dalla maggioranza delle persone interessate.

Seguiranno delle piccole osservazioni a riguardo:

  • Notare come ogni chorus inizia con una frase che dura quattro misure ed è ripetuta quattro misure dopo. Questo è un approccio tipico del blues. Alcuni suonano la stessa frase per tutta la durata del chorus (generalmente dodici misure).
  • Il modo con cui approccia il secondo chorus ricorda molto il saxofonista Jonny Hodges.
  • Il glissato come grande "arma" del clarinetto (grazie alle sue caratteristiche fisico-acustiche) e tecnica un po' abusata più che usata da tutta una serie di clarinettisti specialmente del passato o con stili che guardano al Dixieland, al New Orleans, allo swing anni quaranta, ecc. Molti clarinettisti con stili più moderni tendono ad evitare questo uso eccessivo con un uso più saggio (vedi solo di Daniels).
  • Oltre al poco utilizzo di ghost-notes, c'è veramente poco utilizzo di un certo tipo di dissonanze (quinte o none alterate, ecc.) eccetto che per qualche cromatismo alla fine del solo e per la quinta e sesta misura del secondo chorus dove troviamo una quarta aumentata generata della ripetizione di un pattern cominciato all'inizio del chorus ed impiantato in "Re" maggiore.
  • L'assenza pressochè assoluta della cosi' detta scala blues. Troviamo una terza minore (blue note) alla fine del solo frutto comunque di una piccola linea melodica che prevede la ripetizione di un intervallo di semitono ascendente che risolve prima sul terzo grado poi sulla tonica.

NB: Il manoscritto è per strumenti in "Sib".

File audio (MP3)


Luca Luciano
Neapolis




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Data ultima modifica: 15/11/2007

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