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Molti strumentisti e didatti
consigliano la trascrizione di assoli di grandi musicisti di ieri e di oggi. è
indubbiamente un ottimo esercizio sotto molti punti di vista: oltre a sviluppare
l'orecchio armonico e melodico, l'analisi di un "solo" ci puo' aiutare a capire
più profondamente lo stile dell'esecutore che stiamo ascoltando migliorando,
allo stesso tempo, la nostra musicalita' e dandoci la possibilita' di assorbire
un certo tipo di stili, "linguaggi" e, più in generale, approccio jazzistico.
Io, personalmente, ho sempre preferito (e consigliato) cantare (a memoria se
possibile) un assolo cercando di imitare il più possibile con la voce il suono
dello strumento eseguendo tutti gli accenti, dinamiche, urlando se
necessario!
Come affermato da Kodaly (Kecskemet, HU,
16/12/1882-6/3/1967), cantare è
una "tecnica" (o abilità) "interna" e, poichè la voce è parte del nostro corpo,
tutto cio' che viene imparato tramite il canto è assimilito più profondamente e
completamente poichè è profondamente personale per il fatto che noi stessi
forgiamo il suono. Imparare tramite uno strumento è una "tecnica" (o abilità)
"esterna". Cantare, nel suo metodo, è vitale per lo sviluppo di una parte
essenziale di ogni musicista: l'orecchio interno. Non è possibile cantare
qualcosa che non sia stata prima immaginata dall'orecchio interno. Questo è la
dimostrazione che il canto è prova tangibile che la musica sia stata
effettivamente assimilata e capita. Egli afferma, addirittura, che "un bambino
che comincia a suonare pirma di cantare potrebbe danneggiare la sua musicalita'
a vita".
Cantare, quindi, ci dara' veramente la possibilita' di interiorizzare
idee musicali a cui dobbiamo aggiungere le nostre idee per forgiare il nostro
stile personale e non ripetere freddamente questo o quel pattern o, peggio
ancora, copiare completamente lo stile di questo o quel solista. è indubbiamente
una strada più lunga ed impegnativa che richiede una preparazione più
approfondita e completa.
Ho volutamente scelto come primo assolo un brano utile, a mio parere,
didatticamente. Quello che mi interessa è che è un Blues (in "Re"), una
struttura basilare soprattutto dal punto di vista della preparazione musicale ed
è, meglio ancora, di media difficolta' quindi potenzialmente approcciabile dalla
maggioranza delle persone interessate.
Seguiranno delle piccole osservazioni a riguardo:
- Notare come ogni chorus inizia con una frase che dura quattro misure ed è
ripetuta quattro misure dopo. Questo è un approccio tipico del blues. Alcuni
suonano la stessa frase per tutta la durata del chorus (generalmente dodici
misure).
- Il modo con cui approccia il secondo chorus ricorda molto il saxofonista
Jonny Hodges.
- Il glissato come grande "arma" del clarinetto (grazie alle sue
caratteristiche fisico-acustiche) e tecnica un po' abusata più che usata da
tutta una serie di clarinettisti specialmente del passato o con stili che
guardano al Dixieland, al New Orleans, allo swing anni quaranta, ecc. Molti
clarinettisti con stili più moderni tendono ad evitare questo uso eccessivo
con un uso più saggio (vedi solo
di Daniels).
- Oltre al poco utilizzo di ghost-notes, c'è veramente poco utilizzo di un
certo tipo di dissonanze (quinte o none alterate, ecc.) eccetto che per
qualche cromatismo alla fine del solo e per la quinta e sesta misura del
secondo chorus dove troviamo una quarta aumentata generata della ripetizione
di un pattern cominciato all'inizio del chorus ed impiantato in "Re"
maggiore.
- L'assenza pressochè assoluta della cosi' detta scala blues. Troviamo una
terza minore (blue note) alla fine del solo frutto comunque di una piccola
linea melodica che prevede la ripetizione di un intervallo di semitono
ascendente che risolve prima sul terzo grado poi sulla tonica.
NB: Il manoscritto è per strumenti in "Sib".
File audio (MP3)


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